Chi ci nasce e chi le suda (sette camicie)

Ho cercato di fissare qualcosa che potesse strapparmi/vi un sorriso, un avvenimento da ricordare magari attraverso il tempo, un  like di un curioso.     Nulla. Anche la mia vita è abbastanza uniforme anche  se ammetterlo è già un grosso successo.

C’è chi nasce con la camicia e chi con la pelliccia chi deve sudare sette camicie e chi invece rischia di lasciarci la pelle.

‘Il mondo è fatto a scale…’ mentre ‘La speranza è l’ultima a morire’.    Luoghi comuni, pane quotidiano.

Una bella cagnolona che il suo giovane padrone, cervello in fuga in Danimarca,  ha portato con sé.  Hanno entrambi le carte apparentemente  in regola ed entrano tranquillamente nel Paese  finché un giorno incidentalmente le autorità danesi ‘scoprono’ che la dolce Iceberg, questo è il suo nome,  porta in se la colpa di essere un dogo argentino razza  vietato in Danimarca perché nella Black List dei cani pericolosi.

Le autorità decidono che Iceberg deve essere soppressa seduta stante.

Per fortuna con l’aiuto di alcune associazioni animaliste con  una petizione Iceberg è stata risparmiata e rispedita in aereo in Italia ha potuto riabbracciare il suo padrone all’aeroporto di Fiumicino

Un altro cane anche questo, portatore sano di ferocia, viene sbattuto sulle prime pagine dei quotidiani dove si legge a lettere cubitali:

Bull Terrier Sbrana il suo addestratore ritrovato morto“.

Sid è portato in canile e nel frattempo viene praticata l’autopsia al povero addestratore per capire la dinamica  del fattacio.     Per fortuna perché si accerta che il giovane addestratore mentre era con il cane è stato colto da malore ed è morto  e dunque  i morsi inferti post mortem erano  iniziati, forse, per prolungare un gioco.  Avete presente quegli addestratori con il braccio imbottito che aizzano il cane?

Probabilmente Sid a questo punto diventa un cane problematico. Speriamo bene.

In Italia alcuni anni fa, in seguito ad un qualche terribile accadimento,  venne stilata una lista di cani ‘difficili’ per i quali era necessario avere un patentino.  Non se ne fece più nulla e di fatto purtroppo sono razze ( tra queste il dobermann,  il Dogo argentino, il pitbull , il cane corso, il mastino.) che molto spesso attirano l’attenzione  di persone innamorate della loro possenza e della  loro presunta aggressività ma sono  incapaci a gestirli oppure proprio per questo carattere indomito questi cani  diventano giocattolo/arma  pericolosa  di ragazzotti arroganti.

Ecco, qualcosa di buono è successo e le mie due storie hanno trovato un lieto fine.

Per chiudere il cerchio e parlare di qualcuno che è nato non con una ma con sette camiciole..

La voila:

Buona serata, Buongiorno ma teniamoci strettistretti anzi strettissimi .

 

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Via Corsaglia

Ma poi perché e chi lo dice che soltanto i grandi uomini (e donne) o semplicemente chi è artefice di passaggi epocali diventa memoria collettiva?

Il ricordo  resta e riaffiora anche attraverso i piccoli gesti di gente comune che ci tiene compagnia bel oltre il loro reale passaggio terreno; gesti che si tramandano e diventano leitmotiv da condividere.

Ieri è stata una bellissima giornata; la più piccolina della famiglia ha compiuto due anni  eppure tornando a casa mi sentivo il cuore pesante carico di tristezza come se tanta spensieratezza in questi miei giorni non mi appartenesse.

(compleanno Alessia, foto sherazade)

Oggi, erano circa le 11, uno scampanellio famigliare.

‘Sono Roberto’

Sally insopportabilmente frenetica.

‘Socchiudo soltanto perché …non sono presentabile’

‘Sto andando per un lavoro…’.

e da uno spiraglio spunta un rametto di ulivo.

Oltre vent’anni fa quando venni ad abitare in questa casa, accanto c’era un negozio di motorini e il titolare il sor Renato era un po’ il nume tutelare della nostra strada.     Il suo unico figlio morì il giorno di un 24 dicembre a 16 anni investito (anche lui aveva colpa) da un autobus.

Presi confidenza e mi fermavo sempre più spesso rientrando a casa e una volta gli parlai di mia madre  del fatto che nonostante nessuno di noi fosse credente lei regalava a noi tre figli,  la Domenica delle Palme,  un rametto di ulivo che io conservavo per tutto l’anno nel portafoglio.

Da quella volta non ci fu anno che io sul parabrezza del motorino e della macchina non trovassi il mio rametto di ulivo benedetto.  Era del sor Renato.

Molte cose  mi legavano a quest’ uomo all’antica che mi raccontava spaccati di vita degli anni ’40, della guerra a Roma, di Monte Sacro una distesa di campi di grano,  della sua povertà e delle gambette ferite dalla paglia delle spighe che loro ragazzini raccoglievano correndo dietro da trebbiatrice per farne a casa un po’ di farina.

Il sor Renato morì nel febbraio del 2008 ma io per la Domenica delle Palme trovai sotto il tergicristallo della macchina  il mio ramoscello di ulivo:    il falegname, Roberto, aveva raccolto il testimone.

Via Corsaglia, figlio in moto e C1, foto sherazade

Così anche stamattina come fosse  una carezza ho allontanato la mia tristezza di ieri ed ho accolto il messaggio di mia mamma, del sor Renato abbracciandomi stretta  al falegname Roberto e naturalmente con le lacrime che scendevano da sotto gli occhiali (che vergogna).

Piangere fa venire gli occhi belli e luminosi, questo lo diceva mia nonna,  e piangere  dopo tanto  struggimento è salvifico : è come tornare a respirare dopo una lunga apnea.

Piccoli uomini? Silenziosi portatori di Pace.

Fiduciosamente sapersi abbandonare, foto sherazade