Tanto per gradire!

Non è che alla fine nei giorni di festa si mangi più del solito. Sicuramente si mangia con più gusto e, forse – questo sì – si beve qualche bicchiere in piu, per chi beve e sennò, detto alla romana, ‘ciccia’!  semplicemente una questione di tempo, di gusto, si sta a tavola per stare insieme in santa pace e non già perché è la conclusione di una giornata magari più gravosa delle altre.

Oggi ero ospite da una coppia di amici molto cari, fraterni, e lui è un cuoco pieno di inventiva, siciliano trapiantato a Roma da sempre mantiene i gusti semplici e saporiti della sua terra.
Cose buonissime, magari cucinate per tempo in modo da stare a tavola tutti insieme.
Il mio voto massimo lo ha avuto la

Frittata di fiori di zucca
10 fiori di zucca – 6 uova – farina bianca – olio d’olica – sale e pepe.
Si puliscono con cura i fiori di zucca levando il picciolo e cercando di non rompersi, si sciacquano e si asciugano delicatamente du carta assorbente;
Il passo successivo è infarinarli ben bene e metterli a friggere con un buon dito d’olio in una padella antiaderente.
Quando i fiori di zucca sono dorati da entrambi i lati, a padella ben calda, si aggiungono le uova precedentemente sbattute con l’aggiunta si sale e pepe. Al momento opportuno si rivolta come una normale frittata e si fa cuocere ancora qualche minuto.

Sara stato il sole tiepido del mezzodì, sarà stato il buonumore, sarà stato l’ottimo Frascati freddo al punto giusto, spudoratamente ho fatto il bis.

Buona settimana e siate saggi (prendete esempio da meheheh)

pensierosa

Foto sherazade2014

Primavera non bussa, lei entra sicura *

 

Era solo un sorriso, niente di più.

Le cose rimanevano quelle che erano. Solo un sorriso. Una piccola cosa.

Una fogliolina in un bosco che trema al battito d’ali di un uccello spaventato.
Ma io l’ho accolto. A braccia aperte.

Perché la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco.

Il cacciatore di aquiloni – Khaled  Hosseini

primavera

 fotografia sherazade – Roma, Parco delle Valli,  marzo 2015

(  il titolo si richiama alla canzone Il chimico di F. De Andrè )

di camelie e camelie

 

C’era, in quella donna, qualcosa che somigliava al candore. Si vedeva benissimo che era ancora alla verginità del vizio. Il passo deciso, la figura slanciata, le narici rosee e aperte, i grandi occhi leggermente cerchiati d’azzurro, denotavano una di quelle creature ardenti, che spandono tutt’intorno un profumo di voluttà, come quei flaconi d’Oriente, i quali, benchè perfettamente chiusi, lasciano sfuggire l’effluvio dell’essenza che contengono.

“La signora delle camelie” di Alexandre Dumas

15 - 1

fotografia Sherazade, La prima camelia, 2015

PRIMAVERA CANAGLIA

piedini

a piedi nudi nel parco? non è proprio il caso. In giardino ? Peggio mi sento

Non resta che coprirmi fino alla punta dei ditini

unghie

Mentre loro schiacciano un pisolino

PisolinoSallyLucaLuglio

e in sottofondo una Purple rain che non è semplice pioggia

Arrisentirci a tempo migliore. Buona domenica

Esplosione di primavera

Aria di primavera. La si sente leggendo qua e là.
Ad alcuni prende come un prurito ‘laggiù’ a risvegliare il torpore dell’inverno.

I parchi sono un tappeto di margherite e

se guardi insù vedi insospettabili rami secchi (ri)fiorire

Nei prati del fine settimana bambini piccolissimi e altrettanti cuccioli identici nello spaesamento di tanta luce corrono sino allo sfinimento e crollano a terra

Io secondo la vecchia tradizione di famiglia faccio le pulizie di Pasqua e comincio dai libri, e l’operazione è lunga, appunto, una Quaresima perché ogni libro che spolvero vale la pena di essere riaperto.
Nei primi scaffali, quelli bassi, ci sono i libri ‘di donne’ una riserva al femminile, e sono molti, scritti da donne o ritratti di donne perché nelle mie priorità a parità di condizione sono questi i libri che scelgo.

Foto Sherazade, Roma, Marzo 2014 –  Parco delle Valli

Discorsi a tavola di Caterina Lutero, nata von Bora

“…Questa sarebbe una similitudine per te, Martino? “La parola è d’argento e il silenzio è d’oro?”
Sempre ci ammonisci:
“La donna taccia all’interno della comunità!”
Il nostro silenzio sarebbe dunque d’oro.
Per lo più io mi trascino dietro il mio silenzio come una grossa pepita d’oro e cerco di convertirlo nella moneta spicciola del fare quotidiano.
Tu dici che lo spirito dev’essere nutrito ogni giorno con la lettura e la preghiera, da che esso dimentica sempre tutto da capo. E come per il nutrimento materiale, uno si nutre ed espelle, qualcosa lo usa e il resto si trasforma in grasso.
La parola da sola è troppo poco e l’azione da sola è troppo poco, perciò l’uomo e la donna vivono insieme, per completarsi a vicenda. E se la mattina io non tirassi le tende e non dicessi:
“Martino si fa primavera!”
tu non te ne accorgeresti neppure.
Ma mi stai a sentire, Martino? Che Iddio benedica il tuo sonno.”

‘Se tu avessi parlato Desdemona’
Discorsi immaginari di donne arrabbiate
di Christine Bruckner


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Succede di domenica

Lei è Piccolina, morbida, non più giovane.

Lui è alto, bruno, benfatto, decisamente più giovane,

Non passano inosservati sul lungomare ancora deserto di Fregane quando scendono da quella  moto ringhiosa.

Lei si toglie il casco scrollando i capelli.

Lui si passa la mano a pettine tra i ricci piatti 

Lei ombrosa con l’espressione corrucciata per il sole radente.

Lui che aggiunge luce alla luce, raggiante come sempre quanto se la tira dietro in moto e nel viaggio riesce ad accarezzarle la gamba urlando quel “Tutto bene?” che a lei arriva con i vortici dell’aria che le fa svolare il foulard.

Lui sorride: “Tutto bene?” quando seduti al tavolino di fronte al mare le prende la mano e se la posa sulla guancia, stringe gli occhi a fessura sapendo di avere rubato la marmellata.

Lei aggrotta le sopracciglia dietro i grandi occhiali scuri  perché queste affettuosità tra la gente la infastidiscono. Prova a ritrarsi.

Lui  che ripete: “Tutto bene?” e l’interrogativo le giunge con un brivido di piacere quando al cinema sussurrando le posa  un piccolo bacio nell’incavo del collo.

“Tutto bene?” mentre lui, sovrastandola .  la racchiude tutta  tra le sue braccia, bozzolo di farfalla il mento sulle ginocchia,  sul divano arancione, intenta a seguire i titoli di coda di Blade runner.

“Rachel era speciale, non aveva data di termine. Non sapevo quanto saremmo stati insieme..ma chi è che lo sa?”

Lui la stringe sornione  “Tutto bene! tutto bene mia contorta signora!” e non vi è interrogativo nella sua voce ma una reiterata promessa.

Lei slega le gambe, stende le braccia, lo soffoca con piccoli, intesi, luminosissimi, baci. Perchè resistere?

 “Do androids dream of electric sheeps?”

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Aprile (scende la pioggia ma che fa..

Proverbio del mese:
Aprile bagnato contadino fortunato  (e noi in città? frutta a volontà?)
Aforisma del mese:
Nessuno può darti consigli più SAGGI (!) che te stesso.  (dedicato al Pres. Napolitano?)
Proverbio del mese:
A dà retta a le ciarle de li fregnoni (imbecilli) , cerchi er mare e trovi ‘n pantano.  (dedicato a…taci  ‘boccaccia mia’! )
Modi di dire del mese:
Li cudrini (quattrini) sporcheno le dita.  (dedicato a quelli che rubano  a…palate)
Luna e orto:
In aprile bisogno pensare ai trapianti facendo però attenzione alle possibili gelate improvvise.
Il fiore del mese:
Il mughetto composto da delicati e piccoli fiori a grappolo bianchi dal profumo intenso e sensuale che, al contrario, simboleggia la verginità e l’innocenza.
Io mi sposai illo tempore e il mio bouquet era composto da mughetti intrecciati nel tulle ricamato di lilla, l’abito  corto di seta grigio perla, e più che di verginità (era già nato mio figlio) e di innocenza si trattò di vera incoscienza visti i risvolti quasi immediati con cui entrambi reclamammo la reciproca libertà.
Il segno del mese:
Ariete che ‘come la forza della natura irrompe con tutta la sua energia a dare vita al creato, così i nati sotto questo segno (ma io sono una cencerina) sono vitali e passionali ‘(epperò anch’io lo sono).
Il pianeta dominante è Marte, ‘centro divino di energia’.
Il colore il rosso, il metallo il ferro e la pietra il diaspro rosso.
Dedica del mese:
“Oh Roma, patria dell’anima, tu sei veramente la sola, l’eterna. Al di sopra di ogni grandezza umana anche oggi…sotto qualunque degradazione! (G.Garibaldi)
Poesia del mese:
Specchio  –   S. Quasimodo
Ed ecco sul tronco si rompono le gemme,
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto, piegato sul declivio.
E tutto mi sa di miracolo, e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il  suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Nulla è farina del mio sacco, neppure la poesia dura di Salvatore Quasimodo che esprime con tenerezza l’arrivo della primavera.
Queste ed altre curiosità si rinnovano di mese in mese nel calendario che da anni è il più richiesto (e a ragione) da noi ‘clienti, e non, di un importante gruppo di ottica presso il quale da una vita io ‘cerco lumi’ tra occhiali e lenti a contatto.
Un esempio  che insegna come si possa fare pubblicità in modo intelligente e mi riferisco all’orrida, ingiuriosa  pubblicità degli strofinacci che la ministra Fornero ha prontamente fatto ritirare perché alludeva alla violenza contro le donne:http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/03/29/news/pubblicit_con_omicidio_stop_della_fornero-55600147/

Buon Aprile a noi e che finita la pioggia di dubbi stallosi ci sia Primavera anche per la nostra Italia. Perdonate la melensaggine finale (‘Il lato positivo’ c’è e deve essere solo trovato)

2013

una donna come tante

Lei è Piccolina, morbidosa nel suo piumino;  non più fanciulla.
Lui è alto, bruno, benfatto, esuberante e giovane.
Non passano inosservati sul lungomare di Fregane quando scendono dalla moto ringhiosa.
Lei si toglie il casco scrollando i capelli.
Lui si passa la mano a pettine tra i ricci appiattiti sulla fronte.
Lei ombrosa con l’espressione corrucciata per il sole tagliente, fuori stagione.
Lui che aggiunge luce alla luce, raggiante come sempre quanto se la ‘tira’ dietro sulla moto e nel viaggio riesce ad accarezzarle la gamba urlando quel “Tutto bene?” che a lei arriva con i vortici dell’aria e le scompigliano i capelli raccolti dietro la nuca.
Lui sorride: “Tutto bene?” quando seduti al tavolino di fronte al mare le prende la mano e se la posa sulla guancia, stringe gli occhi a fessura conscio di avere rubato la marmellata.
Lei aggrotta le sopraciglia appena disegnate perché queste affettuosità tra la gente la straniscono. Prova a ritrarsi immaginando sguardi puntuti aghi di spillo.
Lui che ripete: “Tutto bene?” e l’interrogativo le giunge con un brivido di piacere quando allungandosi oltre il tavolino le posa un piccolo bacio nell’incavo del collo.
“Tutto bene?” mentre lui, grande. la racchiude, sbilanciandola, tra le sue braccia, bozzolo di farfalla il mento sulle ginocchia, sul divano fiorito, intenta a seguire i titoli di coda del dvd di “Blade runner”.
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“Rachel era speciale, non aveva data di termine. Non sapevo quanto saremmo stati insieme..ma chi è che lo sa?”
.
Lui la stringe sicuro “Tutto bene, tutto bene mia contorta signora!” e non vi è interrogativo nella sua voce ma una reiterata certezza.
Lei slega le gambe, stende le braccia, la sua dolcezza si scioglie e lo inonda di piccoli, intesi, luminosissimi, baci. E’ ormai sera

“Do androids dream of electric sheeps?”

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Emozioni (tu chiamale se vuoi..)

 

“E stringere le mani per fermare 
qualcosa che 
e' dentro me” 

 

Due ore di orologio per dimenticare e dimenticarsi del mondo fluttuando in un universo-culla, rifugio prenatale.
Immerso, in acqua di mare a 34 gradi, il corpo  cede fiducioso all’ abbraccio luminoso della cromoterapia, arcobaleno guizzante anche sott’acqua, mentre la musica lo consegna sognante ai suoni che sembrano venire da lontano.
Completamente abbandonato, yellow submarine di mille colori,  fluttua  libero da gravità fino alla cascatella, passaggio obbligato per ritornare momentaneamente alla gelida realtà di mille gocce veloci, pronto al viaggio successivo.
Un’ora di massaggio totale. I muscoli riprendono tono, si ricompattano,  in contrasto con la lievità della mente che permane.

Avvolta in morbide tele candide, indietro nella storia dei temp(l)i cercando di mantenere quel senso di estraneità e nello stesso tempo si complicità col mio corpo, assaporo, gatta sorniona, una macedonia fresca, delicata e croccante,  risvegliando l’unico senso ancora sopito,  il gusto!
Fuori, lungo il corridoio che mi riporta alla camera, rubo tutto lo spettacolo del mare in un timido mezzogiorno di primavera con, sullo sfondo, Procida e il Vesuvio fumoso.

 

“Che anno è.. che giorno è 
questo è il tempo di vivere con te"

 

 La sera arriva con il suo viaggio nel piacere dei sensi seduta alla tavola del ristorante dove complici assaporiamo il primo sorso di vino.
Una perla rubino che si attarda sul labbro inferiore viene raccolta con la punta della lingua… che buon sapore.
Germogli di desiderio. 

“Il paradiso
tu vivrai 
se tu scopri 
quel che hai”

 

Primavera. Nonostante tutto è Primavera.