Springsteen e il Natale

“You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!”

“Dancing in the Dark”, è ultima canzone scritta da Bruce Springsteen per l’album “Born in the U.S.A”, del 1984 e rimane a tutt’oggi il più grande successo commerciale .
Per l’album “Born in the U.S.A.” Springsteen aveva scritto più di 70 pezzi, ma nemmeno una con il giusto potenziale per diventare un singolo di successo.
Su dice che nell’ultimo tentativo di riuscire a scrivere pezzi che incontrassero il gradimento di un pubblico più vasto di quello dei suoi fan, Bruce scrisse in una sola notte “Dancing in the dark”, con cui vinse il suo primo Grammy.

Una canzone dicotomica nell ‘ allegria dal ritmo incalzante e il testo in sé venato da cupo pessimismo e profondo senso di stanchezza (“I ain’t nothing but tired/ Sono soltanto stanco”) ed impotenza (“I’m moving round the place, I check myself out in the mirror I wanna change my clothes my hair my face/ vago per casa, mi guardo allo specchio, vorrei cambiare i miei vestiti, i capelli, il viso” ) .

Un testo alla Luigi Tenco che nessuno si sognerebbe di cantare a gola spiegata battendo il palmo delle mani sul volante come ho fatto io oggi tornando a casa dal primo tour di avvicinamento ai doni di Natale perché, non so voi, ma per quanto adeguato ai tempi e nel rispetto della vita, chi ha bambini piccoli quale che sia la religione (la nostra famiglia si allargata ad altri Paesi e culture) il Natale rimane il momento unico, forse dell’anno, nel quale ci si riunisce e si tenta di riallacciare quel sottile filo delle emozioni.

Io vorrei sempre fuggire ma ogni anno resto per le stesse ragioni affettive di sempre e dunque rieccomi anche qui a parlare e programmare il dove e il come e il cosa regalare ai nostri otto piccoletti sotto i dieci anni avendo gia definito che il mi’ bimbo sarà quest’anno ‘il’ Babbo Natale di turno ed ed io mi sono ‘portata avanti’ con gli acquisti  . . .

sottoveste

You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!

Tutto un altro selfie

Accademia della Crusca – 2012
Definizione di selfie : fotografia scattata a sé stessi, tipicamente senza l’ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete.
…. è stata recentemente registrata come neologismo (agosto 2013) ed eletta “parola dell’anno”dagli Oxford Dictionaries.

Dizionari Zanichelli
L’autoritratto fotografico esiste da quando esiste la fotografia, ma la sua più recente incarnazione, il selfie, ha solo una decina d’anni di vita e deve la sua straordinaria fortuna all’avvento della fotocamera digitale prima e degli smartphone dopo. Grazie alla sofisticata fotocamera frontale di cui è dotato il cellulare, oggi basta un attimo per fare un autoscatto, modificarlo e postarlo su un sito di social media.

Selfie nasce da self (come self portrait) più il suffisso –ie che, come l’alternativa –y, si usa in inglese per formare parole del linguaggio infantile o comunque di registro informale con una connotazione affettuosa. Dunque biscuit diventa biccy, barbecuebarbie, drink drinkie e così via
Tanto che sulla falsariga di selfie abbiamo il legsie (selfie delle gambe), l’helfie (dei capelli) e il belfie (del fondoschiena)

Il primo selfie di tutti i tempi: l’autoritratto di Robert Cornelius (1839)
Il debutto del box camera portatile Kodak Brownie nel 1900 ha portato la tecnica dell’autoritratto fotografico a diventare una soluzione più diffusa. Il metodo era solitamente accompagnato dall’uso dello specchio e consisteva nello stabilizzare la fotocamera o su un oggetto vicino o su un treppiede mentre si inquadra tramite mirino nella parte superiore della scatola.

E se poi i nostri giovinetti presuntuosi dovessero pensare che loro è lo scettro della ‘modernità’ ebbene facile smentirli dando loro la prova provata della 13dicenne granduchessa Anastasia Nikolaevna, che , appunto, a 13 anni, è stata una delle prime adolescenti a immortalare la propria immagine utilizzando uno specchio per poi inviarla ad un amico nel 1914

Foto Anasta
e nella lettera che l’ accompagnava candidamente scriveva : “Ho scattato questa immagine di me stessa guardandomi allo specchio. E ‘stato molto difficile dal momento che le mie mani tremavano.”

Ma non c’è dubbio che la storia dei selfie debba buona parte della sua popolarità ai social network.
Nel 2013 la parola “selfie” è entrata ufficialmente nella versione online del dizionario Oxford English ed in seguito proclamata “parola dell’anno”.
Come ho detto, il suffisso –’ie’ rende una parola graziosa e mitiga l’associazione a selfish cioè “egoista” e “narcisista”,  anche nascostamente evidente nell’utilizzo di questo tipo di foto.
Farò  un parallelo, solo apparentemente un non sense, tra ‘selfie’ e ‘onanismo’ definito dalla enciclopedia Treccani :
“onanismo s. m. dal nome di Onan, personaggio biblico che, avendo sposato, secondo la legge del levirato, la vedova di suo fratello, evitò, disperdendo il suo seme mediante la pratica del coito interrotto, la nascita di figli ….. nell’uso corrente, sinon. improprio di masturbazione…in senso figurato : Compiacimento narcisistico di sé stesso…”
Allora tutto questo lungo panegirico,  neppure troppo esaustivo perché per chi fosse interessato Wichi è fonte inesauribile,  per arrivare al dunque e cioè che tra la Granduchessa e il suo selfie e il 2013 in cui venne ufficializzato il significato attuale di selfie,  in mezzo c’è dagli anni ’50 in poi lo slang non troppo forbito della gioventù americana che guardando una foto di donna più o meno svestita,  ammiccante o esplicitamente scostumata – ebbene – in tutta solitudine si faceva un selfie ! E selfie sia !

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dopo cena

foto sherazade et Sally

Un bel tipo

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Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l’uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l’amor.

La mia doccia nuova superaccessoriata vetro assolutamente trasparente che il primo momento che ci sono entrata mi sono detta che avrei dovuto, per pudicizia, lavarmi in camiciola come quell’anno di collegio dalle suore dove il bagno si faceva con la camicia da notte. Il corpo delle donne ancorchè bambine veicola le tentazioni!

Non parlo dell’Ottocento!

Penso a te e dopo anni e anni mi sono ritrovata in Corsica a rabbrividire sotto una doccia spartana con acqua gelida in un minuscolo campeggio di Ile Rousse. Penso alle tue mani insaponate che scivolavano sul mio corpo, che indugiano, sento il sapore di shampoo delle nostre lingue e vivo quell’impellente bisogno di fare l’amore. Ecco il sole di luglio, il mio compleanno, la notte in albergo e quella minuscola doccia dove soltanto l’uno dentro l’altro addossati alla parete riuscivamo a lavare il sudore di un’estate caldissima che riproducevamo all’infinito.
E poi amore, nuotate, amore, mare di sentimenti, ben attenti a non scoprirli troppo.

Seduta sul letto, difronte a te, la bocca sul tuo membro nudo mi asciugavi i capelli scompigliandoli con le mani a pettine.
Momento di pura magia e la poi la mia dabbenaggine di parlartene.
Guardandomi tra lo stralunato e il divertito  mi ha confessato che da piccolo volevi fare il parrucchiere! Ho capito che il lavoro di ingegnere nucleare doveva essere molto stressante.

Tu non eri quel tipo d’uomo che … ma certamente un ‘bel tipo’.

 

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foto sherazade 2015

scherza coi fanti (e lascia stare i santi)

 

“Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.”

Ma qui siamo nell’ambito (alto) della poesia di Neruda. Nella vita le cose vanno spesso diversamente.

Ti parlavo anch’io e il tuo tacere mi inquietava. Ti accarezzavo delicatamente e da te neppure un brivido silenzioso. Ti ho parlato, supplicato e mi sono anche arrabbiata.
“Perché?” mi dicevo “andava tutto talmente bene e tra noi perfetta sintonia.

Ho dovuto lasciarti, lo ammetto, anche sostituirti.

Oggi, finalmente dopo venti giorni e due settimane sei tornato. Mi aspettavi.

E’ stato come se il tempo non fosse mai passato.
Le incomprensioni sanate.
Ti sei accesso al mio tocco.
Ora sei di nuovo mio.
Insieme e…

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Mi piaci (anche)  quando taci…

Chiedimi se sono felice

Noi eravamo rimasti a questo

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“Vorrei essere l’acqua della doccia che fai / le lenzuola del letto dove dormirai..” Lucio Dalla

doccia

Mi Allontano, legandoli, i capelli dal viso e e lo inumidisco con abbondante acqua tiepida. L’acqua fredda o calda può avere un effetto abrasivo sulla pelle, mentre quella tiepida è delicata e non causa irritazione, chè la mia pelle è delicata come il culetto di un neonato.

lavabo

«Un impulso verso il meglio» – formula per «andare al gabinetto».
Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi, 1869/89

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Per girare la celebre scena dell’assassinio nella doccia del film “Psyco”, Hitchcock impiegò sette giorni, sottoponendo l’attrice Janet Leigh e la sua controfigura a un’ottantina di interminabili inquadrature, spesso sotto l’acqua corrente, in un’aderente tuta color carne. Si racconta che dopo di allora Janet Leigh non riuscì mai più a farsi una doccia.

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“Praticamente a tutti, mentre si stanno facendo una doccia, viene in mente un’idea. É la persona che esce dalla doccia, si asciuga e fa qualcosa a riguardo che fa la differenza.” Nolan Bushnell

“Risparmiate l’acqua, fate la doccia con un amico” chiosa Mae West (una doccia  per due, penso di rimando io)

cuori

E per concludere (ridendo un po’ di me)

nuda alla meta

“Le donne che si fanno le foto in bagno sono più foto-igieniche.”
Guido Rojetti, L’amore è un terno (che ti lascia) secco, 2014

Che ve ne pare, indendo della ritrutturazione?! lasciando perdere le mie scempiaggini.

Addio pene d’amore

C’era una volta.

 

L’estate gioca brutti scherzi, in tutti i sensi.
C’ero io che avevo vent’anni ed una storia appena iniziata con l’amico di un mio amico, di dieci anni più grande di me, che viveva a Bologna.
Ci telefonavamo moltissimo e facevamo progetti per l’estate e come stare finalmente insieme un po’ più a lungo, andando oltre i minuti contati, quei lunghi baci da apnea, quei palpeggiamenti che ci lasciavano le gambe molli e la testa svaporata.

Arriva inaspettato l’invito di una comune amica svizzera a passare da lei qualche giorno nella sua casa sopra Berna. Un posto stupendo con piscina, sauna e tanto verde intorno.

Tappa a Bologna. Viaggio notturno perfetto, arriviamo a destinazione.
G e suo marito e gran parte dei loro amici praticavano il nudismo e dunque… a mezzogiorno eccoci tutti nudi , ammettiamolo un po’ vergognosetti noi, sul prato davanti alla piscina. Uno spuntino, tuffi, tanta euforia, anche un po’ di stanchezza.

Vermi bianchi sul verde, G. avvisa soprattutto i due italiani a stare attenti a non prendere subito troppo  sole ‘ là’ anzi, ecco un caso in cui scoprirsi poco alla volta.
Il mio baldo compagno fa spallucce e impavido si espone ai raggi e si addormenta.
Alla sera alle cinque con il pisello in fiamme e vesciche di corsa al pronto soccorso di Berna dove gli viene diagnosticata una ustione grave.

Ho passato la mia prima estate d’amore a spalmare unguenti con la punta del dito e fare impacchi  a quel esserino  raggrinzito con garza e acido borico avendo come ringraziamento solo spasmi  di dolore. Una grande intimità, un vis -à –vis ravvicinato, il mio cuore da crocerossina batteva forte. La donnina che era in me alzava gli occhi al cielo e lamentava la sua sfortuna.
Dopo cinque giorni, passata la fase critica, decidemmo di riprendere la strada del ritorno .

Questa è stata la mia trepidante prima volta che non c’è stata ma che non scorderò mai.

Che ne è dei due ‘lui’? Uno a volte lo incontro quando viene a Roma, dell’altro così desiato e tanto amorevolmente curato più nessuna notizia. Penso si sia perfettamente ripreso visto che ho conosciuto anche i due pargoli.

Addio pene d’amore.

Mani di fata

Tra un acquazzone e una grandinata sono riuscita a superare la prova costume anche in virtù di una dieta abbastanza ferrea che mi ha portato a dimagrire invidiabilmente di circa 600 grammi.
Un colorito nocciolino ha tra il vedo e non vedo regalato una vernice di buona salute che ha giovato alla scollatura, su cui inciampano soprattutto sguardi maschili, e alle ‘belle spalle rubate all’agricoltura’ così come mi veniva rinfacciato ad ogni cattivo voto.
Sdraiata sul lettino al sole, trattenendo un poco il respiro, le gambe leggermente sollevate faccio la mia figura che poi per quanto soggettiva possa essere è passabile.

Qualche rotolino ci stà ma alla fine nessuno è perfetto e comunque molte donne (e anche uomini) sono infelici perché stare a dieta è uno dei castighi peggiori al mondo , sì, in quella parte opulenta e bacata del mondo che spende molti soldi per non mangiare.

Uff che pallette!
no, volevo dire polpette!
o meglio ancora :

Polpette di tonno in salsa di zucchine

Ingredienti per 4 pp: 200 gr. di tonno sgocciolato; 250 di patate lessate; 150 gr di ricotta; ! zucchina di media grandezza; 3 cucchiai di olio extravergine; un po’ di rucola, qualche foglia di menta; sale e pepe bianco.

Lessare la zucchina intera per 8 minuti, scolatela senza eliminare l’acqua di cottura e fatela intiepidire. Quindi tagliatela a tocchetti e riducetela in crema col il frullatore insieme alle foglie di menta, un po’ dell’acqua di cottura mescolandovi quindi l’olio il sale.

A parte schiacciate le patate sbucciate, mescolateci insieme il tonno spezzettato ed amalgamate bene ; aggiungete la ricotta e la rucola tagliata finemente con un pizzico di sale e pepe.

Con il composto formate tante piccole polpette rotonde da servire in un piatto di portata che a me piace sguarnito con altri contorni a parte, così come a parte sarà la salsa  di zucchine a far bella mostra in una ciotola ,diciamo, cinese!

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Un’altra variante potrebbe essere quella di passare le polpette nel pangrattato e mettere nel grill per 10 minuti. Ci sarebbe anche la versione ‘fritta’ ma meglio sorvolare. Comunque a voi scegliete come preferite.

Fidatevi, un secondo fresco, appetitoso e niente affatto pesante. Il piatto giusto per poi chiudere in bellezza con una coppetta di gelato o…no non ve lo dico, è eccessivo! Massì mi riferivo a una bella fetta di crostata di albicocche con marmellata casalinga appena fatta con poco zucchero meravigliosa anche a colazione sulle fette biscottate.

Mani di fata! Se mi ci metto ho le mani di fata.

Tanto per gradire!

Non è che alla fine nei giorni di festa si mangi più del solito. Sicuramente si mangia con più gusto e, forse – questo sì – si beve qualche bicchiere in piu, per chi beve e sennò, detto alla romana, ‘ciccia’!  semplicemente una questione di tempo, di gusto, si sta a tavola per stare insieme in santa pace e non già perché è la conclusione di una giornata magari più gravosa delle altre.

Oggi ero ospite da una coppia di amici molto cari, fraterni, e lui è un cuoco pieno di inventiva, siciliano trapiantato a Roma da sempre mantiene i gusti semplici e saporiti della sua terra.
Cose buonissime, magari cucinate per tempo in modo da stare a tavola tutti insieme.
Il mio voto massimo lo ha avuto la

Frittata di fiori di zucca
10 fiori di zucca – 6 uova – farina bianca – olio d’olica – sale e pepe.
Si puliscono con cura i fiori di zucca levando il picciolo e cercando di non rompersi, si sciacquano e si asciugano delicatamente du carta assorbente;
Il passo successivo è infarinarli ben bene e metterli a friggere con un buon dito d’olio in una padella antiaderente.
Quando i fiori di zucca sono dorati da entrambi i lati, a padella ben calda, si aggiungono le uova precedentemente sbattute con l’aggiunta si sale e pepe. Al momento opportuno si rivolta come una normale frittata e si fa cuocere ancora qualche minuto.

Sara stato il sole tiepido del mezzodì, sarà stato il buonumore, sarà stato l’ottimo Frascati freddo al punto giusto, spudoratamente ho fatto il bis.

Buona settimana e siate saggi (prendete esempio da meheheh)

pensierosa

Foto sherazade2014

Manuale d’amore

Pene d’amore

bale

Il pene dei cirripedi, sottoclasse dei crostacei, è 30 volte più lungo del loro corpo (pochi cm).
Anche le LUMACHE BANANA a dimensioni non scherzano: lunghe 20cm, hanno un pene di 18.
Il primato più assoluto lo detiene la BALENOTTERA AZZURRA : 2,5 metri, il più dotato del mondo (meditate uomini…meditate…).

Amore e morte

ragno

Della Mantide religiosa si sapeva: mangia il maschio dopo l’accoppiamento perché ha bisogno di
proteine per produrre uova… ma anche il RAGNO DALLA SCHIENA ROSSA lo fa a suo rischio perché la sua compagna durante l’amplesso si ciba del suo stomaco e lui raramente sopravvive.

Do ut des

rana

Negli abissi marini, dove trovare un partner è assai difficile, la RANA PESCATRICE quando lo trova non lo molla più. Si chiama parassitismo sessuale: il maschio si attacca permanentemente alla femmina per succhiare cibo, in cambio le fornisce la garanzia dell’accoppiamento.

 

Tutti insieme appassionatamente

serp

Il SERPENTE GIARRETTIERA  preferisce il sesso di gruppo: quando arriva una femmina fino a cento maschi le saltano addosso aggrovigliandosi a palla. Vince un solo fortunato.
In Canada la stagione degli amori di questi serpenti è addirittura diventata  un’attrazione turistica.

La vie en rose

Le SCIMMIE BONOBO  sono “macchine da sesso” e lo fanno almeno una volta al giorno, sia etero che omosessuale, lo fanno in coppia, in gruppo o da soli e per vari motivi: per salutarsi, per rilassarsi dopo una fatica o per risolvere conflitti.
Questa iperattività li rende uno dei popoli animali più pacifici (non sarà, incede, che sono semplicemente sfiniti?).

Io ballo da sola

La LUCERTOLAdi WIPTAIL, ha imparato a riprodursi da sola sviluppando le uova senza fecondazione. Tipica di alcuni rettili, dei crostacei e degli insetti, la partenogenesi è stata osservata anche in alcuni tipi di squali.
Mai tra i mammiferi (anche se le donne …).

e INFINE

cuore

 

 

 

Il vento forte dei ricordi

Ho la febbre da due giorni e sono completamente afona.

Voi direte ‘poverella’, invece no più o meno tutti quelli che mi sentono di primo acchitto mi dicono di non fare la scem(n)a perché mentre riesco a tirare fuori un ‘Pronto’  abbastanza normale poi a seconda di come è ostruito il naso o urticante la gola mi viene fuori una voce a falsetto che non ricordavo da quando mio figlio si trovava nella fase di passaggio della pubertà.

Alle solite telefonate a un certo punto ieri me ne arrivata una davvero inaspettata, impensabile anche perché nei miei ricordi la chiusura non era stata da parte mia un invito a risentirci.

Un vecchio amico di oltre trent’anni fa con il quale per arrotondare  gli spicci da studentelli, il padre era un pezzo grosso di una importante agenzia di viaggi,  facevamo  gli interpreti-accompagnatori nei pullman di stranieri che volevano visitare la costiera amalfitana con sosta a Pompei.

C. non è mai stato un adone ma non vuole dire niente ho avuto uomini decisamente meno attraenti fisicamente ma che mi piacevano un sacco.  Lui non mi è mai piaciuto, quando si dice ‘a pelle’ vuol dire proprio questo,   oltre qualche bacio rubato o concesso per sfinimento.     C.  è quello che in un momento di tira e molla, mi disse: “…almeno una volta  fallo per amicizia”.  Ci rimanemmo diversamente malissimo.

Separato e risposato, ci aveva tenuto a dirmi con una sua laureanda ‘molto bella’ (come a dire che l’unica stronza che non lo aveva preso in considerazione era stata sempre io), era definitivamente sparito.

La telefonata di ieri mi ha lasciata di stucco.

La mia voce doveva essere talmente irriconoscibile che per due volte ha ripetuto il mio nome e mi è parso comunque sollevato dalla mia  risposta affermativa. Non ci siamo detti nulla,  stavo come sto e l’ho pregato ‘eventualmente’ di richiamarmi: “No, al cellulare no perché in casa prende male”.

Stavo ripensando  alla mia totale indifferenza, in fondo perche?   Una persona che ha condiviso con me momenti divertenti, spensierati, tutto sommato una bella persona,  avrebbe potuto essere un’amicizia importante ed invece, a quanto pare, il sesso , o l’amore, negati possono condizionarne la riuscita. A volte, come i bambini, ci si impunta sul ‘Non mi piace’ ma in questo caso nessuno aveva facoltà di insistere perchè se una persona in quel senso lì non ti piace, a meno che non sia di mestiere, mica  te la devi far piacere per educazione.

Non so cosa succederà ma spero di mantenere il giusto à plombe per non ferirlo,  spero che abbia una buona vita,  anche se questa seconda affermazione è vagamente ipocrita.

Sono stati giorni di grande fermento questi. La Grecia e andata ad elezioni ed ha vinto la sinistra radicale di Alexis Tsipras.  Lo stesso giorno ci ha lasciato Demis Roussos, un cantante greco molto conosciuto in Italia e questa canzone, non mi vergogno a dirlo mi ha davvero strappato qualche lacrima, il perchè è tutta un’altra storia.