A kiss is still a kiss

 

 

You must remember this
A kiss is still a kiss
A sigh is just a sigh
The fundamental things apply
As time goes by..

NO, decisamente lui non le piaceva.
Troppo bello.
Troppo biondo.
Troppo naturalmente sicuro di sé.
Troppo di tutto, finto pensava lei.
Eppure era l’oggetto dei desideri di molte sue amiche e dunque lei finì per accettare la proposta lasciata cadere come una foglia a settembre di andare al cinema e il film non era Casablanca ma “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” un film che (a posteriori)  resta tra i suoi preferiti.
Il cinema era l’Etoile, un bel cinema nel cuore di Roma, un elegante edificio del secolo scorso, dismesso da anni per lasciare spazio prima a un sala Bingo e poi..poi?
Entrarono per tempo, luci soffuse,  poltrone rosso cardinale nelle quali  sedendosi sprofondano, lui a suo agio,  lei un po’ principessina sul pisello.
Lui poi le prende una mano, la mette tra le sue e intreccia le loro dita. Ha delle belle mani ma lei si ritrae  indispettita.
Lui nel buio la guarda e le chiede se le dispiaccia.
Jessica Rabbit sullo schermo si muove sinuosa e canta invitante¸ lei si volta verso di lui malevola e gli sibila all’orecchio:
“Certo che sì, quasi non ci conosciamo. Non ha nessun senso”.
Lui allunga l’altra mano, blocca il viso di lei e le dà un bacio sulle labbra,  indugiando.
“Credi che ci conosciamo meglio ora?”

In effetti sì.  Da quel momento lui si (tra)mutò anche per lei in uno splendido Principe e per tutto il tempo che durò il loro movimentato love affair li si poteva incrociare, un po’ ovunque a Roma, mano nella mano,  le dita intrecciate come piaceva a lui e come ora piace molto anche a lei.
Accadano tante  cose, noi stessi cambiamo. La ricetta, forse, è lasciare decantare i sentimenti, alla fine ritroveremo il sorriso nel ricordo.
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Sit tibi terra levis

 

Il 20 giugno del 2004 moriva, improvvisamente per un aneurisma all’aorta il mio carissimo amico Tom Benetollo, aveva poco più di cinquant’anni. Una bimba dai capelli del colore delle spighe del grano di giugno. Arrivava, Tom,  dalla segreteria regionale della FGCI del Veneto e successivamente trasferitosi  a Roma  fu responsabile della sezione Pace dell’ufficio Esteri del Pci. Lasciò il Partito per iscriversi all’Arci nell’1987 e ne divenne Presidente indiscusso dal ’95. Una persona bellissima, capacità di analisi unita a profonda sensibilità d’animo, altruista all’eccesso, sempre in prima file per i diritti di tutti  e soprattutto ‘lottò’ per la pace. Ci eravamo visti il  sabato mattina a una riunione ed ero stata proprio io ad insistere perchè era importante che ci fosse; scappò via quasi subito: la domenica doveva partire per una delle sue ‘missioni’ che lo portavano indifferentemente dal Social Forum di Porto Alegre ad uno sperduto angolo del mondo perché lui non trascurava mai niente e nessuno: per piccolo che fosse il problema o il puntolino sul mappamondo lui e l’Arci se ne facevano carico. Morì un anno giusto dopo mia mamma ed io ho percepito il saluto dei Compagni con lo stesso strazio,  amplificato, il cuore piccolo piccolo,   perché in quell’estremo saluto  a Tom, guardando intorno i volti rigati dalle lacrime e segnati dal dolore,  ero tornata indietro  e rivivevo e sentivo lo stesso calore e lo stesso  affetto che avevano sostenuto me e la mia famiglia. Eravamo (ancora) tutti una grande famiglia che si stringeva per farsi forza.

 

Sirene: essere, non essere?

 

 

 

 

 

Ci fù una sequenza di piccoli baci esplorativi, dolce-amari come il caramellato della  crema catalana, dei puntini di sospensione…  un  tacito appuntamento.

 Non un invito e neppure una preghiera.

 

Nel tepore sgualcito del risveglio,  gli occhi ancora chiusi, stendere le gambe, azzardare pigramente un movimento dopo la prolungata posizione fetale, le ginocchia contro parete.

  

Una gamba sopra l’altra, una lunga carezza,  cosce tornite,  pelle screziata dal sole,  il  corpo  scivola nell'abbraccio delle lenzuola.

 

Sperimentare  la solitudine .Nessun dolore.

 

 Strette,  le cosce  mutano in  superba, unica,  scintillante coda.

 

Sirena che riaffiora  bypassando la notte.

 

Come fanno  pipì le sirene?
 

 

 

 

 

Desideri

 

 

 

Anch’io un tempo amavo dondolarmi fra le betulle.
E così vorrei ancora tornare indietro a farlo.
quando son stanco di considerare, e la vita
mi pare troppo simile ad un bosco non segnato da
sentieri, e la faccia t’arde e si solletica con le ragnatele
strappate passandovi contro, e un occhio piange
per una pagliuzza entrata dalle ciglia aperte.
Vorrei andar via dal Mondo seduta stante, e poi
tornare, e cominciare da capo.
Che il Destino non mi disconosca e almeno un poco
mi conceda quel che voglio e non mi strappi di mano
la possibilità di ritornare.

La terra è il giusto posto per amare:
non so affatto come potrebbe migliorare.
Vorrei andarmene scalando una betulla, e
salire rami scuri lungo un tronco innevato, verso il cielo,
fin dove l’albero non potrebbe condurmi,
ma fosse pronto a piegare la cima e riportarmi giù.
Sarebbe bello andare ed al contempo ritornare.
Si potrebbe far di peggio che dondolarsi fra le betulle.

 

 

 

 

 

Questa è la parte finale di una lunga poesia di Robert Frost, poeta non troppo conosciuto che incontrai  (letteralmente) per caso attraverso un film abbastanza mediocre.

 

“Vorrei andarmene scalando una betulla…ma fosse pronto a piegare la cima e riportarmi giù” e ancora “Si potrebbe far peggio che dondolarsi fra le betulle.”

Vi trovo tutta un’ idea di concepire la vita in bilico col desiderio che molti di noi non hanno piu’ di sperimentare, di essere coraggiosi ed azzardare, o magari incoscienti, e arrancando tra egoismo e sopraffazione trovare stimolo e assoluzione nella certezza che  ‘dondolarsi fra le betulle’ non solo è ‘lecito’ ma ‘si potrebbe far peggio’.


Settembre, si scalano le marce e quasi a fermarsi trova pace anche il serpente impazzito della Salerno_Reggio Calabria mentre noi (alcuni di noi) non più sopraffatti dalla calda estate, di cui l’ultima è sempre stata la più insopportabilmente infocata, ci ritiriamo nei  nostri spazi interiori, e riprendiamo contatto con gli stimoli silenziosi dell’anima.

A me succede. Le prime nuvole in lontananza. Un brivido quando cala il sole. La città si ripopola.

Sorniona bussa la melanconia.
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6settembre 2010
"Si potrebbe far peggio che dondolarsi sulle betulle"
Crivellato di colpi muore un uomo 'onesto' Angelo Vassallo.

MEttettetevi in ghingheri gente di Pollica, anche noi davanti ai nostri televisori ultima generazione (o quasi) il Vostro Prmo cittadino è stato giustiziato, ma tanta 'bella 'gente in rappresentanza del n(m)ostro governo non perderà la ghiotta occasione di inquinare il vostro dolore, tuonare il suo disappunto mentre silenziosamente mescola le carte truccate, taglia e taglia le risorse, leva dignità a chi per la giustizia lavoro e si mette in prima linea.

"Si potrebbe far peggio che dondolarsi sulle betulle"


 

Maggio rose e spose

 

 

Ogni r(sp)osa una spina

Era di gennaio. Avevamo deciso di sposarci il giorno del suo compleanno, una sorta di reciproco regalo ci sembrò allora.

Ammessi soltanto i genitori, i miei fratelli e i testimoni.

Io avevo scelto per l’occasione un vestito lunguette di velluto di seta grigio chiarissimo e sopra un poncho di ciniglia viola, il mio colore. Gli invitati erano vestiti altrettanto sobriamente.

Dimenticavo un bouquet di mughetti e rose bianche che riempi di profumo la sala comunale.

Dopo la cerimonia – con imprevisto tra il comico e il tragico visto che nessuno aveva pensato alle fedi nuziali e dunque mia madre, ricordandosi che dietro Botteghe Oscure c’era il negozio di un tappezziere,  si precipitò a comperare due anelli da tenda – finalmente asciugata qualche inevitabile lacrimuccia tutti a prendere un ricco cappuccino e poi, loro via al lavoro ed io a casa ad allattare il pargolo.

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Nessuna recriminazione oggi. Proprio come nei saggi proverbi popolari, il tempo lenisce ogni cosa. Il dolore passa e in ognuno di noi la forza della sopravvivenza porta prima a rimuovere e poi, piano piano, come fosse una caramella, a rielaborare il gusto buono di quello che ci siamo lasciati alle spalle.

Se così non fosse faremmo dei masochisti e avremmo soprattutto sciupato il tempo migliore.

Vi vedo già asciugarvi le lacrime..non è il caso.

Ma??? allora tutto questo rimembrare perchè?

Perché Maggio è il mese delle rose e delle spose e

Perché ho sempre dichiarato che la mia prossima volta sarebbe stata in pompa magna: abito bianco strascicoso con damigelle in rosa antico e…poco importa se nel corso degli anni al ‘papabile’ marito non ho mai pensato, o meglio, non ho ancora pensato.

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Come bambini..

 

 

soli,  tristi, poco amati, da sempre si scelgono un amico immaginario interlocutore, alter ego, espressione di  silenzi pesanti.
Coacervo di  solitudini, desiderio di carezze.
Ecco che oggi, al di là dello spazio temporale,
Volano volteggiano si spandono
p a r o l e
medicamentose, rassicuranti, avvolgenti, fast food dell’anima
 
SMS/SOS :c6?”
 
e l’amico virtuale prende il posto dell’amico immaginario.
 
Virtuale?
Ben venga se noi, sequenze di  puntini lontani, piccoli mondi variegati, per alchimie inspiegate, ci incontriamo
 
tutti al centro di un alfabeto morse che ci unisce:
 
SMS/SOS : TVB”
( e ci sentiamo rasserenati, salvi: "TVB anch’io")
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"Perf(c)ezioni provvisorie" (*)

 

 

Grazie al cielo!

 

…quella volta che a Rapallo giocando d’anticipo la sera mi  hai lasciata, al mio margarita e sopra tante stelle  (dolce notte, quante stelle, mai le vidi in ciel sì belle, trema brilla ogni tenue favilla…) al piano-bar di fronte al mare per telefonare ai tuoi figli che ohohohlàlà erano, invece, un’altra lei.

 

…e rientrando a Roma, con voce lontana, ad una sosta in un’azienda vinicola delle Cinque terre dove comprare del buon vino per il mio compleanno, con  tempismo da  centometrista , tagliasti corto :

Scegli tu: io non ci sarò”.

 

Ci siamo incrociati l’altro giorno dopo anni e anni.

Mi hai guardata stupit(d)o:

“Non sei cambiata affatto”.

(“Tu si, imbolsito, cranio rasato alla moda che non nasconde la vera ragione, la solita eleganza stucchevole dei più:  grigio pe(i)rla senza allegria”).

 

Grazie al cielo!

(mi hai lasciata tu,  con un unico guizzo di genialità precognitiva).

 

 (*) (il titolo del post è ‘rubato’ a un commento di ranafatata)

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Notturno italiano

 

 

Oggi sono uscita ed era già buio

 

Automaticamente ho alzato gli occhi al cielo vagamente incredula per il repentino oscurasi del giorno,  e mi ha colpito quella piccola falce lucente che si stagliava nel blu cupo della sera.

 

Ora io non so dire, forse voi più di me, perché quella piccola, luminosa virgola nel cielo mi abbia  riportato indietro nel tempo ad un punto fermo, a una speranza piena di energia, alla mia incrollabile ‘militanza’,  a quella che Pietro Ingrao definì “L’alta febbre del fare”, a un partito, il ‘mio’ partito, al suo faticoso cammino, alle mete raggiunte, ai suoi inevitabili cambiamenti e – infine – alla sua totale, inarrestabile, assurda, disgregazione.

 

Senso di smarrimento.

 

Il 9 ottobre 1967 a La Higuera veniva assassinato Ernesto Che Guevara.

Morto a 39 anni , cinque figli , due mogli , guerrigliero, medico allergologo, , comandante , ex ministro, cronista … ma soprattutto RIVOLUZIONARIO. Hasta siempre comandante.  

 

E lassù uno spicchio di luna.

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Un caldo abbraccio avvolgente.

 

 

 

Sento prepotente la voglia di leggerezza.

 

Atteggio il viso a un sorriso che riesce faticoso alle mascelle.

Ricordo mia nonna che mi diceva:  “Sorridi! Passa l’angelo e dice Amen” ma io credo che il mio sorriso assomigli molto a quello di certe signore sulle quali è passata la mano del bisturi o del botulino.

 

Leggo cose che mi straniscono.

 

Vengo dileggiata da amici/nemici per via del nuovo looft che uolter ha comprato a New York, quasi che i soldini li abbia messi io.

 

Una amica carissima ha fatto in modo di tagliare tutti i ponti per una futilità e per vie traverse mi fa sapere che sta male e non sopporta il mio senso ‘materno’ (sic).

 

All right! Senso materno che per me è sempre stato semplice, spesso faticoso,  coinvolgimento nel bene e nel male delle mie amicizie. Senso materno che si esprime nel dialogo e nel cercare insieme soluzioni? Senso materno (forse troppo ingombrante) rispedito al mittente  che per me – ripeto – si identifica solo in un profondo senso dell’amicizia e persino nella conoscenza di una persona.

Strano però – mi dico – come questo giudizio, che potrebbe anche essere visto come positivo, mi turbi. Senso materno che corrisponde a un’invasione di campo? o al concetto premio/punizione, approvazione/disapprovazione?

E ancor più strano è che caratterialmente sono fondamentalmente insicura e bisognosa di conferme.

Strana la vita, che a volte gira storta, e come un buon giudizio avventato ti si ritorca contro.

 

Sento forte il bisogno di un caldo abbraccio, avvolgente, materno, e non vi è giorno che non lo rimpianga. Molto.