Io vorrei non vorrei ma se poi…

Io vorrei
riaprire gli occhi da uno stato ipnotico e ritrovare piccole sicurezze consolidate

non vorrei
scontrarmi come sarà con un mondo stravolto e le conquiste di dignità naufragate senza più appiglio

ma se poi
tutti nascondiamo la nostra testa nel guscio, la vita ci spazzerà via
e ci troveremo relegati all età della pietra incapaci di godere del profumo delle rose di maggio.

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Foto da Composizione di sherazade

Mi è doloroso scindere il primo maggio da piazza San Giovanni seppure negli anni abbia assunto forme di kermesse.
Noi c’eravamo e sapevamo di esserci.

Teniamoci stretti stretti anzi di più 🌹✊

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. . . tutto è dannatamente ‘come prima’ se non degradato e ulteriormente ammantato da false verità cucite su misura e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contrastare (in modo inadeguato e spesso strumentale) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, sbarcano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da quel ‘altro da noi’ che fugge? e chiede aiuto?

260 Migranti – 11 giugno 2018 sbarcati dalla Sea Watch a Reggio Calabria

Ma oggi, freschi di nuovo consenso, Uno soprattutto allevato nel mito del celadurismo s’impunta violento: ‘Dobbiamo porre dei limiti all’invasione di ‘farabutti’ (ma qualche onesto lo si può anche trovare)!’ Tutto lecito?  opporsi con la forza, ridurre in numeri percentuali il dramma di fughe e separazioni  strazianti, sì,  parlo del minori non accompagnati? Quale genitore può pensare che solo la fuga del proprio figlio potrà forse salvargli la vita (quale vita, poi). Eppure tutto pare meno definitivo della paura costante della morte.

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo della  ‘esportazione di democrazia’ dopo tanti danni fatti, adesso si aggiunge il perentorio ‘Aiutiamoli a casa loro!’ forse a schivare le granate? Le razzie delle fanciulle? Una vita da topi in paesi fantasma?

La Fortezza di Aleppo, la Siria oggi

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Una madre siriana.

‘Aiutiamoli a casa loro’ (23 morti, 6 bambini)  in un bombardamento al nord della Siria – 30 aprile 2015.

Arriverà mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i nuovi vincitori? oppure  ‘ L’ indicibile dei vinti’  ricadrà pesantemente sulle loro spalle o saremo tutti, indistintamente, costretti a portarne il fardello doloroso/vergognoso?


Rimini, 3 febbraio 1991, XX Congresso e ultimo del PCI: L’amarezza e il mio l’abbraccio con Pietro Ingrao.

Le poesie sono tratte da  Il dubbio dei vincitori – 1986 – Pietro Ingrao

Foto dal web –

Si è fatta sera

 

C’ è stato un scambio di tweet sulla civiltà e sul progresso  e mentre ‘lui’ buttava tutto al rogo io volevo vedere un lato positivo. La risposta finale è stata disarmante :

“amo guardarmi intorno, nella vita reale e quest’ essere umano non mi piace”.

Una contraddizione in termini perché ama quello che non gli piace.

Non sono una che vive con il paraocchi, le brutture ci sono e le vedo tutte perché le incontro tutti i giorni, non c’è bisogno di leggerle e  lo dovrebbero sperimentare ‘sul campo’  i Governanti tutti e capirebbero come menare il can per l’aia sia un affronto reale , questo sì, alla dignità delle persone,  alle loro aspettative di una vita decorosa.

Sarò ancora troppo comunista? No. Non credo sia un diktat vergognarsi delle proprie ricchezze  quando si estendono e creano benessere e dunque ampliano il margine di felicità  ad altri.

La prima volta che sentii parlare di ‘felicità’ non come astrazione ma concreto termometro economico di un Paese fu dal professore Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia (ed economia non è basata su voli pindarici ma su concretezza)  in una conferenza , e ancora  in una suo saggio ‘Libertà individuale come impegno sociale’, ‘L’idea di Giustizia’ e infine (già premonitore) ‘La povertà genera violenza?’ del  2007..

Credo di essermi persa, No, ecco, tutto questo per dire che nella realtà, quella che ognuno di noi incontra la mattina fuori dalla porta di casa è una mescolanza di tante cose e un po’ come il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto sta a noi porci in uno stato d’animo che faciliti un rapporto più tranquillo (sereno, anche) con il resto del mondo. E soprattutto attenzione alle piccole cose, ai piccoli gesti.

Ricordo e tengo a mente una massima di Madre Teresa di Calcultta:

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Noi, o almeno io.  non possiamo fermare i trafficanti di carne umana e neppure definire le sorti del mondo tormentato affamato e in guerra,  non possiamo occuparci di ‘massimi sistemi’ ma accettare di migliorare piccoli spazi con piccoli gesti aiuterebbe.

Settembre si avvicina e come il primo giorno di scuola la mia pagina è bianca. Vorrei che arrivasse al prossimo anno senza doverne nascondere brutti scarabocchi e macchie. Vorrei mantenere la  serenità che ho in questo momento mentre guardo il cielo scurire e una ‘maledetta zanzara mi ha punto sul polso!

Buon fine settimana a voi che passate e un abbraccio.

Il mio Pci – una scelta di vita

Taluni dicono un po’ puntando il dito che nei blog si scrive poco di politica in generale. Ancor meno ne parlo personalmente.

Ritengo che avere militato ancorchè a tempo pieno ma con stipendio equiparato alla categoria dei metalmeccanici prima e commercianti poi, con contributi dichiarati sul livello minimo sindacale, entrata per ‘scelta di vita’ nel mio Pci seguendo, dico io, il feretro di Enrico Berlinguer e vedendomi scippare via con sigle e sotto fronde sempre diverse la mia diversità di co.mu.ni.sta, ebbene pur non parlando di politica non accetto che questo fatto venga in qualche modo etichettato come qualunquismo o ancor peggio disinteresse.
A volte, in preda a manie di protagonismo, mal del nuovo 2.0, mi chiedo se anche io, con occhio ‘puro’ di chi c’era e senza interessi se non di passione, non debba scrivere di quanto è successo e mai trapelato per rigore e rispetto verso il Partito dal 12 novembre 1989. (Vi rammento che il 10 novembre 1989 crollava il muro di Berlino.)
Ho vissuto in primissima persona la deriva cui ci ha portato la ‘svolta’ della Bolognina voluta dall’allora segretario Achille Occhetto e apro parentesi: Antonio Bassolino telefonò cercando di mettersi in contatto con Pietro Ingrao ed essendo i cellulari di là da venire la ricerca passò mio tramite. Ingrao si trovava in Spagna ai funerali di Dolores Ibárruri Gómez, la Pasionaria , donna politica, attivista e antifascista spagnola.
Il segretario Occhetto aveva deciso da solo senza consultare la segreteria : e sul palco della Bolognina annuncia la svolta che preludeva al superamento del Pci e alla nascita di un nuovo partito.
Il 13 novembre Occhetto discusse la svolta con la Direzione del partito e chiese che il Pci promuovesse una «fase costituente sulla cui base far vivere una forza politica che, in quanto nuova, cambia anche il nome».

Soltanto il 14 Occhetto telefonò a Ingrao per spiegargli sommariamente di aver presentato una proposta complessiva, che i giornali avevano invece ridotto alla questione del nome. Gli chiede inoltre di non rilasciare dichiarazioni prima di aver letto la relazione, che gli sarà consegnata al suo rientro a Roma.

Da una comunicazione di Pietro Ingrao: «Ho letto la relazione del segretario, e non sono d’accordo. Esporrò le ragioni del mio dissenso al Comitato centrale lunedì prossimo».

Alle elezioni regionali del 6 maggio 1990 il Pci ottiene solo il 23,4% a fronte del 33,4% della Dc. Anche le iscrizioni sono in forte calo.
31 gennaio 1991, Si apre il XIX congresso, l0ultimo del Pci. Nasce il Pds e contemporaneamente dalla scissione Rifondazione comunista

Occhetto promette a tutti, in un testamento ideale da capo del Pci che muore: “Noi porteremo Gramsci con noi, nel nuovo partito cui diamo vita, lo porteremo nelle nostre menti e nei nostri cuori, e non solo per il suo grande pensiero, ma per le sofferenze che egli patì, per la volontà che mai l’abbandonò di lottare e di combattere per la liberazione umana….

Tutto il resto è Storia ma una storia tutta in discesa dove ì’compariranno correnti e spifferi.

E se mentre nel 1989 un giovanissimo Walter Veltroni tuonava ; “,,,noi non vogliamo arrivare al Duemila con Andreotti a Palazzo Chigi, abbiamo capito che era necessario un elemento di rottura..” …

chi governa oggi a Palazzo Chigi?

Tutto questo mutamento io l’ho vissuto in prima persona e, credetemi, se non voglio parlare di politica è perché ritengo che è meglio cucirsi la bocca e e chiudere le paratie del cuore per non provare dolore e sgomento.

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Pietro Ingrao e la sottoscritta a Rimini alla chiusura del XIX / XX Congresso del Pci

http://youtu.be/Ouy50ybg2Jk intervento di Pietro Ingrao

Si può essere buoni cittadini in mille modi perché ogni nostra azione è una scelta politica. Quanto alla politica tout-court non c’è più spazio per i cittadini, e azzardo, per le persone oneste. Siamo governati da una oligarchia ignorante e spocchiosa. Taluni dicono che ogni paese ha il governo che si merita.
Non credo se guardo ai tre governi che si sono succeduti senza elezioni.

Tanti auguri Pietro

(foto Testata:   via delle Botteghe Oscure angolo Libreria Rinascita – diritti riservati sherazadeFlickr

A minuti, il 30 marzo Pietro Ingrao compie 99.
Era già  un riferimento importante nella dirigenza del Partito comunista italiano  quando il  9 ottobre 1967 a La Higuera Ernesto Che Guevara veniva assassinato a soli 39 anni . Sapeva di essere in pericolo di vita e per tempo aveva scritto una lettera testamento indirizzata alla moglie ed ai suoi cinque figli.

“Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se un giorno leggerete questa lettera, sarà perché non sono più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccoli non ricorderanno nulla. Vostro padre è stato un uomo che ha agito come pensava e di certo è stato coerente con le proprie idee.
Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale nulla.
Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario.”

Questa lettera che voglio dedicare a Pietro Ingrao così come  altri pensieri fanno parte della  biografia del Che ‘Senza perdere la tenerezza’ dello scrittore Paco Ignacio Taibo II che ha messo insieme i tasselli di una vita breve quanto intensa attraverso i diari, le lettere personali, appunto, le testimonianze, i documenti inediti conservati negli archivi di Cuba.
Questo ultimo saluto, stringato e diretto, esprime l’essenza del vivere e ribadisce valori universali che la sinistra italiana ha smarrito andando via via spogliandosi per confondersi in questo melting pot senza costrutto.

Io mi o.n.o.r.o di avere lavorato per Pietro Ingrao per quasi dieci anni, fianco a fianco, di avere condiviso con lui il primo drammatico (ma possibilista) strappo della Bolognina. Ho vissuto la fine del Pci e visto nascere il Pds, si sono succeduti molti acronimi ma non si è ancora giunti a nulla di buono, anzi.

Io vi ho chiesto, in modo anche un po’ provocatorio, nel mio post precedente perché mi leggete e voi mi avete dato motivazioni gratificanti. Le prendo per buone e me le riconosco e vi ringrazio ma devo aggiungere che tutto quello che a me piace della persona che sono diventata lo devo ai lunghi anni di formazione che ho vissuto a fianco di Pietro Ingrao, ( allora Presidente del CRS,  Centro Studi e iniziative per la  Riforma Stato)  che mi ha aperto alla bellezza della letteratura, del cinema, della poesia perché come lui stesso ha sempre sostenuto negli anni laceranti del fascismo bisognava fare una scelta e la sua fu gioco forza politica.

Un lungo filo rosso lega la mia vita a quella di Pietro Ingrao e si congiunge a mia mamma e a molte compagne e compagni della loro generazione di cui molti giovani e giovanissimi non conoscono né il nome né il loro posto nella Storia del nostro Paese.

Sono andata fuori tema. Chiudo gli occhi e gli mando un bacio e il mio pensiero:

“Tanti auguri Pietro, ti voglio bene.”

ingrao

e per conoscere meglio Pietro Ingrao vi suggerisco la sua autobiografia (e il titolo è già poesia)

Volevo la luna – edizioni Einaudi. Un testo che ‘va a braccetto’ con il  titolo di un suo ‘libretto’ di poesie

L’alta febbre del fare.  Leggeteli entrambi, sarete più ricchi.

Women Friendly

Indignarsi è una gran bella cosa, indignarsi molto o poco fa comunque scena.
Io ho superato queste due fasi e mi sento un po’ come quel ladro di banca che entra nel tunnel, dall’altro capo, proprio là nel cono della luce tanto agognata, prende una brutta ‘tortorata’ , fa un repentino dietrofront e al compagno che gli chiede il via libera risponde tenendo la mano ben aperta davanti alla bocca “Va’ avanti tu ch’a me mi vien da ridere”.

La mia disaffezioni per la vita, la lenta – ma non troppo – agonia della politica mi lascia come anestetizzata con qualche piccola puntura di spillo che mi fa ancora sobbalzare.
E come donna, come militante politica di lunga data (‘entravo nel Pci e quasi contemporaneamente seguivo il feretro di Enrico Berlinguer adeguandomi ben presto a congressi e nuove sigle che sancivano morte e rinascita di fasi mai chiare di un pensiero e di un fare politica senza spina dorsale) mi lascio prendere da una tardiva ‘Alta febbre del fare’ (Pietro Ingrao), che subito si sgonfia.
Di cosa parlo ora? Massì delle quote rosa per le quali in Parlamento, tanto pugnano le donne di ogni colore politico: un articolo meramente autoreferenziale che attiene alla legge elettorale a codesto Italicum che nasce pasticcio.

E’ questo quello che oggi interessa le donne? Quando nel mondo dell’imprenditoria esiste già una legge bipartisan approvata dal Parlamento, i cui risultati ad oggi sono desolanti, che prescrive che a partire dal 2011 i CdA delle aziende quotate e delle società a partecipazione pubblica, dovranno essere composti per un quinto da donne. Dal 2015 la quota rosa
dovrà salire a un terzo quando la situazione attuale è a dir poco penosa?
Nel 2010 delle 4.346 aziende quotate, il 92,4% erano uomini. Anche se la situazione migliora (le quote rosa sono aumentate in un anno, dal 2009 al 2010, dal 6,9 al 7,6%!!!), metà dei vertici delle aziende quotate è composta in Italia da soli uomini.
In Italia oggi solo il 14% dei membri di CdA è donna. Come sono distribuite? 69% delle donne in CdA si trova al nord, il 27% al centro e solo il 4% al sud; Toscana e Umbria le regioni più rosa, ultima la Basilicata.
E ancora cosa interessa le donne comuni, quelle, per esempio, alle quali non viene garantito il diritto a una legge tanto sofferta sulla loro pelle come la 194, al punto che è dell’altro giorno la notizia di una giovane donna lasciata ad abortire nel bagno di un ospedale romano conl supporto del solo marito perché ‘tutti i medici presenti erano obiettori di coscienza’? Ma perché non hanno fatto i tranvieri se sapevano che assunti in una struttura pubblica quel diritto/legge doveva essere garantito a qualsiasi donna ne facesse richiesta? Poi ci sarebbe anche la legge 40 ma lascio correre.
L’avanzata delle donne nei posti di rilievo è sempre stata faticosa e ostacolata. Anche quando si parla di pari opportunità, sembra si tratti un argomento fantasioso e non concreto e di facile realizzazione: aria fritta, qui a Roma.
Parliamo di quote rosa in Parlamento? Le parlamentari bloccano il Parlamento, si indignano (ecco che si chiude il cerchio!) ma, scusatemi, allora si potrebbero pretendere in considerazione, e non è una provocazione, anche le quote gay, o/e le quote di qualsiasi altro gruppo che viva la sua situazione come quella di una minoranza non rappresentata nella società.
Jobs act? Che sia! ma Women friendly.
Mi piace tanto questo esotismo in politica come nelle publicità fa tanto smarty. Ah George Clooney ‘is here!’ ..e chisse ne frega, ma almeno una delle tre ‘I’ di berlusconiane promesse c’è, anche lei prodotto pubblicitario.

Bevete, voi, un caffè in pace e grazie se siete arrivati alla fine. Di solito scrivo meno .Coraggio.


Offerta da Crimson, grazie

Il fiore del ricordo per Enrico Berlinguer

 

Incontro pubblico dedicato alla memoria di Enrico Berlinguer

a 25 anni dalla sua scomparsa

 

***

 

Roma, Piazza Farnese, giovedì 11 giugno, ore 18.30 – 20.00

 

 

         Siamo un gruppo di cittadine e cittadini che – ispirati dalla memoria di Enrico Berlinguer – hanno sentito l’esigenza di celebrare in mezzo alla gente il venticinquesimo anniversario della sua morte. L’11 giugno è una data simbolicamente assai rilevante per tantissimi italiani: Enrico Berlinguer morì su un palco a Padova mentre teneva un comizio per le elezioni europee del 1984,  nell’adempimento del suo dovere, del suo lavoro.

 

         Al di là dell’eredità politica dell’uomo, che ancora divide, è talmente grande il lascito morale, il prestigio, il carisma, la nobiltà della sua figura, che non verrà mai meno il bisogno di ricordarlo.

 

         L’esempio dell’uomo e del politico Enrico Berlinguer rappresenta un patrimonio per l’intera nazione, al di là degli steccati di parte. E di tale esempio noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani abbiano ancora estremo bisogno, soprattutto in una stagione così travagliata come quella che il nostro Paese sta attraversando.

 

         Ricordarlo in Piazza Farnese – in tanti – può rappresentare un tributo alla sua persona, ma soprattutto un richiamo alle coscienze di noi tutti ed un appello a ricordare per le giovani generazioni.

 

         Non sentiamo il bisogno di ‘prove di forza’, ma sarebbe bello essere insieme, numerosi, giovedì prossimo in quella incantevole piazza romana.

 

         Dunque se la nostra motivazione vi convince, venite ed invitate altri cittadini a esserci. Ricorderemo Enrico Berlinguer attraverso le brevi testimonianze di chi vorrà prendere la parola.

 

                              Arrivederci a Piazza Farnese. 

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Questo il mio modo di bypassare queste ultime giornate, di superare i bla bla bla post elettorali e di pormi serenamente, con lo  sguardo volto al futuro, chè anche dai numeri scorporati e analizzati con saggezza si  possono individuare ‘auspici’ favorevoli di ripresa.

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