Bella addormentata

Febbraio 2009. Peppino, padre di Eluana Englaro, prende la sofferta decisione  di porre lui fine alla vita non vita della figlia dopo 17 anni trascorsi in coma e con alimentazione artificiale,  trasferendola in una clinica di Udine che li accoglie.
Penso che tutti noi abbiamo ancora in mente le reazioni forti e contrapposte che questa decisione comportò. Chi voleva impedire ad ogni costo che questo gesto estremo venisse compiuto e chi invece riteneva che fosse l’attuazione di un diritto civile. E soprattutto  (sembra ieri) si rivive il braccio di ferro politico,  artefice il Governo Berlusconi e la Chiesa, che con dichiarazioni orripilanti (“Eluana ha mestruazioni regolari e potrebbe anche pro-crea-re”) tenta di  contrastare il padre aizzandogli contro  l’opinione pubblica impedendogli così di compiere le volontà espresse in vita dalla giovane donna.

Tre ‘storie’ si incrociano in questi ultimi tre giorni pieni di tensione. A Roma, un senatore del Pdl sta maturando dei dubbi sul voto al punto da volere dimettersi (anche in seguito a una vicenda personale) mentre sua figlia Maria in forte dissenso con lui è  determinata a raggiungere la clinica per manifestare contro l’interruzione del trattamento; davanti alla clinica  (la situazione è parecchio improbabile e paradossale) incrocia lo sguardo di un ragazzo sconosciuto, scoppia la

breve scintilla amorosa che la porterà a rivedere e condividere le posizioni del padre. Parallelamente il dottor Pallido si trova a impedire con la forza l’autolesionismo di Rossa, una giovane tossico dipendente ricoverata in ospedale, che cerca di suicidarsi mentre ,  in una villa da sogno ricca di stucchi e specchi,  la Divina Madre interpretata da una Divina Isabelle Huppert, anche nel film attrice famosissima, annulla sé stessa per assistere una giovane figlia in coma profondo, azzerando  l’amore per il figlio e il marito.
Marco Bellocchio ha atteso due anni prima di impegnarsi sul ‘caso Englaro’ collegandolo con queste altre tre storie legate tra loro dal tema profondo, irrisolto,  della vita e della morte, nervo scoperto della legislatura che non riesce a prendere posizioni laiche lasciando la questione sospesa, succeda quel che succeda.
Il film è incalzante e lucido, ricco di immagini, anche di repertorio, da gran Maestro in bilico tra due ‘verità’ entrambe scomode.
Questo non volere prendere posizione (eppure io ho visto più marcato il discorso cattolico del rifiuto, e già il mio ‘dotto’ accompagnatore mi aveva sottolineato la vicinanza di Bellocchio alle idee dello psicanalista Massimo Fagioli, guru ispiratore di Comunione e liberazione), questa sua doppiezza mi hanno lasciata scontenta. Non che un film debba essere o tutto bianco o tutto nero ma rimane il fatto che al cinema si va anche per lasciarsi guidare e riconoscersi, o allargare i propri orizzonti nelle percezioni di chi il film  lo ha realizzato altrimenti resta, se lo è, come lo è il film di Bellocchio, una esercitazione cinematografica ottimamente riuscita.
Voto? Si può dare il voto a un Maestro?