CRISI (ECONOMICA) RICETTE (in) politica

Da quando il grande affabulatore, cavaliere quasi dimezzato, ci rassicurava che i ristoranti erano tutti in overbooking e la gente viveva alla grande, molte macerie sono passate sotto i ponti, ma questo non è il punto.
Nel giro di due, tre anni, da che non c’era, la crisi è squadernata sotto gli occhi di tutti noi. Peggiora a dispetto degli altalenanti proclami , delle iniezioni di speranza che caracollando, loro stessi in bilico, i due Governi che si sono succeduti, strana misticanza, tentano di fare passare.
La sfiducia è tale che un noto economista, provocatoriamente ha detto che per uscire dalla crisi economica basterebbe seguire i consigli della ‘casalinga di Voghera’ piuttosto che dare credito a manovre e decreti via via messi in atto (senza costrutto se non addirittura deleteri).
Di fatto, dopo avere ingurgitato tanta bile strattonata da questa o quella scelta politica, io mi sento molto in sintonia con codesta casalinga a suo tempo priva di inibizioni (ricordate il sussulto che scosse l’Italietta perbenista sui primi filmini soft-porno autoprodotti?) che oggi lotta come molte dal nord al sud per mettere insieme il pranzo con la cena possibilmente non un solo pasto e non a giorni alterni.
Crisi, crisi, crisi ma per fortuna che c’è la crisi perché si possono rispolverare le ricette delle nonne, riciclare gli avanzi, il pane non va sprecato, la carne meglio diminuirla. ne guadagna il colesterolo, l’eco sistema se ne avvantaggia. Torniamo tutti a pedalare mentre ricompare il vecchio mestiere di ‘ladri di biciclette’. Insomma la crisi e non un sano discernimento avrebbe l’ingrato compito di alleggerire la morsa dei problemi economici.

Che dicevo? Ah, sì, la crisi ricordata non per far salire l’amaro in bocca ma per ridare gusto a ricette passate ricordando il piacere, allora assai poco apprezzato,  di ripetere storia e geografia all’angolo del grande tavolo di marmo della cucina, la sera che cominciava a scurire i contorni della stanza e al centro del tavolo illuminato a cono  mia madre, già allora cultrice del ‘niente si spreca’ impastare  le migliori polpettine di questo mondo.

“D’accordo, ripeti tutto bene e le ultime polpettine le farai tu!”

POLPETTE di pane, funghi e ceci (dosi x 4 persone)
Gr 400 di pane raffermo, 250 ml di latte, 250 gr di ceci, 3 cipollotti, 3 uova, 2 cucchiai di parmigiano, una manciata di porcibi secchi, 2 cucchiai di pandrattato, sale e pepe q.b.
Preparazione:
Ammorbidite il pane nel latte tiepido e far rivivere in poca acqua i porcini. Tritate i cipollotti e i funghi sgocciolate i ceci e frullateli. Strizzate il pane, unite le uova, cipollotti, funghi e purea di ceci, il parmigiano, il pangrattato, sale e pepe. Amalgamate bene il composto e ponetelo in frigo per circa mezz’ora poi formate le polpette. Riscaldate l’olio e friggetele qualche minuto fino a dorarle. Sgocciolatele su carta da cucina e servitele  calde con un contorno che potrebbe essere, per esempio arrivando la stagione fredda, una bella e morbida purea di patate.
Nella versione più salutista le polpettine si possono cuocere al forno.

Ma…facciamoci del male chè in fatto di cibo ‘ce piace assaje’.

Settembre, andiamo

Non sono una troppo ciarliera ma mi piace creare un rapporto con le persone con cui ho a che fare.
Questo rende vivibile anche una grande città come Roma perché se conosci i tuoi vicini tutto può diventare più semplice.
Avrei molti aneddoti da raccontare – ed alcuni li ho anche raccontati qui – l’ultimo e il più toccante che mi ha anche fatto rabbrividire è quello che mi è accaduto oggi.
Sono andata in banca, alla piccola succursale della mia ‘grande’ banca e lì ho incrociato il vecchio direttore, un gran bel signore, in tutti i sensi, andato in pesnione un paio d’ anni fa.
Divorziato e single (ma come mai si direbbe in italiano? signorino di ritorno?) con la passione del mare e dunque con l’intenzione di trovare una casa al mare.
Oggi l’ho visto bello abbronzato e gli ho chiesto se finalmente avesse trovato la casa e dove.
Lui mi risposto che la casa l’aveva trovata e persa allo stesso tempo per pressanti ‘motivi famigliari’.
Io ho cercato di non essere invadente ma lui mi ha spiegato che nell’arco degli ultimi mesi sia la sorella che il cognato si erano ritrovati senza lavoro, un figlio che studia ancora e il mutuo. Così per il momento ha accantonato il suo progetto.
Voi potrete obiettare che molti dopo una vita di lavoro non possono permettersi di investire in una casetta al mare ma non è questo il punto.

La questione, serissima, è che questo forte legame parentale che ci rende forse unici , sopperisce al tracollo del nostro Paese, lo dilaziona.
E’ di oggi la notizia che la disoccupazione ‘resta stabile’ ma la disoccupazione giovanile sale al 39%.
E si sa, ed io so direttamente non dai giornali o dalle statistiche, di molti figli ritornati all’ovile perché hanno perduto il lavoro. So di adulti che vivono della pensione dei o del genitore. Questo è Il wellfare italiano.
Mentre il Paese si frantuma, sotto i nostri occhi , le stesse imperturbabili facce (facce di tolla) di politici  uniti dallo stesso senso di sfiducia del proprio elettorato, tentano di salvarsi l’un l’altro.

Basta! Lasciatemelo dire.
Basta con questa farsa di mr. B. condannato per un reato gravissimo che lede gli interessi economici di tutti. compresi i dipendenti delle sue imprese.
Non parliamo di scontrini fiscali! Qui non si tratta di votare la parentela di tal Rubi rubacuori. Parliamo di milioni di euro, di compravendita di deputati come fossero vacche anzi porci tanto da votare una legge elettorale definita porcellum!
Una novella Fattoria degli animali e al vertice, appunto, i maiali.

George Orwell – La fattoria degli animali

Pioggia

Il pleure dans mon coeur
Comme il pleut sur la ville;
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon coeur ?  (Paul Vervaine)

 Sta piovendo forte a Roma, e tuona in lontananza. Improvvisamente è caduto quel velo di spensieratezza che a forza, davvero a forza, alcuni di noi, ma neppure troppi,  siamo riusciti a ritagliarci.

Piove e  non dovrò innaffiare il mio pratino assetato e questo à postivo ma occorrerà tutta la mia forza per impedire alla belvetta di uscire e rientrare lasciado pedatine come priciole di Pollicino.

Piove mentre dopo 17 giorni di silenzio (il suo ma non dei suoi  ‘fedelissimi’) Silvio Berlusconi lancia anatemi sul Presidente Napolitano  e come luigi xv avverte : ‘ apres moi le deluge’ (ovvero il voto) dimentcando forse che ci fu anche un altro diluvio che spa(e)zzò  via tutta l’umanità canaglia.

Piove in questo mio Paese che è il solo al  mondo dove un cittadino, che ha rubato ai suoi stessi concittadini,  riconosciuto colpevole di una grossa frode fiscale , condannato in forma definitiva, insiste nel parlare di complotti e  si permette di essere indignato.

Piove ed io di domando e mi rispondo,  se è vero che,  come recita la saggezza popolare  ‘Tutti i nodi vengono al pettine’ non è, di conseguenza, logico, che il suddetto si rtrovi al capolinea con una sequela di processi, vecch i enuovi che si protraggono da anni? Lascia orbi di sé, dice, nove milioni di onesti cittadini che lo hanno votato; e con questo? Condannato è e rimane se vogliamo rispettare la legge.  ‘Ma così si crea un vuoto di rappresentaza’. Già allora perché si è smantellato il fascismo? O il nazismo? e della loro rappresentanza?

Piove, anzi  adesso  grandina,  i nostri governanti  nelle isolette ‘cool’ del sud Italia  passano le loro vacanze ‘low profile’, a Vulcano piuttosto che a Panarea o a  Capri: hanno brigato tutto l’anno e continueranno a farlo per carpire la cordata giusta per non cadere dalla poltrona. Raro che cadono in un burrone: vengono sempre ripescati, scarpe sfondate, avanzi putridi del mare malato della nostra politica.

Piovono anche i disaccupati di settembre:350mila in più. Ma il Pil sale anche se non capiscono come i consumi continuino a calare e le spiagge intorno a Roma siano nuovamente  invase  da ‘fagottari’ anni ’50.Dismesse le mete esotiche vuoi per le guerre insensate e fratricide laggiù, non vuoi per mancanza di …liquidità.

Piove, però , e  Roma ne aveva bsogno. Desolatamente abbandonata  alla canicola del giorno, nei vicoli sovrasta l’odore di muffa e sulle piazze al crepuscolo sale l’odore aspro delle pipì dei cani, carcerati con  i loro padroni,  lo stesso guinzaglio, appaiono e subito scompaiono tra l’alba e il tramonto.

Piove e la prima pioggia di metà agosto è il primo segnale che l’estate ci lascia. Non c’è l’euforia  della ripresa.  Molti negozi hanno barcollato fino alle ferie per non riaprire affatto.  Gli occhiali da sole non nasconderanno più le orbite vuote delle saracinesche abbassate.

Buuu i cori razzisti dei laziali allo stadio. Per fortuna io ho le grida, a volte fastidiose, del pestifero Mohamed segno che un’integrazione silenziosa (si fa per dire) nei quartieri avviene  e questo, almeno, è un lato positivo di guardare avanti.

Resta la mia convinzione che la più parte di noi è migliore della classe politica che si ritrova, purtroppo non capisco attraverso quali meccanismo si possa procedere ad un cambiamento.

Piove ancora, speravo che smettesse prima e liberavi dei miei vaniloqui (ma poi perché? Il blog questo è per me: (s)ragionamento condiviso, se volete).

Agosto a Roma, Viale Adriatico (il padrone è entrato un attimo al supermercato)

Il ‘tuca tuca’ ovvero l’età dell’innocenza

“Ruby, le feste e il Cavaliere”.
la Repubblica.it, 28 ottobre2010 – ore 12.

Questo titolone che campeggiava oggi sui giornali, ha ricordato, inopinatamente, i volumi storici di George Duby, esimio professore di storia del Medioevo, che ha scritto molti libri tra cui, appunto, “Il cavaliere, la donna e il prete” o, ancora, “Medioevo maschio”, per le edizioni Laterza, ed ho pensato che siamo davvero in un Medioevo maschio/basso, bassissimo e dunque sorridiamo! è vicino il Rinascimento.

Per quel che riguarda la ‘nipote di Mubarak’ la Rubi rubacuori, minorenne entrata nel tritacarne presidenziale e a gamba tesa nella nuova pratica del ‘bunga bunga’ che il solerte cavaliere apprese nello scambio approfondito di incontri al leader libico Gheddafi (e il buon Dio ci scampi e liberi da chissà quanti e quali altri divertissements potrebbero disvelarci le molte visite nelle dacie del compagno di pesca Putin) a me quanto leggo e sento già basta, vorrei chiarezza sulla legittimità di certi comportamenti da parte, non dell’uomo Cavalier Berlusconi, ma del Presidente del Consiglio italiano.

Chi di dovere approfondirà, ci sarà un processo, se questa fanciulla ha detto il vero (pare proprio che cmq almeno tre ‘visite’ ad Arcore ci siano state, ci sono i gioiellini stemmati e la certezza di qualche spicciolo elargito ‘pietosamente’) ed i nomi delle altre partecipanti a queste ‘cene eleganti’ nella residenza del nostro Presidente con consiglio, sono talmente tante che basterebbero semplici confronti incrociati per arrivare anche solo a una parte della vera verità e dare aria ad un’Italia avvilita.
Quello che a me preme più di ogni altra cosa, più ancora della ulteriore perdita di dignità e del fango che continuerà a insozzare il nostro Paese e noi, è la domanda priva di retorici moralismi, strettamente politica, con cui chiudeva l’articolo de La Repubblica:
“È responsabile esporre il Presidente del Consiglio italiano in situazioni così vulnerabili e pericolose per la sicurezza dell’istituzione che rappresenta?”

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martedì 14 maggio 2013

A distanza di oltre due anni e mezzo, giunti alla sentenza, ribolle rinvigorito l’odio di Berlusconi e del Pdl con l’anomalia che noi della sinistra (sinistra?) con questo individuo e il suo partito che abbiamo demonizzato da sempre oggi condividiamo il governo di un’Italia stremata.
E qui mi fermo perchè la situazione delle persone in sempre maggiore sofferenza non è un dato Istat ma quotidianità dolorosa.

Quando potremo voltare pagina?

E le ste(A)lle stanno a guardare

“Lo scriva pure, non me importa un cazzo….

Sono vittima di invidie,  Mangano il mio eroe.”

A ripeterlo per la seconda volta non è un mocciosetto grintoso che vuol far carriera nella mafia, così come un certo tipo di  ragazzine di questi giorni vorrebbero essere come Belen,  farfallina inclusa. No, questa concetto è stato ribadito da un tal Marcello Dell’Utri,  in odor di mafia da sempre, che la magnanimità connivente (una mano lava l’altra) di Silvio Berlusconi – sua la paternità di un’altra frase celebre: “Lo stalliere Mangano fu un eroe” – ci ha imposto come senatore della nostra Repubblica ed è  tutt’ora in carica mentre le sue vicende giudiziarie hanno ripreso, come dire?,  nuova linfa anche se questa volta il povero Berlusconi sarebbe la vittima, vittima?  Si, da parte di  Dell’Utri che lo avrebbe ricattato a suon di milioni.

 

 

Niente sesso a Jurassic Park

L’estate si sa accende anche i più sopiti ardori, avvia teneri virgulti ai piaceri della carne condita con o senza romanticismo e, complice la tranquillità, forse anche la noia di trovarsi improvvisamente “a riposo”, la specie umana si risveglia godereccia in ogni sua manifestazione.

Ecco che, improvvisamente, ci si interessa alle tecniche di accoppiamento dei dinosauri perché trattasi di bestioni di oltre 12 metri di altezza e del peso di 30 tonnellate.
E dove avveniva l’accoppiamento? Perché nessuno ce l’ha mai detto? Si suppone in acqua per mitigare alle femmine l’aggravio dell’enorme stazza dei maschi, ovvio. Lungimiranza della natura, raramente tenuta in debito conto.
Ma poi s’alza anche la voce dell’esimio dottor Gregory M. Erichson, biologo evoluzionista, che afferma: ”Non credo vi siano molti dubbi al riguardo:i dinosauri strofinavano i propri organi genitali nella stessa posizione utilizzata dai cani per riprodursi”.

Chissà perché a me questa fotografia, unita alla martellante notizia della nuova scesa in campo (ormai sterpaglie) di Silvio Berlusconi ha messo tanta tristezza. Non un ritorno al futuro ma ad un passato trapassato un po’ “zozzone”: assisteremo ad altri accoppiamenti, s’alzeranno i toni, insomma un deja vu per niente rassicurante…

“E speriamo che io me la cavo”
(dal bel libro – che vi consiglio – di Marcello Dell’Orta)

(ri)partire

Dopo una sosta troppo lunga, tra amenità e sconcezze, 

denigrazioni insopportabili e sopportate a lungo

forse

anche chi non ci credeva ha ritrovato la voglia di collaborare per un'Italia

che ci rappresenti  con rinnovato orgoglio.

Mettiamocela tutta, abbiamo tutto e tutti da guadagnarci.

 

Chi di lama ferisce di lama perisce (forse)

“Allora, la sentenza in mano a tre signore. Viene subito in mente la nemesi. Tu, Berlusconi, delle donne ti sei servito, e in malo modo; le stesse donne faranno giustizia.” Giorgio Vecchiato su Famiglia cristiana 15.2.2011

"Caso Ruby – Giudizio immediato  per Berlusconi."

 

Con gioia sommensa, perchè la vergogna per noi donne e uomini 'sani'  è comunque grande, apprendiamo che nel processo al Premier Silvio Berlusconi, fissato oggi  per il  6 aprile dal giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo, donna, ebbene  anche il Collegio giudicante sarà composto da tre giudici donne.

Saranno sicuramente donne adulte, non certo fanciulle ma dimostrano,  insegnano che i valori fondanti della nostra società sono alt(r)i e assai diversi dalle scorciatoie sdoganate e imposte come vincenti con sempre maggiore recrudescenza in questi ultimi due anni di 'primierato' e che queste diverse scelte di vita danno spazio  (anche se spesso con maggiore fatica rispetto agli uomini) alle donne che investono nel sapere e non già sulla loro fragile in quanto caduca, avvenenza.

Nemesis – Alfred Rethel
 

Piccole orge crescono

Avevo imposto a me stessa di tacere, di non fomentare idee e ‘cattivi’ pensieri sulla scoperta da parte dei magistrati delle bravate del nostro folkloristico latin lover per eccellenza  che è anche Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio italiano.
 
Ma da  giorni le pagine dei quotidiani, dei settimanali, degli online, delle trasmissioni televisive di intrattenimento e non,  sono incentrati sul puttanaio che è emerso e  al quale anche i più spregiudicati non erano preparati.
 
Da altrettanti giorni è avvenuta  la  morte di un altro soldato italiano in Afganistan. Bisogna scorrere le prime pagine con attenzione certosina per trovarvi traccia.
Non ne dico il nome perché il suo nome è quello di tutti i militari della coalizione che sono in missione di ‘peace keeping‘ e che sono già morti o nella migliore delle ipotesi corrono gravi – sembra – imprevedibili pericoli.
 
Dico questo perché sentendo il nostro Ministro della difesa Ignazio La Russa fare riferimento  con voce stentorea  alle :”preoccupazioni espresse dal presidente del consiglio” sulla nostra missione e aggiungere che: è incredibile il livello del morale dei nostri ragazzi. Sono loro che infondono coraggio a noi",  mioddio!  io davvero vorrei sprofondare immaginando quali possano essere le reali preoccupazioni del presidente del consiglio, ora più che mai, e quale potrebbe verosimilmente essere il giudizio che i nostri militari danno ai divertissements e alle giocose battaglie che, in contemporanea, vanno in scena nel lettone di Putin.

 

Requiescant in pace