Il museo dell’innocenza


“Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto. Se l’avessi capito, se allora lo avessi capito, avrei forse potuto preservare quell’attimo e le cose sarebbero andate diversamente? Sì, se avessi intuito che quello era l’istante più felice della mia vita non mi sarei lasciato sfuggire una felicità così grande per nulla al mondo. Quell’istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò pochi istanti, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni.
Era il 26 maggio 1975.”

Questo è l’incipit de “Il museo dell’innocenza”, primo romanzo dello scrittore turco Orhan Pamuk dopo il Premio Nobel nel 2006.
Istanbul, l’antica Bisanzio e poi Costantinopoli, è il luogo e nello stesso tempo la co-protagonista, di una grande, eterna, storia d’amore. Un amore che si dipana tra privazioni e sconforto, certezze sconfinate appese a suoni o immagini o oggetti apparentemente insignificanti. Una passione che rende fino in fondo il detto popolare “forte come l’amore”.
Però il Museo esiste davvero, lo scrittore lo ha allestito (e recentemente inaugurato) su tre piani in una vecchia palazzina di fine ottocento di Istanbul nel cuore della città vecchia, avendolo pensato e posto in essere nell’arco di 15 anni di lavoro.
Orhan Pamuk ha scovato un po’ ovunque, tra rigattieri e mercatini oltre 1100 oggetti e quelli che non è riuscito a trovare li ha fatti riprodurre come erano allora da artigiani della città e sono tutti esposti nelle 83 vetrine, una per capitolo del libro,
Dunque romanzo e museo raccontano l’intensa storia d’amore tra Kemal, figlio di una ricchissima famiglia di Istanbul, a un passo dal matrimonio, con un fastoso fidanzamento all’Hilton, e Fusun, una lontana parente povera impossibile da sposare secondo i criteri della società turca di allora ( e oggi?).

Un libro ‘corposo’ denso di sentimenti, di personaggi, di ambienti avvolgenti ma soprattutto un libro dove l’amore e la passione legano ogni cosa, impermeano la città
mentre passano gli anni e le stagioni.

Sono stata a Istanbul quasi di fretta nell’ansia di ‘solcare’ il mare su un caicco turco, ma, letto questo libro, sento il bisogno di tornarci, visitare in punta di piedi, senza disturbare l’amore che serba, il Masumiyet Muzesi, camminare piano e guardare la città con lo sguardo attento e innamorato di Orhan Pamuk.

Come direbbe ‘il’ critico: “Da non perdere” e parlo, possibilmente, del binomio libro-museo.

 

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16 thoughts on “Il museo dell’innocenza

  1. katherine ha detto:

    Sembra un libro proprio interessante e la tua recensione fa venire la voglia di leggerlo! Non sono mai stata a Istambul, ma credo che sia una città ricca di fascino, per quel che ne ho sentito parlare.

  2. luigi ha detto:

    cose turche, mi verrebbe da dire…
    guarda, io andrò al salone del libro a Torino…vedrò di trovarlo…

  3. simonedejenet ha detto:

    Ne ho letto un altro che mi è molto piaciuto. Non capita spesso con i premi nobel 😉

    • sherazade ha detto:

      quale? che stai leggendo ora?

      sheralmare

      • simonedejenet ha detto:

        Miriam Mafai, Pane Nero. Non ricordo il titolo del romanzo di Panuk, mi pare che riguardasse una casa, o che la casa fosse nel titolo, boh. Oltrettutto l’ho preso in biblioteca per via del fatto che la ragazza dei prestiti ha delle belle tette.

  4. banzai43 ha detto:

    Pamuk è un grande!

    Buona domenica e buon fine settimana a Te, Roby, ed a tutti i Tuoi lettori ed amici.
    banzai43

  5. ars ha detto:

    Che piacere per me inserirmi in questo dialogo sul Museo dell’Innocenza, il romanzo che, ormai lo dico a tutti, amo “in modo sconsiderato”!. Potrei parlarne per ore. L’ho letto diverse volte e ogni volta ho trovato parole,frasi, pagine che mi hanno emozionato come alla prima lettura, forse di più. Perché penso che, se un libro ti piace, devi tornarci su appena puoi: scoprirai sempre nuovi motivi di piacere e/o riflessione. E poi, Pamuk è un narratore delizioso. Dopo aver letto il romanzo, dunque, ho atteso per circa due anni con ansia l’apertura del museo, visto finora solo dall’esterno in due “pellegrinaggi” fra il 2010 e il 2012 durante i quali ho anche percorso alcune strade in cui è ambientata la vicenda. Ora spero di tornare presto nella mia amata Istanbul, per rivedere la città, certo, ma anche per varcare quella soglia per me magica. Anch’io vorrei visitare il museo in punta di piedi, e ritrovarci le bellissime sensazioni che il romanzo mi regala sempre. Lo consiglio a tutti.

    • sherazade ha detto:

      ars
      magnifico questa tua adesione entusiastica a un libro che ho eletto nella cerchia di quei pochissimi che ‘turnano’ sul mio tavolino.

      sheragrazieechiprimavaraccontachiaro?

  6. ele ha detto:

    ho letto l’autobiografia di oran pamuk…troppo lento, non fa per me.
    invece un “museo dell’innocenza” mi sembra davvero un’idea grandiosa…se fosse concepito non relativo al libro di pamuk…se fosse concepito come una raccolta di tutto ciò che ha rappresentato o rappresenta l’innocenza, per chi lo visita… se fosse possibile rappresentarla in qualche modo, l’innocenza !

  7. sherazade ha detto:

    Ele
    credo che l’innocenza possa essere intesa (lo è nel libro) come ‘onestà intellettuale applicata al vivere sopratutto le nostre (grandi) emozioni ancorchè ‘controcorrente’. Libro e museo raccontano il percorso di una passione attraverso gli oggetti e i luoghi di una Turchia anni ’50.
    E’ sicuramente un libro molto descrittivo e dunque ‘lento’ ma è scritto talmente bene che, almeno io, ne ho gustato ogni singola pagina.
    Un bel tomo di oltre 500 pagine eppure superata la metà già mi dispiaceva 😉

    sheraconuninchinodibenvenutoqui

  8. Quante cose da leggere e da vedere, quanti viaggi da fare… 🙂

  9. sherazade ha detto:

    L’ha ribloggato su sherazade2011e ha commentato:

    28 giugno 2016 “Attentato all’aereoporto di Istnbul, sale a 41 il numero delle vittime. 239 i feriti”

    “Uomini armati di pistole e kalashnikov, martedì sera alla 22,10, all’aereoporto di Ataturk di i Istanbul hanno sparato sulla polizia e sulla folle poi si sono fatti esplodere.
    L’imperativo categorico è riportare tutto alla normalità in tempo record, per dimostrare che il Paese non ha paura.”

    Almeno 41 i morti e 239 feriti, tra poliziotti, personale in servizio nello scalo e viaggiatori: 15 i cittadini stranieri…chiudo gli occhi e tra loro avrei potuto esserci anch’io ma per fortuna a Istanbul sono stata alcuni anni fa prima diretta a Bodrun ‘Paradiso blu della Turchia’ per una settimana su un caicco turco e la seconda volta per vedere il Museo dell’Innocenza dopo avere letto il grande libro di Pamuk Orhan che del museo è stato anche l’ideatore.

    Istanbul città cos,opolita e culla di cultura e di bellezza.

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