Maestro di vita Giovanni Berlinguer

Un altro tassello della mia vita che se ne va. Un tasssello importante che ha contribuito a colorare e dare forma al mio disegno.
Non c’è Pasquetta che tenga quando deve succedere.
Succede che alle otto arriva una telefonata, il respiro resta sospeso perché quella telefonata che sapevi era questione di tempo arriva come un uppercut.

Sono stata fortunata perché come pochissimi altri o altre ho avuto l’onore di lavorare fianco a fianco con due grandissimi uomini politici integerrimi e uomini di incommensurabile cultura e sensibilità. Diversi l’uno dall’altro ma altrettanto pregnanti. Chiamarli Maestri di vita resta ancora riduttivo per quanti li hanno avvicinati ed hanno voluto ascoltare, apprezzare e fare tesoro dei loro mai saccenti insegnamenti praticati ‘sul campo’ con coraggio.

Il 31 marzo abbiamo festeggiato i primi 100 anni di uno di loro: Pietro Ingrao.

Questa mattina ho salutato per l’ultima volta Giovanni Berlinguer, in modo silenzioso prima che mercoledì ci siano le esequie ufficiali all’Aula Magna dell’Università la Sapienza qui a Roma.
Stasera e domani, lo dico per chi mi legge da Roma, la camera ardente in Capidoglio.

Cosa, chi resta? Il lampadiere di cui ho scritto augurando la buona Pasqua dov’è oggi nella sinistra italiana? Non lo vedo.

La televisione sta dando la notizia adesso “Grande cordoglio”. Eccoli tutti a raccolta.
La mia fortuna è di averlo salutato, il mio Capo, Giovanni Berlinguer, questa mattina, silenziosamente accarezzando le sue mani bianche e un bacio sulla fronte e chissà perché nel viso disteso mi è parso di scorgere il sorriso come quando al bar di via della Colonna Antonina prendevamo un cappuccino bianco e cremoso.

Una golosità! ( La Première gorgée de bière)  et autres plaisirs minuscules.

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Aula Magna Università La Sapienza, Roma 8 aprile 2015