(non) lavorare stanca

Leggo su Affari & Finanza un articolo di Marco Panara che titola “Il lavoro del futuro sarà poco e povero” sottotitolo ‘Salute, istruzione e benessere le frontiere del lavoro che verrà’.

In sintesi dice quel che tutti sappiamo e cioè che bisogna aumentare la produttività per tornare a crescere ma per contro aumentare la produttività vuol dire produrre con un minor numero di persone; che liberalizzare i mercati aumentata le potenzialità dell’economia e dello sviluppo globale ma che più si aprono i mercati più aumentano le diseguaglianze.

Oggi la disoccupazione è al massimo storico e di questo ‘dramma’ i paesi industrializzati sono il cuore: il 55% dell’aumento della disoccupazione globale tra il 2007 e il 2010 è avvenuto nella parte più “ricca” del pianeta. E la percentuale di disuguaglianza in Italia tra i redditi più ricchi e quelli più poveri è di 10 a 1 ( per gli Stati Uniti 14 a 1).

C’è di mezzo, ovviamente, la crisi ma il succo è che i paese industrializzati non riescono a creare tanto lavoro quanto sarebbe necessario per dare a tutti i cittadini delle prospettive dignitose di vita.
Creare posti di lavoro il punto centrale ma a monte è indispensabile la ‘domanda’ ma se le famiglie non hanno di che spendere per acquistare beni e servizi le imprese non investiranno e dunque non assumeranno.

Secondo gli ultimi studi dell’Ocse e dell’Organizzazione int. del lavoro (Oil) anche una crescita più sostenuta non creerebbe i posti di lavoro necessari: causa principale le tecnologie in grado di produrre tutta una serie di cose in brevissimo tempo e con pochissime persone.

Dunque con grande competenza, e io aggiungerei con un pizzico di maggiore umiltà, è necessario che il nostro attuale Governo in concertazione con le parti sociali valuti e velocemente applichi tutte quelle modifiche di indirizzo (‘Salute, istruzione e benessere le frontiere del lavoro che verrà’) necessarie per reinventare l’occupazione e dare quelle risposte per le quali è stato posto in essere: tirarci fuori velocemente dlla crisi, affrontare temi spinosi e impopolari per qualsivoglia partito avvinghiato al proprio consenso elettorale

E qui non posso non riagganciarmi alla ‘freddura’ del Presidente Monti che invitava i ‘giovani’ a essere ‘creativi’ e autonomi e lasciar perdere il lavoro a tempo indeterminato (santa monotonia che mi ha permesso di programmare e migliorare la mia vita lavorativa e non!). Molto bene ma con quali garanzie? Non è che ci si inventa una professione se non si ha una base economica di partenza. E le banche, quelle che spolpano i correntisti ma se si tratta di dare un fido di 5mila euro te lo negano?

La ministra Cancellieri da parte sua ha ribadito che ‘questi giovani cercano solo il posto fisso e magari nella stessa città, vicino a mamma è papà’. Certo non si riferiva al ‘caso’ della figlia – classe 1976 – della sua collega Fornero che a 26 anni associata all’università di Chieti fu prontamente richiamata all’università di Torino con Babbo e mammà  con secondo posto FISSO alla Fondazione San Paolo sempre a Torino. Cmq quella della ministra Cancellieri  è stata una battuta ‘snob’ e superficiale, neppure originale perché ricalca quella sui ‘bamboccioni’ di Padoa-Schioppa.
Espatriate ragazzi viziati dall’idea anacronistica di una prospettiva di vita. L’Italia è già un paese ‘vecchio’ siate moderni. Il prof. Monti ha anche detto che in Italia Mark Zuckerberg non avrebbe inventato FB: ti credo ma qui non inventeremo neanche il mocho vileda! con il suo bene placet ad andarsene in un non meglio identificato paese del bengodi. Un Paese vecchio il nostro destinato a invecchiare e impoverirsi ancora di più.

Credo purtroppo che questo Governo dei tecnici (età media 63 anni) formato da baroni e da banchieri, che da sempre hanno occupato i ruoli chiave della nostra società stiano facendo un lavoro demagogico e – mi permetto di dire – di forzatura, senza essere supportati da un mandato elettorale. E’ vero che il tempo è poco o già oltre ma la supponenza con la quale rivendica l’autonomia di ‘andare avanti’ a dispetto della contrattazione e sulla pelle delle classi svantaggiate della società, ebbene era inaccettabile prima e lo è oggi.

Ecco, l’ho detto e su di me gli strali divini.

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