Il colore di un ricordo

Molti ottimi film sono usciti già in questo inizio del 2015 mentre gli Oscar hanno un po’ ingarbugliato le carte accennando appena ad alcuni film passati in sordina al ‘grande pubblico’.

Confesso di avere visto e recensito Still Alice su richiesta di una cara amica che si occupa di problematiche della vecchiaia e dunque di pazienti affetti da Alzheimer.

Alice Howland è una donna alla soglia dei cinquant’anni, orgogliosa degli obiettivi raggiunti.
È un’affermata linguista, insegna alla Columbia University di New York, ha una bella famiglia composta dal marito e tre figli non più piccoli : Anna, Tom e Lydia.
Ad un certo punto, nella vita di Alice, qualcosa comincia a cambiare, dapprima qualche dimenticanza ed in seguito veri e propri momenti di “vuoto” durante i quali non riconosce il posto in cui si trova. Questi eventi sempre più ravvicinati convincono Alice a ricorrere ad accertamenti medici e le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica.

“Posso vedere le parole che galleggiano davanti a me ma non riesco a raggiungerle, e non so più chi sono e cosa perderò ancora. Odio quello che mi sta succedendo.”

Still Alice: il bello di questo film e’ che non cerca la pietà dello spettatore con facili picchi emotivi ma consolida il rispetto per la malattia e il malato. E’ un bel esempio di come l’amore, la volontà e l’ intelligenza di tutta una famiglia possa aiutare ad accettare e non isolare il proprio caro che pian piano scolora.

“Non sto soffrendo. Io sto lottando. Sto lottando per rimanere parte della vita. Per restare in contatto con quella che ero una volta. Così, vivi il momento, è quello che mi dico. E’ davvero tutto quello che posso fare, vivere il momento.”

Un film che colpisce ‘duro’ nel rappresentare con sguardo lucido l’ ineluttabilità del processo degenerativo dell’ Alzheimer, che può cancellare la memoria, ma non le emozioni, che sopravvivono lasciando un’impronta indelebile in fondo all’ anima e dunque Still Alice ci porta a riflettere ancora una volta sull’importanza dei ricordi come bagaglio ‘salvifico’ dell’esistenza. Nel bene e nel male.

Still Alice vive ed emoziona grazie soprattutto all’ interpretazione di Julianne Moore, attrice straordinaria, che cerca di gestire, di comprendere, di venire a patti, di sottrarsi a un male inesorabile che sembra cancellarle il mondo e tutto ciò non passa solo attraverso le parole, le dimenticanze e gli scatti d’ira, ma sopratutto attraverso uno sguardo smarrito e sempre meno vivido che diventa espressione di sgomento.
Bravissimo Alec Baldwin, il marito, e tra tre figli spicca Kristen Stewart, completamente affrancata da Twilight.

Dunque un film da vedere, intenso e triste senza la pretesa di trovare un lieto fine, esattamente come non ne ha la malattia di cui racconta e della quale non dovremmo avere paura se saremo stati capaci di costruirci nell’arco della vita una rete di protezione affettiva e tante immagini dei nostri migliori attimi.

Per quel che mi riguarda, io penso ai ricordi come a cioccolatini da scartare e gustare nei momenti di solitudine, quando succede di sentirsi tristi o soli e dubitare della propria vita (passata). Come sottolinea il film : senza ricordi non c’è presente.

Scheda film
Still Alice è un film americano del 2014 scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore, che ha vinto l’ Oscar per la migliore attrice.
La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo Perdersi (Still Alice) scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova e pubblicato in Italia da Edizioni Piemme

Immagine
Scrivevo questa recensione pensando ai lunghi, dolorosi e faticosissimi anni in cui la mia più cara ed ‘antica’ amica di Blog, più di dieci anni – prima ancora di WP e di Spinder, Kathy http://viracconto1.blogspot.it/ ha seguito senza sosta, casa – lavoro – casa, il lento progredire della malattia che aveva colpito sua mamma. E come nel film ha avuto il supporto di suo marito e suo figlio. L’esempio di una famiglia unita e combattiva. Un abbraccio Kathy.

17 thoughts on “Il colore di un ricordo

  1. Ma Bohème ha detto:

    Leggendoti ho rivissuto momenti importanti della mia vita. Grazie!
    Ho accudito la mia nonna (mamma per me in realtà) per molti anni. I primi segni di demenza sono comparsi verso i sessant’anni, la diagnosi è poi stata Alzheimer, e il decorso della malattia è stato esattamente come descritto nel film che non ho comunque visto.
    Abbiamo potuto occuparsi di lei costruendole attorno una rete di assistenza infermieristica e affettiva in quello che io chiamavo il mio “ospedale da campo”. Non avrei mai pensato di poter affrontare e fare concretamente alcune cose. Ma tenerla in una casa appiccicata alla nostra è stato molto gratificante anche se impegnativo.
    Se n’è andata come una bambina serena a novant’anni, tra le mie braccia. E mi manca, tantissimo. Non smetterò mai di ringraziarla in cuor mio perché mi ha insegnato a valutare le priorità della vita.
    Primula

  2. sherazade ha detto:

    Mia cara Primula,
    ho avuto la fortuna di non conoscere direttamente questa malattia ma ho avuto modo di seguirne il percorso, doloroso della non conoscenza, nei momenti di scoramento di alcune amiche che si sono dedicate per lunghi anni alle loro mamme.
    Vedi se ti senti il film xche non è affatto triste è ove possibile, la serena radiografia del progredire di una malattia crudele. Essere uniti aiuta il malato e chi vuole loro bene.
    sherabuonanotteconabbraccio

  3. Laura ha detto:

    Mia suocera aveva l’Alzheimer, credo che sia una delle piu’ brutte malattie che colpiscono gli anziani e non solo, tenendo conto che Alice si e’ ammalata a soli cinquant’anni, un abbraccio cara, buonanotte, ❤

  4. cat ha detto:

    Awesome post about a growing issue, Sher … it is hard to lose someone way before that person is actually still with us … Love, cat.

  5. sherazade ha detto:

    Cat finale You ‘re here…”….lose. ..still with us”. Terrible. what abt u. Are u fine.
    Italiano BACI e ABBRACCI
    shera

  6. rodixidor ha detto:

    Bella recensione, come sempre. Cercherò il film se ancora in giro, mi piace molto l’attrice. Riguardo ai ricordi non penso siano cioccolttini (Perché mi viene in mente Forest Gump?) da scartare quando ne abbiamo voglia, i ricordi sono inconsapevoli, costituiscono la nostra materia e quando li perdiamo immagino una profonda angoscia di privazione del nostro essere. Buona giornata 🙂

    • sherazade ha detto:

      Rodixider

      credo che il film sia tutt’ora nelle sale.
      Forest Gump? nn ne ho ‘memoria’. Memoria collettiva e ricordi, io distinguerei.
      I ricordi sono qualcosa che attiene alla sfera emotiva individuale un rumore ti fa rabbrividire un colore ti estasia poi ci ragioni e arrivi al bandolo del ‘ricordo’ che ha generato quelle sensazioni. Un po’ quello che fa la psicanalisi.
      I ricordi cui io faccio riferimento sono i momenti belli o meno belli, angoscianti o esaltanti, che hanno fatto parte della nostra vita. Fortunatamente tendiamo a mantenere vivi quelli ‘belli’ e rimuovere gli altri. E’ anche un po’ il segreto dell’immortalità laica.
      Il sorriso di mio figlio (che banalità di madre!) fa tornare a galla momenti indelebili e belli anche di un marito che per tutto il resto ho completamente rimosso (brutto ricordo).
      Ecco il punto. Esperienze e studi dicono che nell’Alzaimer si perde via via, rapidamente, la memoria ma si mantengono per lungo tempo le sensazioni: la voce familiare, una carezza, la mamma di una mia amica si rasserenava guardando un tal cartone animato e poi capirono che era stato il preferito della figlia.

      A volte io per rasserenarmi rivivo ricordi gratificanti ed i riferimenti sono i piu svariati: legati alla famiglia, a Pipino il nostro criceto, ai nostri cani a momenti che hanno segnato la mia vita. A volte sono teneri a volte assolutamente buffi. Ecco io già da ora uso i miei ricordi per stare meglio, per rasserenarmi nei momento NO.

      sheracervelloticaforsematant’èsitrovabene

      • rodixidor ha detto:

        Dai una spiegazione troppo razionalista al ricordo. Ti propongo di annusare un odore che ti provochi memoria olfattiva, puo’ essere di tutto, ognuno ne ha molti: la crema solare, l’odore di un solvente, un odore salmastro etc Ebbene se senti quell’odore immediatamente ti ritorneranno alla memoria ricordi lontani: immagini, suoni, sensazioni senza doverli ricostruire.

  7. sherazade ha detto:

    certo che si, ad istinto, ma per ognuno di noi diversi 😉

  8. Georges 2679 ha detto:

    Bonne soirée et belle fin de semaine…..Bisous

  9. giselzitrone ha detto:

    Wünsche dir einen schönen Freitag ist ein schöner Beitrag habe mir Spannung gelesen.Wünsche dir ein schönes Wochenende lieber Gruß und Freundschaft Gislinde

  10. il barman del club ha detto:

    non ricordare più nulla ed avere la consapevolezza, come nel film, di arrivare a quel momento, dev’essere qualcosa di terribile, perché la scia della propria vita noi possiamo decidere se gustarla, ammirarla, accantonarla o lasciarla aleggiare sopra e intorno a noi, nel momento che vogliamo, anzi, è proprio con il passar degli anni che tutto questo acquista importanza.
    Dimenticare o dimenticarsi rappresenta la cancellazione di un’intera esistenza: annullarsi, vivere nel buio, non sapere più a cosa credere, anche perché tutto quello che rimane è proprio l’enorme capacità della nostra mente al di là delle potenzialità fisiche. Staccarsi dalla propria anima è peggio di morire…

    • sherazade ha detto:

      Barman e ‘vivere’ questo distacco della persona che noi amiamo, vederla sparire ‘corpo presente in anima assente’ pensa che dolore.
      Io sono stata fortunata, spero lo possa essere altrettanto mio figlio.
      sheramorirebeneèanchefarsoffriremeno

  11. katherine ha detto:

    Non so se mia madre abbia avuto la consapevolezza della sua malattia. Di sicuro ha sofferto molto quando si è resa conto che non era più capace di usare la sua macchina da cucire. Una volta mi aveva detto tristemente che era costretta ad imparare da me, che non avevo mai cucito, perché lei non ne era più capace. E’ stato solo un momento però, in genere se la prendeva con la macchina che non funzionava e comunque non ammetteva mai di aver dimenticato qualcosa. La colpa era sempre nostra. I primi anni ci ha aggrediti in continuazione, poi ci ha dimenticati ed ha iniziato a vivere in un mondo suo, senza gioia né dolore. Lei è vissuta bene, tutto sommato, ma non credo succederà la stessa cosa a me. i figli maschi hanno sicuramente meno tempo da dedicare alle mamme che hanno bisogno di assistenza 24 ore al giorno e, a pensarci, non vorrei nemmeno io che sacrificasse la sua vita per me. Io ho solo la speranza di aver ereditato le cellule genetiche da mio padre, che ha mantenuto la lucidità di un trentenne fino alla fine. Per fortuna non conosciamo il nostro futuro e possiamo ancora affidarci alla speranza. Un abbraccio e grazie per il tuo pensiero costante nei miei confronti.

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