Strange fruits vs Immagine

Non soffro di disturbo bipolare per cui sono allegra e prostrata allo stesso tempo. E’ che nulla intorno a me mi dice che ci sia stata una soluzione possibile per i morti ammazzati, per i disperati, per chi insegue un sogno che disegna ‘solo’ la libertà dalla paura.
Sherazadeconabbracciocircolare

 

Strange fruits vs Immagine

Abel Meeropol  scrisse con Billie Holyday  

“Strange Fruit”  seduti al  tavolino di un bar  “con ancora negli occhi la fotografia del linciaggio di due neri delle piantagioni del Sud’.

Una sera, il  giornalista Harry Levin  ascoltando  Billie Holyday cantarla, si senti improvvisamente accomunato a un generale, forte e nello stesso tempo confuso,  sentimento di impotenza dolorosa che aleggiava nella sala  e addebitò questo stato d’animo al momento storico che l’America stava vivendo: “Noi eravamo li, storditi ed incapaci di muoverci. Lei ci mise in contatto fisico con quella canzone. Nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, mentre stavamo combattendo per riportare la libertà (e la ‘democrazia’ aggiungeremmo oggi),  Billie ci stava dicendo che c’erano alcune cose incompiute con le quali l’America doveva confrontarsi.”

Nell’euforia dei primi mesi del nuovo millennio,  stilando una graduatoria sulla più bella e significativa canzone del novecento,  ilTime identificava in  “Strange fruit” di Billie Holiday  il “monumento musicale”  del secolo discostandosi nettamente  da un sondaggio a tappeto che aveva, invece, optato per “Imagine” di John  Lennon.

Io sono per “Strage fruit” e con il Time  attonita per il feroce parallelo con l’attualità (che simbolicamente mi riporta a Rosarno alla raccolta delle suoi rossi frutti, per molti unico cibo per giorni e giorni di guerriglia sanguinaria) di quelle strofe: “Gli alberi del Sud danno uno strano frutto, /Sangue sulle foglie e sangue alle radici, /Neri corpi impiccati oscillano alla brezza del Sud, /Uno strano frutto pende dai pioppi/…..Profumo di magnolie, dolce e fresco, /Poi improvviso l’odore di carne bruciata…”

E guerra sia!  Ogni giorno la scatola dei sogni fittizzi, si lascia sfuggire notizie di soldati dilaniati (i nostri eroi)  di ‘civili’, numeri grigi non meglio quantificati che fuggono o guardano muti al di là del filo di ferro che – ci vuole coraggio, – si chiama ‘campo profughi’.

Terre, città rase al suolo, nessun deodorante al profumo di magnolia a coprire il lezzo di sempre nuovi  corpi martoriati, anime senza speranza, per buona pace delle ricche democrazie e dei  (pre)potenti della terra.
http://youtu.be/tqbXOO3OiOs
 (La versione della canzone che vi propongo è di Nina Simone, una grande artista che l’ha cantata con altrettanta passione.

sherazade2011

identificava in

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Gaza, quale Dio?

Cari amici scusate se non sono molto vacanziera e se per il fine settimana condivido lo stralcio del testo giratomi da Marisa Conte.

Il nostro, il mio, è un piccolo spazio leggero ma a volte non si può proprio, neppure qui, chiamarsi fuori perchè ci viene chiesto di essere presenti, come possiamo ma presenti senza nascondere la testa nella sabbia come gli s.t.r.o.n.z.i.

“Israele sa di essere sotto l’occhio del mondo, opinione pubblica e Governi, anche quelli che, pure, lo sostengono, sempre e comunque. Può permettersi qualunque azione illegale che ad altri non è consentita ma deve far finta di non esagerare, di agire per autodifesa, alimentando, incessantemente, il mito del pericolo sempre imminente di un nuovo Olocausto per il suo Popolo.

“Come può Israele ottenere la pace, se non ha la volontà di delineare un confine e porre fine all’occupazione?”, ha detto Phillip Gordon, responsabile per il Medio Oriente della Casa Bianca.

A fine giugno, Lars Faaborg-Andersen, inviato dell’Unione Europea in Israele, ha affermato che “Gli Stati dell’UE stanno perdendo la pazienza, a causa della continua crescita di insediamenti israeliani illegali, nei Territori occupati palestinesi

E i bambini palestinesi quanto tempo hanno per trovare un rifugio (che non c’è, in quel lager che è la Striscia di Gaza), prima che cadano le bombe israeliane?

L’Olocausto palestinese si trova nei numeri.

 

In due giorni di assalto israeliano:

58 morti, saliti a 78 al momento che scrivo,
di cui 13 bambini, 7 donne e 36 vecchi
450 feriti, di cui 103 bambini, 46 donne e 283 vecchi
1033 bombardamenti di cui 144 razzi dal mare, 747 raid aerei e 142 cannoneggiamenti
312 case distrutte, 53 totalmente e 259 parzialmente

Ieri, è stata colpita la Torre dei Giornalisti, a Gaza City, e diversi di loro sono rimasti feriti. I giornalisti di RT hanno accusato Israele di terrorismo e di crimini di guerra.

Siamo alla 3^ Intifada o alla 2^ Nakba? “E’ l’insurrezione palestinese o, ancora, la pulizia etnica israeliana?
Anche se le terminologie differiscono, dalla prospettiva di Israele non c’è contraddizione tra le due; sono passi complementari verso lo stesso scopo, vale a dire un solo Stato ebraico.”.

Petizione online: http://firmiamo.it/spazio-in-rai-all-informazione-sulla-palestina#petition

AGGIORNAMENTO al 14 luglio 2014

Gaza, nuovi raid di Israele: 172 morti in 7 giorni. Razzi dal Libano e dalla Siria

Offensiva nella notte: 40 obiettivi colpiti, sale il bilancio delle vittime palestinesi. Missili sul Golan e sulla Galilea occidentale, nessun ferito. Oltre 17mila i civili che hanno abbandonato la Striscia

Cari amici vi scrivo

 

Cari tutti,
vi scrivo da Gaza,
e mi domando, vi chiedo…e spero che dall’Italia si faccia qualcosa di pubblico di diffuso per alzare l’attenzione, per denunciare, pre raccontare questi ultimi 5 giorni iniziati con la rottura della calma da parte di Israele e l’omicidio mirato (!) di un resistente, in realtà con il proposito di scatenare però quello che sembra continuare come un massacro indistinto e continuo.

Ormai i civili feriti sono certamente la maggioranza, non basta evitare le zone ” a rischio” nella striscia, come pure si fa, cadono dal cielo colpendo donne anziani e bambini e non solo feriscono ma li uccidono.

Vi invito a leggere la cronologia, e vittime (almeno 23 a quest’ora, e le modalità  su  occupiedpalestine dove trovate l’ora per ora.

Vi dico solo che al  dipartimento di cura intensiva del maggiore ospedale ieri mi hanno detto:

“non abbiamo nessun ricoverato,perchè li uccidono o sono feriti non moribondi”.
Ma come li uccidono?  Il direttore del dipartimento di pronto soccorso, dove arrivano le vittime di Gaza city,  ha visto più di una vittima decapitata dall’arma usata, come dire non più amputazioni degli  arti ma hanno regolato ad alto il tiro. o si tratta di un nuovo modello di arma?

Fatto sta che su 6 vittime, al funerale che ho visto passare, solo una aveva il viso scoperto, segno che le altre lo avevano devastato. lo stesso funerale, sabato, che qualche kilometro più in là hanno attaccato da terra.

Tutti noi non smettiamo di parlare quando sentiamo uno scoppio, ma se ci guardiamo in faccia ci diamo il numero per la giornata.
Oggi sembrava (fino a poco fa) più tranquillo in città, non avevamo sentito nulla, ma solo perchè stavano”lavorando” nella zona al nord ed il vento non portava il suono.

Che sia o no l’inizio di un nuovo attacco più intenso francamente non fa alcuna differenza: con costanza ed al ritmo di 5-10 al giorno i feriti e con il favore dell’effetto della preoccupazione spalmato sul tempo lungo, possono uccidere 150-300 persone al mese  cosi nessuno si alerta?
e mirare anche male magari ed uccidere bambini e civili?
e fare rientrare questo nella “politica” che dal almeno un mese o più consiste in attacchi quotidiani ai palestinesi di west bank e israele ai loro mezzi di sostegno, alle loro case…e ora di morti a gaza.

possiamo capire forse  che Israele sta cambiando strategia e riducendo il suo danno di immagine scegliendo questa strada dell’attacco quotidiano con diversa intensità e per ragioni che si cura di differenziare e creare ad hoc?
E che per gaza, piuttosto che un attacco come nel 2008 che provocherebbe reazioni e costerebbe di più, la adatta , solo con effetti ancor più mortali?
ma che NON c’è differenza?

Iella iella compagne/i ed amici della Palestina…ognuno nel suo, insieme e fuori dai circoli ristretti facciamo qualcosa? e iella iella arabi e palestinesi in Italia a quando prendere voce?

e magari facciamo sapere anche qui se si riesce a fare emergere questo dramma, ed  a presentare il quadro completo, non solo abbattimenti di case, ma di persone,  non solo espropri di terre e raccolti,  ma di vita quotidiana, non solo,  non solo…e dovunque mai cosi uniformente come in questo momento.. a ciascun palestinese il suo attacco, prevaricazione, usurpazione, danno permanente..cosi che si senta il sostegno e si lavori per la strada del dialogo anche interno che sembra la scelta ed è forse comunque la necessità?

salamat form Gaza

Nota – Conosco personalmente l’autrice di questa lettera che e’  profrofessoressa genetista di Genova e fa studi sull’associazione tra inquinamento da bombe e malformazioni congenite. (a noi l’amianto da industria  a loro l’industria delle bombe.

 

 

Bethlehem Christmas

 

 

CHI SONO I COLONI? Secondo il diritto internazionale la Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza sono "territori occupati" in quantoIsraele se ne e' impossessata a seguito della guerra del 1967.

E' quindi importante sottolineare che le attivita' israeliane
in Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza sono attivita' di
"COLONIZZAZIONE", cio' che stanno costruendo sono
"COLONIE", e le persone che vivono nelle colonie si chiamano
"COLONI" (che non sono necessariamente agricoltori!).

E se non fosse ancora chiaro, la stessa Corte Suprema Israeliana li chiama insediamenti (settlements) "ebraici" in quanto in essi vivono soltanto ebrei.
Il termine esatto sarebbe quindi "COLONIE EBRAICHE".

Si avvicina per noi un lungo, scintillante periodo di feste mentre laggiù
in Terra Santa continua una guerra buia entro mura e recinti dove i bambini non hanno diritto a sognare
un Santo Natale.

solo un saluto en passant

 

 

Sarei immodesta se dicessi di non esservi mancata. Vero?

Ho ripreso ieri sera con 38° (36 perceciti) possesso del patrio suolo. Adesso l’aria entra a folate da forno dalla finestra con le persiane abbassate. I pomodori del mio orto-giardino sono in piena maturazione.

Tante cose da raccontare. Le foto da scaricare tutte imbrigliate nel cellulare supersonico che ha fatto tilt nell’invio degli MMS.

Torno con un bagaglio di sofferenza e di dolore che supera, chiudendo gli occhi, le bellezze dei luoghi. Pietre, pietre ovunque, pietre antiche e macerie di ieri. Non è la stessa cosa che stare davanti alla tv all’ora di cena. La guerra ha un suo odore forte e si si sente ovunque.

Eppure i bambini giocano  (quelli israeliani con maggiore ‘tranquillità’ apparente)  le ragazze si innamorano e si sposano, fanno altri bambini, “come se”…e invece è su questa allocuzione “come se” che bisognerebbe porre una grande perchè è un errore madornale che toglie la sufficienza al grande tema della vita.

(E noi qui – (s)fortunati a leggere a puntate le ‘nefandezze’ di un figuro  senza pudore

"per Gaza" Pietro Ingrao

 

Guarda:

vedi come ostinate

tornano dal cielo le bombe fiorenti e, furenti

calano sulle strade,

spezzano corpi,

ardono case, testarde inseguono

gli stupiti fanciulli,

gridano

cantano l’inno della morte senza stancarsi mai…

Chi siete,

perché illuminate le notti, insanguinate le vie:

perché siete in ansia

perché vi serve la strage degli innocenti

e forse disperate sull’esistere

tornate a cantare la gloria

dell’uccidere di massa, affidate la pace alla morte..Voi

così senza speranza

se soltanto

l’assassinio di massa può assicuravi la vita

e sole le maledizioni e le lacrime

possono difendervi.

E non vedere, e non sperate

altra salvezza

per l’uomo e per il figlio dell’uomo

che la morte corale.

Voi che venite da un cammino di lacrime

e ora senza lume di tregua

seminate nuovo pianto innocente.

Da lontano

vi scrutiamo impotenti:

e null’altro sappiamo

che invocare da voi l’elemosina della pace.

Noi che veniamo da lette di secoli

condotte per tutte le terre infinite

di questo globo rotondo

in cui dato a noi

fu di vivere,

e sembriamo ora

solo capaci

di educarci all’indifferenza.

O scrutare allibiti.

 

Pubblicata dalL’Unità, venedì 9 gennaio 2009