Elogio dell’amicizia

…più altre 293 persone per un totale di 302 followers!

Nulla accade senza motivo…
C’è un motivo perfino quando le persone
o gli avvenimenti sembrano entrare nella tua vita per caso,
solo che in queste situazioni non è immediatamente evidente.
Ruediger Schache

Non so se sia poco o un’enormità, bontà vostra! dove mi giro mi giro tutti i blog che leggo, chi per un verso chi per l’altro, sono imperdibili. E’ il mio tempo che difetta perché ognuno suscita riflessioni e altre opinioni a cascata e verrebbe davvero voglia di ritrovarsi per discuterne più approfonditamente vis-à-vis.

Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un pò di se e si porta via un pò di noi.
Ci sarà chi si è portato via molto,
ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.
Questa è la più grande responsabilità della nostra vita
e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.
Jorge Luis Borges

Oggi sarò scorretta, o poco diplomatica, e dirò apertamente – soprattutto ancora a sua insaputa – quale blog ha scalato a subito sconquistato  il primo posto nel mio cuore.
Cuore, avete capito bene.

Quando nel 2000, curiosa come una volpe, totalmente incapace di gestire le varie funzioni dei quasi primordiali pc, decisi di mettermi alla prova e di aprire un blog. Senza una ragione precisa se non quello di sperimentarlo come eventuale mezzo di comunicazione, alternativo alle chat che cominciavano a dilagare e anche in senso negativo. Dunque il blog non funzione terapeutica e neppure esibizionista.

Approdai su Blogger con tutta la mia ignoranza : Htlm e che d’è? Head, inserisci link musica ma dove? Modifica sfondo ma come?

MI accolse e mi fu di grande utilità Kathy e inizialmente aveva ed ha avuto per un bel pezzo la mia password e lavoravamo in tandem. Kat, isegnante di musica nella vita, è stata la mia Maestra.

Blogger chiuse e ci trasferimmo su Splinder, intanto io mi ero sveltita e cominciavo anche a muovere le dita da sola ma Kathy che avevo imparato a conoscere non era solo la mia maestra ma era diventata una cara amica con la quale piano piano abbiamo cominciato a condividere i ‘problemi’ dei nostri figli adolescenti, la malattia del suo papà, mia mamma che se n’è andata e sua mamma malata di Alzheimer per lunghi dolori anni.

“Vi racconto” http://viracconto1.blogspot.it/ è il blog di Caterina e lei davvero racconta la vita, la sua, quella degli studenti che segue ben oltre il periodo scolastico, racconta di vicende umane che toccano tutti e lo fa con una semplicità delicata e profonda quale che sia l’argomento.

Non è mai venuta a Roma, o meglio sì una volta sola e non ci siamo potute incontrare ma questo è un fatto del tutto irrilevante quando si è da subito e sempre sé stessi. Quando non ci si inventa dei ruoli, quando non si tradisce la fiducia di chi ce la offre.

Ho stretto altre amicizie che sono diventate ‘vere’ e important, il blog è stato ed è, anche se con qualche piccolo dispiacere che si deve mettere i conto, una esperienza che mi ha arricchito e della quale devo ringraziare tutti voi, anche se non me lo nascondo, per taluni è stato solo un’ affascinazione mai approfondita.

Voglio mettervi in imbarazzo e chiedervi quale blog e perchè è, è stato, determinante  per voi?

Accidenti piove ancora! e tuona… Paradise where are you now?

Mondo cane

“Tempo che migliora. Ultime piogge.”

Senigallia Senigallia

Sofferenze, solitudini, e morti invisibili di chi nella conta non ha numero. Eppure esistono, esistevano, occhi e anima, sofferenza e paura. Il loro silenzio mi si presenta più forte quando la sera raccolgo le idee prima di addormentarmi. Sally respira al mio fianco e mi ricorda la nostra fortuna di avere un tetto sopra la nostra testa, un letto caldo mentre fuori anche qui, a Roma, diluvia e tuona.

cani-alluvione-foto

Ricordo una foto  del massacro avvenuto  settembre 2004 nella scuola  di Beslan.  Un soldato che portava in salvo un bambino stringendolo tra le braccia.

????

…..

Lalluvione-e-le-vittime-non-umane.-La-morte-invisibile-degli-animali

Ritrovo un momento di fiducia e vi saluto con un sorriso. Fermo qui il mio sguardo.

(immagini prese dal web)

Due scimiette (e la terza?)

Ultimo colpo di coda per chiudere questa strana estate che ha portato poco sole e tante nuvole e, anche dal punto di vista politico nessuna schiarita ma anzi con la forte probabilità di un ‘autunno caldo’.

Dunque senza allontanarmi troppo mi sono spiaggiata in una nota località del litorale romano dove c’è un mare incredibilmente blu e qualche stabilimento ,diciamolo, esclusivo e esclusivo per me significa niente casino, possibilità di prendere il sole, fare il bagno, leggere, insomma stare in santa pace. Silenzio parlano le onde.

Poca gioventù. Signore di mezza età ben tenute anche con l’aiutino di qualche tagliando dal chirurgo plastico; mariti tondeggianti la crapa pelata e quel tanto di pancetta che definisce lo status di un portafoglio ben messo.

A metà pomeriggio passano davanti a noi tutti due belle ragazze senegalesi (penso io perché i corpi alti e slanciati il viso dai tratti gentili mi ricordano il senegalese per eccellenza, grande musicista e cantante impegnato politicamente nel e per il suo Paese, parlo di Youssou N’Dour dal 2012 ministro della cultura).

Questi due giunchi in pantacollant colorati ridevano eccitati forse perché la giornata era andata bene oppure perché almeno per oggi avrebbero smesso di intrecciare stupide treccine a annoiate bagnanti in vena di stranezze.

Erano già passate oltre quando sento dietro di me come in un sospiro lamentoso uscire queste parole dalla bocca di una attempata romana che si e no era alta una spanna e pesava quanto le due ragazze messe insieme:

“essì! c ’ hanno proprio la faccia da scimmiette, porelle!”.

Ecco. Se crediamo che l’italiano medio non sia razzista e che il razzismo sia frutto di una società conflittuale e ignorante che tira una banana, per dire l’ultima, a un giocatore n.e.r.o, bene NON è così.

“I feel like a bird today
I’m gonna show you, I’m gonna make it
Set me free”

I RiTrovati

Tutte le strade portano a Roma.
RiTroviamoci ovvero una prima missione esplorativa di un nutrito gruppo di Worl Press blogger riuscitissima e da bissare allargandola agli assenti . RiTroviamoci ma sopratutto non perdiamoci di vista|

Non fatevi scoraggiare dalla lunghezza del post che racchiude le impressioni di ognuno di noi : leggete perchè così – più o meno dubbiosi – vi renderete conto che andare oltro lo schermo, sentire le nostre voci, darci un volto è emozionante.

Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato

L’amore è…un grande casino? un casinò? una roulette ru(o)ssa?

L’amore dura irragionevolmente, ed è amore, finchè non si comincia con i distinguo, finisce quando ci si accorge dell’impossibilità di avvicinare l’altro-a al nostro sentire più profondo.

Questi pensieri mi sono tornati attuali sollecitata da un post di Signorasinasce (http://signorasinasce.wordpress.com/), appunto, sull’amore al quale io mi sono agganciata con il mio pensiero.

“Signora, quella che tu chiami ‘eternità’ io ho sempre saputo (e riscontrato) quanto fosse autentica nella sua ‘temporalità’.
Io ammetto la reciproca buona volontà se si è da subito onesti, ma proprio questa onestà è la lancetta che segna il tempo.
L’intesità è il mio ‘per sempre’ in amore. Infatti non ho più voluto convivenze dopo un matrimonio di un anno e un figlio.
L’amore e la passione e anche la condivisione intellettuale si espletano al loro meglio praticando il motto “Ognuno a casa sua”. ”

Cinismo? No, esperienza di vita di una ‘me’ donna da subito libera forse un po’ Don Giovanni.
Coerenza verso me stessa, chiarezza con gli interlocutori. Assoluto rispetto per mio figlio, poi tutto il mondo, hanno guidato la mia vita che non vi è dubbio, andrà avanti per questa strada.

sitting on … (what for?)

(Sittin’ on) the Dock of the Bay fu registrata solo tre giorni prima della morte di Otis Redding. e di altri sei compagni morti quando l’aereo su cui viaggiavano precipitò nel Lago Monona il 10 dicembre 1967.
Questa canzone entrò nella memoria collettiva dall’anno seguente anche perché rappresentava in effetti un significativo cambiamento stilistico che migrava dal soul al country.

Le parole sono disarmanti nella loro attualità e non è un caso che ben oltre la sua immediata musicalità, tra tante, questa canzone mi sia tornata alla mente. Buon ascolto.

Seduto sotto la luce del mattino
Starò qui quando la sera arriverà
A guardare le navi entrare lentamente
E guardarle andare via di nuovo, yeah
…..
Ho lasciato la mia casa in Georgia
Diretto verso la baia di Frisco
Perché non avevo niente per cui vivere
E sembra che niente incrocerà la mia strada

Sembra che niente cambierà
Tutto rimarrà uguale
Non posso fare quello che dieci persone mi dicono di fare
Allora credo proprio che rimarrò lo stesso, ascoltami

…..
Mi siederò sulla banchina della baia
A guardare la marea andarsene, ooh
Sono seduto sulla banchina della baia
Sprecando il mio tempo

Nostalgia canaglia

Sta prendendo forma l’Estate romana.

A El sabor de l’alegrìa mancherà una delle mie artiste più care scomparsa l’anno scorso  (che a Roma è venuta più volte per la rassegna Roma incontra il mondo al laghetto di Villa Ada) Cesaria Evora , la grande cantante capoverdiana, ma quanti tra noi conosco sia il suo altissimo livello artistico che richiama il dolore, la desolazione ma anche la gioia della sua isola, e dunque il suo impegno volto al cambiamento?
Senza casse di risonanza, come molti suoi colleghi, ha girato il mondo la “diva dai piedi scalzi”, leggera, non più fanciulla, con la sua voce e il suo sguardo che squagliano il cuore. Ambasciatrice attenta per l’Onu ha lottato e si è spesa contro la fame nel mondo.
Due canzoni, per chi non la conoscesse, la prima che racchiude i suoni della sua isola e la seconda, che meraviglia! una ”Besame mucho” da brividi.
Profumo d’estate, sentimenti che evaporando si spandono, nostalgia canaglia.

“Io sono Giulietta e.. prova a resistermi”..

E’ vero, è sotto gli occhi di tutti,  che da sempre e con una sempre nuova feroce recrudescenza,  noi donne veniamo  discriminate in ogni campo come persone, come lavoratrici, come cittadine.

Inutile scomodare percentuali e numeri a sei zero che continuano ad aumentare ovunque.  Siamo oggetto di violenza fisiche e psicologiche ad opera della società e, troppo spesso,  del nostro stesso nucleo famigliare.

Nel lavoro siamo messe con le spalle al muro costrette a scegliere tra famiglia e lavoro specie se questo tende a sconfinare in ambiti maschili per definizione che diventano percorsi a tripli ostacoli,  senza contare i sensi di colpa verso i figli e verso tutti in genere.  E quando si riesce  a conciliare questi due mondi e nello stesso tempo si arriva a  infrangere quel maledetto tetto di cristallo, si è additate come ‘bestie rare’.  Last but not least ne sa qualcosa  Marissa Mayer che in questa primavera fu nominata, prima donna  nella maschilista  Silicon Valley, al vertice di Yahoo.  Marissa  di anni ne aveva appena 37 e per di più era al sesto mese di gravidanza!

Quanto alle forti percentuali del lungo elenco di violenze subite dalle donne e che avvengono spesso nell’ambito domestico, in Italia, è ancora forte il retro pensiero che “se mi picchia, poverino!, è perché mi ama” ma poi  a suon di botte e lavaggio del cervello alla fine, tumefatta e indolenzita, la stessa donna raramente andrà a sporgere denuncia ma  ammetterà, invece,  che “se mi picchia è  ha ragione, è colpa mia”.  Ma, attenti, se la violenza avviene in luoghi pubblici, c’è chi sosterrà che la vittama proprio vittima non era perchè scollacciata, ammiccante o semplicemente perchè non si va in giro a tarda ora, col buio.

Viviamo in un mondo ignorante e feroce verso ogni forma di diversità e lì è solo questione di esserci nel momento sbagliato che tu sia donna o gay, o nero.

Sorvolando il mare magnum dell’ (dis)informazione, dei media, della pubblicità:  la postina grassoccia e golosa ha la dentiera ballerina, la liceale un ‘fastidioso prurito nelle parti intime’,  la cinquantenne teme di entrare in ascensore per via del cattivo odore dovuto a una precoce incontinenza,  l’avvenente presentatrice soffre di perenni ‘inestetici’ gonfiori di pancia  mentre l’anziana diva  argina la carenza di calcio con – bip -. Corpi di donna immondi sempre da detergere.

Ma che donne son mai queste e dove sono gli uomini?

Gli uomini quelli ‘veri’ stanno scegliendo una nuova macchina sul cui cofano è sdraiata una finta panterona volgarmente ammiccante, e se non è una macchina è un aperitivo, un profumo o… dove la donna è l’optional, il premio o il tramite per l’appagamento di un desiderio altro.

L’uomo non puzza non emana cattivi odori, tuttalpiù salta atleticamente uno steccato, si riappropria dell’udito, è un giovane atleta che ‘soffia’ la merendina ad una fanciullina un po’ svampita.

L’ultimo  ennesimo manifesto a cura del Ministero delle pari opportunità recita: “La violenza sulle donne è ignoranza, è follia. Aiutateci a fermarla”.

‘Aiutateci’?

Le donne già lo fanno unendo le loro forze  ma voi come le state aiutando?  Dove sono l’educazione al rispetto, le pari opportunità (mentre si ripropone la gabbia delle quote rosa),  gli asili nido, gli aiuti alle donne in difficoltà, l’assistenza agli anziani di cui  le donne multytasking si fanno carico?

Si fa presto a stampare dei manifesti ‘a cura del ministero’.

Il Ministero stanzi  fondi,  ponga effettivamente in essere quegli strumenti che permettano alle donne di avere ‘pari opportunità’,   educhi  fattivamente al rispetto piuttosto che chiedere un generico aiuto.

A Gino

Un amico che manca all’Antologia di Spoon River

Quando muore.  sì,  muore  una persona molto cara, preziosa perché con lei se ne perde lo stampo, ci si interroga, noi suoi amici, smarriti guardando gli uni negli occhi dell’altro, cercando una risposta nelle lacrime anche se lo strazio doloroso del ‘male incurabile’ che ha creduto di avere il sopravvento, dopo tanto infierire, invece, ha segnato una liberazione.
Perché si vive tanto tenacemente? Perché Gino ha lottato con tanto accanimento quando da subito – eppure sono passati tre lunghi anni – apertamente, gli furono diagnosticati ‘pochi mesi di vita’?
Perché anche di fronte alla morte annunciata, alle sofferenza messe in conto che rilasciano dolore e vita col contagocce, una persona coraggiosa tenta il tutto per tutto?
Io, per quel che ho conosciuto Gino, non credo vi fosse paura per sé ma piuttosto coraggio e senso di responsabilità, il non lasciare nulla di intentato per i suoi due ragazzi, per Carla, senza la cui forza d’animo, la sua grinta di una leonessa amorosa e attenta a che tutto, in quel microcosmo di vita, continuasse nella speranza.
Se ne è andata una bella persona, una persona rara e a me non interessa ricordare ‘chi’ fosse con il bilancino, quanto piuttosto tenere per me, ben stretto il suo esempio di come e quale sia e debba essere la strada da percorrere per essere, in questo mondo contorto ed equivoco, persone oneste in tutto e verso tutti.
Ciao Gino. Chissà…

Come le briciole di Pollicino

Per un caro amico che se ne và alla chetichella

Trasferirmi da Monte Mario a Monte Sacro fu per me un trauma.
Si trattava di riorganizzare tutta la vita tra lavoro, scuola, soprattutto la persona che si incaricasse di prelevare il figliolo a scuola e aspettandomi fare qualcosa in casa e per cena.
Fu scelto Monte Sacro perché potendo anch’io comprare casa noi fratelli decidemmo  di avvicinarci tutti, soprattutto a nostra madre che invecchiava.
Passai da un super luminosissimo attico a un piano terra con giardino. La luminosità che nei mesi invernali non esisteva con l’abitudine è stata gradatamente compensata dalla piacevolezza del fresco del giardino e dalla sua vivibilità, una volta attrezzato e imbellito con tanti fiori, da aprile a settembre. L’appartamento e il giardino, esposti a sud-est guardano ad un ampio giardino condominiale di un altro palazzo, internamente, e dunque i rumori del traffico sostenuto di viale Jonio giungono attutiti.
Il motorino mi porta(va) al lavoro in massimo 15 minuti.
E proprio accanto c’era il Sor Renato con la sua officina per motocicli, impagabile negli anni.
Un omone nato nel ’40 con il quale ogni mattina ci scambiavamo un saluto: “Buongiooorno!” e la risposta immancabilmente era “Da mo’ che s’è fatto giorno!”.
Noi prendemmo possesso della casa a febbraio e il 31 dicembre dello stesso anno suo figlio sedicenne, Davide, tornando a casa fu investito dall’autobus e morì lo stesso giorno.
Questo fatto tragico fece da collante.
A volte arrivavo un po’ prima o ero in anticipo e mi fermavo a chiacchierare e così venivo a conoscenza di questo o quell’aneddoto e, perché no, di qualche pettegolezzo. Si può dire che fosse un po’ il gazzettino della nostra stradina, corta, stretta e a senso unico.
Quando a casa arrivò la Sally-ina di soli due mesi noi demmo le chiavi al Sor Renato e lui verso mezzogiorno la prendeva e se la portava in officina e la metteva dentro il carrello di un’apetta.
Morì mia mamma e non so come, questo non lo riesco a ricordare, gli raccontai che mia mamma pur non credente, la domenica delle Palme dava a noi figli un rametto di ulivo benedetto di cui io portavo nel portafoglio alcune foglioline.
L’anno seguente, e da allora ogni lunedì dopo la domenica delle Palme, io trovavo sul parabrezza del motorino o della macchina un rametto di ulivo benedetto. Ed io andavo ad abbracciarlo mentre lui grande e grosso si schermiva con la voce rotta dall’emozione, ognuno di noi pensando alla propria persona cara tanto lontana da essere irraggiungibile.
Anche quest’anno ho avuto il mio rametto d’ulivo ma me lo ha dato in mano burberamente perché non era riuscito a trovare la mia macchina che con la storia dei lavori della metropolitana a volte parcheggio parecchio lontana.
Ci siamo abbracciati più a lungo e per fortuna che a ridosso la strada è chiusa a occhi indiscreti…
Lunedì la serranda è restata chiusa ed io pensato a qualche incombenza.
Oggi ci sono stati i funerali e la chiesa traboccava di corone di fiori e di persone che sono restate fuori.
Al Sor Renato tutto questo sarebbe piaciuto molto e avrebbe certo trovato una delle sue frasi irriverenti da romano verace per sdrammatizzare.
Non è necessario essere “grandi”  uomini (o donne) per essere amati e ricordati ma è sufficiente lasciare come Pollicino tante bricioline che portano al cuore di chi resta.