sitting on … (what for?)

(Sittin’ on) the Dock of the Bay fu registrata solo tre giorni prima della morte di Otis Redding. e di altri sei compagni morti quando l’aereo su cui viaggiavano precipitò nel Lago Monona il 10 dicembre 1967.
Questa canzone entrò nella memoria collettiva dall’anno seguente anche perché rappresentava in effetti un significativo cambiamento stilistico che migrava dal soul al country.

Le parole sono disarmanti nella loro attualità e non è un caso che ben oltre la sua immediata musicalità, tra tante, questa canzone mi sia tornata alla mente. Buon ascolto.

Seduto sotto la luce del mattino
Starò qui quando la sera arriverà
A guardare le navi entrare lentamente
E guardarle andare via di nuovo, yeah
…..
Ho lasciato la mia casa in Georgia
Diretto verso la baia di Frisco
Perché non avevo niente per cui vivere
E sembra che niente incrocerà la mia strada

Sembra che niente cambierà
Tutto rimarrà uguale
Non posso fare quello che dieci persone mi dicono di fare
Allora credo proprio che rimarrò lo stesso, ascoltami

…..
Mi siederò sulla banchina della baia
A guardare la marea andarsene, ooh
Sono seduto sulla banchina della baia
Sprecando il mio tempo

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8 thoughts on “sitting on … (what for?)

  1. giovanotta ha detto:

    anni 70 o sbaglio?.. mi torna in mente una qualche vacanza al mare appunto, bella (la canzone)).. mi sa che l’attitudine è quella giusta, sedere e guardare la marea che va e viene.. non sempre ma ogni tanto ci vuole
    buonadomenicaSherachissacheticucineraidomani 🙂

  2. katherine ha detto:

    Bella e sempre attuale questa canzone. Mi vengono in mente dei ricordi lontani, ma non saprei come associarli alla canzone.
    Buona domenica! Qui finalmente è arrivata l’estate.
    kathechesistaabituandoallevacanze

  3. il barman del club ha detto:

    di fronte ad autori così grandi e con una voce e un’interpretazione fuori dal comune, è giusto che l’umanità si fermi ad ascoltare una canzone; è giusto lasciarsi andare dentro ai propri pensieri, probabilmente anche farsi cullare da loro, perché anche noi abbiamo dentro di noi le nostre maree dove perderci e ritrovarci, dove ogni tanto è giusto vivere, prima di ritornare a morire…

  4. Francesca ha detto:

    Sai che avevo “dimenticato” questo brano???
    (grazie per averlo riproposto)
    Ci sono canzoni che precorrono i tempi, ci sono testi che regalano interpretazioni calzanti con la realtà che si vive, che magari è diversa dall’epoca in cui la canzone è stata scritta, ma che ha una valenza di attualità incredibile.
    (diciamo che sembrano metafore intramontabili, che si parli di sentimenti o di sguardo sulla società) 🙂

  5. luigi ha detto:

    io conosco la versione di James Taylor….
    guarda che se ogni tanto passi a trovarmi, mica mi offendo eh??? :)))))
    buona giornata

  6. melodiestonate ha detto:

    bellissima canzone…come stai cara?…..io sono mancata per un po di tempo…ti abbraccio…..Sara

  7. crimson74 ha detto:

    Magari non la scriveva e campava nell’anonimato fino a 90 anni… tutto molto da eroe greco…

  8. Elena ha detto:

    Evviva gli anni ’70!

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