Donne e motori

Seppure da una angolatura diametralmente opposta all’immaginario maschile tutto sessuale, il binomio donne e motori mi rappresenta.
Certamente, le donne le vivo alla Thelma e Louise: complici,amiche, sempre stupefacenti, stronze, antagoniste. Al primo anno di università mi sono lasciata innamorare ed ho amato follemente una mia coetanea ed è stato bello e brutto allo stesso tempo perché tra noi c’era una differenza di fondo che io avvertivo e subivo attraverso il suo fascino, il suo essere – credevo allora – disinibita.
Luce riflessa. Altri tempi, chissà.

Dunque i motori. In uno stop and go tipico delle ore di punta, qualche giorno fa, stanca, sulla mia C1 tra mille suoni sono stata attratta da un borbottio ringhioso e profondo un po’ da leone scontento, affamato.
Fa capolino sul retrovisore e mi si affianca una Ferrari California bianca
Ferrari

ma il traffico era rallentato ed io mi godevo quel ronfare sordo: un antico ricordo a quando S. entrò nella nostra vita tra i timori e le ansie di mia madre.
Presto divenne il nostro (di mio fratello e mio) padre di riferimento e forse il ‘modello’ dei miei futuri compagni. Molto bello perché allora i piloti dell’aereonautica militare ‘dovevano’ essere alti, eleganti nei modi e soprattutto belli. Top gun ante litteram che mi conquistò soprattutto per un altro motivo.
Arrivava su di una Lancia Spitfire decappottabile
Spitfire

‘fichissima’ con la quale ci scarrozzava tutti e quattro, il vento tra i capelli, lungo la strada che portava ai lago di Avigliana dove si passava il pomeriggio.

Ma come se questo non bastasse era capitano pilota di C119 i cosiddetti ‘vagoni volanti’
C119

Ce n’era di che anche per una bimbetta infiocchettata.

Troppo presto S. è volato altissimo fino ad essere invisibile quando in una missione di peace keeping abbatterono il suo aereo (e morirono tutti) ed io sono cresciuta facendo radicare la sua passione per i motori.

Dopo avere lavorato qualche tempo alla Alfa Romeo di Los Angeles sono rientrata a Roma portandomi una meravigliosa Giulietta spyder
Giulietta

e ci sono scesa soltanto due anni dopo quando ormai prossima al parto era diventato difficile, fastidioso e pericoloso lo sfregamento del volante sul pancione.

E se riuscite a immaginarmi provate un po’ a mettere accanto a questa molto gravida giovane donna una biondissima levriera afgana, Perla
levriero-afgano-19081715

dono di addio di un innamorato abbandonato . Davvero una vera fanatica. E allora?
Correva l’anno… oggi ‘ruzzico, come si dice a Roma su una piccola C1
c1braccialetti

scelta con gran cura e secondo criteri di un utilizzo razionale, vezzeggiata come un gioiellino tanto che, in mezzo al traffico, arriva a fare la furbetta con una Ferrari e sul sedile del passeggero dell’ormai attempata ex velleitaria fanciulla scruta l’orizzonte la magnica Sally-ina
C1sally

Donne e motori e tanta vita.

(foto dal web e di sherazade)

BARBRA STREISAND – THE WAY WE WERE https://youtu.be/zHHB4xh-Mvo

si può dire felicità?

“Un ragazzino solitario acquattato in un nascondiglio sotto un palazzo antico trova lì pure la storia, tiepida ancora, della guerra e dei bombardamenti.
Un portinaio lo nutre e gli insegna a giocare a carte e gli versa a cucchiaini il racconto di Napoli, insorta all’improvviso a scuotersi di dosso la polvere e gli schiaffi.
Una ragazza vuole da lui la verità del sangue.
La felicità è carica di agguato”.
Il giorno prima della felicità – di Erri De Luca

Con il suo modo di narrare talmente alt (r) o, la sua simbologia così forte,  “La felicità è carica di agguato” che  cattura , insinua in noi il dubbio che forse varrebbe la pena ritentare, tuffarsi nella mischia, e lasciare che l’agguato si consolidi in un accerchiamento, bòoccate le  vie di fuga, complice il languore che cede al suo abbraccio. Felicità.

Due parole (mie) su Erri De Luca con qualche attinenza a quanto accaduto giusto un mese fa a Parigi.
Lo scrittore è sotto precesso per «istigazione a delinquere» per parole dette il 1° settembre 2013 al quotidiano online «Huffington Post». Infatti, in una intervista disse queste parole: “la Tav va sabotata” diventando così uno scrittore alla sbarra su richiesta della procura di Torino.
Quale che sia l’esito giudiziario, la vicenda sembra assumere contorni surreali, in un momento in cui, purtroppo, si discutere di nuovo molto della libertà di espressione, ancora sotto shock per l’attentato alla rivista satirica francese Charlie Hebdo,

E’ stato chiesto a De Luca:
Lo scrittore è sempre libero di dire quel che vuole?
«Non mi disturba una condanna. Come scrittore ed essere umano misuro la libertà con me stesso, nel rapporto tra quello che dico e faccio».
La libertà di espressione non è soggetta a un principio di responsabilità?
«Altroché. Io lo esercito difendendo e onorando lo strumento che usiamo in questo momento, la parola».

Già ma in un grigio giorno di pioggia io volevo aggrapparmi ad un piccolo caldo brivido sussurando la parola f.e.l.i.c.i.t.à

Come te nessuno mai

Ho notato che dopo le feste natalizie, nel parco stesso, sono come fioriti tanti cucciolotti e di tutte le razze.
Certamente ricordarlo a noi non serve ma cerchiamo di fare riflettere gli altri, quelli più sprovveduti che si regalano un cucciolo e poi vanno in paranoia, chè lui , o lei, come un bambino è capriccioso, rompe tutto, piange, vuole attenzione.
Taluni si sentono talmente inadeguati che nella migliore delle ipotesi lo portano in un canile.

NO.

Quando si compie il passo di prendere con se un animale dobbiamo tenere a mente che è per tutta la vita perché, non fosse altro che per egoismo, i primi a trarre beneficio dalla loro presenza siamo proprio noi, razza umana, e sapere che mai  (o quasi mai) ,  seppure nella massima buona fede, un altro essere umano potrà amarci per sempre e incondizionatamente come loro.

Adottare un cane o un gatto abbandonati  è una scelta consapevole che offre la possibilità concreta di aiutare un animale in difficoltà e di restituirgli  una vita migliore.
Non solo la loro forma fisica ne guadagna ma sopratutto  il loro aspetto psicologico: in altre parole, gli animali che trovano una casa e nella casa l’amore,  si trasformano letteralmente. Nei lori occhi sparisce la paura, il vuoto e prendono ‘baldanza’ tornando ad esprimere  interesse e gioia , forse anche nuova fiducia, per il mondo.

cane

L’amore è una grande medicina e cura ogni forma vivente, incluse le piante.

gattino

E’proprio per far riflettere su questo cambiamento che un sito americano ha chiesto ai suoi lettori di postare immagini che ritraessero i loro amici a quattro zampe prima e dopo l’adozione: gli scatti raccontano e riescono a sensibilizzare più di qualunque spiegazione.

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Io ho comprato Sally – lo dico sottovoce quasi a non farmi sentire  – ma le circostanze mi ci hanno portata,  me nolente, l’ho vista così come ve la mostro qui
ed è stato amore a prima vista.

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Come te nessuno mai. L’amore non è mai uguale, noi stessi nn lo siamo.

sallytoday

Una lunga estate

Ero in macchina oggi, lo sono tutti i giorni per una ragione o per l’altra.

Giornata splendida da giugno, luminosa, tiepida e innaturale per un ottobre inoltrato.
Però Grazie! Niente bombe d’acqua e disastri, niente passerelle politiche, visi contriti, come più su a una manciata di poche centinaia di chilometri. Grazie!

Non ero attenta ma improvvisamente mi sono sentita catapultata a quell’estate in Calabria, io sgarzzellina festosa in campeggio con un’amica e lì ho conosciuto un ragazzo del Nord con quell’accento ancor più stretto del mio e con un nome che suonava strano: Ilvo, mai sentito. Era alto e biondo un po’ vichingo ed aveva il fascino del motociclista di Harley-Davidson. Fu amore a prima vista. Quelle cose che deflagrano improvvise io credo solo se hai vent’anni e non ti chiedi niente e o la va o la spacca.

E’ andata.
Anzi io sono andata perché ho lasciato la macchina all’amica ed ho passato dieci giorni in sella alla moto abbracciata stretta al mio vichingo i capelli al vento l’aria che entrava a pieni polmoni mi sentivo invincibile. E lo ero una piccola ragazza invincibile quando ci baciavamo stretti e lui doveva sollevarvi a mezz’aria per arrivare alla mia bocca.

Al lago del Pollino a quasi 2mila metri di altezza, dall’uscio buio di un posto di ristoro filtrava questa canzone. Fabio Concato ha detto il vichingo rivelando il suo cuore romantico.

A Roma ci siamo lasciati. Qualche tenera telefonata poi più niente.

Oggi sull’onda della musica sono tornata indietro nel tempo ed è stato un bel viaggiare, così, ferma al semaforo con un largo sorriso più luminoso del sole che batteva sul parabrezza.

Ci sono momenti che non piove mai.

Colpa delle stelle

«Sono innamorato di te, e non sono il tipo da negare a me stesso il semplice piacere di dire cose vere. Sono innamorato di te, e so che l’amore non è che un grido nel vuoto, e che l’oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l’unica terra che avremo mai, e sono innamorato di te.»
(John Green – Colpa delle stelle)

The Fault In Our Stars sesto romanzo di John Green è anche un film che sta avendo molto successo, in programmazione in questi giorni anche in Italia con la regia di Josh Boone, giovane regista e sceneggiatore poco conosciuto.

Hazel e Gus sono due adolescenti che condividono lo stesso spirito caustico, il disprezzo per tutto ciò che è convenzionale e un amore che li travolge. Il loro rapporto è qualcosa di miracoloso, dal momento che l’altro costante compagno di Hazel è una bombola di ossigeno a causa di un cancro ai polmoni  e Gus ha una protesi alla gamba. Amputata nel tentativo (vano) di debellare un tumore. Entrambi molto caustici sugli esiti delle riunioni di un gruppo di supporto per i malati di cancro ma lì si conoscono e s’innamorano.
Per lui è un coup de foudre:

“Cos’altro dire? E’ così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: sai che lo è. E’ divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla, Van Houten. Non posso scegliere di essere ferito in questo modo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte. Spero che a lei piacciano le sue.”

mentre lei:

“Mi sono innamorata di lui così come ci si addormenta. piano piano e poi profondamente”.
..
Io non sono un tipo particolarmente sentimentale mi piacciono i film un poco ‘cervellotici’, quelli d’azione e le commedie ancor più se sentimentali, non mi attraggono. Ma questo non è un film strappalacrime o banale o irreale perché non ci sono miracoli se non quello dell’amore vissuto come un dono che infonde euforia e coraggio. Se penso a quante persone non vivono l’amore oppure ne vengono appena sfiorate, come ci poniamo?
Meglio vivere una lunga vita senza aver mai amato oppure una breve, brevissima, piena di dolcezza e amore?

“Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito….Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata.”

le stelle

Dunque un film(o un libro)  sul c.a.n.c.r.o sull’inesorabile devastazione che ancora troppo spesso questo male produce ma non un film (o libro)  di rassegnazione e tanto meno di morte. E’ vita allo stato puro vissuta – prendo a prestito il titolo di un bellissimo film di Jean-Luc Godard Fino all’ultimo respiro, che del resto accomuna sia Gus che Parvulesco nel desiderio di immortalità – :

Patricia
“Qual è la più grande ambizione della sua vita?”
Parvulesco
“Divenire immortale; e poi morire.”

Ecco il mio suggerimento per il fine settimana oppure, se preferite il libro, forse, vi accompagnerà per qualche giorno in più. Ma il genere deve piacere e si deve essere preparati a versare qualche lacrimuccia il che, come diceva mia nonna, lava gli occhi e le rende più luminosi.

chiedimi se sono felice: oggi mo(l)to!

Il 6 maggio di quest’anno, ed ebbi anche a scriverne qui, “Ci” fu rubata la moto che il pargolo era riuscito a (ri)comprasi (tra me e lui di furti di motorini e moto siamo ‘esperti’) aggiungendo alcune rate per coprire il costo che ha finito di pagare lo scorso mese di luglio. Eccolo qui ignaro del futuro sul suo grintoso  Yamaha T-max 500.

Fortunatamente l’assicurazione ha praticamente rimborsato tutto e le voila nuovamente in sella al suo bolide a due ruote il casco pronto e via a festeggiare aggrappata come un bradipo al suo esile corpo. Felicità impudente e violenta.

Io so che vi chiederete ma perché questo benedetto ragazzo insiste a volere questa motona e questo modello che va – a dispetto di antifurto, catena, e garage la notte – ‘a ruba’?
La risposta è scontata per lui e in qualche modo anche per me. Un ragazzo della sua età minimo si comprerebbe una Smart o un altro modello, lui no, estate e inverno prima motorino e poi moto.
Incidenti da parte sua nessuno mentre da parte di automobilisti sconsiderati alcuni. Lo stesso è valso per me. Dopo l’ultimo furto ho desistito definitivamente.
Qualsiasi sia il mezzo che guidiamo è dagli altri che dobbiamo guardarci e addirittura prevedere le mosse.

Felicità? Oh! lui non lo dava a vedere ma quando l’ho accompagnato a ritirarla gli ridevano gli occhiali! Riuscire e rimettersi in sella e completamente con le sue forze economiche gli ha dato un friccicore e anche a me, un senso di orgoglio, di onnipotenza per quel metro e ottantacinque che avevo covato con fatica, partorito con gran dolore e con tante aspettative e batticuore sempiterno per lui che man mano cresceva.

Giro d’onore e battesimo con aperitivo fino al punto più bello da cui si vede tutta Roma sdraiata, riconoscendone dall’alto ogni riferimento: Lo zodiaco.
La magia di quella vista, il sole vivido,  la figura snella in controluce che si staglia, non so se potete immaginare quell’attimo di sospensione misto a smarrimento (no, non è un sogno) che io ho provato.
Mio figlio. Felicità.

Felicità

Sound truck Blues Brothers http://youtu.be/o_manjmO1N0

Chiedimi se sono felice

“Ecco qualcosa di eccitante, si disse Larry McCaslin e la seguì in una libreria dove nessuno dei due guardò i libri.
Rahel si lasciò attrarre dal matrimonio come un viaggiatore si lascia attrarre da un sedile libero nella sala d’aspetto di un ereoporto. C’era la sensazione di Mettersi Giù Comodi. Andò a Boston con Larry McCaslin.
Larry era così alto che quando stringeva la moglie tra le braccia, la guancia di lei contro il suo cuore, le vedeva il cocuzzolo, lo scuro groviglio dei capelli….
La stringeva come se fosse un dono. Dato a lui per amore. Qualcosa di piccolo e silenzioso. Di insopportabilmente prezioso.”
Questo piccolo gioiello di scrittura è tratto da “Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy.

.
Leggo e mi soffermo, sillabo, queste parole ‘ in sop por ta bil mente pre zio so’. ‘Qualcosa di piccolo e silenzioso’.

Quante volte ho avuto questa sensazione immensa, dilagante, in cui un attimo o qualcosa di piu’ durevole di uno, forse due, mi ha chiuso a morsa lo stomaco costringendomi a riprendere fiato lentamente e profondamente mentre quel ‘piccolo e silenzioso’, immenso e roboante, sentimento mi invadeva rubando spazio al respiro?
Un amico ieri mattina, per posta, augurandomi il buongiorno senza una ragione apparente all’interno di un discorso aggiunse ‘…sei felice?’ scontrandosi senza saperlo con quel mio ruminare la domanda giorno dopo giorno.

Felicità.
Credo vi siano gradazioni diverse di quello stato di benessere, che impropriamente definiamo grosso modo felicità. Se ne dovrebbero distinguere le sfumature di serenità, o contentezza, o appagamento.
La felicità vera e propria, a mio giudizio, è l’incanto di un momento raro e irripetibile, una sensazione così alta che a provarla si avverte persino un dolore sottile, uno struggimento da consapevolezza dell’attimo fuggente.

“C’è una predisposizione
‘naturale’ alla felicità? Non saprei. A me manca questa capacità che era di mia madre, prima, e in parte di mio figlio Eleonora Dusa, il mio soprannome a sottolineare enfatizzandola la mia indole drammatica. Io tendo a elucubrare, a pormi troppe domande, a non lasciarmi andare.
Io mi ci devo impegnare, sillabarla, trattenere il respiro quando mi coglie all’improvviso.
A volte percepisco il mondo così lontano ed estraneo, un inutile ingranaggio zoppicante che mi ruba spazio vitale e trovo improbo restare in sintonia, stare al passo con la serenità di uno sguardo amoroso.

Ah, Il dio delle piccole cose!

Mozart ‘Le nozze di Figaro’

mi hijo mi amor (sangria!)

Ma come mai quando parliamo di cibi non elaborati eppure gustosi e ne magnifichiamo la bontà che ci cattura scopriamo che la loro origine nasce dalla cultura contadina anche la più remota?

Mettere in tavola il pranzo con la cena o semplicemente la cena intesa spesso come semplice zuppa di pane era per le donne cosa assai ardua e mentre agli uomini resta lo scettro di ‘Chef’ le donne son quelle che stanno ai fornelli, o almeno così dovrebbe ancora essere, che io sappia.

Allora mi viene in mente di segnalarvi una delle tantissime e pregevoli opere dello storico Jacques Le Goff che ci ha lasciato l’anno scorso ultranovantenne e di cui – grazie agli Editori Riuniti – ho praticamente tutti i suoi saggi.

Jean Ferniot – Jacques Le Goff
La cucina e la tavola
Storia di 5000 anni di gastronomia

“Una storia del gusto? Qualcosa di più: un viaggio che incomincia nella preistoria, passa per Babilonia e la terra dei faraoni per approdare, attraverso Greci e Romani, monasteri medievali e ricche tavolate regali, alle mode gastronomiche del Duemila.”

Sangria:

il suo nome significa sangue e deriva dall’intenso colore rosso. Ha origini contadine spagnole mentre per noi è diventata una bevanda da aperitivo molto stuzzicante nella mescolanza dei sapori.

1 litro di vino rosso (Nero d’Avola per quel che mi riguarda ma va bene qualsiasi vino rosso purchè corposo) , mentre nella Catalogna viene creata con vini spumante o bianchi.

Vino rosso corposo 1 litro
Zucchero 100 gr
Cannella 2 stecche
Chiodi di garofano6
Brandy( o Grand Marnier o Cointreau) 1 bicchierino (o bicchiere)
Mele 1
Arance 2
Limoni 2
Gassosa 500 ml
Pesche 2 medie

Affetto arancia e limone senza togliere la buccia: taglio a metà per ottenere le fettine sottili. Al contrario preferisco sbucciare sia le pesche che la mela, unisco il tutto in una fruttiera capiente. Aggiungo zucchero, chiodi di garofano e cannella, mescolo ed infine completo con il vino, la gazzosa e il liquore.
Sigillo il contenitore con la plastica trasparente lo metto in frigorifero.
Uno dei segreti è il riposo: più aspettate migliore sarà il risultato. Quindi preparare la sangria il giorno prima (o la mattina per la sera) esalterà il sapore della frutta e gli aromi delle spezie.
Non fatevi tentare dall’aggiungere cubetti di ghiaccio che ne falserebbe il sapore. Meglio congelare due bicchieri del succo da aggiungere alla Sangria prima di servirla e se proprio non potete farne a meno il ghiaccio solo nei singoli bicchieri.

Mentre scrivo sto bvendo il fondo di una caraffa di sangria perché ieri era il compleanno del mio unico erede e le ‘grandi manovre’ culinarie si sono aperte con degli stuzzichini e un bicchiere di sangria come aperitivo aspettando i ritardatari.

Un brindis queridos abrazos y buen fin de semana

Friday I’m love ….oh yes!

Estate

Al mare sono legati tutti i miei ricordi piu’ belli.

Quando ero bambina io, non si andava in vacanza tout-court. Noi bambini della buona borghesia piemontese alla fine delle scuole venivamo spediti in campagna o in montagna nel paese delle nostre domestiche venute a servizio in città da ragazzine. Io e mio fratello venivamo parcheggiati nella cascina della Mariusccia in un paesino minuscolo in alta montagna della Valle d’Aosta: Ussell. Oggi un ammasso di pietre.

Ho toccato il mare per la prima volta che avevo sei anni e mia madre nelle nostre passeggiate sulla spiaggia spesso mi raccontava della mia faccetta attonita quando le chiesi “Dove finisce questo mare?”.

Poi i miei nonni comprarono una villetta a Rapallo, io ero un’adolescente che si affacciava al mondo e li ho vissuto i primi amori incantati sul lungomare al tramonto, semi nascosta a ‘pomiciare’ nell’erba alta delle colline con le rondini – quante rondini! – oppure accucciata sul fondo di una barca a remi ancorata o, ancora, dietro una cabina bianca e azzurra proprio come in certi film d’epoca.

Il mio più grande problema a quei tempi era ‘imparare’ a baciare, baciare bene e sopratutto supera quel primo impatto di intimità delle due lingue l’una nella bocca dell’altro. Non fu difficile e via via arrivò la scoperta del corpo dei suoi languori quando le mani come polipi strappavano i costumi e le bocche percorrendolo lasciavano una scia viscida di saliva. Un tuffo calmava i bollenti spiriti ed io tornava la ragazzetta perbenino di sempre, almeno credevo.

Il mare mi era entrato nell’anima e su quella barca che sembrava cullarmi ebbi il mio primo vero rapporto. Solo il mare ancora oggi riesce a placare ogni mia ansia come sapeva fare la carezza di mia madre.

Il mare. Il mare vero delle nostre isole. Delle piccole selvagge e assolate isole italiane non quelle modaiole ma Alicudi o addirittura Filicudi dove vent’anni fa mancava la luce e l’acqua era portata due volte a settimana dalla nave cisterna.

Il mare dei lunghi desideri, alla scoperta di lidi lontani e ancora in parte inesplorati: le isole greche e le sbronze di Uzu, Maldive, Sea Shells, Isole Vergini, Capo Verde e la scoperta della grande musica di Cesaria Evora. Sempre tanto mare e tante isole. Niente vita mondana niente movida.
Mare e tanto sesso perchè il mare è un potente afrodisiaco, i corpi sono già nudi e bruciano e il sudore li rende luminosi, ora sgusciano via ora si avvinghiano

Sabato sono stata in una spiaggia di un mare non mare alle porte di Roma ma io lo amo molto perchè è legato alla prima infanzia di mio figlio che naturalmente da anni mi ha abbandonata al mio destino. La sera c’è stata l’inaugurazione dello stabilimento. Giocolieri si cimentavano con aste di fuoco. Ballerini sui trampoli. Il teatro era la spiaggia che le luci rendevano argentata, il mare cupo, non una stella. Buona musica, gente colorata, un’oasi rubata alla quotidianità.

Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio! JacquesPrévert.

Un alito di vento, un sussurro indecifrabile, cingendomi le spalle mi hai detto qualcosa.

E’ cominciata un’altra estate.

Il giorno di Capodanno (2014)

 

 

Sally2014

 

Il primo giorno dell’anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,

gli posiamo sul collo sonagli colorati,

e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.
Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell’ombra.
Eppure,
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

Pablo Neruda e suo tramite da me per tutti voi i miei più cari

auguri per un 2014 migliore