e andando a ritroso

 

Due volte all’anno soprattutto dopo l’estate dove le finestre aperte (e Sally) fanno entrare una doppia dose di polvere e foglioline che non sempre restano sul pavimento, occorre spolverare tutti i libri e soprattutto quelli della libreria in ingresso che si trova tra due fuochi: la porta di casa e la finestra che dà sul giardino.

finestrasoggiorno

libreriasalli

Per i piani che toccano il soffitto serve la scale e un aiuto,  scendendo mi piace farlo da sola ed è un’occasione per accarezzare i libri , miei e di mia madre, uno ad uno.   Di mia madre, e prima ancora di mia nonna, ecco qui

artusi

La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, scritto alla fine  dell’Ottocento da Pellegrino Artusi; è uno dei libri più importanti della cucina italiana perché è ricco di dissertazioni, lega spunti linguistici a una prosa limpida e le sue ricette diventano discorso che si snodano semplici.

Vado a cercare la ricetta degli spaghetti alla Carbonara mangiati la sera prima e  ottimamente cucinati. Pecorino o Parmigiano oppure misto o?  Trovo qui la ricetta e poi, non contenta, volendo confrontarla in rete spuntano alcune teorie sulla sua origine e ve le riporto perché forse vi piacerà conoscerle.

“La pasta alla carbonara è una delle ricette più storpiate fuori e dentro i confini italiani. La maggior parte dei ricettari non ne testimonia la presenza sino al 1930. . . .   tra le possibili versioni della sua origine, ci piace credere a una stretta parentela con gli Stati Uniti: si inizia a vederla menzionata dopo la liberazione di Roma del 1944. Forse fu proprio in quel periodo che comparve il bacon (pancetta affumicata) insieme alle buste liofilizzate di uova portate dalle truppe USA.

Ma i più nazionalisti – e romantici – non sono d’accordo. Secondo loro la carbonara sarebbe l’evoluzione del “cacio e ova”, di impronta laziale e abruzzese, e prenderebbe il nome dai boscaioli che andavano sugli Appennini a fare carbone con la legna. Di certo nessun esperto di ricette tradizionali userebbe bacon o la pancetta (entrambi ricavati dal ventre dell’animale): la vera ricetta prevede il guanciale, proprio la guancia del suino, con alta quantità di muscolo e bassa quantità di grasso pregiato.”

La ricetta originale prevede l’utilizzo del guanciale (e non della pancetta), tagliato a listarelle non troppo fini e messo a rosolare fino a che non diventa croccante.

Poi bisogna mettere in una ciotola e sbattere quattro tuorli d’uovo (per quattro persone)  un uovo intero, il pecorino grattugiato, il sale e il pepe, aggiungere il guanciale appena fatto e mettere a riposare il composto in una ciotola.

Dopo avere cotto gli spaghetti,  scolarli al dente e metterli nella ciotola con un cucchiaio di acqua di cottura,  visto che il calore della pasta appena scolata farà addensare il composto. Il tocco finale è l’aggiunta di altro pecorino grattugiato a fresco e un ulteriore pizzico di pepe che  a tutti gli effetti è ingrediente essenziale.

Personalmente sposerei la mia Carbonara esperimento riuscito!) con un vino laziale come il  Bianco Capena Siperiore Secco o se vi piace il friccicore in bocca penserei a  un Cerveteri Bianco Frizzante entrambi rigorosamente Doc. 

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Sally è già pronta con la sua ciotolina per un assaggio! Ordunque cosa aspettate?

Un abbraccio circolare e un sereno fine settimana.

(foto sherazade)

ritroviamoci

Sabato 10 maggio alle ore 14.30
Campo de Fiori, presso la statua di Giordano Bruno
primo appuntamento romano dei bloggers di WP

guarda guarda… mi pare di riconoscere…ma – impossibile! – già sta li? massì è lui e quello accanto è…aspetta…è…

mannaggia come faremo a riconoscerci? io non conosco proprio nessuno. Comunque vada un giro di autobus e torno a casa 😦

Mannò quante fisime, alla fine sarà divertente e comunque vorrei
essere una pulce sai come me la riderei, perchè in cuor nostro i
commenti li faremo e
pure tanti. Ma questo fa parte del gioco e…chissenefrega.

E’ la rete che ti irretisce, bellezza

Sull’onda delle notizie del momento ‘chi spia chi’ oppure ‘siamo tutti sotto la lemte di ingrandimento del Grande Fratello, nell’era del 2.0, avendo per inerzia cominciato a utilizzare Google + l’altra sera ho chiesto a mio fratello (che mi era stato segnalato come possibile ‘amico da conoscere’, se questo tipo di suggerimento fosse arrivato anche a lui.
Bene mi ha confermato che lui evita ogni tipo di azione che procuri dispersione, anzi lanci in rete i suoi dati.
‘Maddai – dico io – che sarà mai, cosa nascondi?’
‘Mi secca ricevere- ribatte lui – pubblicità di ogni genere nel banner della casella di posta.’
‘Dici??? Non ci ho fatto caso.’

Poi ci godiamo il nostro film d’azione di cui solo lui ed io siamo patiti estimatori e, anzi, visto che arriva il fine settimana ve lo raccomando caldissimamente e ve ne parleri più diffusamente se non mi premesse l’argomento per cui mi sono messa a scrivere.

Ho due caselle di posta su gmail una come lunadifiele2008 che utilizzo per i social, il blog e cosucce varie, ed una posta più riservata e personale.

Poco fa ho voluto controllare e su entrambe le caselle di posta compaiono nella barretta in alto direttamente sopra le e mail annunci di questo tipo:

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E a ogni pubblicità seguiva la conferma che:

“Questo annuncio è basato sulle email nella tua casella di posta e sulle informazioni del tuo account Google. ‘Impostazioni annunci’ ti consente di mantenere il pieno controllo sugli annunci che visualizzi.”

Ma la questione è che pur basandosi i presupposti ‘sulle mail nella tua casella di posta’ io a) prendo il treno rarissimamente, b) per mia enorme fortuna non ho mai fatto e tanto meno curiosamente cercato un prestito on line; c) di Compro oro ne è, purtroppo, tappezzata la città e anche volendo perché dovrei entrare in internet) ed infine d), dulcis in fundo ma comunque improbabile, nella lista delle mie priorita tutistiche non è l’ASIA ma le Galapagos che notoriamente sono un arcipelago dell’Oceano pacifico di fronte all’ Ecuador.

Dunque? Succede anche a voi la stessa cosa con questa casella di posta Google o altre?
La cosa vi disturba enormemente? E le pubblicità sono almeno pertinenti a vostre ricerche anche pregresse?
A dire il vero c’è stato un periodo che so per certo che il mio telefono (internet era agli alborissimi) era sotto controllo ma il lavoro e le persone con cui lavoravo imponevano tra l’altro che in certe occasioni fossi accompagnata dunque queste invasioni di campo mi lasciano indifferente.
“E’ la rete, bellezza” ma io non ho davvero scheletri nel mio quattro stagioni.

Buon fine settimana e…andate al cinema pensandomi benevolmente.

va in scena la felicità

“Usare Facebook rende tristi perché vi troviamo riflessa tanta altrui felicità, dalla quale gioco forza siamo tagliati fuori”.

Lo confermano molti studi e non da ultimo a questa conclusione è giunta l’Università del Michigan i cui ricercatori, tutti neuroscienziati cognitivi, hanno testato i livelli di felicità e di soddisfazione (come non chiedetemelo) su 182 volontari nell’arco di due settimane concludendo che quanto più costoro si collegavano al social network, tanto più dicevano di sentirsi tristi ed insoddisfatti della propria vita. I ricercatori hanno definito questo stato d’animo ‘fear of missing’ cioè paura di essere tagliati fuori dagli eventi sociali, e questo perché gli utenti vedono su Facebook persone che sembrano felici, che interagiscono con grande soddisfazione con il mondo esterno e dunque chi guarda sente di più il peso – anche se temporale – della propria solitudine davanti al pc, tablet o smarphone.

A seguire altre pubblicazioni sull’argomento sono arrivate dall’Università dello Utah (su 425 studenti), dalla Western Illinois University e dalla svedese Gottengorg University (oltre mille stedenti).
The University of Pennsylvania è andata al nocciolo dimostrando il fatto che online tendiamo a mostrare di noi gli aspetti positivi, ‘vincenti’, che questi, consegnati al web, creano un paradossale corto circuito: tanta felicità apparente vissuta in seconda battuta, finisce per scatenare sentimenti di frustrazione.
E del resto l’intento per cui è stato creato FB non è forse stato inizialmente quello di ‘connettere’ tra loro ricchi studenti di belle speranze e di bell’ aspetto, cioè dei vincenti? E dunque chi mai vorrebbe ‘chiedere l’amicizia’ ad uno sfigato qualsiasi?

FB il libro faccia, una grossa operazione commerciale, quotato in borsa, banco di prova dell’economia mondiale vincente, il resto polvere noiosa da nascondere sotto il tappeto buono.

It’ alright ma’ (I’m only bleeding)

(La mia curiosità mi spinse illo tempore ad iscrivermi a fb e a decidere di  cancellarmi quasi immediatamente),

Stay hundry, Stay foolish

Nel 2002, per curiosità, ho aperto il mio primo blog nel tentativo di condividere i miei stati d’animo, le mie ideuzze.
A quei primi passi risale l’amicizia con Katherine http://katherinem.splinder.com/ 
Nel tempo  altri blogger si sono uniti a noi e si sono persi per strada in una naturale selezione; erano persone a volte un po’ troppo smaccatamente saccenti ma stimolanti, altre giocavano su più binari e smascherate si sono eclissate. Alcuni giocatori si sono riproposti in altra veste. Un paio di care amiche hanno ceduto per stanchezza o per problemi famigliari ma continuiamo a sentirci via sms o, addirittura!, vederci.
Kathy ed io siamo migrate su Splinder per i disservizi del precedente server.

 
Io amo la blogsfera per il suo essere un’ agorà virtuale, luogo di scambio di opinioni anche conflittuali ma civili, ove perorare ad oltranza, senza cedere, i propri punti di vista. Del resto se si è tutti d’accordo (non contraddire per educazione ! ho letto in un commento) che gusto ci sarebbe?
 
Essere tolleranti non è mica poi tanto bello. Tollerare significa sentirsi superiori,  non accettare la diversità. Qui, in questi nostri spazi, abbiamo la grande opportunità di in(s)contrarci con tante persone diverse e lontanissime  e invece, anche inconsciamente, ci aspettiamo che siano speculari a noi, stesso approcio, stessa dialettica, oppure che tacciano garbatamente.
“Il tuo blog è il tuo spazio e dunque sarebbe maleducato dissentire, Così come non diresti ad una tua amica che la sua adorata cassapanca è uno schifo”(anche questo ho letto in un commento, a parte che tra ‘è uno schifo’ e ‘a me non piace’ ce ne corre).
Non credo sia così: il blog è il luogo cui affidiamo parte dei  nostri pensieri ed i pensieri non sono una cassapanca ma cassa di risonanza, di elaborazione di emozioni che maturano in noi e che liberaMENTE poniamo in rete per condividerne il senso.

Monomaniaci fastidiosi  che scadono anche nella violenza e nella volgarità verbale ci sono, ci sono i marpioni un po’ mano morta  da autobus  ma, o io sono estremamente fortunata perché me ne sono capitati/e pochi/e,  al dunque  premo il tastino che blocca e lì finisce.
L’ultimo vezzo  è aprire un blog chiuso a inviti “perché così tra noi si ragiona meglio” (altro commento).
Bene ma allora quella enorme potenzialità di confronto come avverrebbe?

 
Se a volte a me prende lo scoramento e la voglia di abbandonare il blog è per la ragione inversa, cioè perché i commenti sono pochi, brevi o gentilmente superficiali.
Forse che in autobus non vi è mai capitato il mezzo matto, il porcello,  la donna che strilla al cellulare, vi è mai successo che qualcuno vi urlasse “Ah booona”? oppure che qlc frenasse a due centimetri da voi? e allora? Non si esce più di casa?
 
Quando tutto è detto, io tiro innanzi e premo Pubblica a questo mio, un po’ logorroico, ultimo post.
Come avrei potuto fare con i 140 caratteri di twitter?
 
“Amo il mio spazio http://sherazade2005.splinder.com/ lì mi sento padrona, libera di dire senza i lacciuoli di questi dannati 140 caratteri qlc di completo”.
 

Una bella citazione di Steve Jobs riportata ovunque (ma perché bisogna morire per (non) sentirsi dire tante belle parole?)  è:
Stay hungry stay foolish
letteralmente: Siate affamati (del nuovo) e folli (qb per non osare)
.

 

“1984” ….

« Chi controlla il passato controlla il futuro.
Chi controlla il presente controlla il passato. »

“1984”  di  George Orwell  (1948)

Riccardo Stagliano su Repubblica online fa oggi un’analisi inquietante sull’invasione e l’utilizzo della nostra tanto sbandierata privacy incautamente  disvelata da noi medesimi quotidianamente attraverso i movimenti, i più innoqui, che facciamo nella rete.

Gli amori, il lavoro, i gusti personali. La rete non dimentica nessuna delle informazioni che le affidiamo. E conserva così la nostra identità.

A tradimento Expedia mi chiede se voglio andare in vacanza con l'ex fidanzata. Non lo dice proprio così, ma mi suggerisce il suo nome per il secondo biglietto d'aereo.

Dio perdona, Internet no. Soprattutto non dimentica niente. Ci conosce meglio di una madre, di un amico, di uno psicanalista. Ed è in grado di mettere insieme così tante tessere di quel mosaico caotico che è la vita da ricostruirlo a un livello di dettaglio impensabile nell'èra Pre-Web.”

E dunque ogni operazione che noi compiamo dal firmare una petizione al prenotare un biglietto aereo, al ricercare una strada o le iniziative delle nostra città piuttosto che in Burundi, tutte le nostre tracce vengono conservate tanto che:

“… ho chiesto alla rete di scrivere la mia biografia, non per il suo trascurabile interesse, ma per quello enorme che a redigerla sia un algoritmo. Utilizzando fonti aperte, informazioni a disposizione di tutti. Avessi interpellato i Servizi segreti avrei ottenuto un ritratto meno vivido. Provare per credere.”

“Joel Stein, un collega di Time che ha fatto lo stesso esperimento, è stato più bravo nel rinvenire tracce economiche di sé. La Alliance Data, società di marketing digitale, sa che è un ebreo di 39 anni, con laurea e stipendio da oltre 125 mila dollari. Che ne spende in media 25 per ogni acquisto online ma il 10 ottobre 2010 ne ha sborsati 180 per biancheria intima…”

Quando ero piccola si diceva “Attenta che la Madonnina dal cielo ti guarda.” ma poi (occhio! mica son Matusalemme io!),  è subentrata l’era del web e per noi che ci leggiamo, anche  blog, fb, twitter lasciano tracce dei nostri passagi e dei nostri interessi e dunque è diventato impossibile rientrare nell’anonimato tuttavia potremmo avere maggiori accorgimenti, fermo restando che quel che è fatto è fatto. 

Che valenza può dunque avere lo spauracchio agitato da taluno(i) e riferito alle sole localizzazioni e/o intercettazioni telefoniche, quando di noi tutto si sa in ogni singolo momento di ogni singola giornata perchè noi, come Pollicino ad ogni passo lasciamo tante bricioline per farci (ri)trovare?

Ma io sono anche un po' malignetta e vi pongo una domandina la cui risposta andrà a rimpinguare le notizie su di voi nella rete e siate sinceri:

"Cosa apprezzate di voi e cosa invece non vi piace?"
(Io? mi riconosco la capacità di ascoltare e il valore primario che dò all'amicizia, per contro NON dimentico, e posso anche arrivare a mettere il bastone tra le ruote)