Per non dimenticare mai

Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò a Auschwitz e liberò gli stremati superstiti del campo e successivamente il 27 gennaio fu dichiarata giornata universalmente consacrata al ricordo della Shoah.
Su questo momento buio della Storia, io ho pensato di sottoporvi un piccolo elenco di film che ho visto  perché, fortunatamente, il cinema è sempre stato molto sensibile così come lo è stata la letteratura.

Kapò, Gillo Pontecorvo
Il diario di Anna Frank, George Stevens,
Il portiere di notte, Liliana Cavani
Arrivederci ragazzi, Louis Malle,
Schindler’s List, Steven Spielberg
Jona che visse nella balena. Roberto Faenza
La settima stanza, Márta Mészáros,
La vita è bella, Roberto Benigni,
La tregua, Francesco Rosi,
Train de vie, Radu Mihăileanu,
Il pianista, Roman Polanski
Il bambino con il pigiama a righe, Mark Herman,
The Reader – A voce alta, Stephen Daldry,

Inoltre, proprio in questa settimana è in programmazione un film della regista Agnieska Holland “In darkness” , che si svolge all’int(f)erno delle fogne di Praga che per circa un anno furono il rifugio di un gruppo di ebrei sopravvissuti con l’aiuto inizialmente pagato e poi gratuito di un operaio borderline polacco, Leopold Socha. A riprova della veridicità dei fatti, il nome di Socha si trova nell’elenco dei Giusti insieme, tra gli altri, a quello di Schindler.
E’ un film emozionante, che prende allo stomaco, ma è importante che sia così, perche nessuno possa dimenticare, abbia l’alibi di non sapere, via via che gli anni passano e anche i pochi superstiti – la memoria martoriata e viva che ancora ci resta – se ne vadano.

io sto con gli ippopotami

‘Tra finte liane e rocce di cartapesta, in antri umidi o recinti assolati, in stagni dove scarseggia l’acqua, in teche di plastica troppo piccole, vivono ammassati migliaia di animali selvatici Ci sono leoni, tigri, lemuri, scimpanzé, giraffe, boa, coccodrilli, cicogne, cammelli.’
In questi veri e propri lager diseducativi, sia che si chiamino zoo-safari, parchi natura, acquari, mostre faunistiche, fattorie didattiche, zoomarine, bioparchi, gli animali si trascinano in movimenti ripetitivi e nevrotici o guardano nel nulla,depressi, a volte in ‘carne’ ma  molto più spesso macilenti e sofferenti fino alla morte per mancanza di sovvenzioni.
In Italia sono 88 le strutture che hanno fatto richiesta per diventare giardini zoologici, dieci soltanto sono state autorizzate mentre le altre, a 12 anni dalla direttiva europea che doveva regolare il sistema, non sono (ancora!) a norma di legge. Un mondo di sofferenza e soprusi abbandonato a sé stesso dove tante vite sono solo questione di leggi e di direttive (disattese).

Leggevo questa raccapricciante inchiesta ieri sul mio quotidiano e diciamo che d’estate come del resto avviene all’ora di cena,  non ci facciamo mancare nulla in fatto di magoni.

Poi vado oltre, supero lo spread, faccio una gimkana intorno all’ultima caxxata di Di Pietro, e mi soffermo sulla lettera di un medico di Medici senza frontiere che ricorda come in Sudan, nel quasi totale silenzio dell’informazione, sia in atto una vera e propria catastrofe umanitaria.
In quattro campi profughi (lager a tutti gli effetti) vivono oltre 170mila persone e tra queste ogni giorno 5 bambini muoiono di infezioni gastrointestinali e respiratorie a causa delle condizioni ‘fatiscenti’ e insalubri dei luoghi dove sono costretti a vivere per sfuggire alle guerre e alle persecuzioni.

Ecco, due fatti così diversi e così simili accomunano parti del mondo tanto lontane unendole negli stenti e nella sofferenza ad opera dell’uomo.
Io sono madre e so cosa vuol dire l’ansia, se non l’angoscia, del proprio bambino che brucia per la febbre ma possiamo onestamente dire quale sofferenza sia prioritaria?
Perché dobbiamo sempre più fare i conti con la malvagità umana? Perché se chiudo gli occhi non sento il respiro della notte ma vedo scorrere immagini di un incubo reale?