Mens (in)sana in corpore sano

Se tutto andrà per il peggio, e se tanto mi da tanto, potrei vivere ben oltre gli ottantaquattro anni, infatti questa è la media, come  evidenziato dagli ultimi dati Istat:
“Popolazione (italiana) : vita media si alza ancora. Per uomo 79,1, donne 84,3.”

Mia madre se n’è andata prima e spero che i suoi quasi quattro anni non mi vengano addebitati.
Non sono una fanatica della vita ad oltranza Hai voglia a dire ‘si è giovani dentro’, l’organismo è pur sempre una macchina che si logora e a dispetto dei tagliandi non ce la fa a seguire la mente. Voli pindarici tanti.
Non sono pessimista. Sono realista e dunque faccio il possibile per arrivare al traguardo nelle migliori condizioni psicofisiche.

Per questo – grazie a mia madre che mi prese per sfinimento: ‘Fai, fai, fai’ da oltre 15 anni con continuità vado in palestra dopo il lavoro due-tre volte a settimana. Niente sala pesi e altri attrezzi, a volte se arrivo in anticipo un po’ di cyclette, mi piacciono i corsi di gruppo dove si crea anche un clima piacevole, cameratesco. Il mio preferito è lo striding
Nel video che segue viene appena accennata la parte ludica ma dal vivo è divertente si inzia carlieri e combattivi ma dopo la prima mezz’ora si trattiene tutto il fiato possibile per ‘lavorare’. Finiscono le battute e si gronda sudore.
E’ adrenalinico, le variazioni del passo, dele braccia, sottolineano l’andamento della musica di solito molto vivace.
Musica che a casa mi farebbe inorridire soprattutto per il volume ma che lì è perfetta.

Dopo lo striding una bella doccia tiepida, quindici minuti e inizia la seduta di yoga in una saletta riservata a un massimo di 10 persone. Spesso nessuna musica e luce assai basse.
Oggi nelle palestre si pratica il ‘modern yoga’ che mutua la cultura orientale in quella occidentale con posizioni meno rigide ma altrettanto valide.
Non è necessario essere dei contorsionisti: il modern yoga (una cui variante è il Pilates) non affatica perché finisce dove inizia lo sforzo. Le diverse posizioni consentono di distendere e potenziare i muscoli e lo scheletro, di mantenere sciolte le articolazioni ma anche di stimolare gli organi interni e mettere in moto gli ormoni che portano a un generale stato di benessere.
Questo avviene sopratutto lavorando su un respiro profondo e completo che ossigena tutto l’organismo e dunque agisce contro lo stress, le tensioni emotive ed l’ ansia.

Un consiglio. Scegliete una buona palestra con istruttori e istruttrici qualificati e badate molto alla pulizia.

A chi mi chiedesse, giustamente : ‘Chi te lo fa fare’ non ho difficoltà a rispondere che allo status quo mi si può definire di ‘sana e robusta costituzione’ e che con il mio impegno costante ho evitato una difficile e pericolosa operazione alla colonna vertebrale (sempre in agguato) che si regge grazie alle fasce muscolari assai toniche che la ‘imbustano’.

Quanto al motto ‘Mens sana in corpore sano’ oh, quando non mi prendono le mie paturnie sono davvero una donnina equilibrata.

“…e speriamo che io me la cavo. Intanto ci provo.”

Felicità è il tuo bambino tra le braccia

Sono cose che capitano il giorno prima”

“Il giorno prima di che?”

“Il giorno prima della felicità.”

Erri de Luca (Luca!!!)

Era ieri all’ora di oggi. Certo, il giorno prima della felicità che racchiude il senso della mia vita, e in parte della sua. 

Era ieri all’ora di oggi di tanti anni fa che, con quanta più forza ho potuto,  ho spinto fuori da me quell’esserino   grinzosetto e bellissimo che ha salutato il mondo con uno strillo acutissimo. 

Era ieri all’ora di oggi che io e il mio compagno piangevamo abbracciati, entrambi spossati da quel miracolo  che tuttavia non ci ha salvaguardato. 

Era ieri, qualche ora dopo, quasi come oggi,  che l’ho stretto per la prima volta tra le mie braccia, lineamenti di porcellana, con quel suo odore inconfondibile di cucciolo che hanno tutti i cuccioli. 

Ed è oggi, all’ora precisissima di oggi –  31 luglio – che vi lascio in tutta  fretta perché domani, ovvero tra poche ore,  comincerò ad organizzare una super cena.

Ciao Lù. Buon compleanno anche da qui.

It’s all over now, baby blu

Viaggio nella memoria. Quelli collettivi hanno una valenza politica e sociale, aiutano a non dimenticare, sono un monito, un esempio, esprimono un momento alto di aggregazione.
Sia che si organizzino con grande anticipo sia che vengano messi in piedi in pochi giorni, soprattutto con internet la notizia vola e il desiderio di esserci fà il  numero.
 
Poi c’è un altro viaggio  nella memoria, quella insidiosa, quella personale che scava dentro, della quale temiamo le reazioni perché è difficile anticiparle mettendoci a nudo d fronte a una memoria  che sfuggiamo  giorno dopo giorno, anno dopo anno.
 

Io ho fatto così, tenendomi dentro desiderio e paura, primavera dopo primavera da quando mamma non si è presentata al nostro appuntamento, al nostro momento di intimità che allora io le facevo cadere dall’alto, quasi  una concessione  di cui solo dopo ho apprezzato l’immensa ricchezza.

Tra maggio e giugno noi ci prendevamo quattro, cinque giorni e partivamo per Sperlonga dove le nostre giornate passavano  senza orologio  tra  le passeggiate mattutine nei paesi limitrofi, al tavolino del paese

 

a leggere i giornali sgranocchiando un panino guardando anche  il via vai  di umani tanto diversi tra loro, ma soprattutto sdraiate davanti al mare del pomeriggio

 

 e del tramonto a raccontarci ed ero sempre io che ribollivo come una pentola sul fuoco scavando nei perché e nei percome del mio ultimo amore o..o..e magari tutto restava com’era ma l’importante era aprirmi al confronto, al suo pensiero, alle sue molteplici esprienze di donna a tutto tondo.

 

 

Sono tornata a Sperlonga quest’anno, compiendo il rito del mio primo viaggio nella memoria  apparentemente  sola ma non c’è stato un secondo che io lo fossi tanto ogni cosa, ogni singola curva della via Flacca, lo stesso Ristoro nel punto più alto della strada non mi ricordassero che c’eravamo state fisicamente insieme.
 
E’ stato un riappacificarmi con le mie paure cancellando il  malefico  tarlo della sua assenza, riprendere, come farò, la consuetudine di tornare in quei posti serenamente senza scoppiare in un pianto dirotto che non sono riuscita a nascondere guardando dall’alto quel mare, quei gerani   


 

funamboli intrepidi e lussureggianti sulla ringhiera tra due azzurri che si (con)fondono, e in bocca il sapore vero della mozzarella di bufala, che ci deliziava entrambe.
 


 

Un ragazzo seduto dietro di me mi ha toccato la spalla chiedendomi se stessi bene.
“It’s all over now.. (baby blu) ”.  
Da oggi non succederà più. L’anno prossimo Sperlonga mi aspetta e qui

 

ho i miei due amori.

 

Mamma che cos’è questo sassolino?

Ho due anelli di mia mamma che lei mi regalò in due occasioni particolari e che alterno convinta che quelle forme eleganti mi trasmettano con la loro luce un po’ della sua anima protettrice.
No, non sono superstiziosa, o forse lo sono nella misura in cui (accidenti questo antico politichese che di tanto in tanto ri-emerge) infilati al mio dito essi diventano un suo naturale prolungamento, la sua ombra solerte.
 
Il primo, e forse il più caro, è un topazio stellato non molto conosciuto in Italia ma abbastanza negli Stati Uniti. Una pietra perfettamente tonda e liscia come la testina nuova di un neonato, grigia, noi diremmo ‘scuro metalizzato’ dove a seconda del punto su cui cade la luce si sprigiona una stella luminosissima.
Fù il suo regalo per la nascita di mio figlio e se ne privò benché le fosse caro solo perché sapeva che mi piaceva moltissimo.
Lo piansi disperatamente quando lo persi, sbadatamente,  perché in un qualche modo la pietra era saltata dall’incastonatura senza che io me ne rendessi conto e venne ricomposto nella sua interessa almeno un paio d’anni dopo in modo incredibile, quando al rientro dal mare nella mia vecchia citroen, che stavo per vendere, nel rimbambimento di una giornata al sole a inseguire il caro pargoletto su è giù tra mare e spiaggia, mi giunse la sua vocetta assonnata che diceva

”Mamma che cos’è questo sassolino? Lo buuutto?”.
Come tipico di molte mamme stanche, quasi come un automa dissi senza girarmi e ruotando il braccio: “Dai a  me…”

Oggi verso ora di pranzo, in un momento che il sole ha fatto capolino, ho deciso di portare Ma belle  (citroen C1 grigio scuro metallizzata!) all’autolavaggio…
e pochi minuti fa che mi sono seduta al pc per sbirciare tra i miei amici di Splinder;
e mi sono soffermata sul mio anulare sinistro e ho visto il suo, il nostro, anello dal topazio stellato;
e mentre scrivo e lo fotografo per voi sento salire un po’ di magone
e insieme mi sento sorridere con quel suo sorriso, le labbra socchiuse e gli angoli a falce di luna come li disegnano i bambini, ironica e protettiva:

“Sususu’…niente tristezze…”.

Topazio stellato

 
 
Dell’altro anello vi racconterò la prossima volta, ma se mi dimenticassi ricordatemi dell’anello di Mariuchi.

 
 

…e andando a ritroso

 

Tempo di castagne.

Le prime panciute castagne scoppiettano nella padella bucherellata. Profumo d’autunno in tutta casa,

Luca di guardia pronto a girarle una ad una perchè non brucino, lui è paziente, ama stare in cucina.

Oggi sgusciando veloce tra una goccia e l’altra, senza ombrello, davanti alle vetrine della nostra pasticceria troneggiava un grande vassoio con i primi. enormi, marrons glacés di ‘produzione artigianale’. .

Di origini incerte, si dice che questa leccornia, primo passaggio alle dolcezze del Paradiso. fosse stata sperimentata verso la fine del seicento alla corte dei Savoia e la ricetta ufficiale dei marrons glacés compare nel trattato “Confetturiere piemontese” stampato a Torino alla fine del settecento anche se poi la prima azienda a produrli fù francese dando adito a una seconda ipotesi che li vede nascere a Lione. 

La preparazione avviene solo in autunno inoltrato con la raccolta delle castagne (i marroni) ed è molto laboriosa tanto da durare almeno dieci giorni, i frutti a macerare in acqua zuccherata con il rischio (reale) che la metà dei marroni, grandi e rigorosamente delle stesse dimensioni, si sbricioli e allora… pur perdendo tutta la loro magnificenza erotica si ‘riciclano’ vendendoli (sempre a caro prezzo) come “spezzoni” oppure facendone una squisita marmellata.

Mia mamma (e il mi’ bimbo ha preso da lei) era molto ghiotta e i marrons glacés erano la sua passione. A Torino li vendevano guarniti con fiori di violetta glassati e in piccoli vassoi, originariamente di cristallo, da 12 

perchè un solo maron glacé soddisfa quanto una fetta di torta, eppure la nostra ghiottona riusciva a finirli in un battibaleno assaporandoli con sguardo sognante e voluttuoso. Ed in effetti è davvero un trionfo dello spirito (e della carne) riempirsene la bocca, il palato, socchiudere gli occhi e concentrare tutti i sensi a tale piacere. 

  Amore è…ricordare mia mamma con quella sua espressione bambina in una domenica quasi invernale, nel disordinato vociare del suo soggiorno con noi figli, con già qualche nipotino gattonante, mentre scarta il primo vassoietto di marrons glacés.

Tempo di castagne.

 

In questo mondo di ladri

 

 

“Sei dolcissimo”, disse la mamma a Ben mentre facevano una passeggiata per i campi verso sera, “sei dolcissimo e tanto carino, non c’è nessuno al mondo come te”.

“Davvero non c’è nessuno al mondo come me?” domando Ben.

“Certo che no” rispose la mamma “sei unico”.

…………..

“Allora di ogni persona ce n’è una sola al mondo?” domandò Ben.

“Sì, ce n’è solo una” disse la mamma.

“Ma io non voglio che al mondo ci sia soltanto uno come me”, protestò Ben

…………

“E perciò sono tutti soli?”
”Sono un po’ soli e anche un po’ insieme. Sono sia l’uno sia l’altro”.

“Ma come è possibile?”.

“Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico e anche io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola”.

Allora abbracciami” disse Ben stringendosi alla mamma.

Lei lo tenne stretto a sé. Sentivo il cuore di Ben che batteva. Anche Ben sentiva il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.

“Adesso non sono solo” pensò mentre l’abbracciava, “adesso non sono solo. Adesso non sono solo”.

“Vedi”, gli sussurrò la mamma, “proprio per questo hanno inventato l’abbraccio”.

 

(anticipazione del nuovo libro di David Grossman)

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Ma allora – mi chiedo – se davvero potrebbe essere così semplice: un solo abbraccio a quietare l’animo, perchè tutti, ma proprio tutti, alternativamente, siamo, ci sentiamo, così tanto svuotati e tristi? A inseguire quell’abbraccio che non arriva e se arriva passa subito oltre?

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Dalla culla alla tomba (dello stato sociale)

 

 

 

 Maurizio Sacconi  attuale Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali sarà mercoledì prossimo a Bruxelles per discutere l’adeguamento/allungamento dell’età pensionabile a 65 anni anche per le donne italiane: ce lo chiede l’ Europa, barbleu!

Per inciso, avete notato come ogni qual volta che ci vogliono propinare una pillola indigesta la giustificazione è sempre quella di  uniformarsi ad altri paesi (naturalmente più evoluti)?

 

Suvvia diciamola tutta, ogni paese ha un suo modus operandi e questo varia asseconda delle variabili.

Nello specifico la più parte dei paesi europei hanno ben altri sostegni, assai più mirati e consistenti, che agevolano le donne, dagli asili nido, agli aiuti economici, all’assistenza agli anziani.

E le donne, per finire, hanno quasi le stesse possibilità lavorative di successo proprio perché agevolate nella cura della famiglia.

 

Dalla culla alla tomba “ suona la  tromba della seppur flebile voce del  ministro Tremonti.

 

Ed in effetti è così.

In Italia dal momento che una donna pone amorevolmente nella culla il proprio infante, se ne fà fisicamente carico per la quasi totalità dell’esistenza (consorte o non consorte) perché senza la buena suerte si ritrova il bamboccione laureato,  con master(s) come se piovesse, ma senza uno straccio di lavoro,  a casa,  fino in tarda età.

 

Ma poi non dimentichiamo che la donna, una qualsiasi donna (italiana in questo caso), oltre che madre – a sua volta – è stata anche figlia e una volta cresciuta, alla soglia della sua stessa anzianità, proprio in concomitanza con la fatidica ‘età pensionabile’ dei 60 anni, comincia, inevitabilmente, per legge di natura,  a farsi  carico dell’assistenza e della cura  dei propri genitori per accompagnarli  nel modo più devoto  possibile, con grande dispendio di energie fisiche e psicologiche, alla tomba.

 

65 anni? Benissimo. Ce lo chiede l’Europa? Ottimo! Ma lo Stato italiano cosa e come garantirà  l’assistenza ai nostri vecchi mentre le donne continueranno ad  arrabattarsi per raggiungere l’età pensionabile tra figli disoccupati,  nipoti parcheggiati ad ore,  genitori non più autosufficienti?

 

Ah! La famiglia è un gran bene ma lo Stato continuerà a lucrare in un eterno status quo sui buoni sentimenti all’interno delle singole famiglie?

 

 

 

 

 

 

Il (mio) tatoo e la Farfalla.

 

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“Sono qui per stupirmi”  afferma un verso di Goethe.

 

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Bisogna essere ciechi o estremamente aridi se, alla vista di una farfalla, non si prova gioia, fanciullesco incanto, un brivido dello stupore goethiano.
La farfalla, infatti, è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale.

La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare, e per questo è avvolta in un abito mirabile
È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno.

 

È un simbolo dell’anima.

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A mio figlio

 

 

 

“Sono cose che capitano il giorno prima”

“Il giorno prima di che?”

“Il giorno prima della felicità.”

Erri de Luca (Luca!!!)

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Era ieri all’ora di oggi. Certo, il giorno prima della felicità che racchiude il senso della mia vita, e in parte della sua.

 

Era ieri all’ora di oggi di tanti anni fa che, con quanta più forza ho potuto,  ho spinto fuori dal suo nido buio e rassicurante quell’esserino un po’  rattrappito che al contatto della luce ha lanciato un grido acutissimo.

 

Era ieri all’ora di oggi che io e il mio compagno piangevamo abbracciati, entrambi spossati da quel ‘miracolo’ che tuttavia non ci ha salvaguardato.

 

Era ieri, qualche ora dopo, quasi come oggi,  che l’ho stretto per la prima volta tra le mie braccia, lineamenti di porcellana, con quel suo odore inconfondibile di cucciolo che hanno tutti i cuccioli.

 

Ed è oggi, all’ora precisissima di oggi –  31 luglio – che vi lascio in tutta  fretta perché tra poco sentirò la sua voce chiamarmi:

 

 “Mà?!”

 

Buon compleanno Luca mio!

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Prego, prego, si accomodassino tutti: si BBBrinda!

 

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