112

Roma,    Di atrocità inimmaginabile gli ultimi istanti di Sara Di Pietrantonio, 22 anni,  bruciata viva dall’ex fidanzato,  nonostante  il  tentativo di sfuggirgli chiedendo  aiuto sul ciglio di via della Magliana a Roma.   Passano almeno due macchine e lei cerca di fermarle .

“Ci sono persone che sono passate, che hanno visto la ragazza che chiedeva aiuto. Almeno due macchine, forse anche di più. Chi passava non ha capito quello che stava accadendo e temeva per la propria incolumità visto che non capiva esattamente cosa stava accadendo”,  così è stato chiarito dagli inquirenti che aggiungono:

“Se qualcuno si fosse fermato, oggi Sara sarebbe viva”.

Due  automobilisti identificati dalle telecamere e interrogati hanno dichiarato di non avere notato nulla di strano.

Una donna che nella notte chiede aiuto non è ‘nulla di strano’? E se la vedevano sul ciglio della strada  riversa avrebbero pensato che dormiva? E loro, adesso che sanno, dormiranno il sonno dei giusti?

Io non voglio tornare a sciorinare i dati sul femminicidio, in Italia e nel mondo perchè fermarsi ‘solo’ a quelle che muoiono è fuorviante e alimenterebbe statistiche in continua evoluzione negativa.  Non voglio puntare il dito su questi uomini violenti che uccidono come bambini che rompono un giocattolo presi dall’ira o dalla noia.

Io voglio puntare il dito contro l’indifferenza generale di tanti benpensanti, Gente ‘perbene’, che di fronte ad una situazione quanto meno anomala -non perde due secondi per  fare  il numero unico per le emergenze: il 112  che ha inglobato  il 113 (Polizia di Stato), 115 (Vigili del Fuoco) e 118 (soccorso sanitario).

Una telefonata salva la vita.

Sit tibi terra levis, Sara.

due vite a confronto

Il cane è ‘come’ un bambino ma  non ‘è’ un bambino.   Nessuno impone di tenere (prendersi cura di) un cane ma se decidi diventa un obbligo.

Il cane non è un bambino e il nostro amore per lui non deve sconfinare nell’ ‘umano’ anche se nei fatti un cane di piccola taglia ti porta a coccolarlo, sbaciucchiarlo o farlo dormire sul letto.

Il cane non è un bambino ma come tutti i cuccioli acquisisce maggiore apertura mentale e interagisce più o meno a seconda dell’ambiente e dal modo con cui viene coinvolto.

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foto dal web

Ho sempre vissuto con i cani e nella nostra famiglia ce ne sono stati molti.    L’unico difetto di ‘fabbricazione’ è che i cani hanno una vita media di 10/15 anni.

Nessuno è stato da me  vezzeggiato come la Sallyina :

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l’ultima arrivata nel momento in cui la mia vita prendeva un ritmo meno frenetico e le nostre passeggiate quotidiane al parco sono qualcosa di bello che non ho mai potuto destinare né a mio figlio né al nostro cane di allora Golia

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entrambi costretti durante la settimana a orari rigidi e brevi passeggiate. Ci si sbizzarriva i giorni di festa.

Il cane non è un bambino ma è un compagno imprescindibile per molti di noi e per i motivi più svariati senza mai essere (in genere) un surrogato ad altre assenze. Amare il proprio cane non esclude anzi amplifica nell’educazione di un bambino la sensibilità e il rispetto dovuto agli altri.

I cani non sono bambini ma i cani maltrattati, quelli rinchiusi nei canili lager sui quali lucrano tanti ‘cristianucci’  hanno lo stesso sguardo dei bambini abusati nella vita e nelle pubblicità pietistiche che passano invariabilmente a ora di cena.   Siamo fortunati noi in questa parte del mondo, lo siamo un po’ di più, senza eccedere, in alcuni ambiti ma il mondo non lo salviamo se mettiamo anche un filo di olio extravergine nella zuppa del nostro cane.

cane

foto dal web

Domenica di pioggia torrenziale a Roma.    Eppure tra una goccia e un gocciolone una schiarita ed allora ’liberi tutti’ il parco si è riempito di vita.   Mentre Sally  mi zampettava fianco  incrocio un vecchio obeso  dai lineamenti arcigni, un bimbetto sui sei anni per mano, che vedendomi  bofonchia :

“Ah tutti con ‘sta mania de’ cani …pensassero un po’ ai cristiani e ai bambini che muorono de fame”.     Io che naturalmente nata per non farmi mai i fatti miei  gli chiedo subdolamente:

“Scusi ma che sta dicendo?” e lui di rimando:

“Lo ha detto anche oggi il Papa… tutti maniaci”.

A casa mi documento e scopro quel che Papa Francesco avrebbe detto all’Angelus :   “La pietà non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi verso animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli”.     “Quante volte  vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina? No, per favore no”.

Santo Padre, rispondo io, quante volte non saprei ma questa lezione a me non sembra ben impostata.

Un cane non è un bambino ma come un bambino non chiede di essere messo al  mondo.

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Sallyina a due mesi

Ps. Naturalmente io parlo di cani ma il discorso si estende a tutti gli animali di compagnia di cui molti abusano.    Il discorso sugli animali da allevamento, gli animali da laboratorio principalmente  cani, maiali, scimmie e cavie sono un orrore perpetrato ogni giorno e su questo Santo Padre  è meglio tacere?

 

Sa(n)remo migliori..

A mare si gioca

Si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia

A mare si gioca
si gioca!

Ci sono bambini che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare.

Non ho visto e da tanti anni non vedo Sanremo perchè non ne condivido il senso e tutto quel luccichio fuori tempo massimo che sa tanto diPanem et circenses .

Ci sono i quotidiani on line, ci sono i social e tutto arriva in tempo reale, filtrato,  e solo nella misura in cui tu lo desideri.

Non mi piacciono le azioni ad effetto, mi repelle il buonismo ad orologeria.

Non guarderò altro perchè, succeda quel che succeda, il vincitore morale senza se e senza ma, fuori concorso, ma che galoppa forte è Nino Frassica con il suo accorato ricordo al mare dei migranti ai bambini che muoiono…Grazie

Sa(n)remo migliori in questo 2016? forse no ma ricordarci che potremmo esserlo tra il bamboleggiare di Nicole Kidman e Elton John tenero come una nonnina vanitosa,   è già qualcosa.

Tat twam asi

Scrive Hesse:”…tutto il visibile è espressione, tutta la natura è immagine è linguaggio e colorato geroglifico…sono fratello di tutto ciò che ammiro e che sperimento come mondo vivente; della farfalla, dello scarabeo, della nuvola, del fiume, dei monti; perché lungo il cammino dello stupore sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell’unità, dove una cosa, una creatura, dice ad ogni altro:

“Tat twam asi” (Questo sei tu)

“Tat twam asi”…
“ ..sì, ma (io)cosa?”

Vicovaro

L’Aniene all’Oasi del Vivaro, Roma ( gennaio 2016)

At these pictures of you

That I almost believe that they’re real

I’ve been living so long

With my pictures of you

That I almost believe

That the pictures are all I can feel

 

Sesso e amore

 

“L’amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande”.   Woody Allen

UNO A 17 punti = GINNICO
“Per voi il sesso è la migliore ginnastica che esista. E’ l’unico “sport” che vi dà intense emozioni senza comportare rischi (del tipo parapendio, rafting..)
Nella vostra concezione di benessere il fisico è predominante: quando il corpo è soddisfatto lo è anche la mente…”

“Il sesso è l’arte di controllare  la mancanza di controllo” P. Coelho

TRA 18 e 33 punti = BENEFICO

“Il sesso per voi è un meraviglioso modo di tenervi in forma: è una ginnastica che tuttavia deve coinvolgere anche lo spirito Infatti la forma fisica che sognate è uno stato di grazie che fonda corpo e spirito pur non disdegnando un corroborante piacere.”
(risisi evvisa il corroborante piacere: una seduta di palestrina e una sdraiata (?) tutta sesso).

“La differenza tra l’amore e il sesso è che il sesso allevia le tensioni e l’amore le provoca.” Woody Allen

OLTRE 33 punti = MAGICO

“L’erotismo per voi è un gioco sottile, uno scambio complicato. Non siete portati a pensare che tenga fisicamente in forma e non credete abbia un ruolo nel benessere, mentre siete certi che una buona intesa sessuale sia segno di benessere di coppia.”

 

“Dunque il sesso come fonte di vita e la vita come riproduzione dell’armonia. Il gesto sessuale, come gesto di creazione dove non ci si impiglia, come da noi, in nascite o aborti, ma dove in un punto si celebra il senso del cielo, della terra e delle diecimila cose che in composta armonia abitano il cielo e la terra. Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? Il gesto dell’uomo crea armonia o disarmonia nell’universo e il nostro sesso, da gesto che compone, può diventare dissolvenza non tanto di noi, ma del cosmo che non ci ignora.”    Umberto Galimberti

Dove sono io?

Contemplando i musi dei cavalli e le facce della gente,
tutta questa vita correre senza rive sollevata dalla mia volontà
e che corre a precipizio verso il nulla
nella steppa purpurea del tramonto
spesso penso: dove sono IO, in questa corrente?”
Gengis Kahn

Dove siamo noi, ma in fondo noi cosa possiamo? Non siamo statisti.
E’ una domanda che dovrebbe riguardare i Gengis Kan della politica che tuttavia pare non se la pongano o comunque l’ affrontatino con pressapochismo o con l’idea cinica che i morti, sempre più numerosi, alla fine non abbiamo diritti.
Questo mare nostrum diventato una grande fossa, come possiamo ancora pensare di tuffarci ridendo senza sentirci come un cane in chiesa.
”Una tragedia epocale, trafficanti sempre più crudeli” Troppo comodo e facile trovare subito nell’ altro, altrove, il colpevole. Settecento tra donne uomini e bambini consapevoli dei rischi che correvano ma altrettanto consapevoli che la fuga era l’ultima possibilità per salvarsi da una morte sicura nelle loro terre.

“Indignarsi non basta”
«Bisogna costruire una relazione condivisa, attiva» dice, e aggiunge: «Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell’indignazio¬ne e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adegua¬ta pratica politica che dia loro corpo. Che l’indigna¬zione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio»

Pietro Ingrao ha compiuto 100 anni il 30 marzo e l’autore del testo ‘ Indignarsi non basta’ Stéphane Hessel di può dire che sia un suo coetaneo.

Rottamare? Si può rottamare il pensiero? Solo gli sciocchi lo fanno.

corona

Il vento forte dei ricordi

Ho la febbre da due giorni e sono completamente afona.

Voi direte ‘poverella’, invece no più o meno tutti quelli che mi sentono di primo acchitto mi dicono di non fare la scem(n)a perché mentre riesco a tirare fuori un ‘Pronto’  abbastanza normale poi a seconda di come è ostruito il naso o urticante la gola mi viene fuori una voce a falsetto che non ricordavo da quando mio figlio si trovava nella fase di passaggio della pubertà.

Alle solite telefonate a un certo punto ieri me ne arrivata una davvero inaspettata, impensabile anche perché nei miei ricordi la chiusura non era stata da parte mia un invito a risentirci.

Un vecchio amico di oltre trent’anni fa con il quale per arrotondare  gli spicci da studentelli, il padre era un pezzo grosso di una importante agenzia di viaggi,  facevamo  gli interpreti-accompagnatori nei pullman di stranieri che volevano visitare la costiera amalfitana con sosta a Pompei.

C. non è mai stato un adone ma non vuole dire niente ho avuto uomini decisamente meno attraenti fisicamente ma che mi piacevano un sacco.  Lui non mi è mai piaciuto, quando si dice ‘a pelle’ vuol dire proprio questo,   oltre qualche bacio rubato o concesso per sfinimento.     C.  è quello che in un momento di tira e molla, mi disse: “…almeno una volta  fallo per amicizia”.  Ci rimanemmo diversamente malissimo.

Separato e risposato, ci aveva tenuto a dirmi con una sua laureanda ‘molto bella’ (come a dire che l’unica stronza che non lo aveva preso in considerazione era stata sempre io), era definitivamente sparito.

La telefonata di ieri mi ha lasciata di stucco.

La mia voce doveva essere talmente irriconoscibile che per due volte ha ripetuto il mio nome e mi è parso comunque sollevato dalla mia  risposta affermativa. Non ci siamo detti nulla,  stavo come sto e l’ho pregato ‘eventualmente’ di richiamarmi: “No, al cellulare no perché in casa prende male”.

Stavo ripensando  alla mia totale indifferenza, in fondo perche?   Una persona che ha condiviso con me momenti divertenti, spensierati, tutto sommato una bella persona,  avrebbe potuto essere un’amicizia importante ed invece, a quanto pare, il sesso , o l’amore, negati possono condizionarne la riuscita. A volte, come i bambini, ci si impunta sul ‘Non mi piace’ ma in questo caso nessuno aveva facoltà di insistere perchè se una persona in quel senso lì non ti piace, a meno che non sia di mestiere, mica  te la devi far piacere per educazione.

Non so cosa succederà ma spero di mantenere il giusto à plombe per non ferirlo,  spero che abbia una buona vita,  anche se questa seconda affermazione è vagamente ipocrita.

Sono stati giorni di grande fermento questi. La Grecia e andata ad elezioni ed ha vinto la sinistra radicale di Alexis Tsipras.  Lo stesso giorno ci ha lasciato Demis Roussos, un cantante greco molto conosciuto in Italia e questa canzone, non mi vergogno a dirlo mi ha davvero strappato qualche lacrima, il perchè è tutta un’altra storia.

 

Più che un giorno di più

bocca dolce di parole impastata di crema di riso nel tepore anomalo di un pomeriggio soffocante,

“La vita cambia in fretta.
La vita cambia in un istante,
Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita.”

Così, da un momento all’altro. È quello che è successo a Joan Didion, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice. Ecco, “L’anno del pensiero magico” è il 2004, un anno di 366 giorni in cui ogni giorno e ogni momento della giornata sono segnati da un ricordo del passato, di cose fatte, incontri, parole dette. o da un semplice flash di cose che si sarebbero potute fare. Il pensiero inizialmente doloroso, spiazzante ed i ricordi di Joan Didion sono rivolti al marito con il quale ha condiviso 40 di vita ma l’insegnamento da questa lettura potrebbe valere per ognuno di noi.
Questo forse mi ha trasmesso il libro: sapere guardare oltre e assaporare il m(f)iele della vita.

L’anno del pensiero magico.

“Più che un giorno di più” aveva sussurrato, con un’altra espressione del nostro lessico familiare. Il riferimento era alla battuta di un film, Robin e Marion di Richard Lester. “Ti amerò anche più che un giorno di più” dice Audrey Hepburn nella parte di Maid Marian a Sean Connery nella parte di Robin Hood dopo aver bevuto con lui la pozione fatale.

http://youtu.be/mZnRe6e20xE    deep blue day –  brian eno

quello che noi (non) facciamo

Va bene, giusto o non giusto, equo o no che sia il mondo, ho una vita serena emotivamente ed economicamente.
Emotivamente è stata molto dura perché sono tragica, di natura pessimista, ho sempre avuto la capacità di incaponirmi nelle ‘cose impossibili’ non per arrivismo ma per mettere a me stessa l’asticella sempre un pochino più su perché è stato difficile accettarmi nelle mie debolezze e nelle mie paure ed i pregi vanno messi sempre sotto verifica.
Ho fatto anni di analisi e non posso che dire a chiunque si senta traballante che l’aiuto che si riceve –non gratuito ma anche quello fa parte del percorso – riesce a sciogliere molti nodi.
A volte basta poco. A volte passano anni però il più delle volte ci si sente come rinati ed allora la vita diventa meno grama. Non che cambi nulla se non l’ottica nella quale noi ci poniamo. Non tutto avviene ‘contro’ di noi ma semplicemente ‘intorno’ a noi.
E questo vale in ogni ambito.

Economicamente. Già, economicamente la mia generazione ha avuto la possibilità studiando e faticando di crearsi un futuro. Io da sola sono riuscita a dare anche gli strumenti a mio figlio, che ‘per fortuna’  lavora, ma il suo futuro è opaco e incerto come per il 66% dei giovani nelle sue condizione di pri.vi.le.gia.ti, mentre il restante 44% guarda il nulla. Questo mi sconvolge parecchio.

Perché questo ragionamento? Perché leggendo un post, giustamente, l’accusa era precisa:
‘certo il mondo va a rotoli, vi intenerite per i bambini, per le donne, per i morti ammazzati per gli animali per..per.. ma poi?
E ancora :
‘ Vi incazzate perché la vostra città è sporca, perché ogni cosa che si comincia non trova mai un punto di fine preciso. Perché tutti si riempiono le tasche con i nostri soldi di contribuenti…e poi?’
Poi dopo esserci indignati per benino tutto scorre.

Eppure io ricordo altro e dunque il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Solo un esempio.

Quando ero piccola ed abitavo a Torino in un palazzo di cinque piani ricordo che in ogni appartamento nella colonna che corrispondeva al terrazzetto della cucina c’era uno sportello e li veniva gettato quello che oggi con molto sussiego chiamiamo umido. Finiva dritto in cantina in un contenitore che settimanalmente veniva svuotato da addetti del comune che, sempre settimanalmente raccoglievano il resto dei rifiuti. Poca roba. Niente plastica, niente ingombranti contenitori per una manciata di susine.
Le bottiglie fossero anche le più costose di vino venivano caricate del costo del vetro e il denaro veniva restituito quando si riportava la bottiglia vuota o serviva per comprane un’altra.
Il latte stessa cosa. Si andava dal lattaio con la propria bottiglia e sempre quella e se non la si aveva si pagava il vuoto.
Certo era il secolo scorso ma soltanto cinquant’anni fa.

Non so da voi ma Roma è allo stremo. La raccolta differenziata non funziona i cassonetti non vengono svuotati e il porta a porta suona come un mantra.
Eppure la cosiddetta AMA la municipalizzata per i rifiuti i prende bei soldoni per un servizio che non fornisce.
Certo dove c’è sporco e sciatteria tutto diventa più sporco e invivibile, territorio di nessuno.

C’è come un disprezzo per la cosa pubblica che in quanto pubblica non ci appartiene. Cicche sui marciapiedi, escrementi di cani che poveri loro si prendono gli improperi al posto di quegli incivili dei loro accompagnatori. Dalle macchine in corsa vola di tutto. Volano anche pesantissimi improperi se è per questo!

Mi sono persa. Ah, già, che fare oltre indignarsi? Agire. Agire correttamente a dispetto dei comportamenti degli ‘altri’, non pensare al proprio orticello ma al pianeta

E qui scatta la citazione perché ‘quanno ce vo’ e calza, ce vo’ ed è di Madre Teresa di Calcutta:

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Melassa terribile melassa…che faccio quale tasto pigiare?   ‘Pubblica’  o   ‘Spostare nel cestino’?

La scelta dell’inno alla gioia di Beethoven è mirata a controbattere a Grillo (sparlante) che non perchè fosse suonato da Hitler ai compleanni è meno apprezzabile così come Wagner rimane un grande compositore.   Nigel  Farange, eurodeputato britannico  razziste e xenofobo che ha voltato le spalle all’inno,   non mi tange:  un cretino in più che renderà conto al suo Paese.
David Garrett è una mia passione tardiva e se un appunto faccio al nuovo Parlamento è di non essere stato tanto ‘giovane’ da invitarlo a suonare. Me ne farò una ragione purchè questo nuovo Parlamento europeo più o meno ben accetto sappia lavorare bene e se guardiano ai nostri balletti, direi che basta proprio poco. Auguri.

Ma voi perchè mi leggete?

Qualche giorni fa trionfalmente WP mi ha comunicato che ho superato i 200 followers (niente per quasi tutti voi! ) ed io ho sbarellato, detto alla romana, intendendo quel senso di ottundimento che prende a una notizia al di là delle nostre aspettative e neppure messa in conto.

C’è anche l’imperativo maligno posto in essere da WP di conquistare una parte di ‘visibilità nel numero dei Mi piace in modo che stimoli lo spirito della competizione con te stessa e con gli altri blogger. In questo Splinder era più ‘umano’.
Cerco di ribellarmi; premere quel tastino per me è un controsenso: se sto leggendo vuol dire che mi piace e se mi permetto in allegria o seriamente di concorrere a dire il mio pensiero è proprio perché Mi piace. Tant’è! è una regola e rispettiamola.

Leggo voi perche, questo è semplice: perché realmente mi piace il modo di scrivere di rapportarsi a me di ognuno di voi.
Trovo nei vostri scritti tenerezze inaspettate, lucidità utilissima ,spesso cinica, fragilità che emergono timidamente, rabbia e confessioni tanto profonde che entro ed esco in punta di piedi, laddove scrivere diventa terapeutico, trovo ricette abbellite di pensieri quotidiani un po’ alla Artusi.
Poi ci sono tutti quei maestri che senza arroganza scrivono in modo superlativo e che regalano a tutti noi veri e propri racconti o poesie o romanzi completi, immagini che diversamente non arriverebbero.
Per.so.ne che girando per Roma non avrei l’opportunità di avvicinare e che neppure viaggiando altrove ho avvicinato con quella semplicità di un’ amicizia un po’ complice che nasce solo in questo ambito magico e pericoloso insieme che si nutre di pezzettini di noi. Un coloratissimo caleidoscopio, Gravatar.

Leggo voi perché mi fate sentire bene quando magari mi sto massaggiando il collo del piede, quello che una volta rotta la caviglia mi dà ciclicamente dolore e non è solo perché segna il cambiamento del tempo.

Leggo voi perche vi siete presi l’onere di ricevere una e-mail di preavviso ogni qual volta, inopinatamente mi metto a ticchettare su un pensiero che si fa strada e chissà come finiscerà e – mai come ora – mi chiedo cosa di me Mi (vi) piace di quel che scrivo.

Leggo voi perché:
“Gli scrittori nascono con un’eccezionale capacità di osservazione: guardano le persone, le cose, la vita, se stessi in modo incessante e piano piano cominciano a interpretare certi tratti, certe scene che non sono ovvie, che non sono in superficie.”
E’ un pensiero della grande scrittrice sudafricana Nadine Gordimer, assai poco conosciuto prima che nel 1991 le fosse assegnato il Premio Nobel per a letteratura e ancora nel 2007 il Premio Grinzane Cavour per la Lettura. Una donna forte, una bella figura di donna,  moderna e lucida,  dell’inizio del secolo scorso.

Ma la mia domanda resta tra il faceto e il serio, timida e sfrontata:

“Ma voi perché leggete me?”

 

(Who wants to live forever?)
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