Non gridate più

Mali, attacco jihadista a hotel di Bamako: “Almeno 27 morti. Ostaggi tutti liberi”

Cardi

Non gridate più

Cessate di uccidere i morti

Non gridate più, non gridate
Se  li volete ancora udire,
Se  sperate di non perire

Hanno l’impercettibile sussurro,

Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

Giuseppe Ungaretti

Red Rain

Red rain is coming down
Red rain
Red rain is pouring down
Pouring down all over me

I am standing up at the water’s edge in my dream
I cannot make a single sound as you scream
It can’t be that cold, the ground is still warm to touch
Hey, we touch
This place is so quiet, sensing that storm

Red rain is coming down
Red rain

. . . . . .

Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

ingraomestessa
Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

Un bel peluche

“Le persone spesso credono che io non abbia paura, ma è facile osservare nelle foto che precedono i miei salti le forti emozioni che provo mentre calcolo i rischi”.
Così ci teneva a sottolineare i suoi stati d’animo Dean Potter, tra gli atleti di sport estremi più famosi d’America.
Noto come Daredevil, dal nome del celebre personaggio Marvel – Dean Potter è morto qualche giorno fa durante la sua ultima impresa: il lancio con la tuta alare dal promontorio di Taft Point (2.286 metri d’altezza) che si affaccia sulla Yosemite Valley, in California.

Tuta alare

Insieme a lui, in molte delle sue imprese, la sua cagnolina Whisper.

cAGNOLINA wISPER
SCALATA

.. e finalmente una ‘meritata’ ancorchè difficoltosa sosta.

DUE

Ora, a me pare che nella, sulla, tuta alare, a guardare bene, la piccola Whisper non ci sia e che dunque sgambetti a terra, forse anche spaesata per l’assenza del suo padrone, e mi auguro che i nostalgici del brivido non la facciano diventare icona di un rischio che – lo dico sommessamente come va di moda oggi – non avrebbe mai scelto.

Mi rendo conto che avere una compagnia possa avere un effetto benefico ma mi chiedo quanta dose di egoismo vi sia nel costringere un essere ‘altro’ a seguirti nelle tue scelte spericolate.

Caro Daredevil, se potessi ti chiederei perché la cagnolina Whisper avrebbe dovuto condividere le tue spericolatezze e morire con te per qualcosa contrario alla sua natura guardinga di animale che del resto è comune a molto genere umano?
E, ancora, concedimi la provocazione, nel tuo zaino avresti messo tuo figlio?

Certo che no! ed io neppure esiterei sulla risposta ma ti avrei suggerito un bel peluche come quelli che accompagnano i bambini nella solitudine del sonno, nella paura dell’imprevedibile. Perchè in fondo questo eri, caro Dean, un bambino spericolato in equilibrio sul mondo.

EQUILIBRIO

(foto da LaRepubblica on line)

Esportatori di pace

I soldati avanzano , affrontano situazioni disperate, seminano terrore ma sono controllati dall’alto, passo passo, dagli ‘snipers’, i cecchini, che li proteggono. Una porzione di mondo , l’Iraq, grande e tragico affresco.
L’11 settembre è lì a giustificare nefandezze di routine che affioreranno
con gli orrori di Gantanamo.
Per non cadere nella stesura di un normale film di guerra Clint Eastwood usa lo stratagemma del doppio, della sovrapposizione di immagini, i discorsi astratti sul Bene e sul Male, sull’amore, sul destino, tutto questo in mezzo alle battaglie o del televisore spento. Il cellulare militare attaccato all’orecchio a evidenziare la dicotomia di due mondi in simultanea, l’uno soffocato dalla polvere e dai rumori della guerra e l’altro, quello edulcorato, cartolina americana, di una giovane moglie catapultata attraverso i suoni nella guerra del suo uomo: “Torna mi manchi, tuo figlio sta per nascere”. Brilla il sole.

Questo è American sniper di Clint Eastwood e sia o no un film reazionario, che fa l’occhiolino al potere guerrafondaio, irrisolto perché ondivago, ci sa davvero fare. e assolve perfettamente al suo compito. E’ ancora vitale lo sguardo dell’ottuagenario. Nessun sentimentalismo. Tutto calcolato.
Tiene inchiodati alla poltrona, con fiato sospeso ti fa entrare nella carneficina, rabbrividisci perché questa non è solo una pellicola, questo sta succedendo ogni giorno là dove il Bene arriva colonizzando con la violenza, esportando la guerra mascherata da missione di ‘peace keeping’ sotto la protezioni dei cecchini del Team 3 dei Navy SEAL, il corpo speciale della marina militare americana al cui addestramento massacrante assistiamo per tutta la prima parte del film.

Il lavaggio del cervello per produrre degli automi cui iniettano soltanto un pensiero : America, Patriottismo. Kamikaze da esportazione.
Quando, purtroppo, finisce la carica il soldatino torna un civile qualsiasi e si scopre estraneo anche a se stesso ed è allora che va in corto circuito e uccide ancora. Uccide in un raptus il reduce preda della sua follia – e in qualche modo salva Kyle dai suoi fantasmi.
Chris Kyle in effetti sembra avesse ucciso più di 160 persone una a una, freddamente anche solo per un indizio, tanto che venne soprannominato “Leggenda” o, per i miliziani iracheni , Shaiṭān Al-Ramadi : “il diavolo di Ramadi”.

Nella sua autobiografia, Kyle racconta che molte persone gli chiedessero quanti nemici avesse ucciso e lui : «La risposta fa di me di meno o di più di un uomo? Il numero non è importante per me. Vorrei solo averne uccisi di più. La Marina dice che come cecchino ho ucciso più uomini io che qualsiasi altro membro dell’esercito Americano, passato o presente. Credo sia vero».

Chris Kyle rientrato definitivamente dal servizio effettivo nel 2009 fu assassinato il 2 febbraio 2013 nel poligono di tiro da un suo ex commilitone marine che soffriva di ‘disturbo post traumatico da stress’ un gravissimo disturbo di cui soffrono molti reduci e da cui lui era riuscito a liberarsi mettendo in seguito la sua esperienza a disposizione d i altri reduci.

Chris Kyle viene ricordato come il cecchino più infallibile nella storia dell’esercito americano: era, appunto,  autorevole  membro del Team 3 dei Navy SEAL.

American sniper  è il film  basato sulla sua autobiografia ed è  interpretato da Bradley Cooper, perfetto nella parte, che ne è anche produttore.

Candidato già agli Oscar  io  dubito, dubito fortemente della capacità di giudicare obiettivamente  una tale tragedia che tocca a partire dal Vietnam l’America e il popolo americano e il suo forte senso di appartenenza.

In Iraq, nel 2003,  era presente una missione italiana e dell’ L’attentato a Nassiriya racconta Aureliano Amadei ragazzo squattrinato con velleità artistiche a cui venne realmente  chiesto di fare l’assistente per un film da girare in Iraq.  Accetta e si troverà coinvolto nell’attentato terroristico di Nasiriyya il 12 novembre, dove rimarrà ferito ma abbastanza vivo da tornare in Italia per raccontare la sua storia e girarne successivamente un film : 20 sigarette che se non avete visto vi consiglio vivamente di farlo ora.

E sia pace in terra agli uomini di buona volontà

Pensieri (s)collegati

L amore è un impegno gravoso, non inventiamoci niente.
All’inizio si va come il vento, anzi come il vento controvento ma la fatica non tarda a farsi sentire e allora serve abnegazione, forza di volontà.
Non serve la qualità del tempo, è una bugia pietosa che ci assolve, serve la quantità quella che vai a rosicchiare anche nei pochi momenti ‘morti’ che ti dedichi.
All’amore non basta più essere nominato.
‘L’amore si dimostra con i fatti’ diceva mia nonna, la generalessa piemontese tutta di un pezzo.

No, non mi sono svegliata con l’animo della filosofa, stavo solo riportando le mie riflessioni di stamattina mentre catalogavo e indirizzavo alle giuste competenze le molte telefonate di aiuto di troppe donne maltrattate. Un lavoro di volontariato  cui mi dedico da tanti anni e che sempre mi lascia svuotata dentro.

Sembra che per certe donne l’amore si identifichi nella violenza del loro uomo. Amanti prodigiose e sono puttane da punire, ma pudiche mai! No, la donna pudica ha sempre qualcosa di laido da nascondere fosse anche una sola occhiata.
Donne scendiletto ma non basta che tacciano di fronte a soprusi e angherie.
Queste donne devono essere umiliate tagliate a pezzettini come quando, bulletti alle prime armi, vivisezionavano le lucertole o appiccavano fuoco alla coda dei gatti.
Donne, animali domestici il cui vantaggio è che imparano i servizi, tutti, e alla fin fine, suvvia! se non si lamentano troppo fanno anche comodo.
Donne che una mattina decidono che quel tutto è troppo e e riscoprono nella paura la dignità e il coraggio di denunciare i loro aguzzini buttandoli giù da quel piedistallo su cui in nome dell’amore li avevano collocati.

L’amore è due soffici cuscini e la proprietà assoluta del telecomando per cambiare la propria vita.

Questa sera sono triste.

letto

foto sherazade, 2014

sound truck Satellite of Love, Milla Jovonich

mutatis mutandis

Virginia Wolf, Durante un attacco aereo a Londra.

“La notte scorsa e quella precedente i tedeschi erano sopra la nostra casa. Adesso sono tornati. È un’esperienza strana, trovarsi sdraiati al buio ad ascoltare il volo di un calabrone che in ogni momento potrebbe pungerti fatalmente. È un rumore che interrompe il fluire calmo e continuo di un pensiero sulla pace; …”

E ancora :

“Finalmente tutti i cannoni hanno smesso di sparare. Tutti i riflettori si sono spenti. Il buio naturale dell’estate ritorna. Si sentono nuovamente gli innocenti rumori della campagna, una mela cade per terra. Un gufo grida, spostandosi da un albero all’altro. E qualche parola quasi dimenticata di un vecchio scrittore inglese mi viene in mente: “I cacciatori si sono alzati in America …”. mandiamo dunque queste note frammentate ai cacciatori che si sono alzati in America, agli uomini e alle donne il cui sonno non è ancora stato interrotto dai rumori della mitragliatrice, con la speranza che vengano ripensate, generosamente e caritevolmente, e forse rimaneggiate fino a diventare qualcosa di utile.
E adesso in questa metà buia del mondo, a dormire!”

Da La Repubblica 27 luglio2014

“Razzi da Gaza dopo la tregua di Hamas. Netanyahu: “Violano il loro cessate il fuoco”
Si continua a sparare da entrambe le parti. In mattinata, la tregua approvata dallo Stato ebraico per venire incontro alle richieste della diplomazia internazionale ha retto solo per poche ore. Poco dopo le 8.30 ora locale sono risuonate in gran parte del paese le sirene che annunciavano l’arrivo di altri razzi, lanciati da Hamas.”

foto sherazade – Roma,  Parco delle Valli

Da parte mia è tutto, la notte dormiamo e salvo i tuoni di un’estate che non vuole decollare ‘la’ guerra la leggiamo e per crudele che sia  possoiamo  solo immaginarla perchè abbiamo la fortuna di essere nati, sì in un Paese dei campanelli che troppo spesso ci indigna ma sostanzialmente vivibile. Cerchiamo di essere generosi.

 

(in)giusta punizione divina pagata a caro prezzo

 

 

Più volte nelle Scritture vi è scritto delle conseguenze dell’orgoglio. Nei Proverbi 16:18-19: “la superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta. E’ meglio essere umili con i poveri che spartire la preda con i superbi”. Satana è stato cacciato dal paradiso per il suo orgoglio, (Isaia 14:12-15). Ha l’orgogliosa superbia di sfidare Dio nel voler prendere il Suo posto come regnante dell’universo. Ma Satana sarà mandato all’inferno dopo il giudizio finale di Dio. Per tutti coloro che si ribellano contro Dio non vi è altro se non distruzione, (Isaia 14:22).

e ancora:

” l’orgoglio è un male da estirpare in noi giorno per giorno perchè è come una radice che abbiamo dentro e può svilupparsi se non la tagliamo fino in fondo…”

Perchè direte voi. Già. IO ho PECCATO di orgoglio, per il mio bel sorriso ed oggi come recita l’ultimo rigo e.s.t.i.r.p.e.r.ò con gran dolore il male (che mi hanno fatto negli ultimi mesi due dei miei meravigliosi premolari e molare dell’arcata superiore sinistra!

sorriso

Ben mi sta! anche se chiedo il vostro appoggio e la vostra solidarietà (il perdono non siete abilitati a elargirlo) a partire dal primo pomeriggio.

Però timidamente mi domando ma se ” Il Grande Padre mi punisce e il dentista, previo esborso cospicuo, ripristina il danno del peccato, 5 Ave Maria e 7 Mea culpa nooo?”

my sweetest killer

Ebbene sì, ho cresciuto un killer nella mia casa e l’ho nutrito del mio amore.
E’ il fulcro dei nostri pensieri, quelli miei e di mio figlio. Siamo persino riusciti ad utilizzare per lui il linguaggio lezioso di certi genitori rincretiniti di fronte alle mirabilie dei loro pargoli.
Nessuno tra i suoi simili, e spesso tra gli umanoidi, ne eguaglia l’intelligenza, la furbizia e quella giusta dose di ‘mignotteria’ affettuosa che ti scioglie e le concedi una passeggiata anche se ti pulsano forte le tempie e sai di avere la febbre.

Il mio killer parecchi di voi lo conosco, non ancora come killer ma come dolce cagnola di jack russel che conteneva il suo dna di cane da ‘tana’ dunque veloce e feroce nello stanare e uccidere senza sbranare dai tassi alle volpi ai….topi.

Ieri sera me ne stavo paciosa, un po’ inebetita dal cibo e dalle libagioni fuori programma ma perfettamente in sintonia con la compagnia che ogni primo maggio da anni si raduna a casa mia per fave e pecorino e molto altro.

Segiovo e non seguivo un melensissimo quanto insignificante film con Antonio Banderas improbabile filantropo quando nell’arco di cinque, secondi, forse anche tre e mezzo, la poltroncina di vimini dove il killer, ignaro e spossato dai troppi giochi e dalle troppe attenzioni, dormiva esausto viene spinta di forza ruotando su se stessa da un balzo a terra, due forti crolloni di testa a ai miei piedi si materializza un topo morto stecchito le quattro zampette rosee all’aria appiattito al pavimento.
Il mio brivido di orrore ed il mio urlo sono stati altrettanto immediati.
A meno di cinque secondi per assolvere al  ‘compito’ della Sallyina hanno corrisposto  due ore di panico mio e di mio figlio sul chi avrebbe avuto più coraggio e meno ‘schifo’ a raccogliere , e come?, la carcassa che aveva le non indifferenti misure du una grossa cavia. Un topo di fogna di cui Roma, come tutte le grandi città, è infestata. La messa in opera della linea B della metrolitana ha certamente sfrattato grandi colonie di topi ora allo sbado.
Alla fine io, ho provveduto con lo scopettone a spingere l’intruso nel raccogli mondezza del giardino, gettarlo nel cestone, chiuderlo ermeticamente con doppi nodi e mio figlio solo allora ha fatto la sua pur minima parte andando a gettare tutto nel secchione in strada.

Il dubbio a quel punto era: scegliere tra“Materiali non riciclabile”, “Alimenti o altri rifiuti organici”.
Voi che avreste fatto?
Sallybacetti

Momenti di amorosi scambi

Cara amica ti scrivo (di tutto di più

Caracara,

sono stata molto ‘contropelo’ questi giorni (e ancora non mi è passata) e come mio solito mi ritraggo nel guscio per uscire solo se sollecitata. Grazie per averlo fatto.

E intanto settembre se n’è andato senza buone nuove . Sono riprese le messe cantate e le giaculatorie mentre molti coetanei e amici di Luca sono allo sbando e galleggiano sui loro sogni di carta straccia (lauree) rispondendo ai call centers o hanno accettato  contratti capestro da fame e con scadenze anche bimestrali! Già tre  dei suo gruppo più stretto sono stati licenziati. Pietro si era appena sposato ed ha un mutuo sul groppone mentre Simone senza lavoro è dovuto tornare in Sicilia dai genitori. Questi dati sulla disoccupazione e soprattutto sulla disoccupazione giovanile,  che incalzano ogni giorno – non sono per la censura, per l’affossamento – non aiutano  a scollare la sfiducia che c’è già di suo.

Ieri sono stata alla Camera dei Deputati dove hanno presentato un film su Pietro Ingrao, fuori concorso a Venezia.  Un lungo viaggio attraverso il novecento vissuto nel silenzio della sale, un centinaio di persone,  contando i parenti,  tra cui, forse, ero io tra i dieci più giovani. Un mondo fissato ad un’era che poco si discostava a quella dei dinosauri e se Lucy non fosse già stata trovata anche lei sarebbe stata lì..tu che hai condiviso con me quei momenti di grande passione e quell’ Alta febbre del fare potrai capirmi.

Sono uscita con un grande magone.

Questo il LINK  Voi non mi avete convinto

Ho il telefono a riparare per via della scheda audio ed ora utilizzo una vecchia scatoletta, dunque ti dovrai accontentare del mio pensiero amoroso e di una fotografia vecchia, non di giornata, ma con la caffettierina color del lillà mooolto trendy.   Ci sentiamo presto e magari cercherai di recuperare il tempo della crostata perduta.

Ti abbraccio con la sally-ina cuore ridente della nostra casa. Non puoi immaginare quanto mi sia salutare quell’ora abbondante al parco immersa in un verde smeraldo rigenerato dalle piogge dopo la calura, a fare sciocchi discorsi con persone di ogni tipo che ormai conosco alternativamente da tre anni. Entrare nel nostro spazio ed essere accolta da tanti musi affettuosi,  code al vento che ho visto crescere. Molte brave n(d)onne inorridirebbero a sentirmi parlare così. Chi mi ha conosciuta in altri tempi mi vedrebbe come una controfigura della mestessa che trottava a testa bassa per completare ogni giorno i tanti tasselli che messi insieme ci rendono delle wonderwomen molto women strapazzate e poco wonderabili

  I newyorchesi ? Baci

 

tempo e memoria:la storia siamo noi

“Ogni storia ha il diritto, e il dovere, di essere raccontata. Perché, se non viene raccontata, il suo destino è quello di essere dimenticata. E quando qualcosa viene dimenticato, noi tutti ci allontaniamo di un passo dalla verità.”

La chiave di Sara, è il film tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay.

Tra il 16 e il 17 luglio del 1942 a Parigi ebbe luogo il più grande rastrellamento di massa della popolazione ebraica avvenuto in Francia durante la Seconda guerra mondiale da parte della stessa polizia francese che, obbedendo alla volontà dei tedeschi, ammassò oltre tredicimila ebrei francesi e li rinchiuse per più giorni nel Velodromo d’Inverno in condizioni disumane, senza acqua, cibo e servizi igienici, in attesa di deportarli nei campi di concentramento/sterminio.

La piccola Sara di nove anni è tra questi, insieme ai suoi genitori. Porta con sé una chiave , dalla quale non si separerai mai, perché all’insaputa degli stessi genitori nell’estremo tentativo di salvarlo, ha rinchiuso in un armadio a muro il fratellino raccomandandogli di non muoversi finchè non fosse tornata lei ad aprirgli.

Oltre sessanta anni dopo Julia, una giornalista che vive a Parigi, dovendo scrivere un articolo sull’anniversario dei drammatici avvenimenti del Vél d’Hiv, s’imbatte nella storia di Sara scoprendo risvolti inaspettati che la coinvolgeranno in prima persona.

E’ una storia che si sviluppa su due binari narrativi in cui, attraverso frequenti flashback, si alternano le narrazioni delle due protagoniste, Sara, che vive di persona la tragedia della deportazione e Julia che, ricostruendo quei tragici avvenimenti pone a sé stessa e dunque a noi spettatori domande ‘scomode’ che portano a prendere coscienza di come nel silenzio dell’indifferenza ognuno di noi è complice.

Il regista Gilles Paquet-Brenner racconta l’Olocausto in modo originale, non indugiando nella ricostruzione dell’orrore dei campi di concentramento ma soffermandosi sui risvolti psicologici ed umani legati agli avvenimenti della deportazione, il bisogno di fare luce di squarciare ogni ombra che offuschi la ricerca della verità seppur dolorosa.
Regia curatissima, gli attori, tutti, molto bravi ma tra loro spicca la forza espressiva di Mélusine Mayance nei panni della piccola Sara, grazie anche a intensi primi piani sul suo musetto da topino smunto carico di drammaticità.
Non ho, volutamente, raccontato tutto per filo e per segno perché chi sarà stato invogliato a vederlo abbia intatto, al di là di questo mio resoconto sommario, il piacere di scoprire il film, sequenza dopo sequenza, emozionandosi e godendo di qualcosa di ‘speciale’ che fa bene all’anima.