Accoglienza

A come… Amore è  la risposta immediata.  Eppure oggi piu’ che mai un’altra parola include l’amore  ed è Accoglienza.

Roma è una città  accogliente?  Me lo chiedo spesso guardando il via vai di rom o zingari o ‘homeless’ (inglesismo che nel suo nulla scolora l’effetto)  quali che siano,  diseredati , che spingono carrozzine sgangherate ricolme di tutti gli ‘avanzi’ dei cassonetti.

Se mi passate il paragone questa povera gente imperscrutabile che fruga ai margini dei  marciapiedi e semina scompiglio anche dove scompiglio già c’è fa da parafulmine ai disservizi di una Roma allo sbando dove immaginare  un’altra Olimpiade è semplice paradosso.

Italiani brava gente? ( non la pensa così lo storico Angelo Del Boca) Io credo che lo siano per la stragrande maggioranza a dispetto di allarmismi di ogni genere. Certamente sbalorditi dalla politica ondivaga dove il tutto di ieri diventa il niente di oggi e domani chissà.

Accoglienza.  Joussef.

Joussef è un ragazzo senegalese alto e dall’espressione gentile che più o meno dai primi di dicembre cappello in mano salutava davanti al supermercato. Ho visto persone volutamente accodarsi  nell’uscire pur di non trovarselo davanti ma ho visto anche per lo più anziani lasciare una piccola manciata di monetine.

Che fosse senegalese si capiva dall’altezza e dai lineamenti del viso. Abbiamo cominciato a parlare sopratutto di musica e lui è rimasto molto sorpreso che io conoscessi bene sia la musica che l’impegno politico di Youssou ‘N’ Dour Ambasciatore per i diritti umani all’Onu e ,credo, attualmente ancora ministro della Cultura in Senegal.

Poi nei giorni ho preso l’abitudine fermandomi al bar di fronte al supermercato di lasciargli il caffelatte pagato perchè immaginavo che per lui le priorità fossero altre.

Ed eccomi sabato mattina al bar, sporta capiente, pronta alla spesa settimanale. Vado alla cassa per pagare e la cassiera mi dice che il cappuccino mi è stasto offerto e alla mia espressione interrogativa aggiunge:
“Signora, è da parte del ‘ragaszzo di colore’, è partito ed ha detto di ringraziarla”.

Grazie di cosa? e mentre lo scrivo mi emoziono ancora.

Accoglienza è un caffellatte caldo.

 

Sesso e amore

 

“L’amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande”.   Woody Allen

UNO A 17 punti = GINNICO
“Per voi il sesso è la migliore ginnastica che esista. E’ l’unico “sport” che vi dà intense emozioni senza comportare rischi (del tipo parapendio, rafting..)
Nella vostra concezione di benessere il fisico è predominante: quando il corpo è soddisfatto lo è anche la mente…”

“Il sesso è l’arte di controllare  la mancanza di controllo” P. Coelho

TRA 18 e 33 punti = BENEFICO

“Il sesso per voi è un meraviglioso modo di tenervi in forma: è una ginnastica che tuttavia deve coinvolgere anche lo spirito Infatti la forma fisica che sognate è uno stato di grazie che fonda corpo e spirito pur non disdegnando un corroborante piacere.”
(risisi evvisa il corroborante piacere: una seduta di palestrina e una sdraiata (?) tutta sesso).

“La differenza tra l’amore e il sesso è che il sesso allevia le tensioni e l’amore le provoca.” Woody Allen

OLTRE 33 punti = MAGICO

“L’erotismo per voi è un gioco sottile, uno scambio complicato. Non siete portati a pensare che tenga fisicamente in forma e non credete abbia un ruolo nel benessere, mentre siete certi che una buona intesa sessuale sia segno di benessere di coppia.”

 

“Dunque il sesso come fonte di vita e la vita come riproduzione dell’armonia. Il gesto sessuale, come gesto di creazione dove non ci si impiglia, come da noi, in nascite o aborti, ma dove in un punto si celebra il senso del cielo, della terra e delle diecimila cose che in composta armonia abitano il cielo e la terra. Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? Il gesto dell’uomo crea armonia o disarmonia nell’universo e il nostro sesso, da gesto che compone, può diventare dissolvenza non tanto di noi, ma del cosmo che non ci ignora.”    Umberto Galimberti

Un bel peluche

“Le persone spesso credono che io non abbia paura, ma è facile osservare nelle foto che precedono i miei salti le forti emozioni che provo mentre calcolo i rischi”.
Così ci teneva a sottolineare i suoi stati d’animo Dean Potter, tra gli atleti di sport estremi più famosi d’America.
Noto come Daredevil, dal nome del celebre personaggio Marvel – Dean Potter è morto qualche giorno fa durante la sua ultima impresa: il lancio con la tuta alare dal promontorio di Taft Point (2.286 metri d’altezza) che si affaccia sulla Yosemite Valley, in California.

Tuta alare

Insieme a lui, in molte delle sue imprese, la sua cagnolina Whisper.

cAGNOLINA wISPER
SCALATA

.. e finalmente una ‘meritata’ ancorchè difficoltosa sosta.

DUE

Ora, a me pare che nella, sulla, tuta alare, a guardare bene, la piccola Whisper non ci sia e che dunque sgambetti a terra, forse anche spaesata per l’assenza del suo padrone, e mi auguro che i nostalgici del brivido non la facciano diventare icona di un rischio che – lo dico sommessamente come va di moda oggi – non avrebbe mai scelto.

Mi rendo conto che avere una compagnia possa avere un effetto benefico ma mi chiedo quanta dose di egoismo vi sia nel costringere un essere ‘altro’ a seguirti nelle tue scelte spericolate.

Caro Daredevil, se potessi ti chiederei perché la cagnolina Whisper avrebbe dovuto condividere le tue spericolatezze e morire con te per qualcosa contrario alla sua natura guardinga di animale che del resto è comune a molto genere umano?
E, ancora, concedimi la provocazione, nel tuo zaino avresti messo tuo figlio?

Certo che no! ed io neppure esiterei sulla risposta ma ti avrei suggerito un bel peluche come quelli che accompagnano i bambini nella solitudine del sonno, nella paura dell’imprevedibile. Perchè in fondo questo eri, caro Dean, un bambino spericolato in equilibrio sul mondo.

EQUILIBRIO

(foto da LaRepubblica on line)

Donne (dagli occhi grandi)

“La zia Daniela s’innamorò come s’innamorano sempre le donne intelligenti: come un’idiota “.

“Io non ti amavo per la tua intelligenza», disse la zia Clemencia con un sorriso. «Però smettesti di amarmi per la mia idiozia», disse lui.”

“La gente fatica a sopportare la felicità altrui”, le disse Cubillas per consolarla. “E se la felicità viene da ciò che sembra una buona intesa con qualcun altro, allora è decisamente insopportabile”.

Angeles Mastretta – Donne dagli occhi grandi

Vorrei dedicarvi questo bel libro che parla di donne nel giorno che, come altre ricorrenze, cerchiamo di sottolineare a volte con dubbio clamore.
Una ‘festa’ che dovrebbe segnare sempre nuovi traguardi ma che basterebbe insegnasse e mantenesse con forza un comportamento che ritengo basilare (e tutto il resto a seguire) : il rispetto, nel rispetto non tanto della parità ma della differenza. Rispetto della differenza che significa non omologazione a un modello altro da noi.

Torniamo al libro che racchiude una serie di racconti molto brevi di un universo al femminile dove le donne sono protagoniste a tutto campo.
C’è l’amante, la moglie, la bambina, la nonna, la sognatrice, la disillusa, la pazza, l’insicura, la lavoratrice, la ricca, la viaggiatrice.
Lottano, piangono, si scoraggiano, ridono, amano, tradiscono, muoiono in quel vortice che è la vita.
Donne per le quali “l’amicizia tra uomini e donne è un bene imperdonabile”,
donne che hanno “un tale subbuglio nel cuore” che per ventilarlo lasciano le porte aperte, “così che chiunque poteva entrare e chiedere affetto e favori senza neppure bussare”,
donne che danno baci “di quelli che le donne innamorate regalano perché non sanno più dove metterli”,
donne che prima di morire scrivono sul loro diario “Credo che l’amore, come l’eternità, sia un’ambizione. Una bella ambizione degli esseri umani”.
Donne dagli occhi grandi.

Buon 8 marzo care amiche e cari amici, un abbraccio.

come nelle epoche remote

Figli dell’epoca
Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.
Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.
Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

Il componimento è tratto dalla raccolta Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska, Adhelphi Edizioni, 1998

Non è indispensabile essere ‘dentro’ alla politica o chiamarsene fuori, per capire che la vita che tutti viviamo è “un problema politico” :
“…Basta che tu sia petrolio, mangime arricchito o materiale riciclabile…”
indicano che tutto in noi ha una valenza politica che ci chiede di porci con consapevolezza di fronte ai problemi della vita, alle sue contraddizioni, di farci delle domande, di confutarle e alla fine di scegliere e quale che sia la nostra scelta essa “è” una scelta politica.

Wislawa Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è una poetessa che amo molto e che ho scoperto troppo tardi . Negli anni quaranta la pubblicazione di un suo primo volume venne rifiutata per motivi ideologici: il libro, che avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1949, non superò la censura in quanto «non possedeva i requisitisocialisti». La sua prima poesia, Szukam słowa (Cerco una parola), fu pubblicata nel marzo 1945.
E morta nel febbraio del 2012 lasciandoci le sue bellissime poesie, lucide e attuali , senza ‘fronzoli’ come quella che ho scelto oggi.
Wislawa Szymborska è cresciuta negli anni della seconda guerra mondiale, ha lavorato e si è dovuta piegare per anni al socialismo, per poi prenderne le distanze negli anni successivi.
Nel 1996 ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà”.
Wislawa Szymborska non è una poetessa che si studia a scuola penso anche che passato il clamore del Nobel – quasi sconosciuta, come spesso accade soprattutto se si è donna – sia stata nuovamente ‘riposta sullo scaffale. Ed è un vero peccato.

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Dimenticavo, ovvero WP ha saltato: è un uscita una biografia  su Wislawa Szymborska Cianfrusaglie del passato ad opera di Anna Bikonr e joanna Szczesna, Adelphi editore.

Don’t give up

mai di domenica.
Scelgo giorni improbabili e sempre all’ora di pranzo perché a Roma, per chi non lavora il pranzo resta un rito e chi lavora scappa e fugge.

Sono andata a Ikea. Non sono una patita né di Ikea né tantomeno di quel formicaio brulicante di formiche rosse fameliche pronte a mordere sia quel che sia purchè con il massimo sconto

Nella strada obbligata per l’uscita mi sono fermata dubbiosa davanti al menù della tavola calda quando mi sento interpellare da un signore vestito in modo ‘dignitoso’ molto avanti con gli anni che sorridendo mi chiede se può invitarmi a mangiare qualcosa con lui.

Ci sono circostanze nelle quali mi è difficile svicolare e nello stesso tempo l’istinto non si mette in allerta. Dunque non alzo il mento e non assumo l’atteggiamento che sottende ‘Ma chi t’ha cercato’ detto alla romana.
Guardo dinuovo questo signore e gentilmente, ma in modo incerto, gli dico che non avevo intenzione di fermarmi e che preferivo andare a casa direttamente. Eppure non mi sembrava neppure che lui stesse chiedendomi implicitamente che fossi io a offrire…

E’ bastata la mia esitazione perché lui mi spiazzasse dicendomi che era chiaro che sarei stata sua ospite e comunque gli avrei fatto un ‘regalo’ ‘prezioso’ accettando perché era stanco di cercare in quella bolgia l’antidoto alla sua solitudine che si risolveva sempre con un pasto alla tavola calda.

Vada per un’insalata. In mezz’ora ho avuto tante ragioni per vergognarmi.Allo staff politico al completo e senza fanfare farebbe bene andare e sentire conretamente la mille realtà, la quotidianità di solitudine e ‘soglia di povertà’ in cui cadono troppe persone. Ma son tutti nati ricchi e si sono scordati, vergognadosi, delle loro origini neppure troppo lontane?
Un ex insegnate di scuole medie, 85 anni portati molto bene, sua moglie che poi era tutta la sua famiglia morta l’anno scorso.
Il professore passa le giornate tra libri e ricordi e come terapia si costringe ad andare tra la gente convinto che questo sia anche un modo per non isolarsi troppo. Pranza solo ma oggi era l’anniversario della morte della moglie ed io gli ero parsa una ‘signora davvero perbene’.

Ha pagato assolutamente lui il conto. Ci siamo abbracciati senza scambiarci i numeri di telefono.
Ho pranzato con uno sconosciuto. Tutto è finito com’era iniziato nella falsa illusione di un luogo non luogo.

Forse ho fatto male. Doveva finire diversamente?
Voi cosa avreste fatto?

Smiles & The bridge series

No, non è che io mi sia rincoglionita. Non credetelo, oppure sì.
E’ che quando ero giovane, più giovane, ero arrabbiata con tutto e sbranavo il tempo. Non quello dedicato al lavoro o a mio figlio. No, parlo del mio tempo interiore quello che a rotazione era corroso dal mio odio. Mi ci sono voluti anni per capirlo. MI è servito anche l’aiuto di una brava psicoterapeuta.
Lei mi ha insegnato a guardarmi con tenerezza, a non pretendere di essere sempre perfetta preparata al giudizio degli altri.
Lei ha valorizzato il mio pianto permettendomi di farlo uscire allo scoperto.
Lei mi ha fatto scoprire il valore terapeutico del sorriso, almeno un sorriso al giorno poco per volta sono diventata una dispensatrice di sorrisi perché anche se la vita resta difficile, è vero, basta aprire gli occhi e non è impossibile trovare tra le pieghe di una giornata ‘no’ un piccolo refolo di speranza, un altro sorriso che incrociamo, o che ci viene strappato come pochi minuti fa dalla telefonata che, inaspettata, mi ha fatto di mia cognata per chiedermi come stavo invitandomi a pranzo domani.
Ed io naturalmente ora sto molto meglio, anzi bene.

Continuo quindi a vedermi la 10 puntata della seconda serie di The Bridge che mi prende tantissimo e, sempre per tornare dove il dente (non) duole, a godermi quel bel tocco che è Demián Bichir mentre altri si rifaranno lo spirito con l’algida bellezza di Diane Kruger ottima a sottolineare , mi ripeto, la rude bellezza del mio detective messicano Marco Ruiz.
Altro sorriso, ma questa volta è il vostro! Tenetelo da conto.

Amours

 

Succede ogni volta che  lasciare od essere lasciati ci faccia disperare e pensare che mai e poi mai nessuno riuscirà, o noi riusciremo, ad amare tanto.

E’ vero che per taluni, assai pochi, il primo amore dura fino alla morte Sinistramente se la dama con la falce arriva ancora in un tempo biologico ragionevole il sopravvissuto, se ha coraggio e joie de vivre, potrà sperimentare che il ‘finchè morte non vi separi’ ha una sua scadenza soggettiva che poco si accompagna con l’eternità.

Mia mamma ha avuto quattro mariti. Tutti e quattro sono morti prima di lei, o forse no, il marito americano dal quale aveva divorziato, morì qualche anno dopo di lei.

Il suo primo grande amore era un cadetto dell’ aviazione. Matrimonio da favola, carrozza con cavalli, ponte di sciabole sguainate. Pochi mesi dopo un incidente aereo  e mia mamma a vent’anni era vedova ed ebbe il tempo di laurearsi velocemente.

Il secondo marito fu anche il padre biologico di mio fratello e mio. Il matrimonio durò all’incirca quattro anni il tempo che il nobile signore che aveva sciupato una fortuna tra gioco d’azzardo e corse di cavalli, fosse cacciato dal generale mio nonno dal quale andammo a vivere in una grande casa a via Goffredo Casalis, sempre a Torino.

Poi ci fù l’uomo più bello e più tutto del mondo del quale io stessa piccolissima mi innamorai. Era un comandante dell’aereonautica militare, pilota delle frecce tricolori. A noi Tom Cruise in Top gun ce scuciva ‘n baffo. Biondo, occhi grigio cielo, un viso dai lineamenti che esprimevano forza e delicatezza. Era romano, allegro e accomodante.  Noi bambini toccavamo fisicamente questo grande amore che aleggiava.  C’era anche grande sensualità ma questo era troppo presto perchè lo capissimo.  Non abbiamo avuto la fortuna di viverlo come nostro padre che pochi anni perché in una delle tante guerre sante che si intraprendono per salvare altri popoli, in questo caso si trattava dell’ex Congo Belga, i guerriglieri buttarono giù il C119 quel vagone volante che portava medicinali. L’aereo cadde e tutti i 13 componenti dell’equipaggio vennero trucidati. Nelle bare rimasugli di corpi. Questo fu l’eccidio di Kindu di cui molti di voi ignorano.
http://www.raistoria.rai.it/articoli/leccidio-di-kindu/11214/default.aspx.

La forza di volontà e la joie de vivre a mia mamma non facevano difetto e dunque successe che dopo qualche anno si risposò, noi all’epoca abitavamo a Pisa, con un alto funzionario delle Nazioni Unite delegato momentaneamente in Italia e quando lui tornò a New York noi tutti lo seguimmo.
Cominciò così anche la mia vita americana.
Nacque mio fratello ‘piccolo’ ora alto 1,90 mia madre, inutili i dettagli qui, divorziò dopo pochi anni e tornò a Roma con il bimbo mentre mio fratello ed io decidemmo di restare a terminare studi e università nella grande villa a New City – zona residenziale subito fuori New York a cui era collegata con un grande tunnel che passava sotto il fiume Hudson- insieme ai due figli, coetanei, del nostro patrigno che nel frattempo era in missione da qualche parte in Africa.
Convivenza esilarante spesso pericolosa tra noi quattro che andavamo dai 16 ai 19 anni. Forse ne parlerò e sarà un po’ come un film horror perché a turno qualcuno si rompeva qualcosa e scorreva il sangue. Litigavamo su quasi tutto ma l’aggravante era che Alan si era innamorato di me. Mi ricordo quella volta…no, non ora.

Quattro mariti, quattro amori  finiti non in modo indolore, eppure le traversie della vita non hanno mai minato la fiducia e spento il sorriso a mia madre, la donna che sapeva vedere in tutto il lato buono, positivo, e che per me è stata determinante, per me che sono venuta fuori pessimista e con una fondamentale tendenza a lasciarmi vivere che a volte supero malamente con degli eccessi.

Succedeva che nel mio vagabondare sentimentale io prendessi una tranvata e mi ritrovassi accovacciata tra le sue braccia in lacrime.
Lei mi diceva di fermarmi di cercare meglio l’ ‘uomo giusto’ di dedicarmici.
Io le rispondevo singhiozzando: ‘Parli proprio te che ne hai avuti quattro’ e lei – ricordo – una volta mi rispose che quella era stata la sua vita ma avrebbe potuto con identica intensità amare solo  Giorgio (il giovane cadetto) per tutta la vita.

L’amore, quello che dura, è soprattutto costruzione, pazienza, sentire comune, piccoli compromessi. Ma a dispetto di tutto e degli anni io continuo a pensare che questi grandi-piccoli buoni propositi  andranno bene per molti, per tutti, ma per me la passione che piano piano impercettibilmente sedimenta sul fondo, no! non fa per me e alla fine come la farfalla tatuata sul mio polso sarò destinata a morire (sentimentalmente).
L’estate è la mia stagione.

– “Sono qui per stupirmi”- afferma Goethe.. bisogna essere ciechi o estremamente aridi se, alla vista di una farfalla non si prova gioia, fanciullesco incanto, un brivido dello stupore goethiano…..
La farfalla, infatti è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale.
È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare,
vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile.
È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno. È un simbolo dell’anima. –

(da Farfalle di Hermann Hesse)

Provare per c (r) edere

Chiariamo subito che non sono una cuoca né come mia nonna, madama torinese,  dalla cucina accurata che si avvicina abbastanza a quella dei cugini francesi, né immaginifica come mia madre che senza preavviso improvvisava una cena per noi e le nostre appendici con ingredienti basilari mischiati, a volte rischiosamente, ad arte.  Rimpiango l’allegria che metteva in ogni cosa e alla fine ogni cosa, la vita le ha dato ragione, tornava al meglio.

Era talmente bella e leggera, non leggiadra,  mia madre che mia nonno scherzando diceva ‘La Rondine! elle est volage’ intendendo con questo un po’ capricciosa e mutevole, ma nessuna donna ha avuto al momento giusto i piedi così ben piantati in terra come lei.

E’ vero che io parlo spesso di lei, poco rispetto alle volte che mi viene in mente, ma questa volta c’è una sua ricetta che trent’anni fa  appariva  un po’ un suo azzardo  e che oggi, au contrair, molti chéf propongono sia come dessert che come intermezzo soprattutto in uno  di quei pranzi che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Ve ne trasmetto la versione ‘elaborata’ ove gli ingredienti nn necessariamente sono frigorifero.

Condire le arance con olio e sale credo faccia parte della cultura siciliana o calabrese  la versione ‘elaborata’ è opera di mia madre.

Insalata di arance rosse alla melagrana x 4 persone

 

4 arance rosse, 1 melagrana, un rametto di rosmarino, circa 10 olive snocciolate sott’olio, olio extravergine, sale e pepe bianco.

–         Sbucciare  2 arance togliendo bene la pellicola bianca e affettatele;

–         Aprire la melagrana e raccogliere tutti i chicchi in un colino e schiacciarli raccogliendone il succo e versarlo sulle arance precedentemente tagliate mettendole a marinare al fresco per circa un’ora:

–         Staccare le foglie del rosmarino e farle rosolare nell’olio bollente aggiungervi  poi le olive per qualche minuto;

–         Tagliare e affettare le rimanenti due arance

–         Mescolatele delicatamente con quelle precedentemente marinate aggiungete il rosmarino e le olice ed infine condite con olio (poco) sale e pepe.

Ricordate! Per le arance questo è il periodo migliore,  un melograno lo si trova ancora, e in balcone un rametto di rosmarino ‘deve’ esserci.

Buon fine settimana e sappiatemi dire.

Provare   per   c (r) edere.

Merry xmass

AUGURISSIMISSIMI
“Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio.Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami.

Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalarti un ultimo desiderio.”

(Gabriel Garcia Marquez)