le fil rouge Pci-P.Ingrao e memedesima

Era il 1983, febbraio, e attraverso mia madre mi fù chiesto se mi sarebbe piaciuto lavorare con Pietro Ingrao.
Proprio lui? Perché prendere una persona del tutto esterna al Partito? Perché Pietro Ingrao aveva la nomea di essere esigentissimo e di avere un carattere molto difficile. Concluso il suo mandato di Presidente della Camera, era diventato Presidente del Crs (centro studi e iniziative per la riforma dello Stato) e continuava ad essere membro della segreteria del Pci, oltre che deputato, carica che lasciò au-to-no-ma-men-te a favore di una giovane compagna!
Con il cuore che andava a mille (forse i più giovani potrebbero non immaginarlo, avere l’opportunità di parlare con Pietro Ingrao era per qualsiasi compagno un enorme onore) ma senza troppe speranze feci una prima intervista con il direttore del Crs che, subito dopo andò a riferire le sue impressioni e dunque ci fu immediatamente l’incontro con Pietro Ingrao.
Il tempo di entrare che quel grande dirigente politico del Pci si alzò, girò intorno alla scrivania, e stringendomi la mano mi disse “Hai un nome che mi è molto caro, ti chiami come mia figlia”.Cominciò per noi un lungo sodalizio mutato negli anni in stima e affetto reciproco. Un uomo lungimirante, ricco di grandi intuizioni, schivo, un poeta prestato alla politica che ricordava con nostalgia la sua passione per il cinema, per le lettere, la prima stesura con Luchino Visconti  del film ‘Senso’.La politica lo aveva assorbito come missione, dovere da compiere. Una sua bella autobiografia svela molto di lui “Volevo la luna” ed. Einaudi.

Il 7 giugno del 1984 a Padova moriva Enrico Berlinguer.
Dietro il suo feretro i dirigenti del Pci, Un mare ondeggiante di folla premeva da ogni lato e si sentiva forte, martellante, ‘Ingrao, Irngrao’ Ingrao’.
Lui non accettò la segreteria del Partito che passò ad Alessandro Natta e poi ad Achille Occhetto.

Fui io a rintracciarlo il 13 novembre del 1989, su urgenza di Antonio Bassolino, a Madrid dove era per i funerali di Dolores Ibarruri, e chiedergli di rientrare immediatamente perché la sera prima a Bologna Achille Occhetto aveva annunciato che il Pci avrebbe cambiato nome, simbolo, forma , dando l’avvio a una fase costituente da cui sarebbe nato il nuovo partito. Ingrao era totalmente all’oscuro di questa decisione ed io azzardo che fu messa in atto voultamente durante la sua assenza.
Il 24 novembre ‘89, il Comitato centrale del Pci approvò la proposta di Occhetto con il 67,7% dei voti e indisse un congresso straordinario il XIX e ultimo del Pci a Rimini.
Il 10 maggio 1993, Fausto Bertinotti lasciò polemicamente il Pds insieme ad altri 30 dirigenti sindacali della Cgil.
A quel punto Pietro Ingrao, che dopo la battaglia contro lo scioglimento del Pci aveva preferito rimanere “nel gorgo” del Pds, decise di chiudere definitivamente anche lui  e sottoscrivere il progetto di Rifondazione comunista.
Io non me la sentii di seguirlo e pur restando profondamente legata a lui (e lo sono tutt’ora),  rimasi nel Pds nella componente di sinistra: il ‘Correntone’ referente Giovanni Berlinguer.con cui ho continuato a lavorare anche per i cinque anni che fu eletto parlamentare europeo.

Potrei e chissà che io non lo faccia, scrivere un libro sul Pci, su quello che accadeva nei corridoi del palazzo di Botteghe Oscure, su quello che erano ( e sono) i compagni – me inclusa –  che nonostante le disillusioni, i borbottii di disapprovazione hanno continuato a dare fiducia e offrire risorse a tutte le sigle, alberi e arbusti, che hanno segnato la strada in discesa fino al crash finale di questi ultimi giorni di questo sciagurato Partito.
Niente per me è minimamente recuperabile. Non è passibile rabberciare il proprio vissuto, vederlo disattendere nei fatti e negli ‘ideali’ (e lo metto virgolettato perché sembra quasi un concetto obsoleto). Ideali che non possono piegarsi alla ‘ragion di Stato’ ancora a  vantaggio di accordi con chi nel nostro Paese incarna corruzione e lordume morale.

Basta lo dico io che sono poca cosa di fronte alla Storia ma che ho una mia storia da salvaguardare nel rispetto di me stessa e, soprattutto, di compagne e compagni integerrimi che dalla loro militanza traevano vanto, mia madre inclusa e per prima.

IngraoMestessa

Pietro Ingrao e me alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini
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11 thoughts on “le fil rouge Pci-P.Ingrao e memedesima

  1. giovanotta ha detto:

    ah che bella foto Shera! e che bel post, è un piacere leggere cose, situazioni e sentimenti condivisi, anche se non proprio del tutto.. all’epoca della svolta di Occhetto io, anche se vagamente perplessa, pensai che forse aveva ragione, forse il partito ‘doveva’ allargarsi ad altre componenti della società e non chiudersi in se stesso.. le discussioni tra favorevoli e contrari nella mia sezione furono shockanti, non me le aspettavo, ma evidentemente c’erano già ed ero io che non le avevo percepite…e magari fosse bastata una scissione.. quante ne seguirono ancora dopo? il cataclisma di ieri credo sia proprio il fondo, da cui mi auguro (anche se il percorso non sarà facile) la sinistra possa risalire. E’ imprescindibile per il paese. Io non voglio morire berlusconiana.
    Scrivilo il libro Shera. Ciao

  2. sherazade ha detto:

    Giovanotta,

    parto dal fondo ‘io non voglio morire berlusconiana’. Una vecchia compagna, Maria Michetti, lo disse molti anni fa, eppure è morta.
    Siccome anche tu sei in qualche modo ‘addetta ai lavorii’ della sinistra saprai che nessuno fu più lungimirante di Ingrao nell’aprire il dialogo con i cattolici (ebbe lunghissime conversazioni con Dossetti), con Testimonianze, fu tra i primi a dare voce e autorevolezza alle donne quanto meno nel partito tanto che per il suo seggio alla Camera propose una giovane compagna modenese Fulvia Bandoli.
    Fu il primo dopo la Bolognina a proporre una forma partito aperta a più componente. Venne addirittura dileggiato. Nel neonato e cresciutello partito rimase per quasi quattro anni e poi alzò le braccia.
    Ha sempre vissuto e lavorato perchè la sinistra si allargasse perchè la caduta del muro di Berlino aveva realmente segnato uno spartiacque.
    Non è andata così, lui ha le sue responsabilità ed è cosa lunga analizzarle ma se credi avremo modo di parlarne.
    Quanto all’oggi sono desolata.Adesso verrà fuori un papocchio dal quale l’unico a farla france sarà dinuovo Berlusconi. Noi a leccarci le ferite ma questa volta credo siano molto più prodonde e ci sarà da amputare.

    sherappenarientratadaunadiscussioneaccesissimasulxchèexcome 😦

  3. sportelloutenti ha detto:

    Io sono una briciola, mi ricordo da piccola figiciotta al primo voto che venni mangiata viva da un compagno “grande” perchè mi rifiutai -io come tanti altri della mia età- di seguire le indicazioni di partito per le elezioni: non trovavo giusto il sistema di “Premiare” i funzionari-segretari di sezione, federazione ecc..della loro abnegazione con la poltrona in Parlamento. L'”anziano” del partito esplose: “se non si controlla più il voto è la fine.
    Dillo a Grillo!!!!
    Elisa

    • sherazade ha detto:

      Elisa, se un segretario di una qualsiasi Partito non ha il polso della situazione, ha perso di vista (io direi la base) la oggi è più esatto dire il suo elettorato, bene, anzi male, finisce com’è finita: Kaput noi con un Berlusconi dinuovo in auge.

      sheraccidentacciopiovepurefreddo

  4. luigi ha detto:

    il personaggio in grado di risollevare il PD ci sarebbe…peccato che lo odiano …
    avanti allora con Bersani…credo che non sia bastata questa lezione..
    siamo proprio un paese di vecchi e di nostalgici..
    oggi potresti fare l’assistente di Orfini, nemico giurato di Renzi…ti va?

    • sherazadeherazade ha detto:

      Luigi da ieri Bersani è dimissionario quindi impossibile andare avanti con lui. Per il mom io resto a guardare, le mani nei capelli, e forse me li strappo pure. Che i partiti, tutti, non siano riusciti a mettere in piedi un governo e si sia ricorso alle seppur autorevole rielezione di un vecchio signore 87enne e che sia lui ad avre la rotta, la dice tutta sulla voragine in cui siamo precipitati.

      sherabuonanottebuongiorno

  5. ioviracconto ha detto:

    Quando mi iscrissi al PCI fui affiancato da un pio di compagni, che per un mese mi sottoposero a una sorta di “esame”, per capire chi fossi e cosa mi spingesse a fare quella scelta.
    Certo che adesso, alla luce di quello che avviene nel PD e negli altri schieramenti che osano ancora chiamarsi partiti, si sente il bisogna di una scuola di partito, e di sezioni, di circli in cui si discuta, si analizzi, si impari ad usare la dialettica.

  6. sherazadeherazade ha detto:

    ioviracconto
    “si sente il bisogna di una scuola di partito, e di sezioni, di circli in cui si discuta, si analizzi, si impari ad usare la dialettica.”
    Per quello che ci riguarda sono assolutamente d’accordo con te. Ma è qualcosa che ‘la base’ sta segnalando da tempo. Noi che abbiamo avuto le sezioni e i circoli culturali come luoghi di comunicazione e d’incontro possiamo dire che erano fucine dove si formava il pensiero e il fare politico.
    Vedremo. Intanto il de-fun-to Pdl in 3 giorni a guardagnota sul pd 5 punti percentuali. Berlusconi ha dinuovo le armi affilate e se non si facesse il governo e andassimo ad elezioni anticipate…ossignur!

    sherazadenoncivogliopemsare

  7. scudieroJons ha detto:

    Non c’è nessun pericolo di morire berlusconiani, se uno non vuole. Il modo di dire è inesatto. C’è però il pericolo reale di vivere in un’Italia berlusconiana. Per cercare di evitarlo, quando fallisce la strategia bisogna ricorrere alla tattica. Un governo bisogna farlo assolutamente, anche per poter far funzionare il Parlamento. L’importante è approvare buone leggi e bocciare quelle sbagliate, e il PD alla Camera ha i numeri per farlo. Passata questa emergenza il Presidente Napolitano potrebbe dimettersi e si deve cominciare da adesso a pensare al successore.
    Ciao : )

  8. sherazadeherazade ha detto:

    scudiero,
    Maria Michetti era una compagna, una signora ultraottantenne, staffetta partigiana ed è, purtroppo morta, con un Berlusconi nefastamente in auge.
    Quanto al berlusconismo ha permeato anche l’aria che respiriamo e ci vuole – oggi piu di ieri – discernimento e cul-tu-ra nel senso più esteso del temine per restarne al di fuori.

    sheragrandepiaceredileggerti

  9. Francesca ha detto:

    …lo sai che mi hai commosso? …e ora ti rileggo. Questo mi rimarrà nel cuore ancora per molto tempo.

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