Una povertà dignitosa

 

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Ci si descrive, oggi,  Haiti come il Paese più povero dell’emisfero occidentale.

 

Ancora una volta la natura si accanisce contro chi è già nelle peggiori condizioni di vita. Ma solo ora, quando tutto è precipitato nella morte, i paesi ricchi del mondo si lanciano neutrali accuse a sottolineare  che la povertà di Haiti, la sua distruzione,  non è solo da imputare a una natura matrigna.

In gran parte, la devastazione che ha colpito la popolazione è frutto di azioni e politiche umane … o forse disumane. 
Secondo dati scodellati freschi a ridosso della catastrofe, apprendiamo che  il 75% degli haitiani vive con meno di 2 dollari al giorno, e di questi, la metà con meno di 1 dollaro.

I bambini i cui occhioni carichi di lacrime e di paura ci guardano da ogni foglio, per ora ancora in prima pagina,  ci fanno stringere il cuore, ma ai più fa comodo ignorare che abbiano, comunque, in concreto, aspettative di vita bassissime e per lo più muoiono di fame e di malattie entro il secondo anno di età; la popolazione tutta, decimata tra stenti e malattie, raggiunge al massimo i 50 anni.

E dunque,  come ci sentiamo generosi e buoni e tristi, noi,  in questa ormai ciclica corsa (2euro dal cellulare e 4 da telefono fisso”) a salvare e recuperare da sotto le macerie nostri simili (così dissimili nelle aspettative di vita)  di cui non sapevamo niente!

Abbiamo, in ordine di tempo,  ancora negli occhi la catastrofe, gestita alla perfezione dai media,  dei nostri compaesani dell’Aquila,  ma per fortuna tutto passa presto sotto silenzio e ci permette di so(u)pportare un peso alla volta.
Ma, insomma, questi ‘Summit’ questi ‘G’ otto, venti,  a cosa dovrebbero servire se non a definire gli ambiti e delegare i singoli  governi locali a  investire nel proprio popolo,  promuovere emancipazione,  regolare l’economia,  favorire la partecipazione degli uomini e delle donne alla costruzione del loro  futuro?

 

Assecondare – questo lo spunto della mia riflessione iniziale –  il programma, “realistico e minimale”  del Presidente Aristide: “sollevare il mio popolo dalla miseria più abietta per  portarlo almeno ad un povertà dignitosa.”

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