Piccolo mondo antico

Siamo entrati nel secondo Millennio, nell’era del 2.0.     Il mondo progredisce e nello stesso tempo resta immobile aggrovigliandosi su ‘riti’ ormai senza ragione.   Questa immagine ripresa da migliaia di smartphone ne è vergognosa testimonianza.

ImmagineDa anni a Roma lottiamo, di petizione in petizione, promesse disattese,  perché le  famose ‘ botticelle’ romane vengano abolite : pericolosissime  sia per il traffico convulso ma soprattutto per l’incolumità del poveri cavalli (molto)  spesso sfruttati  in estenuanti passeggiate trainando pesi superiori alle loro forze.

Sembra che il cavallo,  Cui un motorino ha tagliato la strada impaurendolo, aiutato a rialzarsi stia bene ma ve lo immaginate il suo peso impattare sull’ asfalto?       Non ci giurerei ma domani potremmo vedere dei beoti stranieri in cerca di romanità farlocca ridere sguaiati proprio su quella botticella trainata da ‘quel’ cavalluccio.

Noi,  esterofili importatori del nulla non potremmo introdurre i riscio’ , pochi, quanto basta per dare un senso  al nonsense di tradizioni non più proponibili?

Abbiate pazienza se non mi occupo di massimi sistemi ma partendo da un piccolo fatto auspicherei giustizia e rispetto per tutto il vivente che coabita con noi ed ha (avrebbe) gli stessi nostri diritti.

 

112

Roma,    Di atrocità inimmaginabile gli ultimi istanti di Sara Di Pietrantonio, 22 anni,  bruciata viva dall’ex fidanzato,  nonostante  il  tentativo di sfuggirgli chiedendo  aiuto sul ciglio di via della Magliana a Roma.   Passano almeno due macchine e lei cerca di fermarle .

“Ci sono persone che sono passate, che hanno visto la ragazza che chiedeva aiuto. Almeno due macchine, forse anche di più. Chi passava non ha capito quello che stava accadendo e temeva per la propria incolumità visto che non capiva esattamente cosa stava accadendo”,  così è stato chiarito dagli inquirenti che aggiungono:

“Se qualcuno si fosse fermato, oggi Sara sarebbe viva”.

Due  automobilisti identificati dalle telecamere e interrogati hanno dichiarato di non avere notato nulla di strano.

Una donna che nella notte chiede aiuto non è ‘nulla di strano’? E se la vedevano sul ciglio della strada  riversa avrebbero pensato che dormiva? E loro, adesso che sanno, dormiranno il sonno dei giusti?

Io non voglio tornare a sciorinare i dati sul femminicidio, in Italia e nel mondo perchè fermarsi ‘solo’ a quelle che muoiono è fuorviante e alimenterebbe statistiche in continua evoluzione negativa.  Non voglio puntare il dito su questi uomini violenti che uccidono come bambini che rompono un giocattolo presi dall’ira o dalla noia.

Io voglio puntare il dito contro l’indifferenza generale di tanti benpensanti, Gente ‘perbene’, che di fronte ad una situazione quanto meno anomala -non perde due secondi per  fare  il numero unico per le emergenze: il 112  che ha inglobato  il 113 (Polizia di Stato), 115 (Vigili del Fuoco) e 118 (soccorso sanitario).

Una telefonata salva la vita.

Sit tibi terra levis, Sara.

Sa(n)remo migliori..

A mare si gioca

Si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia

A mare si gioca
si gioca!

Ci sono bambini che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare.

Non ho visto e da tanti anni non vedo Sanremo perchè non ne condivido il senso e tutto quel luccichio fuori tempo massimo che sa tanto diPanem et circenses .

Ci sono i quotidiani on line, ci sono i social e tutto arriva in tempo reale, filtrato,  e solo nella misura in cui tu lo desideri.

Non mi piacciono le azioni ad effetto, mi repelle il buonismo ad orologeria.

Non guarderò altro perchè, succeda quel che succeda, il vincitore morale senza se e senza ma, fuori concorso, ma che galoppa forte è Nino Frassica con il suo accorato ricordo al mare dei migranti ai bambini che muoiono…Grazie

Sa(n)remo migliori in questo 2016? forse no ma ricordarci che potremmo esserlo tra il bamboleggiare di Nicole Kidman e Elton John tenero come una nonnina vanitosa,   è già qualcosa.

Pensieri collegati

” . . .Tomorrow’s rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay. “

Non sono una che piange facilmente.
Sono di ceppo sabaudo e mi hanno insegnato a tenere sotto controllo i sentimenti.
Difficilmente impreco ma vivendo a Roma qualche colorito intercalare qual voce dal sen(no) fuggita
centra il bersaglio.

Eppure oggi ho pianto perché negli anni affrancomi dall’autorità familiare ho imparato (anche) a piangere.

Ho sorriso quando ho accarezzato il volto disteso e sereno di mamma nell’ultimo saluto. Non vi è giorno che io non riviva quel momento.

Ho pianto come una stupida senza alibi questa mattina per il crescendo di ansia che si è andata accumulando.

Mi sono mossa piano nel letto ma Sally ha percepito il mio risveglio e con la delicatezza di un bulldozer di Lego mi è salita sul petto ed ha cominciato freneticamente a leccarmi. Non succede sempre.
Ha un odore ‘buono’ sally, un calore vitale, è viva ed è con me

Abbracciami e tienimi stretta mi diceva mia mamma con grande pudore. Ci stringevamo forte e restavamo silenziose. Questo era il nostro modo di darci la buonanotte poi io andavo via.

Mia madre non si scandalizzerebbe nel sentirmi dire che in Sally con il suo buongiorno ho rivissuto il suo calore . . . e piango perché oggi è un giorno così.  A volte è doloroso non essere più figlia.

Una salvifica pioggerella di tanti piccoli baci

Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

ingraomestessa
Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

Lo specchio

Suicidi. Una vera e propria strage perpetrata nel silenzio: nel 2014 il record di
“suicidi di Stato” così come sono stati catalogati.
Suicidi. In due anni, da quando più o meno si è smesso di parlarne, l’aumento dei casi è stato del 125% e l’apice si raggiunge nei mesi di aprile e luglio, ovvero quelli che coincidono con il versamento delle tasse.
Suicidi. Le statistiche dicono che, nell’ultimo anno si sono tolti la vita più disoccupati che imprenditori.

suicidi

I suicidi economici segnalano un disagio a macchia d’olio volutamente opacizzato e gli esperti ( perché alla fine c’è una pattuglia di esperti per tutto) rivelano che alla radice vi sia un forte senso di ‘esclusione sociale’.

L’ordine degli psicologi, cui taluni malcapitati hanno avuto il coraggio di rivolgersi per un aiuto psicologico, sottolineano : “Noi siamo solo un’antenna, ma la percezione prolungata di una crisi senza sbocco ha aggravato gli aspetti depressivi nelle personalità predisposte.” (anno di riferimento il 2014).
Una disperazione diffusa. Un senso di smarrimento e inadeguatezza ad affrontare il sistema.

La Repubblica di oggi,30 aprile 2015 : Istat, la disoccupazione torna a salire. Tasso al 13%,tra: i giovani sale al 43,1 E ancora : “ Ha eroso e corroso. Sottratto e impoverito. Prostrato e affamato. Tra il 2007 e il 2014, la crisi economica ha sbranato il potere d’acquisto di molti lavoratori e razziato un impiego ai tanti che, tutto a un tratto, si sono ritrovati loro malgrado a spasso.”

Quando è successo che il lavoro è diventato lo specchio delle nostre  fragilità?

Se la regina Grimilde scrutando la sua immagine riponeva tutta la sua autostima nella conferma della bellezza , oggi, che l’offerta è sempre più scarna e continua a calare e la domanda esasperata e disperata più pressante, è il lavoro a riflettere l’autostima e la bellezza dei nostri giorni?

Specchio specchio delle mie brame .

donna-allo-specchio

Buon 1 Maggio, ‘Stay hungry’!

Mare nostro

Sperando che qualcuno la metterà in musica
Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
e sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva di vendemmia,
Che abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le riabbassi a tappeto
custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e di madre prima di partire.

Erri De Luca
Lampedusa 2 ottobre 2014

Era il 1992 quando Ivano Fossati scrisse questi versi

‘Mio fratelllo che guardi il mondo
Il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
il cielo non ti guarda
se c’è una strada sotto il mare…

Uomini silenziosi

 
Vorrei parlarvi del mio parrucchiere Marco.

Sposetta ancora ignara e felice, appena mamma ‘ci’ trasferimmo in un luminoso attico a Monte Mario alto, ovvero piazza Guadalupe, zona ancora abbastanza residenziale e poco costruita.
In tren’anni è diventata una jungla di cemento: niente più prati, niente più terreni coltivati con le verdure di stagione e le uova veramente a chilometro zero.

Il Bar latteria con qualche bene di prima necessità e quel piccolo negozio di parrucchiere.

Un giovanotto ‘caciarone’ e sua moglie silenziosissima lavoravano con una piccolina in culla dell’età di mio figlio.
Lui si era messo in proprio dopo una solida gavetta presso un parrucchiere di gran fama in via Condotti e lì aveva conosciuto la moglie che a 14 anni era entrata a fare l’apprendista: neppure a lavare le nobili teste ma a guardare, a imparare.

Tre figli. Francesca diplomatasi alle magistrali dopo quasi niente lavoro, poche supplenze nessun futuro negli anni era subentrata nell’attività anche con passione.

Prezzi ottimi, un ambiente a volte troppo rumoroso ma soprattutto prodotti di qualità che io, sempre a fare e disfare dal rosso al biondo alla frezza arancione a quest’ora avrei potuto essere calva senza neppure essere cantatrice. Danno totale. La mia chioma invece è folta e trasferitami da ormai quasi vent’anni a Monte Sacro vecchio, una volta al mese mi sobbarcavo la traversata di Roma e tornavo da Marco. “Un bel ramato?” diceva lui, “No una permanente morbida” rispondevo io. E giù a ridere perché l0unica volta che mi feci la permanente, era un sabato mattina, il pomeriggio era già tornata a tagliarmi i capelli perché nn mi ci vedevo proprio.

capelli corti

I figli sono cresciuti. A suo tempo si erano costruiti una casa fuori Roma, una villetta per tutta la famiglia. Francesca ha già una bambina che ha appena avuto il tempo di conoscere la nonna Anna che è morta di tumore.

Parlavano di chiudere perché il costo della vita ma soprattutto le spese nn davano margine a Francesca di integrare lo stipendio del marito e da parte sua Marco senza la moglie nn se la sentiva di andare avanti da solo.
Ci siamo lasciati a Luglio con gli auguri di buone ferie che avrebbero trascorso, come molti, a casa ma per fortuna in giardino sotto la magnolia che avevo regalato loro all’inaugurazione della casa e che ora è diventata un grande albero.

capellirossi

Ieri come se sentissi qualcosa mi sono messa in macchina e sono arrivata davanti al negozio. Serranda abbassata e un cartello di AFFITASI.

Nel piccolo slargo i due negozi accanto avevano già chiuso da più di un anno. “Voglia di lavorar saltami addosso!” Ma che crisi, nessuno ha più voglia di sacrifici. E così tutti assolti dal disastro che c’era ma era ‘solo’ visione pessimistica (che perdura).
Silenzio e grigiore dell’aria.
Non mi sono accorta che stavo piangendo perché una mano mi stringeva forte lo stomaco.
Si chiude una parte importante della mia vita. Che non era solo di taglio e messa i piega ma condivisione di vita, di discussioni sui figli, di scelte politiche. Di dolori per le persone care che via via ci lasciavano.
Qualcosa di me diventa ricordo e non più quotidianità.

Più tardi telefonerò a Marco, il mio parrucchiere di una vita. Una persona onesta che onestamente ha cresciuto, lavorando, la sua famiglia. Un uomo, forse, come ce ne sono tanti che silenziosamente si chiede

“Ma dove diavolo stiamo finendo?”

mutatis mutandis

Virginia Wolf, Durante un attacco aereo a Londra.

“La notte scorsa e quella precedente i tedeschi erano sopra la nostra casa. Adesso sono tornati. È un’esperienza strana, trovarsi sdraiati al buio ad ascoltare il volo di un calabrone che in ogni momento potrebbe pungerti fatalmente. È un rumore che interrompe il fluire calmo e continuo di un pensiero sulla pace; …”

E ancora :

“Finalmente tutti i cannoni hanno smesso di sparare. Tutti i riflettori si sono spenti. Il buio naturale dell’estate ritorna. Si sentono nuovamente gli innocenti rumori della campagna, una mela cade per terra. Un gufo grida, spostandosi da un albero all’altro. E qualche parola quasi dimenticata di un vecchio scrittore inglese mi viene in mente: “I cacciatori si sono alzati in America …”. mandiamo dunque queste note frammentate ai cacciatori che si sono alzati in America, agli uomini e alle donne il cui sonno non è ancora stato interrotto dai rumori della mitragliatrice, con la speranza che vengano ripensate, generosamente e caritevolmente, e forse rimaneggiate fino a diventare qualcosa di utile.
E adesso in questa metà buia del mondo, a dormire!”

Da La Repubblica 27 luglio2014

“Razzi da Gaza dopo la tregua di Hamas. Netanyahu: “Violano il loro cessate il fuoco”
Si continua a sparare da entrambe le parti. In mattinata, la tregua approvata dallo Stato ebraico per venire incontro alle richieste della diplomazia internazionale ha retto solo per poche ore. Poco dopo le 8.30 ora locale sono risuonate in gran parte del paese le sirene che annunciavano l’arrivo di altri razzi, lanciati da Hamas.”

foto sherazade – Roma,  Parco delle Valli

Da parte mia è tutto, la notte dormiamo e salvo i tuoni di un’estate che non vuole decollare ‘la’ guerra la leggiamo e per crudele che sia  possoiamo  solo immaginarla perchè abbiamo la fortuna di essere nati, sì in un Paese dei campanelli che troppo spesso ci indigna ma sostanzialmente vivibile. Cerchiamo di essere generosi.

 

quello che noi (non) facciamo

Va bene, giusto o non giusto, equo o no che sia il mondo, ho una vita serena emotivamente ed economicamente.
Emotivamente è stata molto dura perché sono tragica, di natura pessimista, ho sempre avuto la capacità di incaponirmi nelle ‘cose impossibili’ non per arrivismo ma per mettere a me stessa l’asticella sempre un pochino più su perché è stato difficile accettarmi nelle mie debolezze e nelle mie paure ed i pregi vanno messi sempre sotto verifica.
Ho fatto anni di analisi e non posso che dire a chiunque si senta traballante che l’aiuto che si riceve –non gratuito ma anche quello fa parte del percorso – riesce a sciogliere molti nodi.
A volte basta poco. A volte passano anni però il più delle volte ci si sente come rinati ed allora la vita diventa meno grama. Non che cambi nulla se non l’ottica nella quale noi ci poniamo. Non tutto avviene ‘contro’ di noi ma semplicemente ‘intorno’ a noi.
E questo vale in ogni ambito.

Economicamente. Già, economicamente la mia generazione ha avuto la possibilità studiando e faticando di crearsi un futuro. Io da sola sono riuscita a dare anche gli strumenti a mio figlio, che ‘per fortuna’  lavora, ma il suo futuro è opaco e incerto come per il 66% dei giovani nelle sue condizione di pri.vi.le.gia.ti, mentre il restante 44% guarda il nulla. Questo mi sconvolge parecchio.

Perché questo ragionamento? Perché leggendo un post, giustamente, l’accusa era precisa:
‘certo il mondo va a rotoli, vi intenerite per i bambini, per le donne, per i morti ammazzati per gli animali per..per.. ma poi?
E ancora :
‘ Vi incazzate perché la vostra città è sporca, perché ogni cosa che si comincia non trova mai un punto di fine preciso. Perché tutti si riempiono le tasche con i nostri soldi di contribuenti…e poi?’
Poi dopo esserci indignati per benino tutto scorre.

Eppure io ricordo altro e dunque il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Solo un esempio.

Quando ero piccola ed abitavo a Torino in un palazzo di cinque piani ricordo che in ogni appartamento nella colonna che corrispondeva al terrazzetto della cucina c’era uno sportello e li veniva gettato quello che oggi con molto sussiego chiamiamo umido. Finiva dritto in cantina in un contenitore che settimanalmente veniva svuotato da addetti del comune che, sempre settimanalmente raccoglievano il resto dei rifiuti. Poca roba. Niente plastica, niente ingombranti contenitori per una manciata di susine.
Le bottiglie fossero anche le più costose di vino venivano caricate del costo del vetro e il denaro veniva restituito quando si riportava la bottiglia vuota o serviva per comprane un’altra.
Il latte stessa cosa. Si andava dal lattaio con la propria bottiglia e sempre quella e se non la si aveva si pagava il vuoto.
Certo era il secolo scorso ma soltanto cinquant’anni fa.

Non so da voi ma Roma è allo stremo. La raccolta differenziata non funziona i cassonetti non vengono svuotati e il porta a porta suona come un mantra.
Eppure la cosiddetta AMA la municipalizzata per i rifiuti i prende bei soldoni per un servizio che non fornisce.
Certo dove c’è sporco e sciatteria tutto diventa più sporco e invivibile, territorio di nessuno.

C’è come un disprezzo per la cosa pubblica che in quanto pubblica non ci appartiene. Cicche sui marciapiedi, escrementi di cani che poveri loro si prendono gli improperi al posto di quegli incivili dei loro accompagnatori. Dalle macchine in corsa vola di tutto. Volano anche pesantissimi improperi se è per questo!

Mi sono persa. Ah, già, che fare oltre indignarsi? Agire. Agire correttamente a dispetto dei comportamenti degli ‘altri’, non pensare al proprio orticello ma al pianeta

E qui scatta la citazione perché ‘quanno ce vo’ e calza, ce vo’ ed è di Madre Teresa di Calcutta:

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Melassa terribile melassa…che faccio quale tasto pigiare?   ‘Pubblica’  o   ‘Spostare nel cestino’?

La scelta dell’inno alla gioia di Beethoven è mirata a controbattere a Grillo (sparlante) che non perchè fosse suonato da Hitler ai compleanni è meno apprezzabile così come Wagner rimane un grande compositore.   Nigel  Farange, eurodeputato britannico  razziste e xenofobo che ha voltato le spalle all’inno,   non mi tange:  un cretino in più che renderà conto al suo Paese.
David Garrett è una mia passione tardiva e se un appunto faccio al nuovo Parlamento è di non essere stato tanto ‘giovane’ da invitarlo a suonare. Me ne farò una ragione purchè questo nuovo Parlamento europeo più o meno ben accetto sappia lavorare bene e se guardiano ai nostri balletti, direi che basta proprio poco. Auguri.