Elogio della gentilezza

Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza,
ma espressione di forza e di determinazione.     Khalil Gibran

«Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza»: è una celebre frase del Che a dare il titolo alla sua biografia scritta da Paco Taibo II utilizzando lettere personali e pubbliche, testimonianze, diari e documenti inediti conservati negli archivi di Cuba.
Questo è il libro che mi viene in mente partendo dal suono della parola. Tenerezza.

Mia madre era una donna tenera e gentile, io ho imparato da lei e mio figlio è gentile. Tante persone sono gentili e sanno esserlo sempre.

Il sor Renato il meccanico che, saputo che mia madre ogni domenica delle Palme mi regalava un rametto d’ulivo e che con la sua morte questo rituale mi mancava, ogni successiva domenica delle Palme mi faceva trovare immancabilmente un ramoscello d’ulivo sul parabrezza del motorino.
MI a amava il sor Renato? No, era una persona gentile.
Adesso che anche lui non c’è più io continuo a trovare il solito rametto di ulivo. Sapete chi è l’artefice di questa gentilezza? Il falegname! Forse a suo tempo ne avranno parlato.
Dunque il falegname con il quale a volte ci scambiamo un caffè e due parole mi ama? No siamo soltanto due persone gentili.

Quando di questa stagione, comprando il cocomero bello freddo ne portavo una fetta alla signora centenaria del terzo piano che non usciva da anni e viveva sola con la badante, l’amavo? No, non l’amavo ma le prodigavo un gesto gentile.

Mio figlio oggi è arrivato a casa verso l’una perché aveva dimenticato il portafoglio. Avevo comprato un etto di mortadella ‘per le emergenze’ e un pezzetto di pizza bianca. Cuore di mamma che lo a.m.a gli ha preparato una pizza ripiena saporita che lui si è portato via.
Quando dopo un’ora mi arriva sul cellulare un emoticon sorridente e un Grazie! mio figlio ha compiuto un gesto gentile perché avrebbe potuto anche sorvolare.
Oppure quando la domenica portava alla nonna il cornetto caldo e i giornali? Un gesto d’amore ma certamente anche gentile.

Amore. Tutti ci riempiamo la bocca con questa parola su cui gravano le aspettative dell’universo mondo.
Abbiamo anche imparato, come nelle commedie americane, a sciorinare sequele di ‘Ti amo’, ‘Anchio ti amo’ e poi?

Ma davvero il mondo ha bisogno di tutto questo amore che, onestamente, è impossibile provare per tutti senza distinzione?

‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ oh bella! e noi quanto ci amiamo?
‘Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te’ ecco! qui vedo maggiore coerenza. Non chiedo amore universale ma  tenerezza, rispetto, gentilezza.

Nel mondo c’è bisogno di gentilezza e se poi c’è o non ce l’amore, l’amore che indirizziamo a persone speciali, certo, per noi cambiano molte cose.  Ma non illudiamoci che l’amore così come lo vagheggiamo noi sia panacea ad ogni male.  L’amore, questo genere di amore non è onnicomprensivo, va e viene, fa bene e fa anche molto male. Noi lo sappiamo e accettiamo il gioco.

Datemi retta, al nostro prossimo mettiamo a disposizione tutta la gentilezza dicui siamo capaci e sforziamo a rincarare la dose: non basta mai.

E’ molto più difficile essere gentili che parlare d’amore a vanvera.

Notturno italiano

 

 

Oggi sono uscita ed era già buio

 

Automaticamente ho alzato gli occhi al cielo vagamente incredula per il repentino oscurasi del giorno,  e mi ha colpito quella piccola falce lucente che si stagliava nel blu cupo della sera.

 

Ora io non so dire, forse voi più di me, perché quella piccola, luminosa virgola nel cielo mi abbia  riportato indietro nel tempo ad un punto fermo, a una speranza piena di energia, alla mia incrollabile ‘militanza’,  a quella che Pietro Ingrao definì “L’alta febbre del fare”, a un partito, il ‘mio’ partito, al suo faticoso cammino, alle mete raggiunte, ai suoi inevitabili cambiamenti e – infine – alla sua totale, inarrestabile, assurda, disgregazione.

 

Senso di smarrimento.

 

Il 9 ottobre 1967 a La Higuera veniva assassinato Ernesto Che Guevara.

Morto a 39 anni , cinque figli , due mogli , guerrigliero, medico allergologo, , comandante , ex ministro, cronista … ma soprattutto RIVOLUZIONARIO. Hasta siempre comandante.  

 

E lassù uno spicchio di luna.

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Un sottile filo rosso sangue

Per i giovani (sia dx che sx) che lo ostentano sulle magliette ma sanno poco di lui – una sorta di nonno rosso dell’utopia – il Che per la mia generazione rappresenta l’arcangelo di una rivoluzione latinoamericana che continua a essere necessaria.

Paco Taibo  squaderna alla portata di tutti il Che, questo  grande equilibrista, raccontando con grande attenzione e sensibilità, senza cadute, le mille sfumature, la tenacia e l’idealismo, le idiosincrasie, le letture preferite, gli accessi d’asma, gli innamoramenti anche quelli piu’ “carnali”.  Il Che, l’eroe che per tutta la vita fu avventuriero, vagabondo e romantico, convinto che “bisogna essere duri senza perdere la tenerezza”.

Sono molto disorientata, sono troppo fedele al mio vissuto politico per non sentirmi profondamente ferita non tanto dalle elezioni ma per la dicotomia che verrà a crearsi tra me e la mia città, tra me e il sindaco che dovrà rappresetarCI nel mondo.

Alle soglie del 1 maggio e tante altre festività pericolosaMENTE in bilico, questo è il libro che vi consegno per questo secondo lungo ponte verso la frenesia di un non luogo che ci fagociti, formiche impazzite fra treni e autostrade.

Un libro per compagno di stanza. E l’amore lo si può fare anche in tre.

Il bambino testardo una sera d’estate decide che non vuole fare la pipì nel vasino. I genitori insistono ma niente, il bambino non demorde. Allora il padre gli promette un regalo, qualsiasi regalo. Il bambino accetta, fa pipì, poi guarda il cielo: «Voglio la luna». Ma il padre non può dargliela e il «fanciullino» si arrabbia: «E io rivoglio la piscia mia!»

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