La patata tra Cultura e arte culinaria.

 
“Che fai?”
“Leggo il mio Artusi.”

Non che io sia una cuoca provetta ma sono senz’altro molto attenta al cibo, alla sua presentazione, alla sua storia e per questo l’Artusi è perfetto. Mi piace rileggerlo spesso e sognare cene semplici, o dolcemente complicate, per me irraggiungibili, fantasiose.
‘La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene’, appunto di Pellegrino Artusi, scrittore e gastronomo, fu pubblicato la prima volta alla fine dell’Ottocento dopo la riunificazione dell’Italia ed ebbe, ed ha, il merito di racchiudere con accenti a volte ironici e riferimenti storico-culturali ricette culinarie di tutte le regioni italiane da lui visitate una ad una tanto da attribuirgli il merito di aver posto le basi per la formazione della cucina nazionale italiana.
Il libro ebbe alterne fortune ma divenne molto conosciuto nel mondo, dopo la pubblicazione nel 1970 a cura della casa editrice Einaudi.

Perché l’Artusi per poi selezionare una ricetta straniera o, peggio ancora, dei nostri eterni antagonisti in fatto di cucina e di vini, i cugini francesi?

E’ in uscita un libro del giornalista e imprenditore gastronomico Craig Boreth che si intitola ‘ A tavola con Hemingway’ una sorta di guida di ristoranti, bar, bettole, ricette messe insieme seguendo le tracce di Hemingway in giro per il mondo da Cuba a Parigi, a Venezia, nel Vecchio e nel Nuovo mondo.
Si va dalle ricette più macchinose alle più elementari tipo le patate all’olio che Ernest H. mangiò a Parigi nel 1924 alla brasserie Lipp e che così ci descrive:

“La birra era molto fredda e meravigliosa da bere.Le pommes à l’huile erano sode e marinate, e l’olio d’oliva delizioso. Macinai del pepe nero sulle patate e inzuppai il pane nell’olio di oliva.Dopo la prima lunga sorsata di birra mangiai e bevvi molto lentamente…raccolsi con il pane tutto l’olio e tutta la salsa e bevvi la birra lentamente fino a che cominciò a diventare meno fredda, e allora la finii e ne ordinai un’altra mezza e guardai mentre la spillavano”.

Pomme de terre à l’huile
2 porzioni, 500grammi di patate
6 cucchiai di olio extravergine di oliva; 2 cucchiai di vino bianco secco; 2 cucchiai di aceto rosso, 2 cucchiai di brodo di manzo, uno spicchio di aglio,sale e pepe.

Lavate e sbucciate le patate e mettetele a cuocere in acqua fredda e salata. Portate a ebollizione finche nonle ritenete cotte
Scolate le patate e appena sono abbastanza fredda tagliatele a fettine, quindi mettetele in una terrina e mescolate delicatamente con l’olio, l’aglio, sale e pepe.
In un pentolino scaldate il vino, l’aceto e il brodo. Quando il tutto è ben amalgamato e ben caldo versate sulle patate e mescolate il tutto con mano leggera.
Pane in abbondanza per assicurarsi quella che a Roma è ‘fare la scarpetta’.

Semplici patate? Bene ma come si facevano alla brasserie Lipp, a Parigi, nel 1924, e per compagno a tavola Ernie Hamingway!
Scusate se è poco.

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20 thoughts on “La patata tra Cultura e arte culinaria.

  1. cordialdo ha detto:

    Invidio solo la compagnia di Hamingway a quel tavolo!

    Nichts kartoffeln: hoher blutzuckerr!!!

  2. il barman del club ha detto:

    la bellezza della patata sta nella sua incredibile varietà e nelle innumerevoli possibilità di come cucinarla: e a volte, come questa ricetta, sono le soluzioni più semplici che la rendono gustosa. Io per esempio la preferisco cotta sotto la brace del caminetto e servita solo con un po’ d’olio… se poi insieme ci sono un bravo scrittore e una bellissima donna, beh… allora anche le parole e gli sguardi diventano cibo da gustare fra le labbra!

    • sherazade ha detto:

      Barman

      mmm patatine fritte (vere nn surgelate), purea con tanto parmigiano e due salsiccette fatte sul tuo camino.
      Insalata, per la verità con troppo olio e dei sottaceti, minestra calda fumante di patate e poi le patate dolci, cotte come dici tu, spazzate in due e sopra un fiocco di burro 😉 ma poi vogliamo parlare degli gnocchi.

      sheranononoingrassoloalpensierocertolacompagniagiova

  3. MIriam ha detto:

    Bel post. Vuoi mettere, Artusi, le patate (il più gustoso e versatile dei cibi), Ingrid Bergmann, e la ricetta? Tutto perfetto, scappo a cenare.

  4. sportelloutenti ha detto:

    Mia nonna cucinava solo con l’Artusi, per lei era il vangelo, ed era una cuoca favolosa. La sua era l’edizione di quando si era sposata, presumo, fine anni venti ed era allora la ennesima edizione. Da qualche parte credo che sia ancora il “suo” Artusi anche con appunti. Mi diceva sempre: ma tu sai cosa sono i “petonciani”? 😉
    Io le tue ricette le leggo, le ammiro ma poi so che non le proverò mai…. Sono pigr

    • sherazade ha detto:

      Eli
      io leggo l’Artusi con religione, spesso, perchè ogni pietanza mi sembra così allettante anche solo ad immaginarla.
      Non sono una grande cuoca ma alcune cose, negli anni, ho imparato, azzardando, a farle benino vincendo più che la pigrizia un certo timore revelenziale.

      SheraunabbraccioesenoncivediamoAAAuguri

  5. luigi ha detto:

    La birra era molto fredda e meravigliosa da bere.
    a me non si intiepidisce, fidati…:)
    si ma…da me passi manco cor c…!!!

    • sherazade ha detto:

      Luiggi
      pensavo proprio atte (always in my mind) leggendo la descrizione della birra.
      Quanto a passare eddaje nun me di’ così, non sempre sempre ma spesso spesso ce vengo.

      sheraunabbracciogelosonemio

  6. sherazade ha detto:

    Barman
    e poi due pezzetti di formaggio ben stagionato e mettiamoci pure un buon rosso corposo tipo Barbera , sul vino di’ tu…E poi ci stanno gli imbecilli che pontificano che ‘ con la cultura non si mangia’.

    sherabastapocoperunbuonsaporenell’anima

  7. giselzitrone ha detto:

    Ich wünsche dir ein besinnliches schönes Weihnachtsfest Liebe Gruß vun mit Gislinde

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