Ritorno al passato

Mentre dalle Alpi alle Piramidi, forse no, ma certamente dall’America, intesa come iu es e, amplificati in Italia dal querulo Fabio Fazio(so) pensiero, arrivano i clamori dei 30 anni di ‘Ritorno al fututo’ e gli oramai maturi protagonisti fanno il giro degli show americani a bordo della DeLorean Machine, rivestendo i panni dei due protagonisti…
io timidamente in questo lunedì dove lo scuro si è presentato un’ora prima stranendomi non poco e portandomi ad inevitabili bui richiami, vorrei segnalarvi,  o farvi conoscere, un piccolo gioiello (diamante tagliente) di Wim Wender: The million dollar Hotel, anno 2000. Ritorno al passato.

Film molto premiato ma nonostante ciò la sola presenza di un ‘cantante’ così partecipe nella produzine, ha fatto accigliare parecchi (snob).
Nasce infatti da un progetto di Bono che oltre ad averne scritto e interpretato la colonna sonora  ne ha anche curato la sceneggiatura e lo ha prodotto. Ne è valsa la pena!

Siamo a Los Angeles, Il Million Dollar Hotel è un albergo fatiscente, Marc Augé non avrebbe avuto problemi a identificarlo come il ‘non luogo’, per eccellenza, destinato alla demolizione. Lì gravitano sbandati e vagabondi,  residuati di persone che non hanno più nulla da chiedere, tempo scaduto, e della vita non sanno più cosa farsene.
Tra questi fantasmi  anche Tom Tom (Jeremy Davies), un ragazzo innamorato, sprovveduto come un bambino, perso dietro una ragazza che sembra venire da un altro mondo e per raggiungerla dopo molti tentativi si lancia da una finestra dell’Hotel e muore.

“Dopo aver spiccato
il salto ho capito tutto: la vita è perfetta, la vita è il massimo, è
piena di magia e di bellezza e di sorprese, solo che non resci a
capirlo bene finchè ci sei dentro.
Tutto quello che avevo sempre
desiderato era di raggiungere Eloise, di avvicinarmi a lei, l”ho fatto
e ho finito per capovolgere il mondo nel farlo, anche se per un solo
momento. Wow! ”

Eloise è la fanciulla anche lei con non pochi problemi (Milla Jovovich ‘the hearth beneath her feet’ canta Bono).

“Tutta la mia vita, ho adorato lei
La sua voce d’oro,  la sua impalpabile  bellezza
Il modo in cui ci faceva sentire
Il modo con cui mi rese vero
E la terra sotto i suoi piedi
E la terra sotto i suoi piedi”

A scuotere la routine quotidiana ci penserà l’ agente FBI Skinner (Mel Gibson) che indaga su un omicidio avvenuto nell’Hotel in cui ha perso la vita il ricco Izzy Goldkiss.
Film ampiamente premiato, d’accordo,  e nonostante io l’abbia visto più di una volta,  per me ogni volta rappresenta un momento lungo 120 minuti di grande musica poesia dove Wim Wenders torna ad essere quello dei tempi migliori di ‘Così lontano così vicino’ e Milla Jovovich è – passatemi l’aggettivo – sublime,  affiancata da Jeremy Davies altrettanto bravo seppur diversamente bello. Insieme in una rappresentazione corale riescono a suscitare grandi emozioni che raggiungono il momento più alto in ‘Satellite of love’ che è comunque una canzone scritta da Lou Reed nel 1972 (più passato di così) che io preferisco nella versione drammatica di Milla Jovovich.

Il satellite è salito su per i cieli
cose come questa mi fanno impazzire
L’ho guardato per un po’
mi piace guardare le cose in TV