felicità vs sogni

Forse è difficile filosofeggiare di ‘felicità’ , anche troppo facile metterne un po’ qui e levarne un po’ là per trovarne un’alchimia possibile.

““Non si è mai né così felici né così infelici come si pensa”, François de La Rochefoucauld.

Forse descrivere le mie (in)felicità è più facile ed io, senza troppa retorica, ho un motivo in più per essere o non essere felice: vivere di riflesso le emozioni, i sogni, le aspettative di ‘felicità’ di mio figlio.

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.” Maria Montessori

Forse al di là, e ben oltre,  il significato emotivo che ci rende felici ha ragione la Costituzione americana, quella italiana e Amatya Sen e con loro alt(r)e autorevoli voci,  quando pongono la ‘felicità’ tra gli obiettivi primari di una società lungimirante per sè e per i propri cittadini.

http://www.dazebaonews.it/italia/item/15946-festival-delle-scienze-il-nobel-amartya-sen-parla-di-felicit%C3%A0-e-disuguaglianze “Felicità e diseguaglianze”.

Forse è sbagliato chiamarle  eufemisticamente ristrutturazioni aziendali perchè nella sostanza molte insospettabili società assai floride in Patria e in Italia,  dall’anno scorso hanno cominciato (e continuano) a licenziare, trasferire o nella migliore delle ipotesi ridimensionare verso il basso  i contratti di una buona fetta di lavoratori.

E’ successo a P. l’amico più caro sin dalle elementari di mio figlio.  P. e E.  facendo molto bene i loro conti, con l’aiuto dei genitori (perchè in Italia un bamboccione, choosy o non, da solo non ce la la può fare)  hanno preso una casa nella periferia romana e sono andati a vivere insieme.  Nell’arco di questi ultimi mesi P. è stato messo a metà tempo ( 600 euro mensili) e, è di lunedì,  a  E. è stato comunicata una riduzione all’80% dello stipendio stando  da subito a casa  fino a giugno e “poi si vedrà”.

Mio figlio non è nè bamboccione nè choosy, viviamo insieme  – credetemi – in serena armonia e rispetto.  Dividiamo i compiti e alcune spese vive. Lui non ha una relazione fissa mentre io, diventando una vecchiarella mielosa comincio a desiderare di vederlo ‘sistemato’.

Questo secondo evento che probabilmente porta alla cassaintegrazione di E.  segnando  una  drastica battuta d’arresto nella vita concreta e nei sogni   di due giovani trentacinquenni,  è stato commentato  così da mio figlio:

“Io sono  fortunato,  sono SOLO”. ( infelicità, la mia)

““La felicità è uno strano personaggio: la si riconosce soltanto dalla sua fotografia al negativo”,   Gilbert Keith Chesterton.

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13 thoughts on “felicità vs sogni

  1. ideeintavola ha detto:

    mi viene solo da dire: ” CHE TRISTEZZA!!!”

    • sherazadesherazade ha detto:

      tutto diventa terribilmente ‘vero’ quando intorno a te quel che leggi, o leggevi, e vedevi distante e casuale, ti tocca sempre più direttamente non per la casualità ma per i numeri che aumentano.

      sheraungrandeabbraccioaugurale
      ps. ho visto La cuoca del Presidente: delizioso e ieno di immagini a te, sopratutto, molto stuzzicanti. bacio

  2. luigi ha detto:

    è facile dare dei bamboccioni o dei choosy …provassero loro a trovarsi in certe situazioni
    vergogna!!!!

    • sherazadesherazade ha detto:

      luigi
      il disinteresse, anzi la presa di distanze, dalla politica è proprio frutto di questa dicotomia classe dirigente-gente.
      Non credo che facendo demagogia, chiamandosi ‘cittadini’ e vestendosi da 68tini , boicottando gli accordi ma chiedendo prsidenze di una o entrambe le Camere, noi si vada da nessuna parte.
      La Rivoluzione francese è lontana e i ‘cittadini’ di oggi non credo portino a nulla.
      Una rinnovata dignità, onestà, senso del dovere e dedizione sarebbero perffetamente in linea con l’ono(e)re di chiamarsi Onorevoli in senso di rispetto per il ruolo che dovrebbero investire. Credo che entrare da sciamannati non sia segno di liberazione anticonformista ma assenza di rispetto.
      sherascusatantoperlafilippica 🙂

  3. crimson74 ha detto:

    Già, è triste… ma è la logica conseguenza di un sistema politico che, da 40 anni a questa parte, ha sostituito il sostegno ‘Statale’ con quello ‘famigliare’, con la scusa che tanto in Italia dove non arriva lo Stato, arriva la famiglia, assecondando la tipica cultura ‘famiglistica’ italiana; i ‘bamboccioni’ sono il frutto di un circolo perverso tra una certa tendenza ‘mammistica’ italiana e l’azione di una classe dirigente che invece di cercare di attenuare tutto questo, creando strumenti di stimolo ‘all’uscire di casa presto’, l’hanno totalmente sostenuto…

  4. sherazadesherazade ha detto:

    Cri’
    la tua analisi non fa una grinza, diciamo a Roma, e che poi i risultati siano altri e si evidenzino sulla pelle, oggi, di due generazioni.
    Vengo da una famiglia molto unita ma ‘libera’. A vent’anni ero da sola negli Stati Uniti quando in Italia per una ragazza muoversi era l’eccezione. Niente Erasmus.
    Il mio primo stipendio rientrata in Italia con un terzo copriva le ‘spese vive. Il resto erano cinema, tanti libri, e tante birre e olive e panini a Campo dei Fiori.
    Sono riuscita (con un padre totalmente assente economicamente e moralmente) a crescere un figlio, comprare casa (con un piccolo aiuto)
    con uno stipendio, diciamo, medio al cambio della lira era 1milione e nove.
    Oggi, mio figlio, non certo bamboccione nè mammone guadagna mille e cento euro al mese e per un monolocale in periferia spenderebbe oltre metà del suo stipendio. Per cosa? per dimostrare cosa?
    Sai? io scendo sempre su quello che conosco perchè mi è più semplice ragionare.
    Quando con la realtà del quotidiano si ha poca dimestichezza si fa presto a ‘tagliare’ Il merito conta ma conta anche chiamarsi Deaglio-Fornero.

    sheranchetuscusaperlalungaggineNONriletta

  5. sportelloutenti ha detto:

    Ci si misura più faclmente quando le cose ci colpiscono da vicino e la vita costa cara se non hai le spalle coperte come fai a sposarti, metter su casa, figli ecc…. Oggi poi abbiamo l’aggravante della crisi economica: il lavoro ora ce l’hai, domani chissà, e poi ci si lamenta che la gente non spenda. Vedi un po’ che caso!!!!
    Shera a Roma il mio cuginetto e la sua compagna, tutti e due con un bel lavoro per carità, spendono 1200 euro al mese per un appartamentino semi-ammobiliato e non certo in centro.
    Elisa

    • sherazadesherazade ha detto:

      ELI
      non è dunque meglio non spenderli, potendo, quei soldi e magari fare un gruzzoletto? xcarità se la vita con mio figlio non fosse più che ‘gradevole’ sai i calcioni – bip -‘?

      sheramaquandoscendiarroma?

  6. katherine ha detto:

    Purtroppo la vita sta prendendo in giro i nostri figli. Quando va bene, il lavoro è part-time e non consente l’autonomia; chi si accontenta, dopo il classico anno a tempo determinato, si sente dire che non può essere assunto perchè “ha la laurea” ed è troppo “in alto” per quel posto; per chi ha la laurea sembra che il lavoro non ci sia e, comunque, deve dimostrare di sapersi accontentare ( salvo poi essere licenziato perchè troppo colto per il posto). Insomma, il classico gatto che si morde la coda.
    Per noi madri, che possiamo essere felici solo se anche i nostri figli lo sono, sono tempi sempre più duri, dove tutti i valori che abbiamo insegnato sembrano scontrarsi con una realtà ben diversa. I compagni di liceo di mio figlio, che non studiavano, facevano arrabbiare i professori, non sono andati all’università, hanno trovato lavoro e stanno facendo carriera,( uno responsabile di reparto e l’altro capo-ufficio…ma responsabili di che, quando non lo sono mai stati in tuitta la loro vita? Forse la faccia tosta vale più di qualsiasi altra cosa?) mentre tutti quelli che erano seri, s’impegnavano e hanno proseguito gli studi, non riescono a trovare lavoro o ne trovano uno poco soddisfacente. Una grande amica di mio figlio, già laureata e laureanda alla specialistica, ha trovato lavoro in una ditta d’insetticidi e, per testarli, ammazza zanzare tutto il giorno. Un’altra, con laurea specialistica in ingegneria biomedica, ha lavorato per un anno come cassiera al ticket di un ospedale e, finito il classico anno a tempo determinato, è stata licenziata. Un’altra, con laurea specialistica in biologia, dopo tante porte in faccia, si è iscritta all’università per conseguire la terza laurea, almeno non deve stare a casa a soffrire. Insomma, i nostri giovani vedono il mondo andare al rovescio. E sono così delusi che non cercano nemmeno un compagno o una compagna…

    • sherazade ha detto:

      Kathy
      negli anni tu ed io lontane ma vicine abbiamo parlato dei nostri figli nel bene e nel ‘male’ delleloro mattane dovute all’età. E’ una bella generazione per gli esempi che tu porti; tanto bella quanto diseredata. L’elezione alla presidenza della Camera di Laura Boltrini, una giovane donna molto preparata che dei più indifesi ha fatto la sua bandiera in Italia e nel mondo, questo potrebbe essere un segnale di cambiamento.
      Chissà che davvero avendo toccatoil fondo non si cominci gradatamente a risollevarci.

      sheraunabbracciodoloranteperl’umidoeilfreddo

  7. geleselibero ha detto:

    Eppure c’è una felicità, quella vera, che prescinde dai fatti quotidiani. Che è innata in tutti, che dobbiamo nutrire ogni giorno, che è evidente in ogni bambino e sempre più violentata in ogni adulto. Quella che non viene da tutto ciò che è esterno a noi, non dalla soddisfazione effimera di una macchina nuova o di un regalo ricevuto o di un nuovo contratto di lavoro.
    Ma quella che pervade tutto.
    quella che può e sa esistere davanti a qualunque evento.

  8. sherazadeherazade ha detto:

    gelese,
    prima di tutto scusa se ci siamo un po’ persi ma da parecchie settimane il mio pc di casa è morto e non ho i miei ‘preferiti’ in elenco.
    Mia madre che certo non era ‘ un’oca giuliva’ asseriva fino nei suoi 80 anni che si svegliava sorridendo ogni giorno ed era felice solo guardando noi figli (un po’ disastrata per la verità a turno); ma mia madre era unica e veniva da una generazione post bellica dove la grande speranza era (ri)costruire sapendo che stava alle tue forze farlo.
    Seneca definisce (anche) la felicità nell’esercitare il proprio ruolio nella buona politica o per renderla tale; San Francesco esortava a vivere di poco come gli uccelli che nel cielo trovano giorno per giorno il cibo. (oggi il cibo lo trovano nelle discariche a cielo aperto!).
    Ecco, oggi NON è così se non per l’innata preziosa incoscienza dei bambini. Bambini in cui è inculcata la paura per le immagini degli amichetti su cui crolla il tetto della scuola, o un pazzo fuorioso che ha piazzato una bomba a pochi metri dell’ingresso. Ma basta anche girare l’angolo di casa nostra per scontrarsi con guerre infinite, bambini denutriti, trascurati, con gli occhi immensamente tristi.
    La felicità individuale, quella più alta, passa attraverso la buona politica. Tutti noi al di là di ogni bene terreno, superfluo, abbiamo necessità dell’indispensabile che prima di tutto è un diritto : il diritto sancito al lavoro come espressione di partecipazione sociale e passaggio per esprimere e curare la nostra anima. Troppe classi sociali, guardando ‘solo’ a casa nostra, annaspano dell’indigenza. Al 30 dei giovani sotto i 26 anni disoccupati, o con lavoretti mordi e fuggi, è precluso il il diritto non solo al lavoro ma alla costruzione del loro futuro non economico, alla FELICITà di una famiglia. E poi come gran finale mettiamoci la felicità di chi, come mio figlio, è ‘fortunato’ perchè è SOLO rispetto a chi la serenità la perde perdendo il lavoro. Questa è l’Italia oggi e, trovo, ci sia assai poco da gioire ma lavorare moltissimo su noi stessi per non soccombere (come troppi fanno togliendosi la vita9.

    sheragraziedeltuopreziosointervento 🙂

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