Non è mai troppo tardi

“Ballate senza vergogna e sognate la vostra vita perché l’estate mette subbuglio”.

tango

…e questa esortazione grande, immaginifica, racchiude davvero tutto il senso della vita, del suo approcio attraverso la leggerezza disordinata di una vacanza fuori dalle regole quotidiane, fino ad una sregolatezza proficua che passa snche attraverso la contemplazione del mare in solitudine, il miracolo dell’alba, il sognare il proprio futuro ad occhi aperti passando dalla veglia al sonno.
Sapore di una estate da non disperdere.
ponza

Sta facendo il giro dell’Italia la lista dei compiti per le vacanze consegnata agli alunni dal professore Cesare Catà, insegnante al Liceo delle Scienze Umane “Don Bosco” di Fermo

“Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.
piedini

Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l’estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete .
la recita

Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l’estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l’anima. ..
ilsogno

Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.

danza

Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l’estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme.
profilo

Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.
tramonto-sul-mare

Fate i bravi.”

Ma questi suggerimenti, credo, debbano essere indirizzati a tutti noi, quale che sia la nostra età, la nostra estate.
Ammirazione e  gratitudine  a Cesare Catà, professore e soprattutto Maestro di vita.

E voi? che ne dite voi?

(foto di sherazade o tratte dal web)

Chi non lavora non fa l’amore?

Ho conosciuto un amico blogger oggi. Grazie della piacevolezza dello stare insieme A.

Dire che potrebbe essere mio figlio sarebbe riduttivo per entrambi, una inutile classificazione. Seduti al sole, un tramezzino e un tea caldo, l’ho ascoltato parlare, spiegare le sue ragioni. Il bisogno di stabilità e dunque di concretezza tenendo d’occhio i ‘sogni’. Già perché oggi desiderare di fare il lavoro per il quale si è studiato e si è tanto investito sembra essere diventato un sogno.

E’ venuto anche a Roma, dopo Torino e Milano, ospite di un amico, per tentare anche qui di consegnare qualche curricula. I moltissimi inviati tutti inevasi.
A causa dei gravi danni economici subiti dalla sua città, Genova, dopo l’ultima disastro la disoccupazione per così dire stabile si è estesa a oltre settemila persone in più che l’alluvione ha messo sulla strada.

Offerte ne ha ricevute, eccome. Raccapriccianti, talmente inverosimili da sembrare prese per i fondelli.
Un lavoro in una agenzia di pubblicità, ‘assunzione’ anche immediata a compenso zero, sei mesi. ‘Ok e poi mi assumete?’ ovviamente dall’altra parte c’è stato un confuso farfugliare esplicativo.
Un ‘noto’ sito internet di recensioni cinematografiche l’ha contattato perché scrivesse per loro su cinema e teatro ma poi ci sarebbero state anche delle trasferte. Retribuite? Ovviamente no.
Lavorare è a tutti gli effetti diventato un lusso.

All’indomani degli scontri a Roma, con le cariche della polizia contro il corteo dei lavoratori delle Acciaierie di Terni, donne e uomini a quel che ho visto dalle immagini abbastanza attempati che rivendicavano il diritto di conoscere la loro sorte -si parla del licenziamento di oltre cinquecento dipendenti il che significa in pratica mettere in ginocchio la città intera – . Bene oltre alle scuse che Maurizio Landini esige vengano fatte ai lavoratori feriti, io suggerirei a tutti i partecipanti al ‘summit’ della Leopolda non già di discutere tra loro sul perché e per come l’Italia sta come sta che tanto questo lo vediamo tutti e tutti avremmo altre ricette certamente meno arzigogolate, ma di sedersi a turno, Premier in testa, al tavolino di un bar con uno dei tantissimi ragazzi senza voce e ascoltassero e incentrassero le loro priorità sui ‘sogni’ di avere un lavoro (altro che choosy) retribuito, un buco di casa che permetta loro di non essere più tacciati da bamboccioni, Magari di avere o non avere una famiglia tutta loro perché, cara ministra Lorenzin, se in Italia la crescita è sotto lo zero non è certo perché ‘sti ragazzi non sanno come si fanno i bambini, non serve pagare un altra commissione che indaghi, conoscono la via! ma non sanno, poi, come e con che certezze fare crescere la prole.

L’amore lo fa eccome il 44% dei giovani disoccupati ma prendendo mille più una precauzione.

Mentre la discussione politica dentro e fuori la maggioranza si incentra sull’articolo 18 e il Jobs Act, dall’Istituto di statistica arrivano nuovi dati allarmanti.
Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni ad agosto in Italia è stato del 44,2%, in aumento di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nei dodici mesi.

./.

La fotografia è famosissima e rappresenta la pausa di un gruppo di lavoratori per lo più italiani impegnati nella costruzione di un grattacielo a New York nei primi del ‘900. Io la titolerei ‘Tra color che stan sospesi’ perchè fotografa l’oggi italiano oppure ‘Ritorno al passato’?

Amours

 

Succede ogni volta che  lasciare od essere lasciati ci faccia disperare e pensare che mai e poi mai nessuno riuscirà, o noi riusciremo, ad amare tanto.

E’ vero che per taluni, assai pochi, il primo amore dura fino alla morte Sinistramente se la dama con la falce arriva ancora in un tempo biologico ragionevole il sopravvissuto, se ha coraggio e joie de vivre, potrà sperimentare che il ‘finchè morte non vi separi’ ha una sua scadenza soggettiva che poco si accompagna con l’eternità.

Mia mamma ha avuto quattro mariti. Tutti e quattro sono morti prima di lei, o forse no, il marito americano dal quale aveva divorziato, morì qualche anno dopo di lei.

Il suo primo grande amore era un cadetto dell’ aviazione. Matrimonio da favola, carrozza con cavalli, ponte di sciabole sguainate. Pochi mesi dopo un incidente aereo  e mia mamma a vent’anni era vedova ed ebbe il tempo di laurearsi velocemente.

Il secondo marito fu anche il padre biologico di mio fratello e mio. Il matrimonio durò all’incirca quattro anni il tempo che il nobile signore che aveva sciupato una fortuna tra gioco d’azzardo e corse di cavalli, fosse cacciato dal generale mio nonno dal quale andammo a vivere in una grande casa a via Goffredo Casalis, sempre a Torino.

Poi ci fù l’uomo più bello e più tutto del mondo del quale io stessa piccolissima mi innamorai. Era un comandante dell’aereonautica militare, pilota delle frecce tricolori. A noi Tom Cruise in Top gun ce scuciva ‘n baffo. Biondo, occhi grigio cielo, un viso dai lineamenti che esprimevano forza e delicatezza. Era romano, allegro e accomodante.  Noi bambini toccavamo fisicamente questo grande amore che aleggiava.  C’era anche grande sensualità ma questo era troppo presto perchè lo capissimo.  Non abbiamo avuto la fortuna di viverlo come nostro padre che pochi anni perché in una delle tante guerre sante che si intraprendono per salvare altri popoli, in questo caso si trattava dell’ex Congo Belga, i guerriglieri buttarono giù il C119 quel vagone volante che portava medicinali. L’aereo cadde e tutti i 13 componenti dell’equipaggio vennero trucidati. Nelle bare rimasugli di corpi. Questo fu l’eccidio di Kindu di cui molti di voi ignorano.
http://www.raistoria.rai.it/articoli/leccidio-di-kindu/11214/default.aspx.

La forza di volontà e la joie de vivre a mia mamma non facevano difetto e dunque successe che dopo qualche anno si risposò, noi all’epoca abitavamo a Pisa, con un alto funzionario delle Nazioni Unite delegato momentaneamente in Italia e quando lui tornò a New York noi tutti lo seguimmo.
Cominciò così anche la mia vita americana.
Nacque mio fratello ‘piccolo’ ora alto 1,90 mia madre, inutili i dettagli qui, divorziò dopo pochi anni e tornò a Roma con il bimbo mentre mio fratello ed io decidemmo di restare a terminare studi e università nella grande villa a New City – zona residenziale subito fuori New York a cui era collegata con un grande tunnel che passava sotto il fiume Hudson- insieme ai due figli, coetanei, del nostro patrigno che nel frattempo era in missione da qualche parte in Africa.
Convivenza esilarante spesso pericolosa tra noi quattro che andavamo dai 16 ai 19 anni. Forse ne parlerò e sarà un po’ come un film horror perché a turno qualcuno si rompeva qualcosa e scorreva il sangue. Litigavamo su quasi tutto ma l’aggravante era che Alan si era innamorato di me. Mi ricordo quella volta…no, non ora.

Quattro mariti, quattro amori  finiti non in modo indolore, eppure le traversie della vita non hanno mai minato la fiducia e spento il sorriso a mia madre, la donna che sapeva vedere in tutto il lato buono, positivo, e che per me è stata determinante, per me che sono venuta fuori pessimista e con una fondamentale tendenza a lasciarmi vivere che a volte supero malamente con degli eccessi.

Succedeva che nel mio vagabondare sentimentale io prendessi una tranvata e mi ritrovassi accovacciata tra le sue braccia in lacrime.
Lei mi diceva di fermarmi di cercare meglio l’ ‘uomo giusto’ di dedicarmici.
Io le rispondevo singhiozzando: ‘Parli proprio te che ne hai avuti quattro’ e lei – ricordo – una volta mi rispose che quella era stata la sua vita ma avrebbe potuto con identica intensità amare solo  Giorgio (il giovane cadetto) per tutta la vita.

L’amore, quello che dura, è soprattutto costruzione, pazienza, sentire comune, piccoli compromessi. Ma a dispetto di tutto e degli anni io continuo a pensare che questi grandi-piccoli buoni propositi  andranno bene per molti, per tutti, ma per me la passione che piano piano impercettibilmente sedimenta sul fondo, no! non fa per me e alla fine come la farfalla tatuata sul mio polso sarò destinata a morire (sentimentalmente).
L’estate è la mia stagione.

– “Sono qui per stupirmi”- afferma Goethe.. bisogna essere ciechi o estremamente aridi se, alla vista di una farfalla non si prova gioia, fanciullesco incanto, un brivido dello stupore goethiano…..
La farfalla, infatti è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale.
È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare,
vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile.
È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno. È un simbolo dell’anima. –

(da Farfalle di Hermann Hesse)

Sebben che siamo donne (paura non abbiamo…

“Polemiche e consumatori divisi negli Stati Uniti dopo la scelta dell’azienda XY di abbigliamento di mostrare come modella, per una pubblicità di lingerie,

l’attrice 62enne Jacky O’Shaughnessy

Immagine
Dunque non sono mancate le polemiche negli Stati Uniti per tale pubblicità con tanto di didascalia enfatizzata: «Il sexy non ha una data di scadenza».
Una decisione che ha diviso e generato dibattito anche sui social networks moderni maitres à penser (non si muove foglia che web non voglia). Taluni hanno bollato l’idea come “non attraente” , altri invece hanno esaltato il messaggio lanciato dal marchio. E del restoho letto che la stessa azienda nel 2012 aveva pubblicizzato, testimonial la stessa attrice, una linea di abbigliamento
Mi domando, scusate, passata quella ‘certa età’ non esiste più moda? Tutto si deve risolvere con i pannoloni e l’attak per la dentiera?

Nella foto ‘sotto inchiesta’ si vede questa signora di 62 anni portati egregiamente posare con un reggiseno e mutandine rosse, seduta in modo rilassato, pudico, in una posa che richiama lo joga.

Gli anni di vita e le aspettative di vita si sono talmente allungate da convincere molti Stati a spostare a 67 anni l’età pensionabile, con qualche lieve variante. In Italia è così.
Per la maggioranze delle donne l’età pensionabile non è certo una passeggiata. Al momento di tirare i remi in barca e godere un po’ la vita ecco che si ritrovano per lo più a fare il secondo mestiere (gradito quanto ti pare ma impegnativo) di nonne e/o a seguire i vecchi genitori ultra ottantenni perché la vita si è allungata per tutti, nella buona e nella cattiva sorte.

Considerando che a metà dell’Ottocento Flaubert descrive Emma Bovary come una donna attraente ‘ a dispetto dei suoi trentacinque anni’ di strada ne abbiamo fatta. Oggi mediamente una donna tra i 35 e i 38 anni  (tralasciamo qui le implicazioni socio-economiche)  ha il primo figlio ed è nel pieno della sua bellezza.
A 50 anni i tabloid ne esaltano la ‘prorompente’ vitalità,  ne contano, come medaglie, la lunga serie di toy- boys (non è così per tutte, ovviamente le donne ‘normali’ non destano attenzione e dunque se non a livello di pettegolezzo di quartiere se ne sa poco). Mirabili e (invasive, aggiungo io) interventi chirurgici tirano qua e gonfiano là. Le donne con il cervello che funziona , comunque, con diete sane e palestra o movimento, davvero non dimostrano l’età anagrafica.

Per tornare alla querelle che agita l’America che non ha niente a cui pensare, tutto questo polverone si alza, per assurdo, proprio ora che, sembra al momento “a sua insaputa”,  Illary Clinton, classe 1947,  potrebbe correre per la presidenza americana evincere visto che i sondaggi la danno, ora, al 77%.

Per quel che mi riguarda, da donna libera, attenta ad alcune regole di vita sana, che con i sessant’anni deve cominciare a prendere dimestichezza, sia pure con qualche privilegio, penso che sia troppo facile strattonare la copertina dove fa comodo, soprattutto quando si tratta di criticare le donne.

Eppure,  in questo momento mi viene in mente l’allegria contagiosa della risata, dell’inconfondibile voce, dei colori sgargianti di una Sandra Milo ultraottantenne e penso che ognuna di noi può fare quel che si sente, sapendo che però servono spalle larghe perché per le donne di qualsiasi età basta un nonnulla e il dileggio l’offesa aperta riferita alla sua fisicità  è la forma più semplice, diretta e meschina per tentare di svilirla.

Pensieri a ruota libera

Oggi, era l’ora di pranzo che pranzo non è, diciamo piuttosto un momento di svago all’aria ancora tiepida e lucente che questo settembre regala a noi romani.
La città non è dinuovo caotica, poche auto, meno frenesia in giro, e se i nostri rappresentanti politici anziché arrivare in Parlamento su auto dai vetri oscurati e occhiali griffati ancor più scuri, camminassero a piedi per le strade adiacenti si renderebbero subito conto senza troppi numeri che le orbite vuote di sei negozi su dieci, in pieno centro, denunciano una crisi irreversibile, il tracollo economico della città eterna.
Ho incontrato un vecchio amico americano de Roma che avevo perso di vista da anni. No, a me del libro faccia non me ne frega niente e chi c’è c’è nella mia vita e non credo proprio a ritrovamenti pilotati, a coup de théatre alla Raffaella Carrà.
Però quest’amico mi ha fatto molto piacere ritrovarlo tant’è che si siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo ripromessi di riallacciare i ricordi di quando eravamo due scapestrati senza famiglia al seguito e vedevamo sorgere l’alba, il cielo tingersi di rosa e bianco e infine l’azzurro incredibilmente vivido del cielo che si intravedeva netto attraverso i grattacieli di Manhattan, Twin towers incluse. Due folli imbacuccati ma col tettuccio della sua Mustang abbassato anche in pieno inverno.
New York è unica anche perché io continuo a vederla con lo sguardo entusiasta di quella ‘piemontesina bella’ ventenne che atterrava dall’Italia-Italietta che cominciava a fare capolino nei film di Alberto Sordi.
E se a bruciapelo qualcuno mi chiedesse:
“…ma tu dove vorresti vivere?”
ancor più, oggi, guardando al disastro morale e politico del mio povero Paese non avrei esitazioni:
“New York, senza ombra di dubbio”.
Eppure adesso che ho oltrepassato, la metà del mio cammino , e me lo auguro perché non voglio proprio morire centenaria, ho dei ripensamenti sentimentali e so per certo che vorrò morire a Roma e ci tengo che le mie ceneri riposino nel nostro tempietto al cimitero del Verano, proprio accanto a mia mamma che fu la sola grande ragione per la quale, potendo, non mi stabilii oltre oceano.
Non sono pensieri tristi e non è mia intenzione rattristarvi.
Certamente bisogna guardare avanti ma poi, un po’ più avanti c’è anche lei.
Lei chi? My mama, of course,  ed è un bellissimo appuntamento   in qualunque modo lo si veda.

Tutti questo nasce  da un imprevedibile, inaspettato,  incontro che ha innescato non solo questi ma tanti pensieri e la prospettiva di un buon bicchiere di rosso. Salut!  e

Buon fine settimana!

?????????????????????????????

Ford Mustang

working on a dream

Il clima si fa teso nell’incertezza.
L’America va alle urne con due candidati che a sondaggi alterni sono più o meno alla pari e dunque l’esito è, potrebbe ribaltarsi, a favore dell’uno o dell’altro.
L’uno è l’attuale Presidente Barak Obama, l’altro il ricco magnate nell’ordine dei 300milioni di $, Mitt Romney.

Ricordo l’ansia e le aspettative che noi italiani ‘di sinistra’ riversammo sulla figura di Obama quattro anni fa.
Dopo l’era dei due Bush finalmente guardavamo ad un Presidente di sinistra. Ci prendevamo una rivincita morale nell’Italia berlusconiana. Obama non ha mantenuto tutte l sue promesse ma certamente in politica estera è stato un grande mediatore. Ha preso un Paese piegato da una crisi economica che si è riverberata su tutto il mondo eppure ha difeso l’istruzione pubblica, l’ambiente, la sua riforma sanitaria (stenuamente ostacolata dai repubblicani) si basa su sacrosanti criteri di giustizia sociale. Non è un caso (mal gliene incorse) che Romney abbia detto sprezzatamente che il 40% della popolazione americana è costituita da parassiti.

Avendo vissuto e studiato negli Stati Uniti, a New York, e anche dalle sensazioni che ho riportato negli anni successivi, io credo che oggi il popolo americano sia anagraficamente cambiato, si sia sensilizzato oltre alle apparenze al ‘bene comune’ e che dunque sia più vicino alle posizioni di Barak Obama che ha vinto il primo mandato a dispetto della sua razza: in parte nero e in parte bianco con il problema, quindi, di farsi accettare dai neri e dai bianchi,

Credo che una seconda chance gli sia dovuta perché a parere dei più, anche e soprattutto dei disillusi, degli scontenti, le idee e le politiche di Romney porterebbero l’America indietro di cent’anni.

Ed io mi fermo qui, non ho pretese di politologa. Amo l’America, è un bellissimo paese. Non posso non tornarci e provare ogni volta il batticuore vedendola avvicinarsi nell’atterraggio. I suoi scrittori, la sua musica, sono legati agli anni della mia formazione. In Italia c’erano i cantautori, l’inossidabile ‘molleggiato’ Celentano, io scoprivo la musica di Patti Smith e di Dylan e di quel grande istrione, bellissimo,  Bruce Springsteen “The boss”,  sdraiata sull’erba di Central park, cantavo con loro e inseguivo con lo sguardo i minuscoli scoiattolini grigi che saltavano di ramo in ramo. Il mio primo amore….omissis…eppure eccomi qui.

Come le briciole di Pollicino

Per un caro amico che se ne và alla chetichella

Trasferirmi da Monte Mario a Monte Sacro fu per me un trauma.
Si trattava di riorganizzare tutta la vita tra lavoro, scuola, soprattutto la persona che si incaricasse di prelevare il figliolo a scuola e aspettandomi fare qualcosa in casa e per cena.
Fu scelto Monte Sacro perché potendo anch’io comprare casa noi fratelli decidemmo  di avvicinarci tutti, soprattutto a nostra madre che invecchiava.
Passai da un super luminosissimo attico a un piano terra con giardino. La luminosità che nei mesi invernali non esisteva con l’abitudine è stata gradatamente compensata dalla piacevolezza del fresco del giardino e dalla sua vivibilità, una volta attrezzato e imbellito con tanti fiori, da aprile a settembre. L’appartamento e il giardino, esposti a sud-est guardano ad un ampio giardino condominiale di un altro palazzo, internamente, e dunque i rumori del traffico sostenuto di viale Jonio giungono attutiti.
Il motorino mi porta(va) al lavoro in massimo 15 minuti.
E proprio accanto c’era il Sor Renato con la sua officina per motocicli, impagabile negli anni.
Un omone nato nel ’40 con il quale ogni mattina ci scambiavamo un saluto: “Buongiooorno!” e la risposta immancabilmente era “Da mo’ che s’è fatto giorno!”.
Noi prendemmo possesso della casa a febbraio e il 31 dicembre dello stesso anno suo figlio sedicenne, Davide, tornando a casa fu investito dall’autobus e morì lo stesso giorno.
Questo fatto tragico fece da collante.
A volte arrivavo un po’ prima o ero in anticipo e mi fermavo a chiacchierare e così venivo a conoscenza di questo o quell’aneddoto e, perché no, di qualche pettegolezzo. Si può dire che fosse un po’ il gazzettino della nostra stradina, corta, stretta e a senso unico.
Quando a casa arrivò la Sally-ina di soli due mesi noi demmo le chiavi al Sor Renato e lui verso mezzogiorno la prendeva e se la portava in officina e la metteva dentro il carrello di un’apetta.
Morì mia mamma e non so come, questo non lo riesco a ricordare, gli raccontai che mia mamma pur non credente, la domenica delle Palme dava a noi figli un rametto di ulivo benedetto di cui io portavo nel portafoglio alcune foglioline.
L’anno seguente, e da allora ogni lunedì dopo la domenica delle Palme, io trovavo sul parabrezza del motorino o della macchina un rametto di ulivo benedetto. Ed io andavo ad abbracciarlo mentre lui grande e grosso si schermiva con la voce rotta dall’emozione, ognuno di noi pensando alla propria persona cara tanto lontana da essere irraggiungibile.
Anche quest’anno ho avuto il mio rametto d’ulivo ma me lo ha dato in mano burberamente perché non era riuscito a trovare la mia macchina che con la storia dei lavori della metropolitana a volte parcheggio parecchio lontana.
Ci siamo abbracciati più a lungo e per fortuna che a ridosso la strada è chiusa a occhi indiscreti…
Lunedì la serranda è restata chiusa ed io pensato a qualche incombenza.
Oggi ci sono stati i funerali e la chiesa traboccava di corone di fiori e di persone che sono restate fuori.
Al Sor Renato tutto questo sarebbe piaciuto molto e avrebbe certo trovato una delle sue frasi irriverenti da romano verace per sdrammatizzare.
Non è necessario essere “grandi”  uomini (o donne) per essere amati e ricordati ma è sufficiente lasciare come Pollicino tante bricioline che portano al cuore di chi resta.

Pubblicità progresso


E’ ora di cena e mi sono preparata il vassoio dove ho poggiato il mio piatto con mozzarella di bufala, finocchi tagliati a spicchi grossolani conditi con un filo d’olio e qualche oliva nera a contrastare tutto quel bianco. Il mio solito bicchiere di vino al quale non rinuncerei per nulla al mondo. Sono mediamente serena e sicuramente molto privilegiata.
Accendo la televisione (Che tempo che fa è un po’ una droga leggera, potremmo dire anticipatrice del Governo sobrio, negli ultimi tempi smaccatamente ‘fazioso’ ma non è questo il punto).
Pubblicità a raffica: un George pantofolaio che promuove decaffeinato, donne pantera versione peripatetica, niente pannoloni il sabato sera ma la spettacolarizzazione di visi e visi e occhi che bucano lo schermo di bambini malati e malnutriti mentre la voce e il viso mestamente sorridente di una sobria signora invita a ‘donare’ 80 centesimi.
Mi chiedo se serve davvero esibire quei bambini dietro i quali ruota tutto un lavorio fenetico alla ricerca della foto e del bambino, ‘quel’ bambino che più ‘buca’ lo schermo. Pensano davvero che qualcuno si alzi da tavola e corra a cercare una penna per segnarsi il nome dell’organizzazione o il numero del conto corrente?
Probabilmente no ma da brave persone si inteneriranno e diranno ai loro bei bimbi vagamente obesi “Mangia! Guarda…poverini…”

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale.
Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio ai piccoli gesti che compiamo ogni giorno.

Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel 2000 le Nazioni Unite sancirono che il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio fosse dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. I risultati sono ancora ben lontani.
I più importanti organismi internazionali tra cui l’ Oms con il suo recente Rapporto sulle diseguaglianze, i governi, discutono da decenni di fame e malnutrizione, ne identificano le cause, propongono soluzioni, stanziano denaro; eppure la situazione non fa che peggiorare.
Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera e per più sere “a pancia vuota” hanno superato il miliardo. Nel mondo la fame è una realtà quotidiana per una persona su sette
Ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, circa 30 milioni di bambini nascono con crescita menomata a causa della malnutrizione durante la gravidanza e muoiono prima del compimento dei cinque anni.

L’Unicef stima che un terzo dell’umanità ha meno di 18 anni e vive in gran parte in condizioni di povertà ed emarginazione.

Questi i fatti . Servono gli occhi di bambini stremati per lastricare il mondo di buone intenzioni? Io penso di NO.

nei tempi di FB

 

Per molte ragioni non ho , o meglio ho chiuso, l’ account su  FB.
E’ megafono diseducativo e senza limiti supportato dalla formazione e dalla possibilità di aderire a  ‘gruppi’ anche ‘fuori legge’.
Uno degli ultimi esempi è l’oscenità di una frase contro gli immigrati di cui “Bisognerebbe fare carne bruciata” lanciata da un – credo – consigliere della Lega subito raccolta da un altro ‘collega’; montata la collera e l’indignazione generale la frase è sparita ma un altro sasso è stato lanciato ed i suoi cerchi hanno amplificato anche questo ennesimo orrendo concetto.
A gennaio del 2008 proponevo il libro di Hannah Arendt e rileggendo i  vostri commenti che ‘prendevano nota’ del libro che non conoscevano, mi sento di ri-proporlo.

Otto Adolf Eichmann,catturato a Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele dinanzi al Tribunale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale.”

Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del “New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann e all’Olocausto.

Ne nasce un libro controverso e ‘scomodo’: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un un tutto bianco o tutto nero. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. Macellai che non esprimono  la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somiglian nella misura in cui

./.

: “Tutto ciò che è necessario/ per il trionfo del male è/ che gli uomini buoni non/ facciano niente”. (E. Burke)

./.

Ho la brutta sensazione che molti si attengano a questa citazione, purtroppo.

Il sesso degli angeli

 

 

Non credo che  dichiarare la propria omosessualità sia un fatto di semplice ipocrisia.
Il coming out cioè dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale, è un atto travagliato, spesso ritardato, a volte mai espresso, per un senso di colpa culturale,  di inadeguatezza soprattutto nei confronti dei propri cari, delle persone che per lo più concepiscono la sessualità in termini canonici (la Chiesa) o costituzionali (vedi lo scivolone di Massimo D’Alema).
Questo incivile utilizzo di  outing (rivelare senza averne diritto l’omosessualità altrui), questa gogna mediatica,  nata dalla provocazione di Aureliano Mancuso leader della comunità Gay (lanciò il sasso ed ora nasconde la mano) di denunciare, peraltro senza prove, dieci  politici del Pdl che votarono contro la legge sull’omofobia pubblicando i loro nomi su un sito internet non porta a nulla e – io credo – per le ragioni che ho detto poco sopra ma soprattutto, perché la sessualità, o meglio l’orientamento sessuale,  è un fatto privato e nulla deve avere a che fare con il ruolo che ognuno di noi è chiamato a svolgere nella società, sì, anche in parlamento in un momento tanto grave.
Certo, oggi, nel magma putrido di cui siamo circondati è difficile pensare in buona fede e scindere il pubblico dal privato ma io voglio farlo per non cadere, come dire?, nel trappolone che siamo tutti ugualmente corrotti, chi più chi meno.
Del resto vorrei levarmi un sassolino nei confronti dell’onorevole del Pd Paola Concia (promotrice della legge contro l’omofobia)  che dopo tanto pugnare per il bene comune e  aver tuonato la sua rabbia urbis et orbis, lei che cmq poteva, è subitamente conVOLATA  a  nozze con la sua Bella in Germania, segno lampante di distinzione tra chi può e chi non può permettersi certi escamotages. Anche questa è incoerenza di sinistra: andare contro le proprie leggi o, meglio, aggirarle.
Chi mi conosce sa bene quanto so’ essere draconiana nelle mie posizioni femministe eppure io sono contraria alle quote rosa che certamente faciliterebbero le donne nella società ma non educherebbero a sceglierle per qualità ma per sesso (debole e dunque da tutelare).
Pene maggiori per chi fà torto a un gay, a una donna, a un bambino a un vecchio, o brucia un immigrato meglio se nero, a un barbone?
Dati alla mano abbiamo visto che la pena di morte, ove ancora barbaramente  praticata,  non costituisce un deterrente.
Inculcare il senso di pari dignità, di pari diritti. Assumere ognuno singolarmente e a discapito delle apparenze, comportamenti onesti, questo è quello che dobbiamo imparare e non a farci giustizieri o portatori di rivalse:

 

“ah! TU non hai firmato la legge contro l’omofobia?
Allora IO denuncio la tua omosessualità”.

 

Tristissimo!  sarebbe come ammettere che ogni decisione, ogni nostra scelta è schiava delle pulsioni sessuali, e dunque andando a ritroso ecco rispuntare le attenuanti  per le donne che in quel periodo commettono reato, magari dinuovo le attenuanti previste per il  delitto d’onore, oppure imputare alla moglie o all’amante di un giudice (lei che non glie l’ha data) il rigore di una pena.