Ricette d’amore

Una ricetta ‘al bacio’ 

Ponete nella terrina del cuore un pizzico qb di follia, aggiungete a piacere qualche parola appena sussurrata, come farina attraverso il colino,  amalgamate con 2 al massimo 3 carezze tra i capelli, indugiate con una leggera pressione dietro la nuca, controllate che gli ingredienti si fondano pur mantenendo la loro fragranza,  ponete cura a che il tremore interno non vi renda goffi,  sorridete con gli occhi dell’anima, attraverso il ventaglio delle ciglia. Adesso il più è fatto e allora cominciate a gustarne lentamente il sapore, con un intimo guizzo di fiamma, non lasciate assolutamente riposare .

Il bacio, dice la qui presente,  l’Artusina  dell’amore,  è fragranza appetitosa sulle  nostre labbra. Leggero e delicato amche solo di sfuggita  non dovrebbe  mancare mai. Il bacio notoriamente non ingrassa, tuttaltro!,  è terapeutico, ridona energia e aiuta il ‘sogno’ tranuillo.

 Sapore di bacio. Che buon sapore.

Bon Appétit!

locandina

 Bon Appétit è anche un film grazioso di David Pinillos definito ‘una commedia romantica tra amori e dissapori’  che ho visto in un giorno piovoso di qualche anno fa e che mi fece sorriredere. Racconta l’educazione sentimentale di Daniel, un giovane basco che trova la prima importante esperienza di lavoro in un ristorante d’alto rango di Zurigo, con cuochi di ogni nazione e una sommelier, Hanna,  tedesca innamorata del titolare. Le scelte nella vita sono sempre difficili e dal risultato incerto. Anche per Daniel, ma imparerà a scegliere.

Buon Natale mai finito

Vorrei che ogni città avesse una bacheca dove potere scrivere di una inaspettata sorpresa scaturita da un malaugurato evento. Ci accorgeremmo che il nostro quotidiano è meno indifferente e meno truce di quel che troppo spesso ci appare.

23 dicembre. Mio figlio fa un veloce lunch con degli amici. Come mai gli era successo in tanti anni, riparte in moto senza levare la catena che si incastra in modo irreparabile al momento.

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Pazienza…si è fatto tardi, prende un taxi e di corsa in ufficio.
La sera pur di tornare a casa velocemente e velocemente risolvere la questione della moto decide di prendere un secondo taxi…ops niente portafoglio!
Unico possibile luogo il taxi del dopo pranzo.
A casa dunque arriva con due problemi ed io ero già pronta a strapparmi i capelli.
Chiamato il radio taxi: difficile individuarlo senza numero di matricola comunque…
Dopo mezz’ora arriva la telefonata con la bella notizia del nome dell’autista con il portafoglio consegnato da un cliente.
Luca chiama il taxista declina le sue generalità: tutto a posto allora il taxista gli dice che poiché lui era smontato ed abitava a Fiumicino – immaginando l’urgenza di riavere i documenti – aveva dato in consegna il portafoglio ad un collega che, secondo la patente di mio figlio abita a pochi isolati da noi.
Luca ringrazia e chiama il secondo taxista il quale si rende disponibile nell’arco della sera/mezzanotte di chiamarlo per vedersi. Non ce la fa e tutto viene rimandato alla mattina successiva quando alle 9 circa dopo due robuste suonate rispondo al citofono:
“Signora abita qui il ragazzo che ha perso il portafoglio?”
“Si sono la madre”.
“Signora mi scusi potrebbe scendere lei perché ho la macchina in doppia fila…”
Mi precipito al portone e mi trovo faccia a faccio con un bel cinquantino con in mano il portafoglio.
Nel frattempo io mi ero presentata con un Pandoro e dopo esserci reciprocamente fatti gli auguri con una vigorosa stretta di mano è avvenuto lo scambio.

E la moto? Ah ma io ho la fortuna di avere un factotum, sapete, un rumeno anomalo che non beve, non fa la tratta delle donne e neppure il corriere della droga, un rumeno con le mani d’oro che tra l’altro è l’artefice anche del mio nuovo bagno e prima ancora della mia cucina e che chissà in futuro… il quale senza troppa fatica la mattina del 24 dicembre alle 6.30 am nel buio brinoso e freddo di una Roma intirizzita con poca fatica ha liberato la catena. Florian è magico.

Sembra ‘magica’ anche quest’avventura che ho raccontato almeno venti volte e venti volte ha lasciato sbalorditi.
In un sol colpo non un angelo ma dal primo taxista a Florian noi abbiamo smentito tristi luoghi comuni di disonestà e menefreghismo.

Una storia di Natale? Non credo: il quotidiano di persone come tante che conosco il valore dell’onestà e della solidarietà.

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Ecco perché vorrei la bacheca per ricordarci che non ci sono solo i ‘mostri’ da sbattere in prima pagina e che anche se vivere correttamente dovrebbe essere la regola, ripassarla non può che farci bene.

Buon Natale mai finito.

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(foto sherazade diritti riservati)

Con buona pace dei sensi

Siamo ancora in tempo ?
Non saprei, con un po’ di buona volontà
…e per gli Auguri abbiamo ancora un paio di giorni.

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Una scadenza particolare anticipa  il Natale con una festa che potremmo definire pagana e che  ci  viene offerta su un piatto d’argento. Che dico,  piatto? Letto, lettino, divanetto, sedile ribaltabile, lavatrice (taluni suggeriscono in fase di centrifuga), tavolo da cucina con o senza postino tanto anche se lui o lei non sono attori consumati devono  allenarsi a cuocere e consumarsi a fuoco lento.
Dopo il giorno della mamma, del papà del nonno, dei ‘diversamente abili’ (dolce eufemismo) e così via, finalmente un giorno tutto da godere soli o in compagnia, perché mie care e miei cari il 22 dicembre sarà all’insegna dell’orgasmo.
Infatti alcuni anni fa, una coppia di pacifisti Usa ha lanciato  questa  bizzarra iniziativa 
22 dicembre
Contro la guerra, il sesso di massa.
“Il Global Orgasm salverà il pianeta”.
 
 il pensiero trainante e: 
“Fare l’amore tutti insieme e veicolare quel gigantesco flusso di energia” 

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Il buon cibo per me

 

E’ proprio vero quando si è sfaticati come lo sono io al di là del lavoro dove assomiglio  davvero alla signorina  Rottermaier

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mettere insieme la cena e fare sì che sia un minimo appetitosa, ebbene le cose si complicano.

Fondamentalmente,  nonostante io apprezzi moltissimo il buon cibo cucinato e presentato con grazia,  quando è il mio turno il pensiero va prosaicamente alla cucina ridotta a un campo di guerra dove olio, sale e pepe si sono scontrati all’ultimo spruzzo di aceto balsamico  con la cannella sussiegosa e il curry spalleggiato da tutte le altre spezie.

Ebbene? Ho perso il filo…ecco,  poi ci si siede a tavola e ogni cibo seppure con sinceri convenevoli viene ‘spazzolato’ un quattro e quattrotto. Tanto lavoro per …no! Tutto superlativo ma intanto chi ti ridà il pomeriggio passato a spadellare?

Però anche io ho qualche anelito di orgoglio e qualcosa so cucinare benino.  Ne volete una prova?

Sole su Roma ma freddo rigido la sera. Scaldiamoci con una zuppa che mi si dice romanesca.

domani

Zuppa di fagioli e cozze.

Dosi per 4 persone.

°  300 grammi di fagioli (io uso quelli surgelati che non si devono mettere a bagno x ore)

°  Una carota, una cipolla, una grossa patata, un gambo di sedano,  aglio,  un barattolo      di passata di pomodoro, olio qb

°  4 fette di pane casereccio

°  1 kg di cozze

Per il brodo soffriggere le verdure tritate finemente
Aggiungere circa 1 l e 1/5 di acqua con la passata di pomodoro e la patata. Portate ad ebollizione
Versate i fagioli e fate cuore circa mezz’ora a fuoco basso mantenendo il bollore.
Tirate fuori la patata, schiacciatela e rimettetela nel brodo in modo che gli dia consistenza.

Nel frattempo in una padella con poco olio uno spicchio di aglio (dopo averle ben lavate) mettete le cozze. Fatele aprire,  levate ad ognuna il mollusco lasciando però integre (3×4) 12.

Spegnete il brodo, versatevi le cozze sgusciate, lasciate riposare per qualche minuto.

Ponete alla base del piatto fondo una fetta di pane ben abbrustolita versatevi sopra la minestra e guarnite ogni singolo piatto con tre o quattro cozze col guscio, un poco di prezzemolo fresco e un filo di olio.

L'appetito vien guardando

Presentatevi con un buon vino rosso e sarete doppiamente ben accetti.
In vino veritas.

 

 

Un mondo di baci e a ciascuno il ‘suo’

Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.   Gabriel Garzia Marquez

Buon fine settimana, solo un abbraccio e naturalmente

un mondo di baci e a ciascuno il ‘suo’ che sia  indifferentemente il più dolce, il più appassionato, il più straziante da ricordare, un bacio rubato, accennato, fluttuante nell’aria,  lasciato scritto… oppure  consegnatovi in un rumoroso  ticchettio:

un bacio in allegria tichitichichitatata

dita

unghie

foto sherazade Multicolours

Springsteen e il Natale

“You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!”

“Dancing in the Dark”, è ultima canzone scritta da Bruce Springsteen per l’album “Born in the U.S.A”, del 1984 e rimane a tutt’oggi il più grande successo commerciale .
Per l’album “Born in the U.S.A.” Springsteen aveva scritto più di 70 pezzi, ma nemmeno una con il giusto potenziale per diventare un singolo di successo.
Su dice che nell’ultimo tentativo di riuscire a scrivere pezzi che incontrassero il gradimento di un pubblico più vasto di quello dei suoi fan, Bruce scrisse in una sola notte “Dancing in the dark”, con cui vinse il suo primo Grammy.

Una canzone dicotomica nell ‘ allegria dal ritmo incalzante e il testo in sé venato da cupo pessimismo e profondo senso di stanchezza (“I ain’t nothing but tired/ Sono soltanto stanco”) ed impotenza (“I’m moving round the place, I check myself out in the mirror I wanna change my clothes my hair my face/ vago per casa, mi guardo allo specchio, vorrei cambiare i miei vestiti, i capelli, il viso” ) .

Un testo alla Luigi Tenco che nessuno si sognerebbe di cantare a gola spiegata battendo il palmo delle mani sul volante come ho fatto io oggi tornando a casa dal primo tour di avvicinamento ai doni di Natale perché, non so voi, ma per quanto adeguato ai tempi e nel rispetto della vita, chi ha bambini piccoli quale che sia la religione (la nostra famiglia si allargata ad altri Paesi e culture) il Natale rimane il momento unico, forse dell’anno, nel quale ci si riunisce e si tenta di riallacciare quel sottile filo delle emozioni.

Io vorrei sempre fuggire ma ogni anno resto per le stesse ragioni affettive di sempre e dunque rieccomi anche qui a parlare e programmare il dove e il come e il cosa regalare ai nostri otto piccoletti sotto i dieci anni avendo gia definito che il mi’ bimbo sarà quest’anno ‘il’ Babbo Natale di turno ed ed io mi sono ‘portata avanti’ con gli acquisti  . . .

sottoveste

You can’t start a fire, you can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire even if we’re just dancing in the dark

Hey baby!

Tutto un altro selfie

Accademia della Crusca – 2012
Definizione di selfie : fotografia scattata a sé stessi, tipicamente senza l’ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete.
…. è stata recentemente registrata come neologismo (agosto 2013) ed eletta “parola dell’anno”dagli Oxford Dictionaries.

Dizionari Zanichelli
L’autoritratto fotografico esiste da quando esiste la fotografia, ma la sua più recente incarnazione, il selfie, ha solo una decina d’anni di vita e deve la sua straordinaria fortuna all’avvento della fotocamera digitale prima e degli smartphone dopo. Grazie alla sofisticata fotocamera frontale di cui è dotato il cellulare, oggi basta un attimo per fare un autoscatto, modificarlo e postarlo su un sito di social media.

Selfie nasce da self (come self portrait) più il suffisso –ie che, come l’alternativa –y, si usa in inglese per formare parole del linguaggio infantile o comunque di registro informale con una connotazione affettuosa. Dunque biscuit diventa biccy, barbecuebarbie, drink drinkie e così via
Tanto che sulla falsariga di selfie abbiamo il legsie (selfie delle gambe), l’helfie (dei capelli) e il belfie (del fondoschiena)

Il primo selfie di tutti i tempi: l’autoritratto di Robert Cornelius (1839)
Il debutto del box camera portatile Kodak Brownie nel 1900 ha portato la tecnica dell’autoritratto fotografico a diventare una soluzione più diffusa. Il metodo era solitamente accompagnato dall’uso dello specchio e consisteva nello stabilizzare la fotocamera o su un oggetto vicino o su un treppiede mentre si inquadra tramite mirino nella parte superiore della scatola.

E se poi i nostri giovinetti presuntuosi dovessero pensare che loro è lo scettro della ‘modernità’ ebbene facile smentirli dando loro la prova provata della 13dicenne granduchessa Anastasia Nikolaevna, che , appunto, a 13 anni, è stata una delle prime adolescenti a immortalare la propria immagine utilizzando uno specchio per poi inviarla ad un amico nel 1914

Foto Anasta
e nella lettera che l’ accompagnava candidamente scriveva : “Ho scattato questa immagine di me stessa guardandomi allo specchio. E ‘stato molto difficile dal momento che le mie mani tremavano.”

Ma non c’è dubbio che la storia dei selfie debba buona parte della sua popolarità ai social network.
Nel 2013 la parola “selfie” è entrata ufficialmente nella versione online del dizionario Oxford English ed in seguito proclamata “parola dell’anno”.
Come ho detto, il suffisso –’ie’ rende una parola graziosa e mitiga l’associazione a selfish cioè “egoista” e “narcisista”,  anche nascostamente evidente nell’utilizzo di questo tipo di foto.
Farò  un parallelo, solo apparentemente un non sense, tra ‘selfie’ e ‘onanismo’ definito dalla enciclopedia Treccani :
“onanismo s. m. dal nome di Onan, personaggio biblico che, avendo sposato, secondo la legge del levirato, la vedova di suo fratello, evitò, disperdendo il suo seme mediante la pratica del coito interrotto, la nascita di figli ….. nell’uso corrente, sinon. improprio di masturbazione…in senso figurato : Compiacimento narcisistico di sé stesso…”
Allora tutto questo lungo panegirico,  neppure troppo esaustivo perché per chi fosse interessato Wichi è fonte inesauribile,  per arrivare al dunque e cioè che tra la Granduchessa e il suo selfie e il 2013 in cui venne ufficializzato il significato attuale di selfie,  in mezzo c’è dagli anni ’50 in poi lo slang non troppo forbito della gioventù americana che guardando una foto di donna più o meno svestita,  ammiccante o esplicitamente scostumata – ebbene – in tutta solitudine si faceva un selfie ! E selfie sia !

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dopo cena

foto sherazade et Sally

La rondine

Vola libera e felice, aldilà dei compleanni, in un tempo senza fine, nel per sempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo, quando ci piacerà, nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.

Nessun luogo è lontano” di Richard Bach

3 dicembre: la Rondine

Chi ha detto che una Rondine non fa primavera?
Io, da quando ho l’uso della ragione, e forse anche prima, quando dentro di lei fluttuando crescevo, io, la mia Rondine l’avevo.
La Rondine nata in pieno inverno.
La Rondine che il mio nonno accolse fra le sue braccia.
La Rondine che nel timore di vedersela volare via, lui stesso definiva ‘volage’.
La Rondine che arrivò il 3 dicembre una prima volta tanti anni fà e continuerà ad arrivare e ‘fare primavera’ nei miei pensieri lievi come le sue carezze che mi coglievano impreparata e che oggi sono una ferita aperta difficile a rimarginare.
Buon compleanno mamma.

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Mia Mamma a 18 anni, ondina della Lazio

tra pensieri e suggestioni

Chi ha un cane e con il suo cane fa delle passeggiate quotidiane e, quando il tempo è buono e c’è disponibilità, si ferma nella parte di parco a loro destinata, non è necessaio leggere The newyokers di Kathleen Shine

per sapere che nel tempo, tra le varie tipologie di umanoidi, così come per i loro cani, ci creano corsie preferenziali di dialogo o motivate (o non) antipatie.
Sono ormai quasi quattro anni che io frequento il Parco delle Valli di Roma un parco per il quale, quando io mi trasferii a Monte Sacro vent’anni fa, noi residenti lottammo perché si voleva cementare e farne un bel …centro commerciale



Lo spazio riservato ai nostri cani è abbastanza ampio e senza troppe nomine è autogestito dal ‘gruppo degli anziani’. Abbiamo comprato sedie, comprato una taglia erba e diamo un piccolo tot al mese ad uno dei ragazzi perché tutto sia sempre pulito ed in ordine.

Ci si conosce tutti e naturalmente si sono formati dei piccoli gruppi per interessi e simpatie ma c’è sempre una parola e un saluto generale quando si entra.
Io, personalmente ho stretto amicizia con tre di loro e si è presa l’abitutine di vedersi anche ‘al di fuori’ di quel contesto andando a cena oppure prendendo il caffè ora a casa di uno ora a casa dell’altra
Eppure nessuno si è mai preso la briga di andare a dichiare agli altri ‘Guarda voi siete simpatici ma a casa mia invito solo Piripicchio e Pocchia perché sono più belli, più ricettivi ecc..’
ça va sans dire que No!

I blogger sono una comunità vasta e variegata, il blog una agorà, una piazza, un parco giochi, un sentiero da percorrere insieme per quel che vale.

Siamo qui, tutti insieme con i nostri pregi e difetti, c’è chi bluffa e chi resta sé stesso, sta a noi soltanto sapere distinguere.

Siamo qui tutti insieme perché ci piace (perché negarlo) che questo nostro scrivere corrisponda e si confronti con pensieri altri.

Non siamo qui tutti insieme per dare voti, dichiare il più bravo, il più bello, il più di tutto perche quel tutto è relativo e ad esclusione. No, credo che questo non spetti alla comunità.

Perché stare al gioco di una società che ci spinge ad essere competitivi?

Ma perché? dove sta scritto che ci si debba schierare con questo o quella quando di per sé leggere o mettere un tanto famigerato ‘Like’ di per sé è un segnale che mandiamo?

Sono una pessima (oddio non proprio!) cuoca, scrivo poesie come una rana, scarabocchio pensieri e non mi sento nessuno dunque?

“Deligere oportet quem velis diligere.”
Bisogna scegliere chi si vuole amare
(ma perfavore facciamolo con delicatezza).

Marco Tullio Cicerone

(fotografie sherazade, Parco delle Valli, Sally, ‘natura morta’)