senza fine

Bene. Un paio di giorni fa è stato varato il decreto che inasprisce le pene contro il femminicidio e ratifica la convenzione di Istanbul.

Il punto è – a mio modesto avviso ma comunque di una che da anni collabora con un centro antiviolenza – che questo decreto interviene solo sul piano repressivo, un piano di intervento talvolta necessario per bloccare gli autori di violenze ma insufficiente per affrontare il fenomeno in tutta la sua complessità.

E a dirla tutta il decreto di gran belle parole e proponimenti si scontra con la carenza visibile di fondi per affrontare ogni singolo aspetto della tutela delle donne e, soprattutto, non affronta il problema del recupero degli autori di violenza.

“Vittorio è sempre stata una persona tranquilla. Per carità, spirito tormentato, però uomo tutt’altro che portato alla violenza: non credo che in tutta la sua vita abbia mai colpito qualcuno nemmeno con uno schiaffo.”

Però a Vittorio, malato d’amore, due giorni fa ha dato di volta il cervello ed ha ucciso la sua ‘ex’ compagna invitandola per un’ultima cena chiarificatrice, da persone civili. Certo, c’erano state valanghe di sms ossessivi ma niente più.
Può capitare, od è capitato anche a noi, perché le vere follie in amore si fanno quando l’amore finisce.

Le PPTT italiane dovrebbero essere citate come corree perché :

“…il pm di Trento che coordina l’inchiesta – hanno trovato nello studio dell’avvocato le copie di alcune lettere indirizzate con raccomandata a due persone vicine alla vittima. Le lettere, datate 7 agosto e quindi due giorni prima del delitto, non sarebbero state ancora consegnate.” Le poste italiane non si smentiranno mai, ovvero, avviene quando una qualsivoglia missiva arriva entro i tempi stabiliti.

Un’altra giovane donna è morta, accoltellata in un sera d’estate per avere generosamente concesso all’uomo che aveva amato e lasciato di potersi chiarire definitivamente tanto più che lui le aveva detto che era sereno perché c’era un’altra nella sua vita.

Sto ragionanado su quest’uomo istruito, ‘dabbene’, che non avrebbe fatto male ad una mosca per dire che decreti, inasprimento di pene, certo servono (ma è statisticamente provato che nei Paesi dove vige ancora la pena di morte questa non costituisce un deterrente a delinquere) ma non risolvono.
Le donne sono sempre state l’anello debole e nello stesso tempo ingranaggio portante nelle società.

Noi tutti giustamente ci indigniamo, donne e uomini per questa mattanza, ma se ciò avviene ogni due giorni nella nostra Italia, sessantaseimila donne e bambine vengono uccise ogni anno nel mondo, una cifra enorme (2011) che rappresenta circa un quinto (396mila) di tutti gli omicidi. Il dato è raccolto dalla Small Arms Survey.

Lo so, non volevo tornare, non volevo affrontare il quotidiano e le sue bestialità politiche, la donna che a Genova è stata quasi accecata con l’acido da uno sconosciuto, il quattordicenne suicida perché non riusciva a fare accettare la sua omosessualità, e questa ragazza, Lucia Bellucci.

La mia conclusione è che non servono leggi ma educazione alla cultura del rispetto.
Serve guardarci negli occhi e imparare a riconoscere nell’altro qualcosa di noi.

Non serve ‘fermare il bastardo’ ma avere uno Stato che se ne prenda cura perché ‘bastardi non ci si diventa di colpo ma attraverso esperienze negative, fuorvianti, attraverso il dolore e i maltrattamenti subiti…

E quasi sera, Hamed, il mio nuovo incontenibile ciarliero dirimpettaio gioca sul terrazzetto: è felice e ride a piccole cascatelle. Ha denti bianchissimi e labbra rosa come un bocciolo, forse sette anni. Confronto il mio colorito al suo e mi accorgo che siamo entrambi neri, abbronzati ma lui lo è tutto l’anno.

Ora di quasi cena.

Buon ferragosto.

(e mentre sto per allontanarmi dal pc sento al telegiornale: “Sicilia, uomo uccide la moglie e poi si suicida
Alla tragedia ha assistito il figlio di 4 anni della coppia.” Ecco, i figli, muti spettatori, marchiati per sempre da immagini cruente di morte e di abbandono.

le fil rouge Pci-P.Ingrao e memedesima

Era il 1983, febbraio, e attraverso mia madre mi fù chiesto se mi sarebbe piaciuto lavorare con Pietro Ingrao.
Proprio lui? Perché prendere una persona del tutto esterna al Partito? Perché Pietro Ingrao aveva la nomea di essere esigentissimo e di avere un carattere molto difficile. Concluso il suo mandato di Presidente della Camera, era diventato Presidente del Crs (centro studi e iniziative per la riforma dello Stato) e continuava ad essere membro della segreteria del Pci, oltre che deputato, carica che lasciò au-to-no-ma-men-te a favore di una giovane compagna!
Con il cuore che andava a mille (forse i più giovani potrebbero non immaginarlo, avere l’opportunità di parlare con Pietro Ingrao era per qualsiasi compagno un enorme onore) ma senza troppe speranze feci una prima intervista con il direttore del Crs che, subito dopo andò a riferire le sue impressioni e dunque ci fu immediatamente l’incontro con Pietro Ingrao.
Il tempo di entrare che quel grande dirigente politico del Pci si alzò, girò intorno alla scrivania, e stringendomi la mano mi disse “Hai un nome che mi è molto caro, ti chiami come mia figlia”.Cominciò per noi un lungo sodalizio mutato negli anni in stima e affetto reciproco. Un uomo lungimirante, ricco di grandi intuizioni, schivo, un poeta prestato alla politica che ricordava con nostalgia la sua passione per il cinema, per le lettere, la prima stesura con Luchino Visconti  del film ‘Senso’.La politica lo aveva assorbito come missione, dovere da compiere. Una sua bella autobiografia svela molto di lui “Volevo la luna” ed. Einaudi.

Il 7 giugno del 1984 a Padova moriva Enrico Berlinguer.
Dietro il suo feretro i dirigenti del Pci, Un mare ondeggiante di folla premeva da ogni lato e si sentiva forte, martellante, ‘Ingrao, Irngrao’ Ingrao’.
Lui non accettò la segreteria del Partito che passò ad Alessandro Natta e poi ad Achille Occhetto.

Fui io a rintracciarlo il 13 novembre del 1989, su urgenza di Antonio Bassolino, a Madrid dove era per i funerali di Dolores Ibarruri, e chiedergli di rientrare immediatamente perché la sera prima a Bologna Achille Occhetto aveva annunciato che il Pci avrebbe cambiato nome, simbolo, forma , dando l’avvio a una fase costituente da cui sarebbe nato il nuovo partito. Ingrao era totalmente all’oscuro di questa decisione ed io azzardo che fu messa in atto voultamente durante la sua assenza.
Il 24 novembre ‘89, il Comitato centrale del Pci approvò la proposta di Occhetto con il 67,7% dei voti e indisse un congresso straordinario il XIX e ultimo del Pci a Rimini.
Il 10 maggio 1993, Fausto Bertinotti lasciò polemicamente il Pds insieme ad altri 30 dirigenti sindacali della Cgil.
A quel punto Pietro Ingrao, che dopo la battaglia contro lo scioglimento del Pci aveva preferito rimanere “nel gorgo” del Pds, decise di chiudere definitivamente anche lui  e sottoscrivere il progetto di Rifondazione comunista.
Io non me la sentii di seguirlo e pur restando profondamente legata a lui (e lo sono tutt’ora),  rimasi nel Pds nella componente di sinistra: il ‘Correntone’ referente Giovanni Berlinguer.con cui ho continuato a lavorare anche per i cinque anni che fu eletto parlamentare europeo.

Potrei e chissà che io non lo faccia, scrivere un libro sul Pci, su quello che accadeva nei corridoi del palazzo di Botteghe Oscure, su quello che erano ( e sono) i compagni – me inclusa –  che nonostante le disillusioni, i borbottii di disapprovazione hanno continuato a dare fiducia e offrire risorse a tutte le sigle, alberi e arbusti, che hanno segnato la strada in discesa fino al crash finale di questi ultimi giorni di questo sciagurato Partito.
Niente per me è minimamente recuperabile. Non è passibile rabberciare il proprio vissuto, vederlo disattendere nei fatti e negli ‘ideali’ (e lo metto virgolettato perché sembra quasi un concetto obsoleto). Ideali che non possono piegarsi alla ‘ragion di Stato’ ancora a  vantaggio di accordi con chi nel nostro Paese incarna corruzione e lordume morale.

Basta lo dico io che sono poca cosa di fronte alla Storia ma che ho una mia storia da salvaguardare nel rispetto di me stessa e, soprattutto, di compagne e compagni integerrimi che dalla loro militanza traevano vanto, mia madre inclusa e per prima.

IngraoMestessa

Pietro Ingrao e me alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

L’amore ai tempi del redditoMETRO

La misura della mia ricchezza, perché non vi è dubbio che dal guazzabuglio dei numeri dati dal Governo risultiamo tutti chi più chi meno benestanti salvo pochissimissimi che per questo è meglio siano invisibili, come la polvere che si butta sotto il tappeto quando arriva una visita inopportuna, insomma pare che molto presto codesta misura di ricchezza verrà determinata anche dal possesso di un quadrupede. No, quadrupede è troppo vago, spazia dal topino all’elefante, alla pregiatissima tigre bianca, bisogna dunque specificare: possessore (che brutto termine!) di cane. Di altri animali non si fa ancora menzione ed è meglio così perché se io dovessi ‘conteggiare’ anche il mio pesce rosso che risponde (risponde davvero) al nome di Mammasantissima per la sua mole, sarebbe un ulteriore aggravio per le mie tasche, anzi tasche no perché nessuno, ancor meno questo esimio Governo tecnico vuol mettere le mani nelle tasche degli italiani (antico refrain) ma nel conticino bancario, questo sì.
Allora, se è vero che molti politici hanno case a loro insaputa, i più scapestrati si tuffano senza affondare da barche smisurate che battono bandiera panamense, sollazzati da veline portate dal vento caldo del flusso di denaro, il cane, per di più microcippato, ob torto collo, sarà registrato in Italia e dunque smaschererà quel furbastro di pensionato a reddito minimo, gli piomberà a casa la finanza, scoprirà che il fellone ha un piccolo appartamento di proprietà comprato in tempi lontani che attualmente occupa con la formula della nuda proprietà, un frigorifero funzionante ancorchè semivuoto. Si sa in vecchiaia si diventa parchi. Eppure l’ingordo vegliardo si concede la compagnia e l’affetto di un piccolo cane col petigrèe regalo dei figli o adottato e salvato da maltrattamente e morte sicura in quei lager che sono i canili municipali molto ben sovvenzionati e pozzi di san Patrizio per i gestori.
So per certo che questi vecchierelli, tengono moltissimo al loro amico e se devono dividere i soldi della spesa certamente il carniere peserà dalla parte di quest’ultimo.
Però non si può scrivere senza avere cognizione di quello che s’intende correndo il rischio di sbagliare ed allora io ho fatto due conti su quello che spendo settimanalmente per la dolce, petigreata Sallyina e ve li sottopongo.
Come direbbe la nostra ministro Fornero ‘un pacco di soldi’.
– macinato da ragù (1/5kg) 3.50euro
– pasta o riso integrali 2.00
– croccantini da pasto (1 al dì) 3.50 (2 pacchi da 800gr al mese
– ‘bisconttini vegetali 2.00
Totale 11.00 euro circa (52 settimane

Bagno mensile 16.00 euro
Spese vetrinarie richiamo vaccini 90.00
Spese vetrinarie ‘impreviste’ 60.00 (almeno due)

Il conteggio finale delle ‘uscite’ per il sostentamento della mia belvetta di piccola taglia (meno di 10 kg) ammonta dunque, sicuramente per difetto, a più di 900.00 euro all’anno.
Parlando al parco con vari altri ‘accompagnatori’ ho scoperto l’ovvio e cioè che un cane lupo, costa minimo due/tre volte tanto.

A voi pare eccessivo? La mia domanda è: si può inserire nel redditometro qualcosa che, come l’amore del nostro amico cane, non è quantificabile in moneta sonante?
Io penso di no anche se sono una donna non ancora anziana, attiva, con un figlio che mi ama e che amo, una rete di relazioni famigliari ed amicali, eppure non troverei tanto piacere nell’aprire la porta di casa se non ci fosse la Sallyina ad accogliermi.
Non mi godrei tanto il meritato riposo se al mio fianco non ci fosse lei, la mia pelosetta, la mia mano sul suo cuoricino che batte leggero. Se non ci fosse lei, mio alibi per le passeggiate al parco.

Il redditometro? Cari Signori, voi non sapete di cosa /s)parlate.

 

Pubblicità progresso


E’ ora di cena e mi sono preparata il vassoio dove ho poggiato il mio piatto con mozzarella di bufala, finocchi tagliati a spicchi grossolani conditi con un filo d’olio e qualche oliva nera a contrastare tutto quel bianco. Il mio solito bicchiere di vino al quale non rinuncerei per nulla al mondo. Sono mediamente serena e sicuramente molto privilegiata.
Accendo la televisione (Che tempo che fa è un po’ una droga leggera, potremmo dire anticipatrice del Governo sobrio, negli ultimi tempi smaccatamente ‘fazioso’ ma non è questo il punto).
Pubblicità a raffica: un George pantofolaio che promuove decaffeinato, donne pantera versione peripatetica, niente pannoloni il sabato sera ma la spettacolarizzazione di visi e visi e occhi che bucano lo schermo di bambini malati e malnutriti mentre la voce e il viso mestamente sorridente di una sobria signora invita a ‘donare’ 80 centesimi.
Mi chiedo se serve davvero esibire quei bambini dietro i quali ruota tutto un lavorio fenetico alla ricerca della foto e del bambino, ‘quel’ bambino che più ‘buca’ lo schermo. Pensano davvero che qualcuno si alzi da tavola e corra a cercare una penna per segnarsi il nome dell’organizzazione o il numero del conto corrente?
Probabilmente no ma da brave persone si inteneriranno e diranno ai loro bei bimbi vagamente obesi “Mangia! Guarda…poverini…”

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale.
Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio ai piccoli gesti che compiamo ogni giorno.

Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel 2000 le Nazioni Unite sancirono che il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio fosse dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. I risultati sono ancora ben lontani.
I più importanti organismi internazionali tra cui l’ Oms con il suo recente Rapporto sulle diseguaglianze, i governi, discutono da decenni di fame e malnutrizione, ne identificano le cause, propongono soluzioni, stanziano denaro; eppure la situazione non fa che peggiorare.
Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera e per più sere “a pancia vuota” hanno superato il miliardo. Nel mondo la fame è una realtà quotidiana per una persona su sette
Ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, circa 30 milioni di bambini nascono con crescita menomata a causa della malnutrizione durante la gravidanza e muoiono prima del compimento dei cinque anni.

L’Unicef stima che un terzo dell’umanità ha meno di 18 anni e vive in gran parte in condizioni di povertà ed emarginazione.

Questi i fatti . Servono gli occhi di bambini stremati per lastricare il mondo di buone intenzioni? Io penso di NO.

"Servizio completo" 1997

Siamo a Sheffield, città inglese dell'acciaio.

Quando la crisi si fa sentire un gruppo di uomini di 'varia umanità', rimasti disoccupati,  istigati dal più giovane, Gaz, per guadagnarsi qualche sterlina e tirare avanti, si improvvisano spogliarellisti, come a dire che quando il sistema economico ti mette in mutande non ti resta che toglierti anche quelle! e la crescente popolarità degli spogliarelli per sole donne – ultima frontiera della presunta emancipazione femminile diventa il trampolino per raccontare crisi e disperazione attraverso i nonsense di una commedia in agrodolce.

Full Monty è la risposta ironica e brillante che il regista Peter Cattaneo dà al realismo  raccontato dal grande Ken Loach.

Una risata ci seppellirà? No, ma lo stà facendo Berlusconi. 

 

Australia sì, Australia no io andrò in Perù

 

Ho un’amica che ha un’amica che innamoratissima a sua insaputa era la fidanzata di riserva di un talentuoso  bugiardo.

Costui, arrivata l’estate, ha trovato l’escamotage per viversi le due storie in parallelo senza troppi casini raccontando alla fidanzata in seconda che non conoscendola ancora, giusto intorno a Natale, aveva prenotato con un suo amico un viaggio in Australia e si vedeva costretto, ora,  a mantenere questo impegno gravoso anche economicamente.

Fù accompagnato all’areoporto dall’amica della mia amica, con abbracci strappalacrime di ordinanza e promesse di fare faville al ritorno, e via.

Come promesso cominciarono ad arrivare e-mail quotidiane con resoconti sull’Australia, foto di canguri, uccelli variopinti,  paesaggi. Un reportage che avrebbe potuto fare la sua bella figura su una moleskine in cuoio di quelle che utilizzarono da Van Gog a Matisse, da Hemingway a Chatwin.

Ma il diavolo si sa, fa la pentola e non i coperchi e fu così che la povera, sconsolata si ritrovò una sera d’estate a parlare del suo amore in Australia.

Volle il caso che nel gruppo vi fosse un amico comune senza troppi peli sulla lingua: “Ma che stai a dì? Svejate!  guarda che quello sta asSabaudia co’ la fidanzata!”

Com’è andata a finire?

Rientrato stranamente in anticipo l’immaginifico latin lover suonò a notte fonda a casa dell’amica della mia amica con in mano un  meraviglioso boomerang australiano, probabilmente comprato su internet…e lei disarmata (da cojona dop)  lo riaccolse a braccia aperte dopo qualche mugugno d’ordinanza pensando, forse, che come il boomerang, alla fin fine, lui da lei era tornato.

Questa non è una storia a lieto fine – anche se poi dipende da come lo si intenda – perchè la fanciulla ha ballato una sola estate visto che  il marrano dopo qualche giorno la piantò in asso, svanito nel nulla, anche se pare sia stato avvistato proprio ieri a Sabaudia con la fidanzata ignara di avere un uomo ubiquo che, mentre stava con lei sdraiato sulla  italica sabbia, spediva reportages dall’Australia all’amica della mia amica.

 

 

Il simbolismo nel Gattopardo

Bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com'è
 
disse Tancredi al Principe di Salina, suo zio, che gli rispose:
 

“…e dopo sarà diverso, ma peggiore”.
 
“Eggià… ” 

pensa la sottoscritta affranta battendo il tempo col piedino.

 

...ieri (ascoltate attentamente il testo)


e oggi

e domani? domani sara, magari, "un altro giorno" prendendo a prestito l'ottimismo dell'indomabile Rossella?

 

Il tetto di cristallo

 

I grandi della narrativa a cura di Repubblica-L’Espresso.
I classici della letteratura presentati dai grandi scrittori.

Quindici libri da non perdere, quindici autori che compongono un canone. Da Conrad a Roth, la collana di "Repubblica" con le introduzioni di firme celebri, come Baricco e Arbasino..

 
Già usciti:
 
Linea d'ombra di Joseph Conrad  con l'introduzione di Roberto Saviano 
Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj – con l'introduzione di Corrado Augias  
Doppio sogno di Arthur Schnitzler – con l'introduzione di Antonio Tabucchi 
Lo strano caso del dott. Jekyll e Mr Hide di Robert Louis Stevenson – con l'introduzione di Niccolò Ammaniti
Fuga senza fine Joseph Roth – con l'introduzione d Sandro Veronesi 

Le prossime uscite:

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald morto nel ‘40
L'indifferente di Marcel Proust 
Fuga senza fine di Joseph Roth 
Il giocatore di Fëdor Dostoevskij
Novelle per un anno di Luigi Pirandello
Il carteggio Aspern di Henry James 
Mrs Dalloway di Virginia Woolf 
Benito Cereno di Hermann Melville.

 

 Io sono indignata!

perché tra questi 15 imperdibili classici troviamo soltanto una scrittrice: Virginia Wolf e tra i ‘grandi scrittori’ contemporanei che li presentano non vi è neppure una ‘grande scrittrice’ eppure credo che sarebbe stato molto interessante che una scrittrice del calibro di Lidia Ravera commentasse (avesse commentato) Doppio sogno, o Dacia Maraini Il grande Gatsby o, ancora, che nei grandi classici fosse incluso un libro tanto importante come Madame Bovary che prima dell’avvento della sindrome della casalinga di Voghera aveva analizzato in profondità quel malessere di vita  femminile che ancora oggi è il bovarismo.

E mi chiedo, ancora, perché la collana che è indirizzata ad un pubblico italiano  non abbia pensato ad una scrittrice importante come Grazia Deledda e al suo Canne al vento che quasi ogni studente ha odiato, immancabilmente costretto a leggerlo durante le vacanze estive, e mi avrebbe incuriosito che a commentarlo fosse stata una giovane blogger trasgressiva, non ancora (e forse mai) grande scrittrice come Melissa P.

Che ne pensate?

Scrittrici come Marguerite Yourcenar, Simone Wail, Marguerite Duras,  oppure storie di donne come , appunto, Madame Bovary, Il rosso e il nero, Guerra e Pace, Cime tempestose, il tanto conosciuto anche in Italia, Piccole donne, quel gioiello che è Alice nel paese delle meraviglie,avrebbero sfigurato in questa rassegna tutta al maschile?

Signori miei proprio non va.

Non bisogna essere femministe ad oltranza e sciorinare numeri per percepire che lo spazio delle donne è sempre o solo quello concesso dagli uomini. Che la meritocrazia è quasi sempre a senso unico. 

Il tetto di cristallo?

E' un delicato eufemismo per dire che le donne arrivano,se arrivano, con il doppio della fatica rispetto a un uomo, ad un limite netto anche se pressocchè  invisibile (di cristallo), oltre al quale vengono bloccate…il cristallo è trasparente e purissimo, sembra quasi che non ci sia, ma una volta che ci sbatti contro hai la riprova  che in un universo al maschile le donne non hanno pari opportunità, neppure quando si tratta di un’operazione tanto innocua come dare la propria chiave di lettura sui  grandi classici (al maschile).

 

 

Chi di lama ferisce di lama perisce (forse)

“Allora, la sentenza in mano a tre signore. Viene subito in mente la nemesi. Tu, Berlusconi, delle donne ti sei servito, e in malo modo; le stesse donne faranno giustizia.” Giorgio Vecchiato su Famiglia cristiana 15.2.2011

"Caso Ruby – Giudizio immediato  per Berlusconi."

 

Con gioia sommensa, perchè la vergogna per noi donne e uomini 'sani'  è comunque grande, apprendiamo che nel processo al Premier Silvio Berlusconi, fissato oggi  per il  6 aprile dal giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo, donna, ebbene  anche il Collegio giudicante sarà composto da tre giudici donne.

Saranno sicuramente donne adulte, non certo fanciulle ma dimostrano,  insegnano che i valori fondanti della nostra società sono alt(r)i e assai diversi dalle scorciatoie sdoganate e imposte come vincenti con sempre maggiore recrudescenza in questi ultimi due anni di 'primierato' e che queste diverse scelte di vita danno spazio  (anche se spesso con maggiore fatica rispetto agli uomini) alle donne che investono nel sapere e non già sulla loro fragile in quanto caduca, avvenenza.

Nemesis – Alfred Rethel
 

Piccole orge crescono

Avevo imposto a me stessa di tacere, di non fomentare idee e ‘cattivi’ pensieri sulla scoperta da parte dei magistrati delle bravate del nostro folkloristico latin lover per eccellenza  che è anche Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio italiano.
 
Ma da  giorni le pagine dei quotidiani, dei settimanali, degli online, delle trasmissioni televisive di intrattenimento e non,  sono incentrati sul puttanaio che è emerso e  al quale anche i più spregiudicati non erano preparati.
 
Da altrettanti giorni è avvenuta  la  morte di un altro soldato italiano in Afganistan. Bisogna scorrere le prime pagine con attenzione certosina per trovarvi traccia.
Non ne dico il nome perché il suo nome è quello di tutti i militari della coalizione che sono in missione di ‘peace keeping‘ e che sono già morti o nella migliore delle ipotesi corrono gravi – sembra – imprevedibili pericoli.
 
Dico questo perché sentendo il nostro Ministro della difesa Ignazio La Russa fare riferimento  con voce stentorea  alle :”preoccupazioni espresse dal presidente del consiglio” sulla nostra missione e aggiungere che: è incredibile il livello del morale dei nostri ragazzi. Sono loro che infondono coraggio a noi",  mioddio!  io davvero vorrei sprofondare immaginando quali possano essere le reali preoccupazioni del presidente del consiglio, ora più che mai, e quale potrebbe verosimilmente essere il giudizio che i nostri militari danno ai divertissements e alle giocose battaglie che, in contemporanea, vanno in scena nel lettone di Putin.

 

Requiescant in pace