quanto sei bella roma

Siamo in piena campagna elettorale Roma è nell’occhio del ciclone.   Tanta monnezza concreta e morale che ci ferisce ogni giorno.

E’ difficile da romana che ci vive da quarant’anni nascondersi  che la citttà è nel (quasi) totale degrado e che tuttavia è nei luoghi più impensati che si scoprono vita, poesia e amore.

Cammino oggi in una giornata grigia ma anche qui il mio amore per Sally mi porta al parco di Talenti.  Storia semplicissima di inghippi perpetrati negli anni.  Un vastissimo terreno ai limiti di Roma-est fu ceduto dal Comune al ‘palazzinaro’ Mezzaroma (omen nomen) con l’intesa che parte di esso sarebbe stato adibito a parco la cui manutenzione sarebbe stata a suo carico. Le palazzine con appartamenti del valore di 1milione ed oltre furono prontamente costruite e vendute, il parco iniziato ma… ecco che Mezzaroma fallisce e ‘chi ha avuto ha avuto e chi ha dato …è fregato’.

Ma ecco che alla fine si può tornare a sorridere attraverso la gioia di Sally

…e un grido d’amore graffiato su di un muro

Poi chissa’ come qualcun’altro lascia una dedica in inglese più o meno  questa “Potrei raccontarti bugie ma ti dico la verità qui e ovunque andrò mi seguirà la tua ombra”.

Il sentimento c’è e cova e si esprime anche nel degrado. Cosa mai potrebbe essere questa mia Roma in un mo(n)do migliore?

A dicembre è morto Lando Fiorini. Una lunga carriera fra musica, teatro, televisione. e sempre per la difesa delle proprie radici e della romanità “che non ha nulla di coatto”

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tutto passa (Another sunrise

E allora vi dirò che non mi piace il clima che si instaura a dicembre.

Sono tra quella schiera sempre più folta a cui prende la malinconia, senza buttarla sul sociale o sul politically correst,  il desiderio di essere altrove fuori dalle luci, fuori dal buonismo, fuori dall’allegria che si fissa sulle labbra e inevitabilmente sui social.

Questa idiosincrasia mi si è andata consolidando dall’ anno che piccolina ho scoperto che  Babbo Natale non esisteva e mi sono sentita per la prima volta ingabbiata, costretta a crederci ancora per un po’ per non deludere i ‘grandi’, una costante della mia vita futura.

E così sarà di nuovo Natale e già si pensa a rifornire la dispensa , a buttar giù un menù in linea con la tradizione.

Oggi mi sono esibita in un tortino che può avere tantissime variazioni: la mia, semplicissima, con gli spinaci.

TORTINO

1 rotolo di pasta sfoglia Buitoni (non inorridite è buonissima e può essere conservata in frigo )3 etti di spinaci    /    3 uova    /    3 cucchiai di parmigiano    /    2 cucchiai di panna, sale e pepe qb.

Procedete bollendo gli spinaci, scolateli e sminuzzateli   –   in una scodella sbattete i bianche a neve, aggiungete i tuorli, il parmigiano, la panne, sale e pepe (oppure cannella o scorza di limone o noce moscata a vostro gusto)  mescolate il tutto e aggiungete infine gli spinaci mescolando il tutto.       Foderate con la pasta sfoglia (senza staccarla dalla carta forno che l’avvolgeva) una teglia rotonda da 22 cm  e versatevi  e stendete l’amalgama,  infine rimboccate all’interno la pasta in avanzo.

Ponete in formo (preriscaldato) a 180gradi per circa 30/40minuti questo dipende dal vostro tipo di forno.           A cottura ultimata sollevate il tortino con tutta  la carta forno e adagiatelo su un piatto da portata estraendo poi delicatamente la carta.

Ottimo tiepido per una cena leggera o un lunch festivo.       Socchiudete gli occhi assaporatene il gusto delicato, un sorso di Fiano di Avellino ben freddo…

Niente paura tutto passa, ecco, arriva… Another sunrise !

Another sunrise

Another sunrise

Another sunrise

Sunrise

Sunrise

Sunrise

(Il suono è accattivante, il video divertente ma ‘occhio’ il testo lo è molto meno. Il gruppo è italianissimo e l’ho scoperto in palestra : un due un due un due tre)

Oggi ha piovuto e ci siamo bagnate dunque abbracciamoci strettistrettianzistrettissimi

Piccolo mondo antico

Siamo entrati nel secondo Millennio, nell’era del 2.0.     Il mondo progredisce e nello stesso tempo resta immobile aggrovigliandosi su ‘riti’ ormai senza ragione.   Questa immagine ripresa da migliaia di smartphone ne è vergognosa testimonianza.

ImmagineDa anni a Roma lottiamo, di petizione in petizione, promesse disattese,  perché le  famose ‘ botticelle’ romane vengano abolite : pericolosissime  sia per il traffico convulso ma soprattutto per l’incolumità del poveri cavalli (molto)  spesso sfruttati  in estenuanti passeggiate trainando pesi superiori alle loro forze.

Sembra che il cavallo,  Cui un motorino ha tagliato la strada impaurendolo, aiutato a rialzarsi stia bene ma ve lo immaginate il suo peso impattare sull’ asfalto?       Non ci giurerei ma domani potremmo vedere dei beoti stranieri in cerca di romanità farlocca ridere sguaiati proprio su quella botticella trainata da ‘quel’ cavalluccio.

Noi,  esterofili importatori del nulla non potremmo introdurre i riscio’ , pochi, quanto basta per dare un senso  al nonsense di tradizioni non più proponibili?

Abbiate pazienza se non mi occupo di massimi sistemi ma partendo da un piccolo fatto auspicherei giustizia e rispetto per tutto il vivente che coabita con noi ed ha (avrebbe) gli stessi nostri diritti.

 

Pensieri collegati

” . . .Tomorrow’s rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay. “

Non sono una che piange facilmente.
Sono di ceppo sabaudo e mi hanno insegnato a tenere sotto controllo i sentimenti.
Difficilmente impreco ma vivendo a Roma qualche colorito intercalare qual voce dal sen(no) fuggita
centra il bersaglio.

Eppure oggi ho pianto perché negli anni affrancomi dall’autorità familiare ho imparato (anche) a piangere.

Ho sorriso quando ho accarezzato il volto disteso e sereno di mamma nell’ultimo saluto. Non vi è giorno che io non riviva quel momento.

Ho pianto come una stupida senza alibi questa mattina per il crescendo di ansia che si è andata accumulando.

Mi sono mossa piano nel letto ma Sally ha percepito il mio risveglio e con la delicatezza di un bulldozer di Lego mi è salita sul petto ed ha cominciato freneticamente a leccarmi. Non succede sempre.
Ha un odore ‘buono’ sally, un calore vitale, è viva ed è con me

Abbracciami e tienimi stretta mi diceva mia mamma con grande pudore. Ci stringevamo forte e restavamo silenziose. Questo era il nostro modo di darci la buonanotte poi io andavo via.

Mia madre non si scandalizzerebbe nel sentirmi dire che in Sally con il suo buongiorno ho rivissuto il suo calore . . . e piango perché oggi è un giorno così.  A volte è doloroso non essere più figlia.

Una salvifica pioggerella di tanti piccoli baci

Oscar 2014

‘Dallas Buyers Club’, di cui – mi cito, abbiate pazienza – ho parlato in un precedente post, sicuramente e il film migliore tra quelli che ho visto candidati agli Oscar.

Adesso mi vedo costretta ad ammettere che questo mio giudizio vacilla dopo ‘12 years a slave’ che li bypassa tutti, incluso l’osannato Scorsese di ‘The wolf of Wall Street’, diventando nella mia personale classifica miglior film dell’anno valendosi di due interpretazioni impeccabili come quella di Micheal Fassbender, schiavista schizzofrenico preda di crisi mistiche, (splendida forma recitativa che certo non emergeva in Shame) e Lupita Ngonyo, schiava ‘oggetto’ delle foje bestiali del padrone. Purtroppo per loro non potranno vincere l’Oscar perché si dovranno misurare con due mostri sacri come Jennifer Lawrence e Jared Leto in stato di grazia suprema. Forse potrebbe farcela, invece, Chiwetel Ejiofor nella parte del protagonista.

‘12 years a slave’ (per fortuna che si comincia sempre più a mantenere il titolo originario chè molti film stranieri vengono tradotti con formule improbabili e respingenti). Un racconto crudo/crudele basato sul romanzo autobiografico di Solomon Northup, interpretato, appunto, da un bravissimo Chiwetel Ejiofor che concorrerà all’ Oscar per il miglior attore protagonista con Leo Di Caprio ‘The wolf of Wall street, e il mio favorito Matthew Mcconaughey ‘Dallas buyers club’.

Vorrei aggiungere, qui, una mia personalissima considerazione rispetto a ‘12 years a slave’. Dopo aver visto questo film credo che ognuno di noi dovrebbe interrogarsi ancora sul concetto di ‘morale’, quella che attiene a quei valori non confutabili oggi e che sono il frutto di conquiste spesso dolorosissime operate nel tempo e non sempre e non ancora universalmente riconosciuti. Nessuna analisi può essere dogmatizzata ma soltanto analizzata, perché semplicemente non può esistere una scala di valori slegata dal momento storico in cui la si decifra. L’orrore, la violenza, la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, il tema della schiavitù viene qui riletto alla perfezione sottolineando l’ineluttabilità del ‘ruolo’ in cui, ‘bianco’ e ‘negro’ si ritrovano a misurarsi.

Solomon, nato libero cittadino nello Stato di New York (anno 1841) rapito e venduto come schiavo al Sud, improvvisamente deve fare i conti con la sua sopravvivenza di schiavo e dunque adattarsi alla bestialità del nuovo status, fingersi ignorante, non fare trapelare la sua cultura e soprattutto non lasciare trapelare di sapere leggere e scrivere.
La regia di Steve McQueen (Shame e Hunger ) con qualche lentezza, è perfetta nei silenzi e dunque inutile e fuorviante anche solo parlare di fare un paragone con Django di Tarantino, dove la spettacolarizzazione della schiavitù riconduce il film, appunto, al mo(n)do di vivere e realizzare i suoi progetti (di Tarantino!).

Che sia basato su una storia vera non importa. Nessuna morale né un finale consolatorio come ci si potrebbe aspetterebbe.

Il processo intentato da Salom Northup contro i suoi rapitori e aguzzini ha una conclusione desolante, nessun colpevole affidato alla giustizia ma una sola  grande imputata:  la Storia e fu proprio la ‘questione morale’  sullo schiavismo uno dei motivi scatenanti  che portarono  alla guerra di secessione americana e, a seguito della vittoria degli Stati dell’Unione,  lo schiavismo divenne illegale in tutti gli USA,  praticato ancora qualche anno clandestinamente   e poco dopo definitivamente abolito.

Sappiatemi dire. Non lasciatemi sola con i miei concioni.

 moderne schiavitù

Balle spaziali

Berlusconi e la rediviva Forza Italia.
Antieuropeismo spinto, attacchi alla magistratura e condanna del comunismo sono gli altri elementi chiave del fiume oratorio berlusconiano.Alla fine dell’intervento, la mozione per il ritorno a Forza Italia viene votata all’unanimità.

Il ministro Cancellieri, “Non ho mentito” ( ha ‘solo’ brigato per mandare ai domiciliari la figlia malmessa di un amico di Famiglia)
Letta conferma la fiducia. Napolitano la vede. Renzi insiste:”Se ne deve andare”.
(Ricordate la ministro Josepha Idem? Per un un quasi disguido di circa duemila euro si è dimessa quasi in punta di piedi con la correttezza degli sportivi che sbagliano. ‘Mens sana incorpore sano’ aggiungo io).

ILVA. Il Governatore pugliese Vendola su Repubblica e su Twitter parla della reazione avuta (una sonora risata) verso chi “faceva il suo mestiere” e ribadisce: “La telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida. Si ribalta la verità”. Grillo lo attacca: “È servo di Riva, non ne possiamo più di politici che non si defilano”

Il cantiere della Legge di Stabilità. Quattrocento milioni per il reddito minimo.
Il Movimento 5 Stelle e il Pd riportano all’ordine del giorno il tema del sostegno contro la povertà, che manca dalla Manovra. Firmato un emendamento che prevede 400 milioni di stanziamento. (Il disegno grillino prevede 600 euro al mese per chi non ci arriva).

CRISI (ECONOMICA) RICETTE (in) politica

Da quando il grande affabulatore, cavaliere quasi dimezzato, ci rassicurava che i ristoranti erano tutti in overbooking e la gente viveva alla grande, molte macerie sono passate sotto i ponti, ma questo non è il punto.
Nel giro di due, tre anni, da che non c’era, la crisi è squadernata sotto gli occhi di tutti noi. Peggiora a dispetto degli altalenanti proclami , delle iniezioni di speranza che caracollando, loro stessi in bilico, i due Governi che si sono succeduti, strana misticanza, tentano di fare passare.
La sfiducia è tale che un noto economista, provocatoriamente ha detto che per uscire dalla crisi economica basterebbe seguire i consigli della ‘casalinga di Voghera’ piuttosto che dare credito a manovre e decreti via via messi in atto (senza costrutto se non addirittura deleteri).
Di fatto, dopo avere ingurgitato tanta bile strattonata da questa o quella scelta politica, io mi sento molto in sintonia con codesta casalinga a suo tempo priva di inibizioni (ricordate il sussulto che scosse l’Italietta perbenista sui primi filmini soft-porno autoprodotti?) che oggi lotta come molte dal nord al sud per mettere insieme il pranzo con la cena possibilmente non un solo pasto e non a giorni alterni.
Crisi, crisi, crisi ma per fortuna che c’è la crisi perché si possono rispolverare le ricette delle nonne, riciclare gli avanzi, il pane non va sprecato, la carne meglio diminuirla. ne guadagna il colesterolo, l’eco sistema se ne avvantaggia. Torniamo tutti a pedalare mentre ricompare il vecchio mestiere di ‘ladri di biciclette’. Insomma la crisi e non un sano discernimento avrebbe l’ingrato compito di alleggerire la morsa dei problemi economici.

Che dicevo? Ah, sì, la crisi ricordata non per far salire l’amaro in bocca ma per ridare gusto a ricette passate ricordando il piacere, allora assai poco apprezzato,  di ripetere storia e geografia all’angolo del grande tavolo di marmo della cucina, la sera che cominciava a scurire i contorni della stanza e al centro del tavolo illuminato a cono  mia madre, già allora cultrice del ‘niente si spreca’ impastare  le migliori polpettine di questo mondo.

“D’accordo, ripeti tutto bene e le ultime polpettine le farai tu!”

POLPETTE di pane, funghi e ceci (dosi x 4 persone)
Gr 400 di pane raffermo, 250 ml di latte, 250 gr di ceci, 3 cipollotti, 3 uova, 2 cucchiai di parmigiano, una manciata di porcibi secchi, 2 cucchiai di pandrattato, sale e pepe q.b.
Preparazione:
Ammorbidite il pane nel latte tiepido e far rivivere in poca acqua i porcini. Tritate i cipollotti e i funghi sgocciolate i ceci e frullateli. Strizzate il pane, unite le uova, cipollotti, funghi e purea di ceci, il parmigiano, il pangrattato, sale e pepe. Amalgamate bene il composto e ponetelo in frigo per circa mezz’ora poi formate le polpette. Riscaldate l’olio e friggetele qualche minuto fino a dorarle. Sgocciolatele su carta da cucina e servitele  calde con un contorno che potrebbe essere, per esempio arrivando la stagione fredda, una bella e morbida purea di patate.
Nella versione più salutista le polpettine si possono cuocere al forno.

Ma…facciamoci del male chè in fatto di cibo ‘ce piace assaje’.