Chissà, forse domani

Deflagra senza sangue in un tripudio di colori la primavera italiana con i suo contrasti di luce, le giornate sempre più lunghe e uno spossamento che a me fa tremare le gambe mentre cammino guardando il cielo azzurrissimo striato di bianco.
Abbasso lo sguardo su mille sfumature di verde, foglioline di malva, erbetta fresca,  anche qui la ‘contaminazione’ bianca di tanti bottoncini ammiccanti,  margheritine agguerrite, raggruppate e determinate a farsi ammirare e cogliere:
“mi ama non mi ama!”

Vado poco oltre  e ri-trovo la strana coppia così come l’ho lasciato nell’ultimo sole autunnale.
Il vecchio signore il berretto in testa seduto  sulla sua seggiolina pieghevole intento a leggere il giornale e molto vicino a lui un giovane, la testa bassa, l’extracomunitario, il badante, l’uomo nero che viene da lontano cui è affidata la salute e quel po’ di qualità della vita che resta quando si è soli ma non si può più stare soli.
Vorrei salutarli  ma mi vergogno un po’ per aver carpito tante volte questi loro momenti.

Chissà, forse domani.
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