(s)cambio Pa(e)lle

Uomo non ho mai desiderato esserlo.
Certo è che – sempre più in questi tempi bui – avrei di che spappolarmi le palle, sì ho detto proprio palle.
In tal senso – ove possibile –
scambierei saltuariamente
con:
‘davanzale misura 38D prodotto naturale ben sostenuto no smagliature elegantemente accessoriato.’

Memento mori ovvero Hai da morì

 

“Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà.”
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio

Sally inutile dirlo è lei

SallyPalletta

E da qualche mese le è cresciuto sul piedino anteriore dx una piccola escrescenza che io avrei definito un ‘porretto’ ormai grande come una lentichietta.
Telefono alla sua vetrinaria che offre il servizio a domicilio – stesso prezzo e fattura– con il vantaggio che Sally non si agita e sta tranquilla.
Bene questa dolce signora il cui difetto concreto è di essere molto ciarliera e dunque dopo la visita, il caffe di rito, e quattro chiacchiere io mi invento che devo ‘proprio lasciarla perché….’, ha lo studio e l’ambulatorio un po’ fuori Roma la qual cosa fino ad ora era irrilevante.

Il porretto è a mio avviso da levare e chiedo alle mie amiche del parco il nome di un bravo vetrinario in zona nostra per una prima visita.

Ieri ci passo per prendere appuntamento parlo con una giovane assistente che da una prima occhiata a Sally, le lascio il numero di telefono per un appuntamento.
La telefonata arriva dopo poco.
Rispiego al vetrinario nel dettaglio la situazione, e senza avere ancora visitato la mia belva mi espone la procedura:

“Bisognerà sicuramente sedare il cane, procedere alla rimozione dell’escrescenza, poi mandarla al laboratorio per un esame istologico e se questo fosse positivo sarà necessario asportare alla cagnetta due dita”
Silenzio e panico mio poi però siccome a volte divento un po’ aggressiva:

“Senta, dottore, ma perché lei deve essere così pessimista, non ha neppure un’idea di cosa si tratta e lo saprà solo dopo l’esame istiologico, ma perché questo allarmismo gratuito”?

“Lo faccio per serietà professionale e poi perché se non fosse niente lei sarebbe molto più contenta”.

Decidiamo comunque l’appuntamento per oggi (poi l’operazione la farà la nostra vetrinaria).
Naturalmente passo la notte insonne con l’incubo di Sally senza due dita…mi sveglio due volte con la nausea.

Finalmente la visita.
Il verdetto: una piccola verruca facilmente asportabile in anestesia locale, visto che la cagnola è di buon carattere. Ci sarà un esame istologico di routine.

Puntigliosa come solo io so essere, ritorno sull’ allarmismo del giorno prima e lui ribadisce:

“Vede adesso lei com’è contenta? Io preferisco prospettare il peggio per potermi rimangiare tutto.”

“Punti di vista, caro, dottore. Io penso che sia meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta, proprio come dicevano i nostri nonni. Insomma la mia è una visione del bicchiere (di buon rosso) mezzo pieno”.

Ma insomma voi cosa ne pensate? E’ giusta, questo atteggiamento? Più che di correttezza professionale non si tratta d mancanza di (iniziale) sensibilità? Anche se l’impressione di oggi non è stata di una persona rozza ma, addirittura, gentile.

“Non stare in ansia per l’avvenire, perché vi arriverai, se dovrai, portando in te la stessa ragione di cui ti avvali ora per il presente.”
Marco Aurelio

E’ la rete che ti irretisce, bellezza

Sull’onda delle notizie del momento ‘chi spia chi’ oppure ‘siamo tutti sotto la lemte di ingrandimento del Grande Fratello, nell’era del 2.0, avendo per inerzia cominciato a utilizzare Google + l’altra sera ho chiesto a mio fratello (che mi era stato segnalato come possibile ‘amico da conoscere’, se questo tipo di suggerimento fosse arrivato anche a lui.
Bene mi ha confermato che lui evita ogni tipo di azione che procuri dispersione, anzi lanci in rete i suoi dati.
‘Maddai – dico io – che sarà mai, cosa nascondi?’
‘Mi secca ricevere- ribatte lui – pubblicità di ogni genere nel banner della casella di posta.’
‘Dici??? Non ci ho fatto caso.’

Poi ci godiamo il nostro film d’azione di cui solo lui ed io siamo patiti estimatori e, anzi, visto che arriva il fine settimana ve lo raccomando caldissimamente e ve ne parleri più diffusamente se non mi premesse l’argomento per cui mi sono messa a scrivere.

Ho due caselle di posta su gmail una come lunadifiele2008 che utilizzo per i social, il blog e cosucce varie, ed una posta più riservata e personale.

Poco fa ho voluto controllare e su entrambe le caselle di posta compaiono nella barretta in alto direttamente sopra le e mail annunci di questo tipo:

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E a ogni pubblicità seguiva la conferma che:

“Questo annuncio è basato sulle email nella tua casella di posta e sulle informazioni del tuo account Google. ‘Impostazioni annunci’ ti consente di mantenere il pieno controllo sugli annunci che visualizzi.”

Ma la questione è che pur basandosi i presupposti ‘sulle mail nella tua casella di posta’ io a) prendo il treno rarissimamente, b) per mia enorme fortuna non ho mai fatto e tanto meno curiosamente cercato un prestito on line; c) di Compro oro ne è, purtroppo, tappezzata la città e anche volendo perché dovrei entrare in internet) ed infine d), dulcis in fundo ma comunque improbabile, nella lista delle mie priorita tutistiche non è l’ASIA ma le Galapagos che notoriamente sono un arcipelago dell’Oceano pacifico di fronte all’ Ecuador.

Dunque? Succede anche a voi la stessa cosa con questa casella di posta Google o altre?
La cosa vi disturba enormemente? E le pubblicità sono almeno pertinenti a vostre ricerche anche pregresse?
A dire il vero c’è stato un periodo che so per certo che il mio telefono (internet era agli alborissimi) era sotto controllo ma il lavoro e le persone con cui lavoravo imponevano tra l’altro che in certe occasioni fossi accompagnata dunque queste invasioni di campo mi lasciano indifferente.
“E’ la rete, bellezza” ma io non ho davvero scheletri nel mio quattro stagioni.

Buon fine settimana e…andate al cinema pensandomi benevolmente.

LETTERE D’AMORE

“lettere d’amore”
Alla vita (dal Diario di Anna Frank)

Quasi ogni mattina salgo sull’attico per cacciare fuori dai polmoni quell’aria stantia.
Dal mio punto di osservazione preferito guardo il cielo blu e il castagno sui cui rami ci sono piccole gocce che splendono come argento, e i gabbiani e altri uccelli che si muovono nel vento.
Fino a quando tutto questo esisterà… e fino a quando potrò vederlo, questo sole, questo cielo senza nuvole . fino a quando tutto questo durerà io non potrò essere infelice.”

E’ stato abbattuto perché malato il grande castagno che teneva compagnia a Anna Frank durante il periodo in cui lei e la sua famiglia per oltre due anni restarono nascosti , reclusi invisibili, nel tentativo di salvarsi dal lager.
Anna Frank mori’ poco piu’ che bambina nel campo di Bergen-Belsen e questo grande albero muore di vecchiaia a 150anni e a noi restano, testimoni dolenti, questi pensieri esplosioni di vita e d’amore di una ragazzina ignara dell’orrore che sta per invadere anche  quella soffitta.

“lettera d’amore” scandite dal tempo

“Al mio signore o piuttosto padre, al suo sposo o meglio fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella..”

Questo l’incipit della prima lettera di Eloisa ad Abelardo.
Ma poi, volando alto e guardandosi nel profondo, liberata da ogni pudore, spudoratamente confessa:

“Quei piaceri d’amor che abbiamo gustato insieme sono stati così dolci per me, che non posso pentirmene e nemmeno cancellarne il ricordo. Da qualunque parte mi volga mi sono sempre davanti agli occhi con tutta la forza della loro attrazione. “

Fra le donne del MedioEvo e le donne in genere del suo tempo, dotte e di grande spessore, c’ è Eloisa; ne sono prova le citazioni contenute nelle sue lettere: esempi dall’antico testamento, riferimenti a s. agostino, a Pitagora, conosce latino e greco e si innamora, riamata – contro ogni regola – del suo maestro Abelardo. Potrebbe apparire una giovane donna debole che si assoggetta all’egemonia della cultura maschile tanto da subirne l’imposizione a vivere per il resto della sua vita come monaca di clausura.  Per inciso non ci scordiamo che il sua amante Abelardo, per  la stessa colpa fu evirato dai fratelli di lei. Non è così perché l’apparente subalternità di Eloisa non è che un modo, forse l’unico, di riconoscere e salvaguardare la superiorità dell’amore che esige(va) qualsiasi sacrificio per potere sopravvivere nel profondo ed essere preservato dalla polvere del tempo.

“lettere d’amore”
Non solo Nassirya

La Morte spesso ama prendere la scena e non si smentì quel giorno  deflagrando inattesa, fuori tempo e con grande anticipo.
Fu così che la Rondine (mia madre) dopo una settimana, come in una favola un po’ macabra, ricevette una lettera
d’amore ‘dal cielo’ ed i bambini un immenso casco di piccole banane africane dal sapore dolce e sciropposo che impastava la bocca e ritorna, oggi, ogni volta che la Piccolina smarrita in quell’incubo si chiede ‘Perché?’

(Mi sono riferita  a  Nassirya perchè  il primo, dimenticato eccidio  avvenne a Kindu, ex Congo belga,  l’11 o il 12 novembre 1961  dove vennero trucidati 13 aviatori Italiani, in contingente Onu, e tra questi c’era mio padre.)

CRISI (ECONOMICA) RICETTE (in) politica

Da quando il grande affabulatore, cavaliere quasi dimezzato, ci rassicurava che i ristoranti erano tutti in overbooking e la gente viveva alla grande, molte macerie sono passate sotto i ponti, ma questo non è il punto.
Nel giro di due, tre anni, da che non c’era, la crisi è squadernata sotto gli occhi di tutti noi. Peggiora a dispetto degli altalenanti proclami , delle iniezioni di speranza che caracollando, loro stessi in bilico, i due Governi che si sono succeduti, strana misticanza, tentano di fare passare.
La sfiducia è tale che un noto economista, provocatoriamente ha detto che per uscire dalla crisi economica basterebbe seguire i consigli della ‘casalinga di Voghera’ piuttosto che dare credito a manovre e decreti via via messi in atto (senza costrutto se non addirittura deleteri).
Di fatto, dopo avere ingurgitato tanta bile strattonata da questa o quella scelta politica, io mi sento molto in sintonia con codesta casalinga a suo tempo priva di inibizioni (ricordate il sussulto che scosse l’Italietta perbenista sui primi filmini soft-porno autoprodotti?) che oggi lotta come molte dal nord al sud per mettere insieme il pranzo con la cena possibilmente non un solo pasto e non a giorni alterni.
Crisi, crisi, crisi ma per fortuna che c’è la crisi perché si possono rispolverare le ricette delle nonne, riciclare gli avanzi, il pane non va sprecato, la carne meglio diminuirla. ne guadagna il colesterolo, l’eco sistema se ne avvantaggia. Torniamo tutti a pedalare mentre ricompare il vecchio mestiere di ‘ladri di biciclette’. Insomma la crisi e non un sano discernimento avrebbe l’ingrato compito di alleggerire la morsa dei problemi economici.

Che dicevo? Ah, sì, la crisi ricordata non per far salire l’amaro in bocca ma per ridare gusto a ricette passate ricordando il piacere, allora assai poco apprezzato,  di ripetere storia e geografia all’angolo del grande tavolo di marmo della cucina, la sera che cominciava a scurire i contorni della stanza e al centro del tavolo illuminato a cono  mia madre, già allora cultrice del ‘niente si spreca’ impastare  le migliori polpettine di questo mondo.

“D’accordo, ripeti tutto bene e le ultime polpettine le farai tu!”

POLPETTE di pane, funghi e ceci (dosi x 4 persone)
Gr 400 di pane raffermo, 250 ml di latte, 250 gr di ceci, 3 cipollotti, 3 uova, 2 cucchiai di parmigiano, una manciata di porcibi secchi, 2 cucchiai di pandrattato, sale e pepe q.b.
Preparazione:
Ammorbidite il pane nel latte tiepido e far rivivere in poca acqua i porcini. Tritate i cipollotti e i funghi sgocciolate i ceci e frullateli. Strizzate il pane, unite le uova, cipollotti, funghi e purea di ceci, il parmigiano, il pangrattato, sale e pepe. Amalgamate bene il composto e ponetelo in frigo per circa mezz’ora poi formate le polpette. Riscaldate l’olio e friggetele qualche minuto fino a dorarle. Sgocciolatele su carta da cucina e servitele  calde con un contorno che potrebbe essere, per esempio arrivando la stagione fredda, una bella e morbida purea di patate.
Nella versione più salutista le polpettine si possono cuocere al forno.

Ma…facciamoci del male chè in fatto di cibo ‘ce piace assaje’.

Essere gentili

I vivi e i morti

A noi vivi basta poco per lavarci le coscienze, qualche ‘clandestino’ morto affogato, ‘nsomma è poca cosa, si ripara in fretta. Lo sotterriaMo alla chetichella.
Servono le tragedie, i numeri. E quando, come ieri, 3 ottobre 2013, si palesa aglii occhi tutti (ben oltre le farse che si consumano nel nostro Parlamento), una vera e propria tragedia che contai oltre 200 morti allora, sì, qui solo un giorno di lutto nazionale può placare i buoni di spirito . Un pellegrinaggio di delegazioni in gramaglie e, stiamone, noi , dolorosamente certi, la questione ricomincerà ad essere strattonata e utilizzata da questa o quella parte politica. Proprio Tommasi di Lampedusa aveva già previsto tutto. Calerà il silenzio e fino alla prossima tragedia tutto tornerà come prima.

Ci fu  la Turco-Napolitano (ed era di sx e non poteva funzionare) poi la Bossi-Fini (omen nomen) oggettivamente una cattiva legge che prevede tra l’altro il respingimento in mare e il reato di ‘concorso in ingresso illecito di clandestino’ per quanti. per lo più pescherecci, prestassero concorso ai malcapitati che tentano l’approdo sulle nostre terre.

Donne, donne con bambini tenuti in braccio o ancora dentro di loro, giovani uomini nei cui occhi si legge, solo per un attimo, la gioia di ‘avercela fatta’ più grande del dolore della loro terra abbandonata delle famiglie lasciate in balia di guerre e di fame.

Eccoli questi nostri ‘ temuti condestini’ , mangiapane a tradimento, tanto indesiderati, uomini e donne come noi con il sogno di (ri)guadagnarsi i PIACERI che rendono le nostre vite degne di essere vissute

PIACERI
Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
ESSERE GENTILI.

‘Poesia ‘Piaceri’ di Bertold Brecht

Pensieri a ruota libera

Oggi, era l’ora di pranzo che pranzo non è, diciamo piuttosto un momento di svago all’aria ancora tiepida e lucente che questo settembre regala a noi romani.
La città non è dinuovo caotica, poche auto, meno frenesia in giro, e se i nostri rappresentanti politici anziché arrivare in Parlamento su auto dai vetri oscurati e occhiali griffati ancor più scuri, camminassero a piedi per le strade adiacenti si renderebbero subito conto senza troppi numeri che le orbite vuote di sei negozi su dieci, in pieno centro, denunciano una crisi irreversibile, il tracollo economico della città eterna.
Ho incontrato un vecchio amico americano de Roma che avevo perso di vista da anni. No, a me del libro faccia non me ne frega niente e chi c’è c’è nella mia vita e non credo proprio a ritrovamenti pilotati, a coup de théatre alla Raffaella Carrà.
Però quest’amico mi ha fatto molto piacere ritrovarlo tant’è che si siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo ripromessi di riallacciare i ricordi di quando eravamo due scapestrati senza famiglia al seguito e vedevamo sorgere l’alba, il cielo tingersi di rosa e bianco e infine l’azzurro incredibilmente vivido del cielo che si intravedeva netto attraverso i grattacieli di Manhattan, Twin towers incluse. Due folli imbacuccati ma col tettuccio della sua Mustang abbassato anche in pieno inverno.
New York è unica anche perché io continuo a vederla con lo sguardo entusiasta di quella ‘piemontesina bella’ ventenne che atterrava dall’Italia-Italietta che cominciava a fare capolino nei film di Alberto Sordi.
E se a bruciapelo qualcuno mi chiedesse:
“…ma tu dove vorresti vivere?”
ancor più, oggi, guardando al disastro morale e politico del mio povero Paese non avrei esitazioni:
“New York, senza ombra di dubbio”.
Eppure adesso che ho oltrepassato, la metà del mio cammino , e me lo auguro perché non voglio proprio morire centenaria, ho dei ripensamenti sentimentali e so per certo che vorrò morire a Roma e ci tengo che le mie ceneri riposino nel nostro tempietto al cimitero del Verano, proprio accanto a mia mamma che fu la sola grande ragione per la quale, potendo, non mi stabilii oltre oceano.
Non sono pensieri tristi e non è mia intenzione rattristarvi.
Certamente bisogna guardare avanti ma poi, un po’ più avanti c’è anche lei.
Lei chi? My mama, of course,  ed è un bellissimo appuntamento   in qualunque modo lo si veda.

Tutti questo nasce  da un imprevedibile, inaspettato,  incontro che ha innescato non solo questi ma tanti pensieri e la prospettiva di un buon bicchiere di rosso. Salut!  e

Buon fine settimana!

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Ford Mustang

fermare il femminicidio, repetita iuvant.

Settembre.
Tempo di vendemmia.
Senza una stagione precisa, sempre più,
le donne cadono a grappoli.

Rimini.
Giovane donna di 30 anni assassinata
nella cucina dell’albergo con un coltello piantato nel cuore.
Finita la ‘stagione’ il giorno dopo sarebbe tornata a casa.

Delitto di Udine.
Un uomo avrebbe confessato l’uccisione di Silvia Gobbato, 27 anni, mentre la giovane stava facendo jogging.
Il che potrebbe significare che fare jogging non sempre mantiene in forma: meglio scappare.

Ma una donna la si uccide anche con il disprezzo delle parole.
Beppe Grillo, leader del terzo partito in Italia attacca la Presidente Laura Boldrini.
“E’ un oggetto di arredamento del potere”
Come dire? ‘una donna bisogna che piaccia, che taccia e che se ne stia in casa’. Fora de ball, alla francese, tout-court.

FERMARE IL FEMMINICIDIO.

24 settembre, solo una maciata di giorni sono trascorsi eppure:

Bari, Bisceglie.

Tragedia sfiorata: un uomo di 36 anni ha rubato le chiavi di casa della ragazza che lo aveva lasciato ed ha tentato di ucciderla folgorandola con un phon  mentre lei stava facendo – ignara – la doccia.

Roma.

Sperona con un furgone l’ex  moglie per ucciderla. Dopo reiterati insulti, minacce e botte l’uomo ha inseguito la sua vittima con un furgone per poi schiacciarla contro un muro di cemento.

Da parte mia non credo che possa bastare una legge ad hoc per fermare questa furia omicida contro le donne  (quasi sempre preceduta da atti violenti ‘regolarmente’ denunciati dalle vittime) .Penso, piuttosto, che la cultura maschile, la società, debbano cambiare atteggiamento imponendo rispetto e misura nella pratica del quotidiano.

In effetti lo penso ma temo,  che salvo le molte eccezioni, la cultura del ‘maschio’ padrone, spesso -oggi – padrone sopraffatto dalla sua stessa pochezza scoppi all’nterno della sua cerchia famigliare anzichè trovare nel confronto con la società una riappacificazione umana.

http://youtu.be/GGjSrEKW7co FRAGILE

le due farfalle

Eravamo lì, noi quattro zitelle di ritorno, acide osservatrici quanto basta ma non cattive, sedute al nostro bel tavolo allegro in riva al mare, il sole ancora caldo mitigato da un vento che portava già l’odore di ‘temporali al nord’, per i nostri spaghetti alle vongole inizialmente incerti a causa di un matrimonio che avrebbe appesantito il servizio della cucina.
Ma tant’è che un posticino un po’ defilato per noi alla fine s’ è trovato.

Noi con i nostri corpi costume trasparenti e colorati e al centro della scena giovani donne e uomini vestiti in modo improbabile per un matrimonio, sì, ma in riva al mare. Dunque colorate ghirlande di carta in finto stile stile hawaiano guarnivano decoltées di abiti lunghi per lo più neri , con ‘tacco 12’ scamosciate. Pantacollat sotto scamiciati che sembravano corte camiciole da notte, insomma un’ accozzaglia disarmante.
Poi è arrivata la sposa in abito lungo con strascico e qualcuno ha sussurrato che fosse giunta a cavalcioni di una moto, il che avrebbe giustificato il disordine dell’acconciatura e il colorito del viso che tendeva al violaceo.

A quel punto le quattro pettegole finito il loro spaghetto, il bicchiere di Pinot grigio , rimandato il caffè a dopo, se ne sono tornate a stendersi sui lettini e a fare ora.
Io per prima ho abbandonato la combriccola e passando davanti al verde giardino fiorato che confinava sulla spiaggia ho visto in controluce una leggera farfalla bianca innalzarsi danzando sopra le teste e il suo sorriso emanava così tanta felicità che mi ha commosso fino alle lacrime e mi sono augurata che la sua vita potesse restare sempre così, fissata in quel momento di magia solare. Chissà.

Qualche chilometro di Aurelia, mi immetto nel ‘Sacro GRA’, esco sulla Salaria verso Roma, in pace con la vita, la macchina che andava sicura.

Freno quasi ad inchiodare perché la macchina grigia davanti a me si era bruscamente fermata davanti ad un’esilissima sagoma in controluce, hot pans rossi e reggiseno nero, lunghi capelli biondi.
Supero l’auto così lentamente da leggere strafottenza e umiliazione nei suoi occhi. ‘Questa è la mia vita’.

Piccola farfalla sulla strada, finirà inchiodata giorno dopo giorno sul sedile di una macchina, ai bordi di un prato incolto. Senza chissà.

Una farfalla è volata nel mio bicchiere di vino,
ebbra si abbandona alla sua dolce rovina,
remiga senza forze, ora sta per morire;
ecco, il mio dito la solleva via….
H.Hesse

va in scena la felicità

“Usare Facebook rende tristi perché vi troviamo riflessa tanta altrui felicità, dalla quale gioco forza siamo tagliati fuori”.

Lo confermano molti studi e non da ultimo a questa conclusione è giunta l’Università del Michigan i cui ricercatori, tutti neuroscienziati cognitivi, hanno testato i livelli di felicità e di soddisfazione (come non chiedetemelo) su 182 volontari nell’arco di due settimane concludendo che quanto più costoro si collegavano al social network, tanto più dicevano di sentirsi tristi ed insoddisfatti della propria vita. I ricercatori hanno definito questo stato d’animo ‘fear of missing’ cioè paura di essere tagliati fuori dagli eventi sociali, e questo perché gli utenti vedono su Facebook persone che sembrano felici, che interagiscono con grande soddisfazione con il mondo esterno e dunque chi guarda sente di più il peso – anche se temporale – della propria solitudine davanti al pc, tablet o smarphone.

A seguire altre pubblicazioni sull’argomento sono arrivate dall’Università dello Utah (su 425 studenti), dalla Western Illinois University e dalla svedese Gottengorg University (oltre mille stedenti).
The University of Pennsylvania è andata al nocciolo dimostrando il fatto che online tendiamo a mostrare di noi gli aspetti positivi, ‘vincenti’, che questi, consegnati al web, creano un paradossale corto circuito: tanta felicità apparente vissuta in seconda battuta, finisce per scatenare sentimenti di frustrazione.
E del resto l’intento per cui è stato creato FB non è forse stato inizialmente quello di ‘connettere’ tra loro ricchi studenti di belle speranze e di bell’ aspetto, cioè dei vincenti? E dunque chi mai vorrebbe ‘chiedere l’amicizia’ ad uno sfigato qualsiasi?

FB il libro faccia, una grossa operazione commerciale, quotato in borsa, banco di prova dell’economia mondiale vincente, il resto polvere noiosa da nascondere sotto il tappeto buono.

It’ alright ma’ (I’m only bleeding)

(La mia curiosità mi spinse illo tempore ad iscrivermi a fb e a decidere di  cancellarmi quasi immediatamente),