Essere gentili

I vivi e i morti

A noi vivi basta poco per lavarci le coscienze, qualche ‘clandestino’ morto affogato, ‘nsomma è poca cosa, si ripara in fretta. Lo sotterriaMo alla chetichella.
Servono le tragedie, i numeri. E quando, come ieri, 3 ottobre 2013, si palesa aglii occhi tutti (ben oltre le farse che si consumano nel nostro Parlamento), una vera e propria tragedia che contai oltre 200 morti allora, sì, qui solo un giorno di lutto nazionale può placare i buoni di spirito . Un pellegrinaggio di delegazioni in gramaglie e, stiamone, noi , dolorosamente certi, la questione ricomincerà ad essere strattonata e utilizzata da questa o quella parte politica. Proprio Tommasi di Lampedusa aveva già previsto tutto. Calerà il silenzio e fino alla prossima tragedia tutto tornerà come prima.

Ci fu  la Turco-Napolitano (ed era di sx e non poteva funzionare) poi la Bossi-Fini (omen nomen) oggettivamente una cattiva legge che prevede tra l’altro il respingimento in mare e il reato di ‘concorso in ingresso illecito di clandestino’ per quanti. per lo più pescherecci, prestassero concorso ai malcapitati che tentano l’approdo sulle nostre terre.

Donne, donne con bambini tenuti in braccio o ancora dentro di loro, giovani uomini nei cui occhi si legge, solo per un attimo, la gioia di ‘avercela fatta’ più grande del dolore della loro terra abbandonata delle famiglie lasciate in balia di guerre e di fame.

Eccoli questi nostri ‘ temuti condestini’ , mangiapane a tradimento, tanto indesiderati, uomini e donne come noi con il sogno di (ri)guadagnarsi i PIACERI che rendono le nostre vite degne di essere vissute

PIACERI
Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
ESSERE GENTILI.

‘Poesia ‘Piaceri’ di Bertold Brecht

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37 thoughts on “Essere gentili

  1. abdensarly ha detto:

    Quando ci sentiremo davvero tutti fratelli? Quando capiremo che in quei corpi che galleggiano c’è una gran parte della nostra umanità perduta?

  2. sherazade ha detto:

    abdensarly

    voglio dire di più e cioè che non è necessario sentirsi tutti fratelli e sorelle ma semplicemente basterebbe riconoscere in quell’ “altro” da noi un amico desolatamente sfortunato, ferito nei suoi affetti più cari, che ha bisogno del nostro aiuto, della solidarietà propria di un paese civile.

    sherazadecomincialapioggia(elezanzaramangiano)

  3. katherine ha detto:

    Si parla troppo nel nostro Paese, si urla, si litiga, si partecipa ai talk show, ma i fatti sono pochi, lasciati alla buona volontà di civili che rischiano persino d’incorrere in reato quando soccorrono un loro simile in difficoltà. E’ l’ennesima vergogna, non ci c’è altro da dire.

  4. katherine ha detto:

    mi è scappato un “ci” di troppo…
    Questa situazione mi sconvolge…

    • sherazade ha detto:

      Kathy
      questa ultima tragedia ‘ci’ sconvolge e non coinvolge chi dovrebbe.

      sherabuonfinesettimanaqui pioggia

      • geleselibero ha detto:

        dovrebbe coinvolgere tutti, secondo me. A prescindere dalla nostra possibilità, dirigere quotidianamente lo sguardo altrove rispetto alle nostre abitudini, costruirebbbe più facilmente un “dissenso coeso” verso chi, come hai scritto tu sopra, “dovrebbe” essere convolto.

        Ma non solo perchè impressionati dalle centinaia di vittime, che, malgrado il numero pazzesco, sono solo una minima parte di quelli che dovremmo sentirci sulla coscienza e che facciamo finta di non contare.
        Ma per una questione di Giustiza. Che non vuol dire solo legge. La legge non sempre è giusta, la Giustizia è un sentimento che non prescinde dal rispetto e dalle pari opportunità. (che non va confuso con uguaglianza).

        Ti lascio una frase di una delle persone meno celebrate al mondo (per raggionti troppo ovvie, se si fa una banale ricerca)
        C’entra poco con l’argomento, ma…

        « Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel.. »
        (Thomas Sankara)

  5. wolfghost ha detto:

    Devo essere sincero e dirla tutta? La giornata di lutto nazionale l’ho trovata ipocrita e come tale l’ho sentita zero. Mia madre avrebbe detto “è come chiudere la porta della stalla quando i buoi sono già scappati”.
    Che poi… qua non hanno chiuso nulla, tutto tornerà esattamente come prima. Come ben scrivi tu.

    http://www.wolfghost.com

  6. sherazade ha detto:

    wolf
    più che dare la nostra solidarietà personale, anche profondamente sentita, bem altri ‘giocano’ con le sorti del mondo. Neppure il voto ci rende partecipi, almeno con questa legge elettorale.
    Tua madre aveva, ed ha, perfettamente ragione perchè il senso della giornata di ieri, di quelle che purtroppo verranno sarà quello.

    sherahairicevutoillinkdellalupasalvataeinlibertà???quellasìunapiccolagioia.

  7. wolfghost ha detto:

    Come ti ho scritto da me: E’ un po’ il problema di questa piattaforma o per lo meno di questo blog: devi sempre ricaricare la pagina per vederla aggiornata, altrimenti non vedrai i commenti nuovi. Prova: torna sul mio blog, vai sull’ultimo post e poi ricarica la pagina, vedrai che appariranno anche gli ultimi commenti 🙂
    La lupa l’abbiamo vista assieme, molto commovente 🙂 Meno male che ce l’ha fatta! 😉
    Un abbraccio!

    http://www.wolfghost.com

  8. il barman del club ha detto:

    si muore ogni giorno: sul mare, sul lavoro, o nelle violenze domestiche, ma è sempre la solita storia… tutto passa e tutto ritorna come prima. Due giorni di silenzio e poi si ritorna a morire. Una notizia al telegiornale, poche o tante righe sulla carta stampata, sfogliata come si sfogliano le nostre giornate. E’ inutile, finché non saremo coinvolti personalmente (pensiamo che in fondo a noi non capiterà mai…) non si farà mai niente, e chi lo deve fare ha le mani legate da troppa burocrazia e balletti vergognosamente economici. I ricchi hanno sempre bisogno dei poveri: per essere più ricchi, per essere più poveri…

    • sherazade ha detto:

      barman carissimo,
      diciamo e pensiamo la stessa cosa soltanto che io vorrei sottolineare il valore dell’ “essere gentili” così come io lo leggo in Brecht.
      Essere gentili (d’animo), partecipare e rendersi partecipi della comunità in cui viviamo e magari anche un po’ oltre.. Essere gentili vuol dire aiutare un cane maltrattato, una persona in difficoltà, unirsi nella loro sofferenza ma io non posso vergognarmi per il malgoverno, per il malgoverno di quanti nelle sfere del potere NON mi rappresentano, che non ho eletto da almeno due Governi.
      Essere gentili, io credo, sia indignarsi – anche se Pietro Ingrao l’anno scorso ha scritto che ‘Indignarsi non basta’), manifestare come si è fatto in passato.
      Ma ora tutto ci arriva e si dipana via web. Le parole sono semplici adesioni e una sequela di ‘mi piace’. Un po’ poco.

      sheranessunavergognapersonalemagrandesofferenza

  9. sportelloutenti ha detto:

    E ci dimentichiamo di quando sui “barconi” ci stavamo noi italiano…ora non come quelli per fortuna, ma le trafile a Ellis Island, come ci trattavano in Svizzera o in Germania, i lavoratori in miniera a Marcinelle….io me li ricordo dalla scuola e dai racconti dei parenti che erano rimasti in Italia….
    Memoria corta?
    Elisa

    • sherazade ha detto:

      Elisa
      non erano propriamente barconi – come sottolinei tu – ma grandi navi e gli italiani che nei primi del ‘9oo arrivavano in America scappavano dalla povertà e lì hanno trovato lavoro. Ellis Island era il centro di smistamento e di controllo dei documenti e dello stato di salute di tutti gli immigrati di tutti i Paesi.

      ” Il porto di Ellis Island ha accolto più di 12 milioni di aspiranti cittadini statunitensi (prima della sua apertura altri 8 milioni transitarono per il Castle Garden Immigration Depot di Manhattan), che all’arrivo dovevano esibire i documenti di viaggio con le informazioni della nave che li aveva portati a New York. I Medici del Servizio Immigrazione controllavano ciascun immigrante, (…) nella Sala dei Registri, dove erano attesi da ispettori che registravano nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione e precedenti penali. Ricevevano alla fine il permesso di sbarcare e venivano accompagnati al molo del traghetto per Manhattan. (…) Per i ritenuti non idonei, c’era l’immediato reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti, la quale, in base alla legislazione americana, aveva l’obbligo di riportarli al porto di provenienza.”

      Ecco questo per dire che il tempo e le sensibilità in cento anni sono cambiate ma in un’Europa impoverita economicamente e sopratutto culturalmente, come di ci tu, le nostre sofferenze di immigranti non hanno lasciato traccia di pietas.

      sheraunabuonasettimanadilavoro 😉

  10. ideeintavola ha detto:

    Bellissimo post Shera, grazie perché mi fai fermare un attimo a riflettere…ti abbraccio!

  11. luigi ha detto:

    a me da fastidio l’indifferenza dell’Europa, anche se capisco che per egoismo, a un finlandese, degli extracomunitari, frega na mazza..
    troppa indifferenza dagli europei..

    • sherazade ha detto:

      Infatti, Luigi, l’Italia è solo il primo punto di arrivo in Europa.
      La soluzione deve essere sopratutto della politica.
      sherabuonasettimanadipioggiappenafinita

  12. specchio ha detto:

    Un post che propone riflessioni totalmente condivisibili.
    A N.Y. ho visitato il museo di Ellis Island … una commozione che non potrò mai dimenticare, guardando le povere cose che vi sono custodite si può facilmente immaginare come si siano sentiti tutti gli emigranti che vi arrivavano, trattati come animali da soma, senza istruzione nè diritti. Ora noi facciamo la stessa cosa con chi arriva da noi e non importa se le motivazioni che li portano qui sono diverse, la fatica, il dolore, l’umiliazione, non cambiano.

    • sherazade ha detto:

      specchio
      tuttavia è passato un se-co-lo che avrebbe dovuto insegnare molto sul valore e sul rispetto della propria vita e dell’altrui, non credi?
      Passati i ‘controlli ‘ di Ellis Island, il lavoro c’era. Trattati come bestie da soma, ghettizzati, certamente, come lo erano tutte le altre minoranze etniche. I nati in America di seconda generazione si sono fatti strada e sono americani a pieno titolo. Nel censimento del 2010 gli americani con ascendenza italiana sono circa 20milioni. Tantissimi gli italo-americani che hanno ‘volato alto’ in ogni campo dalla politica alle arti. E qui? Ancora tabula rasa mentre il nostro fiore all’occhiello, la ministra Cecile Kyenge viene insultata per il colore della sua pelle in modo osceno.
      sherascusatemaquannomeprendeso’propriologorroica 😉

  13. geleselibero ha detto:

    Bisogna cominciare a rienere l’emigrazione un DRAMMA!
    Chi emigra è sradicato CON VIOLENZA dal proprio terreno.

    E’ inutile discutere su chi deve seppellirli, su chi deve ospitarli.
    Noi siamo colpevoli non perchè sono morti vicino casa nostra centinaia di disgraziati, ma perchè con una politica di saccheggi e sfruttamento immorale, con la cecità quotidiana, con la pigrizia di chi preferisce non sapere per non doversene interessare, costringiamo popoli interi alla fuga dalla propria terra. Non sono viaggi di studio, non è ricerca di nuove esperienza lavorative: è l’impossibilità di continuare a vivere dove fin da piccoli si è sognato di vivere che spinge questa gente a sfidare la morte.

    Adesso sento i coccodrilli che fanno a gara a chi mostra più strazio e più rabbia. Ancora per qualche giorno…
    Già l’IVA e la condanna di un personaggio hanno ribadito le gerarchie sugli argomenti da trattare!
    Speriamo che arrivi un altro migliaio di cadaveri. Almeno teniamo alta l’attenzione!

  14. sherazade ha detto:

    gelese

    sono sulla tua stessa sintonia d’onda.
    Sopratutto i cosiddetti media vivono di grandi numeri e di enfatizzazioni disastrose (mi riferisco all’Iva e balletti politici che sanno di barzellettiere).
    Riguardando nei miei post vecchi, malamente editato perchè ci fu il passaggio da Splinder a WP, ho ritrovato la mia recensione ad un film WELCOME (https://sherazade2011.wordpress.com/2009/11/27/welcome-ovvero-cara-amica-ti-scrivo/ ) : nulla di nuovo sotto il sole ma neppure in Europa.

    sheragraziedeltuoisupportoapresto

  15. Nicola Losito ha detto:

    Sembra quasi impossibile fare una buona legge che venga incontro alle esigenze di tutti.
    Nicola

  16. geleselibero ha detto:

    finchè ci sono popoli schiavi non può esistere nessuna legge buona!

    • sherazade ha detto:

      Gelese,
      è vero ma intanto cominciamoci. Il viaggio comincia inevitabilmente con un primo passo.

      sheràbientotcon un

      • geleselibero ha detto:

        il primo passo deve essere l’azzeramento del debito e rapporti più chiari con le nazioni “povere”.
        E con nazioni intendo popoli, territori e storia di un paese, non solo coi governati scelti da NOI o avversati da noi.
        E’ complesso. Ma il cambiamento non sta nelle leggi. L’evidenza in ogni ambito lo dimostra. Il cambamento sta proprio nel cambiamento! (gioco di parole apparentemente idiota ma, spero, chiaro).
        Se stabiliamo quello, possiamo cominciare.

        • sherazade ha detto:

          gelese
          sei stato chiarissimo ma…alcuni punti cardini su cui convergere devono esserci.
          shera

          • geleselibero ha detto:

            non ne vedo finchè non si decide di entrare dentro il problema. Finchè l’obiettivo sarà quello di lucidare la superficie, con me nessuna convergenza.
            Tanto, sono certo che se il mal tempo impedirà traversate per qualche mese, nessuno si impegnerà più a parlare del problema.
            Vuoi mettere queste bazzecole con l’importanza dell’indulto? o con l’Imu? o con le primarie del PD? o con falchi e colombe del PDL?
            no no, io i punti cardini su cui convergere vorrei vederli, ma non ne vedo affatto!

            Shera, Lampedusa è un problema al massimo Siciliano, se non esclusivamente lampedusano!
            Quando durande l’assurda guerra in libia aumentarono gli sbarchi (pur essendo il mare sorvegliatissimo anche con navi militari, aerei e sommergibili), persino i Padani rifiutarono di dare collaborazione.
            Se anzichè arrivare morti fossero arrivati vivi (e sarebbe stato certamente meglio) non avremmo mai sentito…
            vabbè scusami, stos crivendo a raffica.
            perdona il mio sfogo. Ma i a Lampedusa ci sono stato per servizio militare e ho visto coi miei occhi certe cose.
            E mi fa rabbia.
            Un Punto di convergenza? smetterla con le passerelle, con questo via vai di aerei istituzionali e caricare un paio di aerei normali con questi disgraziati e collocarli in centri adatti ad un umana accoglienza nella civilissima Europa del Nord.

  17. melodiestonate ha detto:

    essere gentili vuol dire aiutare,dire una parola ,dolce, un gesto d’affetto,e anche con gli animali maltrattati…mah….pensa che è difficile che ti dicano pure buongiorno e buonasera alcune persone……buona domenica cara shera

    • sherazade ha detto:

      infatti melo’ …tanto semplice tanto difficle da attuare, spesso nei iccoli gesti quotidiani. A Roma si usa un termine ‘incarogniti’ per indicare il tasso di cattiveria che monta.

      sherabuonaseratae’quasilunedì

  18. sherazade ha detto:

    caro gelese,
    grazie delle tue argomentazioni che non possono che travarmi-trovarci in pieno accordo.
    Hai aggiunto un dato esecrabile: la spettocarizzazione e le passerelle di cui il dolore diventa attore passivo.

    sheràbientotsperandoinmeglio

  19. giovanotta ha detto:

    un ex collega della Ong dove lavoravo ai bei tempi della cooperazione (notare che i contributi sono diminuiti e di parecchio! altro che aiutiamoli a casa loro..), ha scritto questo post http://rufini.blogautore.repubblica.it/.
    E ora voglio vedere cosa succede coi droni e anfibie nel Mediterraneo del ministro-mangiasoldi alla difesa Mauro..
    CiaoSherateniamoduro

    • geleselibero ha detto:

      Emigrano perché sono disperati. I migranti vengono sempre descritti come i paria della terra, privi di qualsiasi risorsa e spinti dalla fame e dalla privazione. Ma le ricerche fatte e l’esperienza quotidiana ci dicono che non è così. I disperati, al più, si spingono dalle campagne alle città del proprio paese. Chi emigra all’estero normalmente ha un buon titolo di studio, parla due o tre lingue, è intraprendente, ha a disposizione le migliaia di dollari che servono per il viaggio (specie se clandestino), e può contare su una buona rete di relazioni tanto nel paese di partenza quanto in quello d’arrivo.

      Questa la vedo molto dira da argomentare.
      Spingendosi dalle campagna alle città del proprio paese non trovano certo città europee sedi di multinazionali, ma, al massimo, città comparabili con un medio capoluogo di provincia italiano degli anni 50, ma più disorganizzato.
      Sui titoli di qualcuno si puà anche crederci ma spaccarla per normalità è assolutamente fuorviante, soprattutto per le donne!
      La buona rete di relazioni nel paese di partenza è un buon malavitoso che lucra su questi viaggi e la buona rete di relazioni nei paesi di arrivo è uno ancora più balorto che porta le donne per strada nella migliore delle i potesi!

      Trovo quell’articolo impreciso!

      • geleselibero ha detto:

        La prima parte, ovviamente è copiata ed incollata dal blog suggerito dall’utente sopra

      • sherazade ha detto:

        Gelese, credo soprattutto che il giornalista non tenga conto dovutamente della drammaticità del fattore guerra, guerre tra fazioni, dittature arrivate all’estremo, fame e povertà, livello sociale, scolarizzazione delle donne e in genere della popolazione.
        E’ vero per mia esperienza diretta che molti (del numero esiguo di migranti che ‘approdano’ in Italia) sono scolarizzati, hanno frequentato l’università o sono laureati e hanno in altri paesi europei una fitta rete di parentele tramite le quali hanno potuto intraprendere il viaggio verso l’ignoto.
        Ma molti documenti raccontano di carovane di uomini e donne in fuga da realtà inumane che attraversano i deserti e molti lì muoiono.

        Per ora buonanotte, o buongiorno

    • sherazade ha detto:

      Giovanotta sono profondamente indignata e scoraggiata.
      Oggi pomeriggio al parco un ‘elegante signore’ di quelli che se torcono un’unghia ad un cane ‘divento una belva’ diceva (purtroppo ero troppo lontana ma il tono della voce si era alzato) “Ci spendiamo pure i nostri soldi per le bare. Li mettano tutti in una fossa comune”.
      E come costui, in giro, sempre più forte si sentono discorsi di questo genere, raccapriccianti.

      sheraiotengoduropernonvomitare

      P.s. Ho letto l’articolo che mi hai segnalato. Anche io credo, come Gelese, che sia abbastanza sommario e condivido i dubbi di Gelese.

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