L'Aquila:'Il tempo invecchia in fretta'

 

 

“Il tempo invecchia in fretta” è il titolo dell’ultima raccolta di racconti di Antonio Tabucchi: nessun’altra frase rende così bene il mio stato d’animo quando penso che è passato un anno dalla notte che ha cambiato la vita degli aquilani e ha cancellato molta storia della mia città.

Un anno in cui la tragedia dell’Aquila è stata usata come vetrina del “Governo del fare” e come modello del “decidere rapidamente e senza vincoli”. Le case antisismiche, il G8, i villaggi di legno sono apparsi nelle cronache come segnali di un vero e proprio miracolo capace di esorcizzare il problema vero della ricostruzione…….

Qualche giorno fa il Presidente Berlusconi, al telefono con il candidato del PDL alla presidenza della provincia, chiudendo la campagna elettorale (spudoratamente VINTA! A dispetto di tutto e tutti, aggiungo io)  diceva: “abbiamo dato una casa a tutti, per il resto ci vorrà molto tempo”. In realtà non proprio tutti hanno avuto una casa, circa 7000 persone, quasi tutte anziane, vivono ancora negli alberghi della costa ormai sradicati dalle proprie amicizie e abitudini. Quelli che hanno la fortuna di vivere nelle famose e costosissime (2700 euro a mq) case di Berlusconi, come tutti le chiamano qui, vivono in dignitosi residence tutti accessoriati, dove non è possibile portare nulla che ricordi la tua casa, sia per mancanza di spazio, sia perché, anche per appendere un quadro, va chiesta l’autorizzazione ….

Una città non è fatta solo di case; per vivere ha bisogno di relazioni sociali, di memorie condivise, di opportunità economiche. Ha bisogno innanzitutto di lavoro e questa è l’altra nota dolente mai nominata nelle cronache del “miracolo aquilano”. Tutte le attività commerciali e professionali del centro storico sono morte o dislocate, molti giovani si sono già trasferiti in altre città,….

 A tutt’oggi non esiste un piano per il lavoro, un’idea per formare professionalità locali necessarie alla ricostruzione, né un’idea su come intervenire, e con quali priorità, nel centro storico.
Negli ultimi tempi l’immagine di efficienza del Governo e della Protezione Civile si è incrinata a causa di due avvenimenti che hanno cambiato anche la percezione esterna di quanto è accaduto all’Aquila. Il primo riguarda lo scandalo del G8 che ha coinvolto lo stesso Bertolaso…. Il secondo riguarda il cosi’detto “movimento delle carriole”, ossia quei cittadini che, stanchi di sentirsi dire che l’emergenza era finita e tutto era risolto, hanno deciso di organizzarsi e di andare a rimuovere le macerie del centro storico che giacevano da un anno nelle piazze e nelle vie il cui accesso libero è vietato dal 6 Aprile scorso anche ai proprietari delle case parzialmente agibili ma abbandonate ormai da molti mesi. Questa iniziativa, cominciata, come altre, per tentare di riaggregare gli aquilani rientrati alla periferia della città, ha avuto una grande risonanza nazionale e, grazie ai mezzi di comunicazione, ha mostrato a tutto il mondo lo stato di incuria e degrado in cui versa il centro dell’Aquila…….

Ambedue gli episodi da me citati dicono che se si vuole ricostruire la città, con tutto quello che ciò significa, bisogna rendere possibile il protagonismo e il controllo dei cittadini, e ristabilire la fiducia nelle istituzioni elettive e negli organismi di rappresentanza (sindacato, associazioni ecc.) perché le scorciatoie delle decisioni   rapide troppo spesso rispondono agli interessi di pochi.
Insomma, nonostante le ultime elezioni provinciali non abbiano premiato chi ha provato ad interpretare le attese dei cittadini, bisogna ripartire dalla democrazia senza perdere troppo tempo: il tempo invecchia in fretta.

(stracio di un articolo di Betti Leone, oggi esponente del SEL)

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Betti Leone,  nata all’Aquila, vive(va) all’Aquila nella città vecchia, anche lei non ha più avuto accesso alla sua casa sebbene avesse subito danni irrilevanti e fosse ritenuta agibile, anche perché nel centro storico manca acqua, luce e vige il ‘coprifuoco’.

http://www.sinistra-democratica.it/taxonomy/term/933/all?page=1

 

Il voto romano e Pietro Ingrao

 

Marded’ 30 marzo Pietro Ingrao compirà 95 anni, un giovane dalle idee chiare.

Buon compleanno Pietro!

A proposito di Berlusconi, per chi voterà domenica Ingrao?

“Voterò per Emma Bonino naturalmente”

Darà un voto di preferenza?

“Stavolta penso che voterò per il partito di Nichi Vendola, per due ragioni. La prima è che ha fatto una bella politica in Puglia, la seconda perché è gay

Già che siamo nell’attualità, lei cosa pensa di Berlusconi?

“Penso che è un reazionario di bassa lega. Quindi se non viene liberato il campo dalla sua presenza non vedo facili riscosse. L’impiccio è pesante ma il soggetto che può fare pulizia è ancora tutto da costruire”.

Moriremo berlusconiani, allora?

“Nella mia lunga vita ho vissuto tempi in cui l’Europa era dominata da nazisti in forme impensabili e inaudite, penso ad Auschwitz, eppure da quegli anni cupi e bui è nato quell’evento straordinario che fu la Resistenza. La storia insegna che non ci sono partite chiuse e Berlusconi è assai più debole dei reazionari che sconfiggemmo nel secolo scorso”.

Ma lei vede in campo un avversario in grado di batterlo?

“Sinceramente no, almeno dal mio punto di vista. Io sarò pure antico ma penso ancora che ci vorrebbe un soggetto di classe, l’analisi di Marx per me è ancora valida, il punto chiave è sempre lo stesso: la questione di classe”.

Lei si considera ancora comunista?

“Certo, il mio colore è sempre il rosso”.

Però nella sua vita diverse volte ha criticato aspramente il comunismo realizzato, l’Unione Sovietica?

“Soprattutto dopo il rapporto segreto di Krusciov, quello del ’56 sui crimini si Stalin. Lì ho capito gli errori e gli orrori dello stalinismo, che ha umiliato ed offeso la libertà dei sovietici. Ma ricordo benissimo che molti trai i dirigenti del PCI e tra i militanti non erano affatto convinti della verità di quelle rivelazioni, a cominciare da Palmiro Togliatti. Invece avremmo dovuto essere molto più critici ed audaci nell’innovazione politica. Devo dire che in questo senso si distinsero Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta, i più duri contro Stalin. Peccato però che nel dibattito interno al PCI, sulla questione della libertà di dissenso, fossero i più stalinisti…”

La Stampa. Parte dell’ ntervista di Riccardo Barenghi

 

 

Sebben che siamo donne, paura non abbiamo

 

 

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Il voto – come  in questi giorni stiamo sottolineando nei nostri blog –  è un diritto e allo stesso tempo un dovere dei cittadini, ma pure essendo tutti, senza distinzione di sesso, portatori dello stesso diritto, le donne  si sono viste negare questa parità giuridica e la conquista del voto amministrativo e politico è stata lenta  e si estende  ancora oggi a un terzo dei paesi che fanno parte dell’Onu.

Infatti, solo  a partire dai primi anni del Novecento, alcuni Stati hanno concesso alle donne il diritto di partecipare direttamente alla vita politica del proprio paese, attraverso il diritto/dovere del voto.

Una curiosità: il  primo Stato a riconoscere questoo diritto è stato la Nuova Zelanda nel 1902, l’Italia solo nel 1946.

 

La popolazione italiana al luglio del 2009 toccava i 58.126.212  milioni di individui così suddivisi:

 0-14 anni: 13,5% (4.056.156 maschi / femmine 3.814.070)
15-64 anni: 66,3% (19.530.696 maschi / femmine 18.981.084)
65 anni e oltre: 20,2% (4.903.762 maschi / femmine 6.840.444).

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E’ successo, ieri, che l’ineffabile presidente del  consiglio, Berlusconi, nel suo comizio elettorale al Lingotto di Torino abbia indirizzato le sue attenzioni – insinuanti e di pessimo gusto – verso Mercedes Bresso, presidente della regione  Piemonte e candidata del centrosinistra per le prossime regionali, naturalmente utilizzando quel suo ammiccante e polveroso linguaggio da cabarettista:

 "Sapete perché – arringa sornione – Bresso è sempre di cattivo umore? Perché al mattino quando si alza e si guarda allo specchio per truccarsi, si vede. E così si è già rovinata la giornata".

Care donne, diciamolocelo tra noi,  ma quante anche tra quelle che lo voteranno -perché è indubbio che vi siano anche donne che lo votano questo bellimbusto da strapazzo – a parte quella minoranza di ‘sventole’ che sgambettano nelle televisioni, ripeto. quante di noi, donne normali più o meno gradevoli, a volte belle, anche bellissime,  guardandoci allo specchio appena sveglie (e non) ci facciamo prendere dal cattivo umore? e tuttavia cominciamo la nostra giornata più o meno ‘ingrugnate’?

Come Rosi Bindi, (altra miracolata dalla attenzioni del premier) anche Mercedes Besso è una donna impegnata in politica e dovrebbe essere ‘attaccata’ sul piano politico e non su quello estetico, che per entrambe è comunque dignitoso e normale senza essere una maschera di cerone,  il corpo sorretto da invisibili puntelli.

Ah, dicevo, se solo le donne  – tutte –  si ribellassero a questi insulti che indirettamente imbrattano ognuna di noi, indipendentemente dal colore politico, e gli negassero il loro voto? 

Donne (e uomini,naturalmente) disarcioniamo il Cavaliere! !!