Un bel tipo

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Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l’uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l’amor.

La mia doccia nuova superaccessoriata vetro assolutamente trasparente che il primo momento che ci sono entrata mi sono detta che avrei dovuto, per pudicizia, lavarmi in camiciola come quell’anno di collegio dalle suore dove il bagno si faceva con la camicia da notte. Il corpo delle donne ancorchè bambine veicola le tentazioni!

Non parlo dell’Ottocento!

Penso a te e dopo anni e anni mi sono ritrovata in Corsica a rabbrividire sotto una doccia spartana con acqua gelida in un minuscolo campeggio di Ile Rousse. Penso alle tue mani insaponate che scivolavano sul mio corpo, che indugiano, sento il sapore di shampoo delle nostre lingue e vivo quell’impellente bisogno di fare l’amore. Ecco il sole di luglio, il mio compleanno, la notte in albergo e quella minuscola doccia dove soltanto l’uno dentro l’altro addossati alla parete riuscivamo a lavare il sudore di un’estate caldissima che riproducevamo all’infinito.
E poi amore, nuotate, amore, mare di sentimenti, ben attenti a non scoprirli troppo.

Seduta sul letto, difronte a te, la bocca sul tuo membro nudo mi asciugavi i capelli scompigliandoli con le mani a pettine.
Momento di pura magia e la poi la mia dabbenaggine di parlartene.
Guardandomi tra lo stralunato e il divertito  mi ha confessato che da piccolo volevi fare il parrucchiere! Ho capito che il lavoro di ingegnere nucleare doveva essere molto stressante.

Tu non eri quel tipo d’uomo che … ma certamente un ‘bel tipo’.

 

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foto sherazade 2015

Vogliamoci ben(r)e

L’estate sta finendo eppure questo settembre , qui a Roma, ci sta regalando giornate soleggiate e soprattutto di un tepore piacevolissimo.  Certo si fa scuro un poco prima ma questo non ci impedisce di mantenere un po’ di sani vizi presi durante le vacanze: gesti più lenti, sorrisi più lunghi, seduti con persone che ci piacciono (ma anche una sola o noi da soli) e soprattutto sorseggiare qualcosa di fresco e diverso dal solito.

Io sono notoriamente una patita del Margarita ma qualche sera fa ho assaggiato il MOSCOW MULE uno storico cocktail che appartiene alla tradizione americana dei “buck’s”, ovvero drink miscelati con ginger-ale o ginger-beer.
Il Moscow Mule, per i profani, ricorda alla vista il gin tonic, con la vodka al posto del gin e con l’aggiunta però di una o due sottili fette di cetriolo.
La storia del Moscow Mule ha inizio nel 1941:  John G. Martin,  distributore di cibo e bevande nella East Coast,  incontra in un bar di Los Angeles Jack Morgan,  proprietario del mitico bar Cock’n Bull in Sunset strip di Hollywood e,  insieme,  tra una chiacchi era e l’altra,  come spesso avviene (dunque anche noi cerchiamo di incontrarci più spesso possibile),  inventano il Moscow Mule,  mescolando il ginger beer di Morgan con vodka Smirnoff e lime,  pensando di introdurre sul mercato americano una nuova bevanda originale e per renderla ancora più interessante servendola  in un ‘mug’ (boccale) di latta anziché in un bicchiere.

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Negli anni 50, in America ci fu il boom della vodka importata dalla Russia con enorme successo e il Moskow Mule era così richiesto che l’azienda produttrice della Smirnoff ideò un bicchiere speciale esclusivo per questo cocktail, un boccale di rame simile al mug della coppia Martin-Morgan.
La ricetta originale ha attraversato i tempi e i continenti, riempiendo le pagine dei ricettari dei barman e divenendo uno dei cocktail più richiesti (e tuttavia a me ignoto  ! )

Oggi, la composizione del Moscow Mule è questa:

3 cl vodka
8 cl ginger-ale o ginger-beer
1 cl succo di limone
qualche fogliolina di menta fresca
qualche fettina di cetriolo
una fettina di lime come decorazione.

Si prepara direttamente nel suo bicchiere, il copper mug, (che forse a noi fa difetto) o in alternativa in un tumbler alto, riempito di ghiaccio cui di aggiungono gli ingredienti nelle dosi sopra riportate. e la fettina di lime a decorare il bordo!

Fidatevi e diamoci appuntamento a domani per l’aperitivo.
Buona domenica e fatemi sapere.

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Abbracci circolari 😉

Addio pene d’amore

C’era una volta.

 

L’estate gioca brutti scherzi, in tutti i sensi.
C’ero io che avevo vent’anni ed una storia appena iniziata con l’amico di un mio amico, di dieci anni più grande di me, che viveva a Bologna.
Ci telefonavamo moltissimo e facevamo progetti per l’estate e come stare finalmente insieme un po’ più a lungo, andando oltre i minuti contati, quei lunghi baci da apnea, quei palpeggiamenti che ci lasciavano le gambe molli e la testa svaporata.

Arriva inaspettato l’invito di una comune amica svizzera a passare da lei qualche giorno nella sua casa sopra Berna. Un posto stupendo con piscina, sauna e tanto verde intorno.

Tappa a Bologna. Viaggio notturno perfetto, arriviamo a destinazione.
G e suo marito e gran parte dei loro amici praticavano il nudismo e dunque… a mezzogiorno eccoci tutti nudi , ammettiamolo un po’ vergognosetti noi, sul prato davanti alla piscina. Uno spuntino, tuffi, tanta euforia, anche un po’ di stanchezza.

Vermi bianchi sul verde, G. avvisa soprattutto i due italiani a stare attenti a non prendere subito troppo  sole ‘ là’ anzi, ecco un caso in cui scoprirsi poco alla volta.
Il mio baldo compagno fa spallucce e impavido si espone ai raggi e si addormenta.
Alla sera alle cinque con il pisello in fiamme e vesciche di corsa al pronto soccorso di Berna dove gli viene diagnosticata una ustione grave.

Ho passato la mia prima estate d’amore a spalmare unguenti con la punta del dito e fare impacchi  a quel esserino  raggrinzito con garza e acido borico avendo come ringraziamento solo spasmi  di dolore. Una grande intimità, un vis -à –vis ravvicinato, il mio cuore da crocerossina batteva forte. La donnina che era in me alzava gli occhi al cielo e lamentava la sua sfortuna.
Dopo cinque giorni, passata la fase critica, decidemmo di riprendere la strada del ritorno .

Questa è stata la mia trepidante prima volta che non c’è stata ma che non scorderò mai.

Che ne è dei due ‘lui’? Uno a volte lo incontro quando viene a Roma, dell’altro così desiato e tanto amorevolmente curato più nessuna notizia. Penso si sia perfettamente ripreso visto che ho conosciuto anche i due pargoli.

Addio pene d’amore.

languori d’estate

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne
(Emily Dickinson)

Fuori piove il sudore del cielo
odore misto di terra e fiori


Nina si voi dormite è stata scritta da Romolo Leonardi, la musica da Amerigo Marino.

Addirittura nell’Ottocento, per la Festa di San Giovanni, a Roma si presentavano tantissime canzoni, oggi lo chiameremmo festival. I più grandi capolavori della canzone romanesca ci arrivano da lì.
Il premio non sempre sanciva la popolarità come fu nel 1891 per “Affaccete Nunziata” che conquistò la sua fama ‘sul campo’.
“Nina, si voi dormite” invece vinse nel 1901, non sono riuscita a rintracciare la versione originale ma questa canzone venne cantanta dai più grandi interpreti della canzone romanesca da Claudio Villa alla grande Gabriella Ferri a Lando Fiorini notissimo stornellatore. Io in assoluto trovo struggente e piena d’amore l’interpretazione che ne dà Gigi Proietti ed era questa la versione che mi era tornata alla mente.

Nina, si voi dormite,
Sognate che ve bacio,
Ch’io v’addorcisco er sogno
Cantanno adacio, adacio.
L’odore de li fiori che se confonne,
Cor canto mio se sperde fra le fronne.

Buon fine settimana a tutti mentre fuori ha già finito di piovere.

a kiss is just a kiss?

Piove, ha preso l’abitudine di piovere tutti i santi pomeriggi, il cielo s’ingrigisce, l’aria diventa pesante, una cappa cupa a racchiudere la scena, poi un tuono fa tremare la terra e libera l’acqua.

Pioggia

Osservo, CON questo buon sapore di pesca di una primavera aspra e sugosa, una goccia in bilico tra le increspature del labbro inferiore sta per cadere viene recuperata sulla punta della lingua le labbra si serrano precise.
Un bacio, il sapore di un bacio, quel bacio, sempre nuovo e stropicciato tra i ricordi, vissuto in prima persona, che nessuna letteratura potrà mai eguagliare. Altri baci.

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse :
quel giorno più non vi leggemmo avante.”
Dante, Inferno, Canto V. vv.133-138

«Ma poi che cosa è un bacio?
Un giuramento fatto un poco più da presso,
un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo rosa messo tra le parole t’amo.»
Cyrano de Bergerac – Edmond Rostand

E tra l’estasi peccaminosa di Paolo e Francesca sprofondati in quel loro bacio e il realismo un po’ cinico di Cyrano che scivola nella concessione di un apostrofo rosa, altri versi:

”Dammi mille baci e poi cento, poi altri mille e poi ancora cento; ancora un secondo centinaio e poi ancora mille… fino a non poterli più contare”, Catullo, A Lersbia

“Morto ti faccio coi baci? La credi un’ingiuria codesta? – Fammi pagare il fio: baciami tu!” Stratone di Sardi

“ Labbra, voi, porte del respiro, suggellate con un giusto bacio il contratto senza termine con la morte ingorda…”. William Shakespeare , Romeo e Giulietta.

“Odilo, la mia bocca è tuttavia rugiadosa d’un suo bacio e le mie guance sono state inondate dalle lacrime di Teresa. Mi ama, lasciami in tutta l’estasi di questo giorno di paradiso…”. Ugo Foscolo, Iacopo Ortis

“Ch’io senta fremerti – la bocca odorosa di arancia, – fresca, vermiglia, ne ’l bacio mio”. Gabriele D’Annunzio

Mille e mille baci struggenti, appassionati, erotici, trasgressivi, ‘baci rubati’, desiderati e tanti ancora, tutta la letteratura si arricchisce di almeno un bacio e
Voi,
con quale bacio arricchireste questa mia pagina?
Con quale dipinto?

Frivolezze di donna

Mentre procede il mio ruolo, assai tenero, di madre surrogata del Cornacchiotto…

io vi racconto.

Presa dall’allegria di un assaggio di calda, forse troppo calda primavera, come ogni donna che si rispetti (rispetti?), un po’ vanesia e un po’ spendacciona (ma anche questi sono massaggini dell’ego) mi sono lasciata incantare ed ho fatto incartare questo per me delizioso scamiciato di maglia di cotone blu notte.

scamiciato

Carnagione pallida di corsa un fine settimana a Ponza

Ponza

Pose languide perche il sole mi penetrasse dolcemente, viso proteso per un lungo bacio di quelli che poi scuoti i capelli e ti senti una leonessa.
Niente di tutto ciò a Ponza vento a mille impossibile resistere ma a dispetto della natura un accenno dorato coloriva le mie gote.

Rientrata a Roma dopo giorni di pioggia e freddo marzolino ricompare il sole, passeggiata pomeridiana con Sally e voilà in uno slancio di fiducia mi lascio intenerire da questi sandaletti di cuoio che ‘proprio mi mancano’.

sandali fratini

Non si gioca ad armi pari con la natura un po’ snaturata di queste nuove stagioni che non seguono più il loro corso e il risultato di questo pomeriggio eccolo!

parco delle valli

E siamo solo a lunedì.

tutte le foto sono di sherazade.

Succede (rà) oggi

Mattino
ha l’oro in bocca, e anche un po’ nell’anima.

Salvataggio
a volte basta il mare per ricordarci che siamo parte di un disegno molto più grande!

Attesa
L’attesa del piacere è essa stessa un piacere.

Sera
C’è nel giorno un’ora serena che si potrebbe definire assenza di rumore, è l’ora serena del crepuscolo.

Luna
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?

Dormire
Dormire è distrarsi dal mondo.

…e già domani
Il Domani compie irresistibilmente l’opera sua, e la comincia oggi, arrivando sempre al suo scopo, nei modi più strani.

Tutte le foto sono di Sherazade, estate 2014, maggio 2015

Viva la vida  (David Garrett forever young)

“il lusso è il pane

…di coloro che vivono di brioche.” André Suarès

Allarmismi e clamore su una notizia incompleta :
“Consumo di pane, Coldiretti: in Italia è al minimo storico”.
“Sempre meno pane. Le abitudini degli italiani stanno cambiando e tra i primi a farne le spese è proprio l’alimento per eccellenza, ma al quale sempre più nella Penisola si rinuncia. Stando alle rilevazioni della Coldiretti nel 2014 si sarebbe addirittura arrivati a un record storico negativo dai tempi dell’Unità del Paese, con un consumo giornaliero procapite sceso a 90 g, meno di due fettine o piccole rosette.”

A questo punto il concetto è entrato in orbita e quel che segue è lasciato all’iniziativa individuale non senza aver lanciato l’inquietante domanda:
“Un’altra delle conseguenze drammatiche della crisi?”

Ero a cena e il mio primo pensiero è andato al filoncino fragrante di grano duro che ogni sera non manca mai frutto del lavoro professionalissimo del nostro gioielliere e che si paga a caro prezzo. Ma esistono molti tipi di pane e la ciriola romana viaggia intono a 1,80 euro al chilo e da che mondo è mando in tempi di crisi la fetta di pane con cipolla o alici, oppure olio, a seconda della regione, non è mai mancata.
E allora? A dispetto della crisi (o in virtù della crisi) tutti a dieta e come si sa la prima cosa da fare è mantenere la dose di pane giornaliera sui 60/80 grammi ma poi? due noci alla bisogna?
Informarsi in proprio è la cosa migliore.
Dunque ho scoperto che a contribuire a questa tendenza, oltre al mutamento dei regimi alimentari e della pessima situazione economica, ha contribuito in buona parte il diffondersi di una cultura del non spreco per cui, sempre dati Coldiretti alla mano, il 42% degli italiani mangia il pane avanzato del giorno prima e solo un residuo 2% che butta nell’immondizia il pane del giorno prima.
Nella mia famiglia e in tempi non sospetti fin da piccola io ricordo che a tavola, tornava, senza sbocconcellature, il pane del mezzogiorno, altro pane veniva grattugiato e utilizzato per le pietanze, e gli inevitabili avanzi di giorni venivano messi in una busta che la domestica portava in campagna per le sue galline.
Dunque lontano da me il pensiero di buttare un pezzetto di pane così come rarissimamente arrivo a buttare qualsiasi altro tipo di avanzo.
Mi è stato insegnato il rispetto per il cibo ed è per me naturale riciclare gli avanzi, sempre.

Va aggiunto che nel vistoso calo di consumo di pane deve essere calcolata anche la percentuale di famiglie che con costi contenutissimi e facilitati da piccole impastatrici, il pane preferiscono farselo da soli ‘divertendosi’ a speziarlo in mille modi (olive, noci, sesamo ecc) .
Senza nulla togliere al lungo periodo di crisi che stiamo vivendo almeno in una cosa stiamo riuscendo: a non sciupare un bene nobile, ricco di significati nella cultura del mondo : il pane.

Piove, è tornato l’inverno con gli stivali e le calze pesanti, io voglio essere scaramantica e pensare che a giorni arriverà definitivamente il bel tempo e allora conservate per quel giorno i pezzetti di pane raffermo e preparatevi come contorno una romanissima

Panzanella a la romana ( anche se la paternità della Panzanella è rivendicata dai toscani )

“E che ce vo’
pe’ fa’ la Panzanella?
Nun è ch’er condimento sia un segreto,
oppure è stabbilito da un decreto,
però ‘a qualità dev’esse quella.
In primise: acqua fresca de cannella,
in secondise: ojo d’uliveto,
e come terzo: quer divino aceto
che fa veni’ ‘a febbre magnerella.
Pagnotta paesana un po’ intostata,
cotta all’antica, co’ la crosta scura,
bagnata fino a che nun s’è ammollata.
In più, pe’ un boccone da signori,
abbasta rifini’ la svojatura
co’ basilico, pepe e pommidori.”

…così come ce la consiglia il grande attore Aldo Fabrizi.
Naturalmente questa potremmo chiamarla la “versione base” perché a gusto proprio ognuno ci può aggiungere da due capperi, qualche oliva, un uovo sodo, del tonno, insomma ‘chi più ne ha più ne metta!

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Fiducia, e cominciate a riporre il pane duro.

Manuale d’amore

Pene d’amore

bale

Il pene dei cirripedi, sottoclasse dei crostacei, è 30 volte più lungo del loro corpo (pochi cm).
Anche le LUMACHE BANANA a dimensioni non scherzano: lunghe 20cm, hanno un pene di 18.
Il primato più assoluto lo detiene la BALENOTTERA AZZURRA : 2,5 metri, il più dotato del mondo (meditate uomini…meditate…).

Amore e morte

ragno

Della Mantide religiosa si sapeva: mangia il maschio dopo l’accoppiamento perché ha bisogno di
proteine per produrre uova… ma anche il RAGNO DALLA SCHIENA ROSSA lo fa a suo rischio perché la sua compagna durante l’amplesso si ciba del suo stomaco e lui raramente sopravvive.

Do ut des

rana

Negli abissi marini, dove trovare un partner è assai difficile, la RANA PESCATRICE quando lo trova non lo molla più. Si chiama parassitismo sessuale: il maschio si attacca permanentemente alla femmina per succhiare cibo, in cambio le fornisce la garanzia dell’accoppiamento.

 

Tutti insieme appassionatamente

serp

Il SERPENTE GIARRETTIERA  preferisce il sesso di gruppo: quando arriva una femmina fino a cento maschi le saltano addosso aggrovigliandosi a palla. Vince un solo fortunato.
In Canada la stagione degli amori di questi serpenti è addirittura diventata  un’attrazione turistica.

La vie en rose

Le SCIMMIE BONOBO  sono “macchine da sesso” e lo fanno almeno una volta al giorno, sia etero che omosessuale, lo fanno in coppia, in gruppo o da soli e per vari motivi: per salutarsi, per rilassarsi dopo una fatica o per risolvere conflitti.
Questa iperattività li rende uno dei popoli animali più pacifici (non sarà, incede, che sono semplicemente sfiniti?).

Io ballo da sola

La LUCERTOLAdi WIPTAIL, ha imparato a riprodursi da sola sviluppando le uova senza fecondazione. Tipica di alcuni rettili, dei crostacei e degli insetti, la partenogenesi è stata osservata anche in alcuni tipi di squali.
Mai tra i mammiferi (anche se le donne …).

e INFINE

cuore

 

 

 

Il vento forte dei ricordi

Ho la febbre da due giorni e sono completamente afona.

Voi direte ‘poverella’, invece no più o meno tutti quelli che mi sentono di primo acchitto mi dicono di non fare la scem(n)a perché mentre riesco a tirare fuori un ‘Pronto’  abbastanza normale poi a seconda di come è ostruito il naso o urticante la gola mi viene fuori una voce a falsetto che non ricordavo da quando mio figlio si trovava nella fase di passaggio della pubertà.

Alle solite telefonate a un certo punto ieri me ne arrivata una davvero inaspettata, impensabile anche perché nei miei ricordi la chiusura non era stata da parte mia un invito a risentirci.

Un vecchio amico di oltre trent’anni fa con il quale per arrotondare  gli spicci da studentelli, il padre era un pezzo grosso di una importante agenzia di viaggi,  facevamo  gli interpreti-accompagnatori nei pullman di stranieri che volevano visitare la costiera amalfitana con sosta a Pompei.

C. non è mai stato un adone ma non vuole dire niente ho avuto uomini decisamente meno attraenti fisicamente ma che mi piacevano un sacco.  Lui non mi è mai piaciuto, quando si dice ‘a pelle’ vuol dire proprio questo,   oltre qualche bacio rubato o concesso per sfinimento.     C.  è quello che in un momento di tira e molla, mi disse: “…almeno una volta  fallo per amicizia”.  Ci rimanemmo diversamente malissimo.

Separato e risposato, ci aveva tenuto a dirmi con una sua laureanda ‘molto bella’ (come a dire che l’unica stronza che non lo aveva preso in considerazione era stata sempre io), era definitivamente sparito.

La telefonata di ieri mi ha lasciata di stucco.

La mia voce doveva essere talmente irriconoscibile che per due volte ha ripetuto il mio nome e mi è parso comunque sollevato dalla mia  risposta affermativa. Non ci siamo detti nulla,  stavo come sto e l’ho pregato ‘eventualmente’ di richiamarmi: “No, al cellulare no perché in casa prende male”.

Stavo ripensando  alla mia totale indifferenza, in fondo perche?   Una persona che ha condiviso con me momenti divertenti, spensierati, tutto sommato una bella persona,  avrebbe potuto essere un’amicizia importante ed invece, a quanto pare, il sesso , o l’amore, negati possono condizionarne la riuscita. A volte, come i bambini, ci si impunta sul ‘Non mi piace’ ma in questo caso nessuno aveva facoltà di insistere perchè se una persona in quel senso lì non ti piace, a meno che non sia di mestiere, mica  te la devi far piacere per educazione.

Non so cosa succederà ma spero di mantenere il giusto à plombe per non ferirlo,  spero che abbia una buona vita,  anche se questa seconda affermazione è vagamente ipocrita.

Sono stati giorni di grande fermento questi. La Grecia e andata ad elezioni ed ha vinto la sinistra radicale di Alexis Tsipras.  Lo stesso giorno ci ha lasciato Demis Roussos, un cantante greco molto conosciuto in Italia e questa canzone, non mi vergogno a dirlo mi ha davvero strappato qualche lacrima, il perchè è tutta un’altra storia.