(sembrava) un angelo caduto dal cielo

e mentre fisso  il soffitto e rimescolo pensieri, ascolto la ‘mia’ musica, quella che ormai ognuno di noi si confeziona  su misura piluccando e rubando qua e là nel web.
Ancora un modo per chiudersi in se stessi, per non sperimentare l’imprevisto di una caduta,  planando sul sicuro, anche se dritto verso quella melanconia  servita con un retro gusto amaro.
 Un angelo, un angelo senza ali, o piuttosto  con ali appesantite dalla troppa droga consumata da sempre,  a Amsterdam,  è piombato sul selciato dal terzo piano del suo albergo.
 “Bello, maledetto, romantico” come solo a un grande artista è  concesso di essere,  Chet Baker moriva nel maggio del  1988 lasciandoci in eredità le sue canzoni,  il suo superbo talento di trombettista jazz,  il ricordo in bianco e nero del suo  volto emaciato,  del ciuffo di capelli neri via via più radi che gli copriva il viso:  una falsa barriera. Non vedere le ombre che si addensavano, ancor più disperate, di quel futuro che non avrebbe conosciuto ma che lo ha consegnato alla storia, quasi per fargli un ultimo affronto.