se la famiglia è ‘noi’

Il  nuovo disco uscirà il 2 giugno e i Coldplay, per stemperare l’attesa c(f)uriosa  dei fans, me compresa (mi perdoni chi non condivide questo mio lato ‘soft’) , hanno già pubblicato il primo singolo di questo EP.

La canzone si intitola “Hypnotised” e a livello di produzione si allontana  molto dalle sonorità elettroniche che hanno caratterizzato gli ultimi lavori del disco, E’  un brano più acustico, intimista, che ricorda le prime produzioni del gruppo. Il lyric-video di “Hypnotised”, realizzato da Mary Wigmore, ha appena fatto il suo debutto in rete.

Io vi lascio in buona compagnia e mi assento per qualche giorno.

Il fratello ha superato brillantemente l’ operazione ma… resto ‘a disposizione’!

Un grazie sincero per la vostra affettuosa amicizia.  Buon fine settimana

Teniamoci strettistrettissimissimi

mimosally

dedicated to the one I love

Mercoledi 1 marzo – Ore 18.20

Il Paziente rianimato ormai vigile è rientrato in camera. Degenza prevista tre giorni.

Grazie a tutti voi. Teniamoci stretti

💜♬💚🎹💖

Il Termine nefrectomia vuol dire asportazione del rene.

Come viene eseguita l’operazione?
Il paziente è posizionato di fianco, si creano 4 piccoli fori si posizionano i trocars e con il gas si distende la cavità retroperitoneale.
Attraverso i trocars si introducono il laparoscopio, le pinze, le forbici e gli altri strumenti e si inizia il lavoro.
Come primo tempo si identifica il rene e lo si scolla dal muscolo psoas.
Si identifica quindi l’uretere.
Il passo successivo è l’identificazione dell’arteria renale, che viene chiusa con delle particolari clip e poi tagliata con le forbici.
Si identifica e si isola anche la vena renale e chiusa anch’essa con le clip la si taglia.
A questo punto la parte più impegnativa dell’intervento è fatta.
Si isola completamente il rene dal peritoneo posteriore.
Si seziona l’uretere dopo averlo clippato.
Si posiziona il rene in un sacchetto di plastica e lo si estra e attraverso un piccolo taglio.

Keep your finger crossed tomorrow.

Born in theU.S.A.

 

1984/2016

All’uscita dell’album “Born in the U.S.A.”, primo grande successo di massa di Springsteen, Ronald Reagan , in corsa per la rielezione alla Casa Bianca , citò il cantante come esempio positivo dei valori americani. Non da meno fu l’opinionista conservatore George Will  che elogiò la canzone  perché  “i versi dedicati alla chiusura delle fabbriche e ad altri problemi sono sempre punteggiati da una solenne e gioiosa affermazione ‘Nato negli Stati Uniti!”.

Successivamente  i ‘valori’ espressi nella canzone vennero rimarcati  nuovamente da Reagan. in suo comizio in New Jersey Luogo natale di Springsteen: “Il futuro dell’America vive  nei sogni di milioni di cuori che si nutrono dei  messaggi di speranza di molte canzone amate dai giovani.. “

The Boss rimandò al mittente questa  interpretazione mistificatoria ribadendo che  “Il Presidente forse pensava ad un altro album, certamente non ha sentito questo”.

Born in the U.S.A. –  proviamo a riascoltarla  ancora più attentamente oggi nella versione unplugged  – col senno del poi  ci accorgiamo  che ben oltre la musica quel grido  “nato negli Stati Uniti” assume il significato quasi di una disperata condanna.

Dopo un andamento  contrario di 8 anni la ruota torna a girare nel verso di prima e Donald Trump sarà al timone degli U.S.A.   ma nessun allarmismo perché,  per citare l’ americano Bob Dylan  premio Nobel 2016  per la Letteratura, nell’ultimo verso della sua canzone:

And if my thought-dreams could been seen

They’d probably put my head in a guillotine

But it’s alright, Ma, it’s life, and life only.

October (fest)

October and the trees are stripped bare
Of all they wear.
What do I care?

October and kingdoms rise
And kingdoms fall
But you go on
And on.

Ottobre e gli alberi sono spogliati /Di tutta la loro veste.
Cosa mi importa? / Ottobre ed i regni sorgono / Ed i regni cadono / Ma tu vai avanti / E avanti.

Una piccola e  personale carrellata di foto,  alcune dell’anno scorso.

La pioggia invece è vera e sancisce il cambio di stagione a vantaggio di colazioni più ricche, sempre colorate e sopratutto in amorosa compagnia.

“Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato.”

..e se a dirlo è Arthur  (Schopenhuer)  universalmente considerato uno dei maggiori pensatori di tutta la filosofia occidentale moderna ed è lo stesso che abbastanza cinicamente affermava :

“C’è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per essere felici.”

allora dobbiamo proprio crederci e se così non fosse dovrebbe bastare lo sguardo di Sally.

Che Ottobre vi sia propizio in tutti i suoi 31 giorni poi si vedrà.

Un abbraccio circolare a tutti voi.

vorrei quasi che fossimo farfalle

 

Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere.
(John Keats)

RELAX

La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
(Wallace Stevens)

 

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
(Emily Dickinson)

colours

Un uomo dice un sacco di cose in estate che hanno nessun significato in inverno.
(Patricia Briggs)

.. ma se  le senti da Lucio Dalla, occhi socchiusi, languore alla stomaco in una versione da ‘amatori’…ossignur è proprio estate

fotogafie sherazade, estate 2016

 

una rosa nella mia bocca (estate)

Non ci sono più,  anima altrove,  ‘dovrei fare’ e non faccio.

Poco importa il mio compleanno  che s’avvicina,  nessuna saggezza ad avvilire  il languore malandrino dell’estate,  il corpo libero, pitone che si srotola verso la luna e col poco di vento arrivano piccoli brividi.

fiori

(foto sherazade Estate  2016)

Mi adagio su di te

Calo il corpo

Sfiorandoti le labbra. . .

Una rosa nella mia bocca

Nella tua il profumo di essa

Pausa estiva?

Ebbene sì ma sono troppo egocentrica per non chiedervi di passare e farmi gli

Auguri  il 21 luglio:

gli anni sono molti e molti dovranno esseri i vostri abbracci a confortarmi!

A voi il mio pensiero affettuoso  da un po’ qui e un po’ là.

P.s:  Vi lascio con piccola perla  consegnataci da Jacques Prévert:

‘Bisognerebbe essere felici non fosse altro che per dare l’esempio’.

Bella ciao

“Una canzone del mondo senza padri ma con tanti nonni e zie.  Una canzone che viene da lontano da diversi luoghi e diverse epoche.   Una canzone antica e moderna dunque contemporanea.   Una canzone che ti muove cuore e testa e sventola alta come una bandiera.    Una canzone che racconta una storia triste ma trasmette gioia e coraggio.   Una canzone di lotta e di amore.   Una canzone di libertà anzi la canzone della Libertà.
Le origini sono leggendarie,  plurali,  incerte. In principio non ci sono i partigiani, non solo.  Bella Ciao paga debito anche alle mondine, ai soldati della Prima guerra  e alle donne dell’800, forse a dei violinisti  yddish.   Di contaminazione in contaminazioni si può risalire  a perdersi nel Cinquecento normanno.
Dagli anni ’60 del secolo scorso cominciano a cantarla tutti. E’ tradotta in più di quaranta lingue, con versioni in sinti e  e in cabilo.
I francesi, grazie a Yves  Montand, la cantano persino in italiano.  Dopo l’attentato di Charlie  Hebdo un anno fa, il popolo in piazza la intonava.
“Vale così tanto e per tutti perché  non c’è altra canzone in nessuna lingua  a dare una così gioiosa stangata  all’oppressore, stando al testo,  all’invasore”.
Come Guernica è molto più di un quadro, Bella ciao è molto più di una canzone: Cantandola  si è rivoluzionari “non con la durezza delle armi, ma con i colori della poesia”.

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Non riesci a non cantarla.  E viene da battere le mani a ritmo.  E viene il sorriso.  Sono decine di versioni e ciascuno  è libero di cantarla come vuole.
Sempre Bella Ciao è.
Forse non ha padri ma siamo tutti suoi figli.

(Recensione di Gian Luca Favetto al libro Bella ciao di Carlo Pestelli.  Le parti virgolettate sono dell’  autore.)
Oggi è il 25 Aprile. Una pagina importante della nostra Storia.

Tat twam asi

Scrive Hesse:”…tutto il visibile è espressione, tutta la natura è immagine è linguaggio e colorato geroglifico…sono fratello di tutto ciò che ammiro e che sperimento come mondo vivente; della farfalla, dello scarabeo, della nuvola, del fiume, dei monti; perché lungo il cammino dello stupore sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell’unità, dove una cosa, una creatura, dice ad ogni altro:

“Tat twam asi” (Questo sei tu)

“Tat twam asi”…
“ ..sì, ma (io)cosa?”

Vicovaro

L’Aniene all’Oasi del Vivaro, Roma ( gennaio 2016)

At these pictures of you

That I almost believe that they’re real

I’ve been living so long

With my pictures of you

That I almost believe

That the pictures are all I can feel

 

Accoglienza

A come… Amore è  la risposta immediata.  Eppure oggi piu’ che mai un’altra parola include l’amore  ed è Accoglienza.

Roma è una città  accogliente?  Me lo chiedo spesso guardando il via vai di rom o zingari o ‘homeless’ (inglesismo che nel suo nulla scolora l’effetto)  quali che siano,  diseredati , che spingono carrozzine sgangherate ricolme di tutti gli ‘avanzi’ dei cassonetti.

Se mi passate il paragone questa povera gente imperscrutabile che fruga ai margini dei  marciapiedi e semina scompiglio anche dove scompiglio già c’è fa da parafulmine ai disservizi di una Roma allo sbando dove immaginare  un’altra Olimpiade è semplice paradosso.

Italiani brava gente? ( non la pensa così lo storico Angelo Del Boca) Io credo che lo siano per la stragrande maggioranza a dispetto di allarmismi di ogni genere. Certamente sbalorditi dalla politica ondivaga dove il tutto di ieri diventa il niente di oggi e domani chissà.

Accoglienza.  Joussef.

Joussef è un ragazzo senegalese alto e dall’espressione gentile che più o meno dai primi di dicembre cappello in mano salutava davanti al supermercato. Ho visto persone volutamente accodarsi  nell’uscire pur di non trovarselo davanti ma ho visto anche per lo più anziani lasciare una piccola manciata di monetine.

Che fosse senegalese si capiva dall’altezza e dai lineamenti del viso. Abbiamo cominciato a parlare sopratutto di musica e lui è rimasto molto sorpreso che io conoscessi bene sia la musica che l’impegno politico di Youssou ‘N’ Dour Ambasciatore per i diritti umani all’Onu e ,credo, attualmente ancora ministro della Cultura in Senegal.

Poi nei giorni ho preso l’abitudine fermandomi al bar di fronte al supermercato di lasciargli il caffelatte pagato perchè immaginavo che per lui le priorità fossero altre.

Ed eccomi sabato mattina al bar, sporta capiente, pronta alla spesa settimanale. Vado alla cassa per pagare e la cassiera mi dice che il cappuccino mi è stasto offerto e alla mia espressione interrogativa aggiunge:
“Signora, è da parte del ‘ragaszzo di colore’, è partito ed ha detto di ringraziarla”.

Grazie di cosa? e mentre lo scrivo mi emoziono ancora.

Accoglienza è un caffellatte caldo.

 

Springsteen e il Natale

“You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!”

“Dancing in the Dark”, è ultima canzone scritta da Bruce Springsteen per l’album “Born in the U.S.A”, del 1984 e rimane a tutt’oggi il più grande successo commerciale .
Per l’album “Born in the U.S.A.” Springsteen aveva scritto più di 70 pezzi, ma nemmeno una con il giusto potenziale per diventare un singolo di successo.
Su dice che nell’ultimo tentativo di riuscire a scrivere pezzi che incontrassero il gradimento di un pubblico più vasto di quello dei suoi fan, Bruce scrisse in una sola notte “Dancing in the dark”, con cui vinse il suo primo Grammy.

Una canzone dicotomica nell ‘ allegria dal ritmo incalzante e il testo in sé venato da cupo pessimismo e profondo senso di stanchezza (“I ain’t nothing but tired/ Sono soltanto stanco”) ed impotenza (“I’m moving round the place, I check myself out in the mirror I wanna change my clothes my hair my face/ vago per casa, mi guardo allo specchio, vorrei cambiare i miei vestiti, i capelli, il viso” ) .

Un testo alla Luigi Tenco che nessuno si sognerebbe di cantare a gola spiegata battendo il palmo delle mani sul volante come ho fatto io oggi tornando a casa dal primo tour di avvicinamento ai doni di Natale perché, non so voi, ma per quanto adeguato ai tempi e nel rispetto della vita, chi ha bambini piccoli quale che sia la religione (la nostra famiglia si allargata ad altri Paesi e culture) il Natale rimane il momento unico, forse dell’anno, nel quale ci si riunisce e si tenta di riallacciare quel sottile filo delle emozioni.

Io vorrei sempre fuggire ma ogni anno resto per le stesse ragioni affettive di sempre e dunque rieccomi anche qui a parlare e programmare il dove e il come e il cosa regalare ai nostri otto piccoletti sotto i dieci anni avendo gia definito che il mi’ bimbo sarà quest’anno ‘il’ Babbo Natale di turno ed ed io mi sono ‘portata avanti’ con gli acquisti  . . .

sottoveste

You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!