Allerta meteo – November rain

“Piogge in arrivo: allerta in Piemonte e Liguria.” (intanto si comincia col gridare al lupo con un certo ancticipo…)
“Maltempo. Allerta in Liguria e Piemonte, da Giovedì-Venerdì al CentroSud.” (equità, almeno nel distribuire le piogge.)

Tracii Guns, ex chitarrista e cofondatore dei Guns N’ Roses, ad un’intervista ha sostenuto che Axl Rose aveva lavorato a “November Rain” già dal 1983:
« Quando stavamo lavorando ad un EP con gli L.A. Guns, nel 1983, Axl stava suonando al pianoforte “November Rain”. Era l’unica cosa che sapeva suonare. Disse: “Un giorno questa canzone affascinerà davvero il pubblico.”. Io gli risposi: “Già ora piace.”, ma lui era solito dire a sua volta: “Non è ancora pronta.”. Ed ogni volta che eravamo in un hotel, vi trovavamo un pianoforte e subito si sbizzarriva a suonarci “November Rain”. Alla mia domanda “Quando la finirai?” Axl mi rispose “Non lo so.” »

…e intanto ogni volta che sento questa canzone dei Guns N’ Roses , fosse anche ferragosto, io mi sciolgo dentro.

Auguriamoci davvero   nella nostra Penisola disastrata che :

“……………..

Possiamo ancora trovare una via
Perché niente dura per sempre
Nemmeno la fredda pioggia di novembre.”

Chiudo con una vera chicca: November rain eseguita da David Garrett e dai Guns N’ Roses recentemente

 

Sono lunatica

Il dentista sta procedendo alla devitalizzazione di un mio dente. Ho i nervi a fior di pelle.

Forse ieri sera ho mangiato malamente, ho bevuto molta acqua e lo stomaco vuoto borbottava come se vi sguazzasse una colonia di rane. Silenziosi ruttini mi gonfiavano le guance e la nuvoletta diceva ‘Ma perché mai?’
La bocca increspata in un ghigno da ictus ancora in parte sotto l0’effetto dell’anestesia, invece di tacere mi sono lasciata trascinare in una discussione politica.
Il buon Galateo riteneva (parlo al passato perché non so dove, a prescindere, sia finito il suddetto) suggeriva che a tavola non si dovessero affrontare argomenti di politica.
Esaurita la radiografia al menu’ dopo aver fatto una grande confusione in testa al povero cameriere in giacca bianca, io che mi ero seduta a capotavola, posto strategico se si vuole restare fuori dal ‘Mi passi il vino’, ‘ Mi daresti un po’ d’acqua?’ ‘ Sii gentile un po’ di pane’ ecco speravo di starmene con la mia bocca storta, per dovere di presenza presente ma lontana.
Invece no. Boccaccia mia.

pescetti

Oggi gran festa dei Santi, tutti i negozi aperti, al parco un ‘mare’ di padroni ‘il cane è mio e lo gestisco io’ hanno sguinzagliato cani come bambini maleducati, attaccabrighe e rumorosi. Ogni volta che mi ci trovo in mezzo rimpiango il mio giardinetto ma Sally, l’indomita, se non va al parco me la fa pagare in scomode rate di continue passeggiatine intorno all’isolato. Come fa? Si presenta con il collarino in bocca.

collarinoesiparte

Un bel sole tiepido è riuscito a rasserenarmi estraniandomi dal contesto. Piano piano poi i ‘caciaroni’ sono rientrati per il pranzo e allora niente è stato più piacevole del silenzio e dell’ordine improvvisamente ristabilito.

panchina

Domani è un altro giorno e nel cielo terso sale la luna mi soffermo a guardarla, voi no?
Mi piace la luna. Sono lunatica.

Allunaggio

Buona domenica a chi arriva per tempo altrimenti e comunque buon tutto.

la giustizia degli uomini

“Sembra di sentirli. Sono i “passi affrettati” di Lhakpa, Aisha, Civita, Juliette, Amina, Teresa e Viollca, sette donne che raccontano esperienze di dolore e discriminazione.”

Inizia così la prefazione del libro ‘Passi Affrettati’, diventato anche pièce teatrale attraverso la quale Dacia Maraini dà voce a donne che, nonostante le distanze geografiche, le differenze culturali e sociali, restano prigioniere di tradizioni culturali arcaiche, di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore…continuo? in un mondo privo di dialogo e di rispetto.
Un mondo dove ancora oggi, essere donna significa avere paura. Donne senza parola.

“Condannata per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla.” La Repubblica, 25 ottobre 2014.

Paura dello stupro che ha spinto Reyhaneh a uccidere il suo violentatore e che, proprio oggi, dopo essere stata ‘regolarmente’ processata, con stupida arroganza, il suo paese, l’Iran, si è affrettato a giustiziare, la giustizia degli uomini, sì degli uomini, impiccandola.
In un mondo che brucia e si autodistrugge il sacrificio punitivo di una giovane donna di 26 anni lo rende forse migliore?

“Sorry” – “Mi dispiace”
Is all that you can’t say – è tutto quello che non riesci a dire
Years gone by and still – gli anni passano e tuttavia
Words don’t come easily – le parole non vengono fuori facilmente
Like “sorry”, like “sorry”… come “scusa”, come “scusa”…

Una lunga estate

Ero in macchina oggi, lo sono tutti i giorni per una ragione o per l’altra.

Giornata splendida da giugno, luminosa, tiepida e innaturale per un ottobre inoltrato.
Però Grazie! Niente bombe d’acqua e disastri, niente passerelle politiche, visi contriti, come più su a una manciata di poche centinaia di chilometri. Grazie!

Non ero attenta ma improvvisamente mi sono sentita catapultata a quell’estate in Calabria, io sgarzzellina festosa in campeggio con un’amica e lì ho conosciuto un ragazzo del Nord con quell’accento ancor più stretto del mio e con un nome che suonava strano: Ilvo, mai sentito. Era alto e biondo un po’ vichingo ed aveva il fascino del motociclista di Harley-Davidson. Fu amore a prima vista. Quelle cose che deflagrano improvvise io credo solo se hai vent’anni e non ti chiedi niente e o la va o la spacca.

E’ andata.
Anzi io sono andata perché ho lasciato la macchina all’amica ed ho passato dieci giorni in sella alla moto abbracciata stretta al mio vichingo i capelli al vento l’aria che entrava a pieni polmoni mi sentivo invincibile. E lo ero una piccola ragazza invincibile quando ci baciavamo stretti e lui doveva sollevarvi a mezz’aria per arrivare alla mia bocca.

Al lago del Pollino a quasi 2mila metri di altezza, dall’uscio buio di un posto di ristoro filtrava questa canzone. Fabio Concato ha detto il vichingo rivelando il suo cuore romantico.

A Roma ci siamo lasciati. Qualche tenera telefonata poi più niente.

Oggi sull’onda della musica sono tornata indietro nel tempo ed è stato un bel viaggiare, così, ferma al semaforo con un largo sorriso più luminoso del sole che batteva sul parabrezza.

Ci sono momenti che non piove mai.

Colpa delle stelle

«Sono innamorato di te, e non sono il tipo da negare a me stesso il semplice piacere di dire cose vere. Sono innamorato di te, e so che l’amore non è che un grido nel vuoto, e che l’oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l’unica terra che avremo mai, e sono innamorato di te.»
(John Green – Colpa delle stelle)

The Fault In Our Stars sesto romanzo di John Green è anche un film che sta avendo molto successo, in programmazione in questi giorni anche in Italia con la regia di Josh Boone, giovane regista e sceneggiatore poco conosciuto.

Hazel e Gus sono due adolescenti che condividono lo stesso spirito caustico, il disprezzo per tutto ciò che è convenzionale e un amore che li travolge. Il loro rapporto è qualcosa di miracoloso, dal momento che l’altro costante compagno di Hazel è una bombola di ossigeno a causa di un cancro ai polmoni  e Gus ha una protesi alla gamba. Amputata nel tentativo (vano) di debellare un tumore. Entrambi molto caustici sugli esiti delle riunioni di un gruppo di supporto per i malati di cancro ma lì si conoscono e s’innamorano.
Per lui è un coup de foudre:

“Cos’altro dire? E’ così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: sai che lo è. E’ divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla, Van Houten. Non posso scegliere di essere ferito in questo modo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte. Spero che a lei piacciano le sue.”

mentre lei:

“Mi sono innamorata di lui così come ci si addormenta. piano piano e poi profondamente”.
..
Io non sono un tipo particolarmente sentimentale mi piacciono i film un poco ‘cervellotici’, quelli d’azione e le commedie ancor più se sentimentali, non mi attraggono. Ma questo non è un film strappalacrime o banale o irreale perché non ci sono miracoli se non quello dell’amore vissuto come un dono che infonde euforia e coraggio. Se penso a quante persone non vivono l’amore oppure ne vengono appena sfiorate, come ci poniamo?
Meglio vivere una lunga vita senza aver mai amato oppure una breve, brevissima, piena di dolcezza e amore?

“Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito….Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata.”

le stelle

Dunque un film(o un libro)  sul c.a.n.c.r.o sull’inesorabile devastazione che ancora troppo spesso questo male produce ma non un film (o libro)  di rassegnazione e tanto meno di morte. E’ vita allo stato puro vissuta – prendo a prestito il titolo di un bellissimo film di Jean-Luc Godard Fino all’ultimo respiro, che del resto accomuna sia Gus che Parvulesco nel desiderio di immortalità – :

Patricia
“Qual è la più grande ambizione della sua vita?”
Parvulesco
“Divenire immortale; e poi morire.”

Ecco il mio suggerimento per il fine settimana oppure, se preferite il libro, forse, vi accompagnerà per qualche giorno in più. Ma il genere deve piacere e si deve essere preparati a versare qualche lacrimuccia il che, come diceva mia nonna, lava gli occhi e le rende più luminosi.

Più che un giorno di più

bocca dolce di parole impastata di crema di riso nel tepore anomalo di un pomeriggio soffocante,

“La vita cambia in fretta.
La vita cambia in un istante,
Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita.”

Così, da un momento all’altro. È quello che è successo a Joan Didion, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice. Ecco, “L’anno del pensiero magico” è il 2004, un anno di 366 giorni in cui ogni giorno e ogni momento della giornata sono segnati da un ricordo del passato, di cose fatte, incontri, parole dette. o da un semplice flash di cose che si sarebbero potute fare. Il pensiero inizialmente doloroso, spiazzante ed i ricordi di Joan Didion sono rivolti al marito con il quale ha condiviso 40 di vita ma l’insegnamento da questa lettura potrebbe valere per ognuno di noi.
Questo forse mi ha trasmesso il libro: sapere guardare oltre e assaporare il m(f)iele della vita.

L’anno del pensiero magico.

“Più che un giorno di più” aveva sussurrato, con un’altra espressione del nostro lessico familiare. Il riferimento era alla battuta di un film, Robin e Marion di Richard Lester. “Ti amerò anche più che un giorno di più” dice Audrey Hepburn nella parte di Maid Marian a Sean Connery nella parte di Robin Hood dopo aver bevuto con lui la pozione fatale.

http://youtu.be/mZnRe6e20xE    deep blue day –  brian eno

In dolce attesa

 

Tutta la settimana passata è stata, per me, una settimana NO.

Il cambiamento repentino,  un fulmine a ciel non troppo sereno è arrivato da chi dicevo io e come se Mago Merlino ci avesse messo lo zampino, però riguarda la mia sfera personale e un po’ per pudore e un po’ per rispetto nei vostri confronti, lo dico alla francese che comunque suona diverso :  ‘glissons’.

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Marc Chagall – La passeggiata

Poi è successo un altro fatto stra-bi-lian-te e pur immaginando la vostra ‘sana’ invidia ve lo consegno.

A cena da mio fratello, quello grande,  raccontavo che domenica ero stata accompagnata in moto (per evitare lo strazio del cercare parcheggio)  da mio figlio a vedere-comperare uno smartissimo che seguivo  da tempo e che era in super offerta al 40% in meno, lo  dico sottovoce 299 euro. Cifre che cadono come birilli e di cui nn vi è mai certezza. Naturalmente manco uno ne era rimasto.

Ora dovete sapere che a me mi potete parlare di gioielli ed io arriccio il naso.  Mi piace l’argento.  Le collane di pietre dure e  gli orecchini  che lavati i denti sono il mio primo pensiero: Marilyn nuda con 3 gocce di Chanell n. 5 ed io con un paio di inseparabili orecchini.  Però sto divagando.

Negli ultimi anni mi sono sempre più appassionata alla telefonia mobile il mio primissimo Panasonic minuscolo e a conchiglia  dorme impacchetta e perfettamente funzionante nel cassetto insieme a tutti i suoi successori via via  più potenti e più grandi. Divenuti multitasking per adeguarsi alle varie funzionalità se prima ‘piccolo è bello’ adesso è tutto l’opposto. Personalmente non sopporto  iphone perchè ha il sistema operativo ios e perchè vive nella sua riserva con i suoi accessori e le sue app come una principessa nella torre. Mi scusassero i possessori. Ho apprezzato molto in Nokia ma prima che installasse Windows, e quindi sono passata alla Samsung con molto gusto sono arrivata al Samsung IV. Bello schermo 4.8  velocissimo col WiFi e anche fuori la rete si prende bene. Però, ecco il punto, dall’anno scorso guardavo amorosamente all’ LG Electronics che è di una società coreana che dal 2007 produce in tantem con la svedese Phillips televisori ad alta definizione,  il 3D è un loro brevetto,  per esempio.

Il mio oggetto del desiderio è il nuovissimo Lg 3 con uno schermo di 5.5 secondo me il massimo che va a sostituire anche il tablet. Foto a una risoluzione pazzesca, 13 mpx,  fantastiche che io posto su Flickr da anni.  Insomma mio fratello che non ci capisce niente di telefonia ed è stato da subito un estimatore del mio Samsung mentre cenavamo quatto quatto, ovvero tra la confusione di una cena in famiglia,  ticchettava sul suo tablet e alla fine mi ha detto

“FATTO, il telefono ti arriva tra tre giorni lavorativi,  tu mi dai il tuo Samsung! Questo è il mio regalo di Natale e così …  tu sei sistemata!

Accidenti! Ieri che giornata! Adesso sono in dolce attesa e vi saprò dire.

Voi? che rapporto avete e quanto vi interessa questo mio  m(v)ezzo?

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LG3,  la mia dolce attesa

 

e adesso spogliati

Donatien-Alphonse-François de Sade Scrittore, Filosofo, Aristocratico e Politico Rivoluzionario francese (Parigi 1740 – Charenton-Saint-Maurice 1814)

“Una virtù non è altro che un vizio che s’innalza invece di abbassarsi; e una qualità è un difetto che ha saputo rendersi utile.”

’ Fondamentale tema dell’opera di Sade è la totale-universale inversione ragionativa, per cui tutto ciò che comunemente si crede bene – per la maggioranza dell’umanità – diventa male e viceversa: così l’orrido e mostruoso diviene meraviglioso, la bruttezza affascinante, gli escrementi cibo, la vita morte, il piacere dolore infinito.
La perversione sadiana è intimamente felice e soddisfatta della propria devianza.’

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Sa qui il sadismo, termine coniato, nel 1869, dallo psichiatra R. von Krafft-Ebing,
in cui il piacere è ottenuto mediante la sofferenza causata ad altri. Secondo la psicoanalisi il sadismo si può presentare anche in forme più larvate largamente presenti nella comune vita pulsionale come una perversione sessuale nella quale il soggetto trae godimento erotico dalla sofferenza che infligge ad altri, oppure un aspetto del carattere proprio di chi si compiace della crudeltà.

“Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.”

Perversione indica un mutamento in senso ritenuto deteriore, patologico, di un processo psichico, di un sentimento, di un comportamento, di una tendenza istintiva. Nell’ambito sessuale il termine, usato specialmente in passato, è riferito a sindromi psicopatiche, caratterizzate da deviazioni dal comportamento sessuale considerato normale, per cui l’istinto sessuale viene rivolto verso un oggetto anomalo o trova soddisfacimento con pratiche erotiche diverse dal comune amplesso

intimo

Pubblicità di una nota casa di intimo…fate voi. Comunque tutto bene, solo forse un po’ scomodo per tutti i giorni, per prendere la metro, un bus al volo, o fare pipi nel cubicolo di un aereo.
Però, chissà, per un sabato sera fantasioso quasi quasi chi non ci farebbe un pensierino-sì?

collarinoME!

 

Utilizzando il quotidiano vestitino di Sally, anch’io mi sento in qualche modo à la page.

 

Don’t give up

mai di domenica.
Scelgo giorni improbabili e sempre all’ora di pranzo perché a Roma, per chi non lavora il pranzo resta un rito e chi lavora scappa e fugge.

Sono andata a Ikea. Non sono una patita né di Ikea né tantomeno di quel formicaio brulicante di formiche rosse fameliche pronte a mordere sia quel che sia purchè con il massimo sconto

Nella strada obbligata per l’uscita mi sono fermata dubbiosa davanti al menù della tavola calda quando mi sento interpellare da un signore vestito in modo ‘dignitoso’ molto avanti con gli anni che sorridendo mi chiede se può invitarmi a mangiare qualcosa con lui.

Ci sono circostanze nelle quali mi è difficile svicolare e nello stesso tempo l’istinto non si mette in allerta. Dunque non alzo il mento e non assumo l’atteggiamento che sottende ‘Ma chi t’ha cercato’ detto alla romana.
Guardo dinuovo questo signore e gentilmente, ma in modo incerto, gli dico che non avevo intenzione di fermarmi e che preferivo andare a casa direttamente. Eppure non mi sembrava neppure che lui stesse chiedendomi implicitamente che fossi io a offrire…

E’ bastata la mia esitazione perché lui mi spiazzasse dicendomi che era chiaro che sarei stata sua ospite e comunque gli avrei fatto un ‘regalo’ ‘prezioso’ accettando perché era stanco di cercare in quella bolgia l’antidoto alla sua solitudine che si risolveva sempre con un pasto alla tavola calda.

Vada per un’insalata. In mezz’ora ho avuto tante ragioni per vergognarmi.Allo staff politico al completo e senza fanfare farebbe bene andare e sentire conretamente la mille realtà, la quotidianità di solitudine e ‘soglia di povertà’ in cui cadono troppe persone. Ma son tutti nati ricchi e si sono scordati, vergognadosi, delle loro origini neppure troppo lontane?
Un ex insegnate di scuole medie, 85 anni portati molto bene, sua moglie che poi era tutta la sua famiglia morta l’anno scorso.
Il professore passa le giornate tra libri e ricordi e come terapia si costringe ad andare tra la gente convinto che questo sia anche un modo per non isolarsi troppo. Pranza solo ma oggi era l’anniversario della morte della moglie ed io gli ero parsa una ‘signora davvero perbene’.

Ha pagato assolutamente lui il conto. Ci siamo abbracciati senza scambiarci i numeri di telefono.
Ho pranzato con uno sconosciuto. Tutto è finito com’era iniziato nella falsa illusione di un luogo non luogo.

Forse ho fatto male. Doveva finire diversamente?
Voi cosa avreste fatto?

e poi dio creò il ratto

Al mio precedente post nel quale paventavo di
“ sentirmi un po’ strana oggi, come se qualcosa stesse rosicchiando le mie difese immunitarie.

il barman del club rispondeva :
attenta… le difese immunitarie sono importanti.
Ma lo sai che per debellare, o meglio, per tenere a bada il moltiplicarsi dei topi nelle città, ci sono studi di settore veramente importanti perché altrimenti diverrebbero un problema non da poco. Sono costretti a cambiare i tipi di veleni ogni settimana altrimenti oltre a creare gli anticorpi necessari non lo mangerebbero.

Questo parallelo tra topi e difese immunitarie mi ha riportato a tre anni fa quando, improvvisamente, un giorno ho cominciato a vomitare ininterrottamente e ho continuato per giorni e giorni. Un solo sorso d’acqua, un cucchiaio di brodo, tutto veniva rigettato, lo stomaco stesso si era oramai rivoltato.
Le analisi, tutte, mostravano valori non oltre ma molto  oltre la norma ed io ormai venivo nutrita con la flebo. Mia cognata medico si faceva carico della mia assistenza solo per questa ragione ho evitato l’ospedale.
La mia dottoressa di base preoccupatissima e con grande imbarazzo mi chiese, dovette chiedermi, se avessi avuto rapporti con ‘persone a rischio’. Anche soltanto un bacio. Ovviamente no.

Dopo dieci giorni mi rimetto in piedi con sette chili di meno e nella mia paranoia di voler essere sempre snella remando contro la mia costituzione mediterranea che mi vorrebbe ‘in carne’, asciugandomi la fronte constatai che davvero ‘non tutti i mali vengono per nuocere’ visto che mi ritrovavo un corpicino (quasi) alla Twiggy.

La storia e la grande paura finirono lì senza che venisse fuori la causa scatenante finche una sera…. una sera entrando in cucina e accendendo la luce vidi la sagoma di un topo grande quanto una cavia saltare dal tavolo e sparire dalla finestra.

Salmonella o leptospirosi? Certamente il topo, non visto, doveva essere già entrato in casa soprattutto sul tavolo e infettato un qualsiasi alimento lì appoggiato su un piatto.

Di corsa fatta richiesta per la disinfestazione.
Montate alle finestre una sorta di zanzariera spessa ma certo è che avendo la grande soddisfazione di avere il giardino le porte finestre vengono chiuse a seconda di dove mi trovo.

Roma è una grande città e i topi di fogna, grandi come gatti non è raro vederli attraversare la strada o, addirittura, scappare da sotto una macchina. Io tra l’altro ho notato che c’è maggiore ‘movimento’ quando in zona ci sono ‘lavori in corso’. Evidentemente i topi vengono disturbati, non si sentono al sicuro e scappano fuori.

Per fortuna noi abbiamo Sally che da bravo jack russell, cane da tana, olfatto finissimo, è sempre vigile e comunque più di una volta abbiamo dovuta trattenerla, perché, ad esempio alla fine di agosto, un topastro verso il tramonto passeggiava indisturbato nel giardino dei vicini fuori città. E’ vero che il vaccino contro la leptospirosi è obbligatorio per tutti i cani ma, insomma, la carneficina meglio no.

E se quanto vi ho raccontato vi ha annoiato la colpa di non avere tenuta alta la suspence è mia ma il vero colpevole è il barman del club che ha dato la stura a questi miei incubosi accadimenti.

SallySelfie

• LEPTOSPIROSI: è la malattia europea più pericolosa originata dai roditori; più frequente tra gli agricoltori o coloro che lavorano in ambienti umidi. Alcuni dati evidenziano che circa il 26-30% dei topi di fogna sono portatori di Leptospirosi e le possibilità di infettare gli esseri umani aumentano, quando in una determinata zona la popolazione di ratti è molto elevata.
• SALMONELLA: vive nel tratto intestinale degli animali (uomo compreso) e può essere trasmessa attraverso cibi contaminati da feci animali, che però non presentano alcuna alterazione alla vista o all’olfatto. I cibi pericolosi sono quelli consumati crudi, in quanto la cottura degli alimenti abbatte totalmente il rischio di infezione.