Apartheid – Hei Rosa, come here pls

 

 

Era il primo dicembre del 1955, quando Rosa Louise Parks, cittadina americana di colore, a Montgomery, Alabama, rifiutò di cedere il posto ad un bianco sull’autobus.

Fu arrestata ma questa piccola donna comune innescò la scintilla che portò alla fine dell’apartheid.

Il deputato leghista Matteo Salvini,  che oggi compare su tutti i quotidiani per avere proposto “Metro con posti riservati solo per milanesi” riportando l’Italia ai livelli più bui ancora dell’America del secolo scorso, dovrebbe consultare qualche libro di storia, prima di farsi ridere dietro dal mondo, e mettere gli italiani in un così grave imbarazzo, soprattutto in momenti  in cui  tutto servirebbe fuorchè incarognirsi su i peggiori aspetti razzisti che già non mancano.

L’onorevole pensatore si scernisce sostendendo che la sua era ‘solo’ una pro-vo-ca-zio-ne.

Ma solo pensare certe cose non è ver-go-go-so? In qualche modo non insozza noi tutti?

Scusate molto. Io vado a docciarmi. Non so voi…

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Io NON ci sto.

 

Ho voglia di stronzate.

Stronzate liberatorie

perché quello che emerge dalla lettura dei quotidiani, l’aria stessa che si respira, è assolutamente inquietante.

Anche la seconda parte della telenovela di “Genova per noi” non mi attrae, Scusatemi.

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IMPRONTE

 ovvero

La società del controllo e della democrazia inquinata.

 

 

Dopo il caso dei bambini Rom,  ci si interroga su certe  tecniche di riconoscimento (schedatura) che violano la dignità umana.

La scansione dell’iride,  la registrazione della traccia vocale, la geometria della mano, la rilevazione satellitare di ogni spostamento, tutte queste tecniche  biometriche  rendono inutile, inutilmente becero, l’exploit del Ministro Ma®roni.

 

“Cade l’antica premessa dell’habeas corpus, l’impegno sovrano a ‘non mettere mano’  su un corpo che oggi non possiamo intendere sole nella sua fisicità”.

 

DIVISE

 ovvero

Ritorno al passato (remoto?)

 

“La Ministra Della pubblica istruzione “per motivi sociali e di decoro”  chiede che venga ripristinata la ‘sana’ regola di andare

A SCUOLA IN DIVISA.

Un passato che bussa prepotente alle porte.

Sbattiamogliele in faccia!

 

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