Amore: legati a filo doppio

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Hermann Hesse

Ho avuto un po’ di respiro stamattina nel mio ufficio senza il consueto via vai del lunedì per fare il punto sulla settimana, due chiacchiere e decidere per la cena chè stare fuori sede fa sì che tutti i giorni ,meglio prima che dopo, l’argomento principale ruoti intorno alla cena: dove e con chi e chi lasciare fuori perché. Piccole faide crescono e raramente si assopiscono.

Devo prendere un faldone e mi accosto alla libreria e scorro con lo sguardo i titoli dei libri che leggo in viaggio e che mi capita di lasciare qui. Mi soffermo su uno in particolare che apro a caso:

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”.
L’autore è André Gorz, e lo scritto è dedicato e sua moglie Dorine. Si suicidarono di comune accordo e morirono insieme come insieme erano vissuti.
“Noi saremo ciò che faremo insieme”, aveva scritto André Gorz.

E’ il passaggio che mi fa tremare dentro e in qualche modo rimpiangere, in virtù di quel lungo e forte sodalizio d’amore, ciò che per me, volente o nolente (Faber est suae quisque fortunae ) non si è realizzato.
Un’ ultima grande utopia questa che ci hanno lasciano André Gorz e Dorine. Un amore simbiotico lungo 58 anni , una gemma da custodire in uno scrigno tra le cose più preziose alle quali aspirare. Una gemma che mediata da quelle pagine struggenti, illuminerà anche noi.

Il libro : Lettera a D. Storia di un amore
Autore André Gorz
Editore Sellerio

E’ uscito, o forse uscirà anche in Italia a giorni uno struggente quanto attuale film Amour di Michael Haneke (ricordate ‘La pianista’ o ‘Funny days’?), premiatissimo a Cannes, la cui storia si riallaccia in parte quella dei coniugi Garz ma con una ‘soluzione finale’ molto più inquietante perché, in questo caso, dopo cinquant’anni d’amore è George che deve affrontare da solo (e si interroga sul come) l’ improvvisa e irreversibile demenza della moglie. Un amore forte che non si rassegna ad assistere passivamente alla distruzione psicofisica della sua Anne che solo pochi giorni prima, rientrando da un concerto, lo aveva estasiato per la sua bellezza intatta come intatto si era mantenuto il loro amore attraverso gli anni.
Amore eterno, davvero ‘per sempre’, ma poi? Ritrovarsi improvvisamente smembrati, soli con sé stessi a tu per tu con un essere di cui non sai più nulla perchè corroso dalla malattia.
Ma questa domanda, questa grande ansia di capire riguarda ogni forma di amore quando si trova difronte alla drammatica scelta del “che fare?” e come alleviare le sofferenze della persona amata conducendola per mano  verso una soglia di separazione ove la fine avvenga con un ultimo sorriso e non l’immobilità di una non vita meccanica e disumana.
Questo il mio pensiero.
E dedico questo post a Caterina, di cui conosco il grande amore che l’ha legata a suo Padre e la tenecia con cui da anni accudisce sua madre.

Poveri ricchi!

Anno nuovo ricco di sorpresine anticipatamente sgradevoli.
Si parla di grandi sacrifici e di grandi cifre che tralascio e sottolineo piccoli esborsi quotidiani.  
A Roma aumenteranno i biglietti dell’autobus da 1 a 1.50 e cmq diminuirà il servizio che da anni è più che altro un disservizio costante. Si dovrebbe pagare una tassa sugli animali da compagnia soprattutto – si dice –  dovuta alle loro ‘deiezioni’ che i più educati accompagnatori raccolgono mentre una minima parte ancora mantiene la cattiva abitudine di ‘far finta di niente’ e nel contempo schiaccia col piede il mozzicone della sigaretta oppure se ha il raffreddore – cosa assai comune di questi tempi – lascia sbadatamente cadere a terra il clinex che pulisce il suo naso ma sporca irrimediabilmente la strada perché anche gli spazzini costano e man mano che vanno in pensione non vengono sostituiti e dunque la pulizie dalle strade della mia circoscrizione avviene a zone e all’incirca ogni 20 giorni.
Sorpresa a metà, perché mi era stata preannunciata ieri, La Repubblica da 1 euro è passata a 1.20 ovvero il 20% pulito pulito di aumento.
Presa l’abitudine di fare il giro dell’isolato con la Sally sono solita fermarmi al Bar dietro l’angolo e anche qui il caffè come per magia e come se nel ripostiglio non avessero di scorta almeno due confezioni, il costo  è salito a 90 centesimi (contro gli 70 di ieri).
Passando da una delle poche drogherie che ancora sopravvive mi sono fermata per prendere un detersivo per i panni “quello che costa meno” e l’ho trovato a 4.50 contro i soliti 3/3.50. Naturalmente il commento è stato:  ‘è aumentato tutto’! Insomma nella notte come nello Schiaccianoci,  nei negozi chiusi ogni genere e ogni cosa danzando si è aumentata da sola e allegramente il prezzo.
 Questo per dire che alla fine mi son proprio stancata di scrivere  seriamente di politica che non condivido e nella quale non ritrovo nessuna delle grandi utopie per le quali in tanti abbiamo speso le nostre energie. Diciamo che  non ho più lo stimolo a controbattere i balbettii di leader che assai poco hanno in comune con i problemi concreti e quotidiani delle persone.
Mi infastidisce giudicare l’operato di un governo talmente tecnico (per carità sobrio e nella sua sobrietà ineccepibile dopo la ciarlatana volgarità del suo predecessore) che a tavolino taglia e taglia e riduce a numeri percentuali  i bisogni primari, le aspettative di giovani e vecchi, donne e uomini. E incautamente (non voglio azzardare scientemente) continua a  non valutare il divario tra la ricchezza sotterranea (o esibita)  intoccabile e ingiusta e la povertà sempre più tangibile dei molti. Il giornale, oggi, è un bollettino di guerra per la chiusura definitiva (Golden Lady, signore mie, tra l’altro)  di aziende che mettono sulla strada non solo i singoli dipendenti ma le famiglie che alla sicurezza di quel lavoro affidavano il loro futuro o, almeno, una sopravvivenza dignitosa.
 A qualcuno, in queste sere di festa non sarà sfuggita l’occasione di rivedere il film di Ettore Scola
“C’eravamo tanto amati”
che narra nel tempo che va dal 1945 al ’74 le vicende di tre amici, partigiani, diversi per ceto e cultura.
Nel film assistiamo all’imbruttimento di un’Italia che nasce dalla lotta partigiana piena di speranze, ma che svaniscono presto mentre alcuni si rassegnano, altri si arrangiano ed altri perdono il filo di quel discorso sociale alt®o che inizia la sua deriva nel boom economico. Tre vite sconfitte, in modi diversi, perdenti.
Riguardando il film  sono rimasta folgorata dal personaggio di Romolo Catenacci (uno strepitoso Aldo Fabrizi) come quello che più rappresenta – oggi più che mai  tra scandali e corruzione, politica e morale  –  l’essenza più ripugnante e ‘vincente’ del nostro paese,  un uomo  laido, arrivista, re del malaffare  convinto di essere nel giusto perché:
“negli onesti c’è quella purezza che se gli capita l’occasione diventano più mascalzoni dei mascalzoni veri.”

Canne(s) al vento

 

 

 

Elio Germanofaccetta pulita e quasi timida da ‘bravo ragazzo’ ossequioso,  premiato a Cannes  come miglior attore per il film di Daniele Luchetti  ‘La nostra vita’  (ex aequo con Javier Bardem,  per ‘Biutiful’ di Gonzalez Inarritu). nel ritirare il premio ringrazia il suo regista, la produzione e con queste parole dedica il riconoscimento a tutti gli italiani:

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"Siccome la nostra classe dirigente rimprovera sempre al nostro cinema di parlare male della nostra nazione dedico il premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente”

 

Chapeau Elio!

 

(una lezione naturalmente mal recepita dall’esimio Sandro Bondi, nostro ministro della CULtura cui personalmente rispondo con un intercalare che piace molto al Pdl:

 

“Si vergognii! " (signor ministro)

 

WELCOME, ovvero ‘Cara amica ti scrivo–‘

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“Oh mia cara, che belle queste foto! sembrano quasi psichedeliche!
come state voi? io sono rientrata ieri da strasburgo,  mercoledi’ abbiamo avuto ‘sta benedetta premiazione del Premio LUX, e devo dire che e’ stato un tour de force decisamente soddisfacente a livello di risultati!
il film che ha vinto e’WELCOME, che come ti ho anticipato a brx (non mi hai detto se il ristorante ti è piaciuto) e’ davvero molto bello, impegnato e contrariamente a quanto ti avevo detto  uscirà  anche nelle sale italiane (e a roma)  da martedì prossimo.
Il regista, Philippe Lioret, ha detto questa bella frase davanti ad un emiciclo (di destra) ma con tutti i deputati in piedi: abbiamo cominciato questo film da cineasti, l’abbiamo terminato essendo piu’ cittadini.. non so in francese suona meglio….

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Quello che vorrei aggiungere, qui, per voi, è che Wellcome ha vinto il Festival di Berlino ed ha avuto un enorme successo anche in Francia dove la legge che porta il nome del Presidente Sarkazy prevede cinque anni di detentenzione per i singoli cittadini che aiutano i clandestini. Il regista si è apertamente schierato con i sans papiers ma il suo impegno va oltre quando sostiene che, oggi, aiutare un clandestino ci riporta indietro alle vergogna delle  leggi raziali che anche loro punivano con la deportazione chiunque aiutasse o venisse in contatto con gli ebrei. Questo film ha per protagonista un giovane iracheno, Bilal, arrivato clandestinamente nel nord della francia. Dopo aver tentato in tutti i modi  (illegali) di arrivare in Inghilterra dove si trova già la sua giovanissima fidanzata peraltro dai genitori già destinata ad un matrimonio di convenienza, decide di attraversare a nuoto la manica e di nascosto comincia ad allenarsi in una piscina. Qui fa la conoscenza di Simon un istruttore che dapprima rifiuta ogni aiuto e poi resta affascinato dalla forza del sogno di Bilal e inizia giorno dopo giorno ad allenarlo…

Omnia vincit Amor?  ma oltre all’amore serve altro. Serve una politica forte ma dalla parte di quanti (tanti, sempre di più) nei momenti più tragici della loro vita,  sradicati dalle loro terre per guerre e fame iniziano un altro ennesimo calvario – qui – nella civilissima Europa tanto brava a indignarsi e piangere…a parole.

Remare nell’Eden

 

 

“Big fish”. Lo reputo “il” capolavoro di Tim Burton,  uno di quei film rassicuranti che mi piace rivedere. Mi emozionano i film che sconfinano nell’onirico e TB è un regista sempre a cavallo tra onirico e messaggi profondi trasmessi con leggerezza. Il suo ‘La sposa cadavere’ è anche belissimo e indimenticabile la mano che tenevo stretta quella sera a Sperlonga in una sera freddissima che pioveva.

Il messaggio? Uscire dal proprio acquario, nuotare nel mare, vedere il mondo (per ironia della sorte a Bollo questa possibilità è preclusa).

Troppo spesso noi dimentichiamo (o accantoniamo in buona fede, e poi ne perdiamo traccia)  sogni, passioni, desideri, figure, immagini…scordiamo le storie e le favole e la nostra capacità di inventare la fantasia,  di ri-crearla.

Perché (questo si/ci chiede Edward Bloom morente) non essere il gigantesco pesce gatto (Big fish) che ha popolato la sua vita di avventure, colori (incomprensioni, anche), e non muore ma si trasforma e trasmette il suo salvifico segreto al figlio ritrovato?

 

Big Fish è un film tenero, poetico, visionario, con passaggi/paesaggi magici.

Sdolcinato? Suvvia!  in clima di pandoro e panettone, torrone e mozart,  concediamoci anche questo ‘stravizio’.

 

Simbolicamente ve ne faccio dono pre-natalizio e – poco generosamente – CHIEDO un vostro film in cambio.

 

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Big Fish – Le storie di una vita incredibile è un film del 2003 diretto da Tim Burton e tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace.