Ricordi di una bambina di città

 

Nei miei ricordi di bambina di città, di quelle che andavano ai giardinetti un’ora e poi già calava il giorno e c’erano i compiti da fare e tutto il resto, ecco tra i  miei ricordi d’estate c’è il casale da dove veniva la domestica di mia nonna, Pierina, che i genitori le avevano affidato a 16 anni e che, nonostante il matrimonio e i figli lasciati al paese,  con mia nonna rimase fino a quasi sett’anni a vigilare a-mo-ro-sa-men-te sulla nostra famiglia che aumentava.
Ricordo che finite le scuole Pierina portava me e mio fratello (avrò avuto quattro o cinque anni) a Pecetto che in Piemonte è conosciuto come il paese delle ciliegie. Lì vivevano i suoi genitori, i fratelli con mogli e figli e lì l’aspettava il marito, contadino anche lui.
Era una casa di grandi pietre lucenti che confinava prima con il granaio e poi  le
stalle. Contadini ricchi che avevano riscattato il fondo dai proprietari,cittadini, impoveriti dalla guerra. Avevano mucche, maiali, galline e conigli e un frutteto con piccoli frutti ancora acerbi che messi in bocca facevano rabbrividire.
Se chiudo gli occhi riesco a sentire l’odore acre degli animali, l’odore della terra arsa da un sole di fuoco, le grida dei ragazzi più grandi e smaliziati ai quali arrancando ci accodavamo su e giù per viottoli e prati pungenti dove il grano era stato appena tagliato e giaceva ancora in balle coperte da teli scuri.
Ricordo le croste sulle ginocchia sbucciate scivolando sul ghiaietto dell’aia.
Le lucciole ad altezza d’uomo, che chiudevamo in barattoli che mettevamo sotto  le lenzuola. E poi quelle stelle che quasi si potevano toccare tanto brillavano nel buio della notte.
Ricordo la grande festa per la notte di San Lorenzo, i volti arrossati dal bere e dai fuochi, i balli, gli amori misteriosi che si intrecciavano nel buio quando il gruppo a poco a poco si sfoltiva,  e penso a Cesare Pavese e allora mi chiedo se è tutta farina del mio sacco oppure qualcosa è mutuato dalla sua meravigliosa capacità di narrare.

Ricordo le risate furbette nel guardare i cani accoppiarsi, il senso di vomito nell’assistere alla nascita di un vitellino: la paglia sporca di sangue e l’odore acre della placenta, il naso nero a forma di cuore della mucca.
Ricordo l’emozione alla vista di quel piccolo Bambi maldestro, traballante, appoggiato al grande fianco materno.

Ricordi. Ricordi luminosi come le mie lucciole.
Ricordo con un paragone attuale e avvilente,  i giochi di guerra con munizioni di

m-e-r-d-a
di vacca seccata al sole che i ragazzi raccoglievano da terra e si lanciavano l’un l’altro. Una merda che odorava di fieno, alla quale veniva dato il suo nome senza vergogna perché sapeva di vita nel ciclo vitale.
 
I giornali di questi ultimi due giorni sono ricchi di dotte citazioni sull’argomento
m… rigorosamente emme puntato.
Io preferisco collegarla alle estati in campagna,  ai miei giochi d’ infanzia,  ai miei giorni dell’ innocenza spensierata in un’Italia che faticosamente si risollevava da una guerra devastante ma che certamente non era il  
paese di merda che qualcuno (ci) vuole lasciare.

(preferisco farne a meno, apprescindere!)

 

25 thoughts on “Ricordi di una bambina di città

  1. sherazade2005 ha detto:

    ..e per alt(r)e associazioni vi suggerisco questo bel libro di S ebastiano Vassalli. "Cuore di pietra"  http://www.italialibri.net/opere/cuoredipietra.html

    sherabuonadomenicasenzafiatomaserenamentelimpida

  2. KatherineM ha detto:

    Ah quanto i tuoi ricordi sono simili ai miei! Però la cascina era proprio di fianco casa mia e le mucche si venivano ad abbeverare al pozzo che confinava con noi. Bastava uscire in cortile e ci si trovava a tu per tu con "Mora, Bionda, Dolce, Bruna, Bianca…." Così le chiamava il fido guardiano, cieco, ma che si aggirava nella stalla tra quelle bestie, pulendo, portando paglia e fieno, senza mai ricevere un graffio.Ricordo la trebbiatura, le sera a sfogliare il granturco, il vicino che usciva col trattore scoppiettante o in bici, con la falce sulla spalla, e quelle tremende galline che scappavano a casa nostra e non trovavano mai la porta per tornare a casa…Sovente c'era odor di letame, ma faceva parte dell'ambiente.  Ora al posto della cascina ci sono tre belle villette a schiera, linde e lustre, senza nemmeno un fiore fuori posto. E' più bello, più pulito, più profumato, ma i ricordi della campagna sono scolpiti nel cuore…
    Quella era vita, era sacrificio, era lavoro, era gioia…ben lontana dal "Paese di m…." Ma forse, visto che stiamo toccando il fondo, un giorno riusciremo a risalire…

  3. luigi7 ha detto:

    Pecetto è ancora oggi il paese delle ciliegie…e son buonissime….
    son ricordi bellissimi, anch'io andavo da mia nonna in campagna nell'astigiano…sentivo gli stessi odori tuoi…e mangiavo sano, genuino…
    quanto alpase di merda, beh guarda che non è mica il solo a pensarlo eh?? solo che quando vogliamo siamo moralisti e bacchettoni..ma solo quando ci fa comodo…siamo un paese di merda perchè abbiamo Berlusconi, ma abbiamo anche tutto il resto del fecciume politico, a 360°….non ne salvo uno, manco il mio Umberto..ormai perso alla deriva…
    io anche quest'anno, purtroppo, ho incrociato (e evitato), italiani all'estero…e credimi, c'è da vergognarsi…altro che paese di merda…siamo dei bovari all'estero…e facciamo altro che figure di merda..ma noi siamo educati a casa nostra, cafoni a casa altrui…poi ti domandi perchè ci ridono sempre tutti dietro…
    ma tornando al post, lo trovo molto bello, anche perchè parli di posti a me noti…e la campagna piemontese è ancora oggi stupenda…
    buon pomeriggio…ex padana…

  4. sherazade2005 ha detto:

    caro Lu'

    voglio dirti che siamo sempre lì, noi 'comuni cittadini' siamo liberi di pensare ed esprimere il nostro pensiero positivo o negativo che sia anche senza peli sulla lingua, e andare a…escort o trans o..o.. perchè i nostri comportamenti riguardano la nostra sfera privata e se andiamo contro le regole, allora subentrano di gran fretta le manette.
    Ma quando CHI è preposto a vigilare sulla 'solvibilità', la dignità, l'immagine dell'Italia, qui e fuori,  si esprime come si è espresso il premier, allora vuol dire che LUI in prima persona e il suo governo non sono riusciti a fare nulla, anzi, perchè l'Italia rimanesse, magari, l'Italietta dei furbetti ma NON un "Paese di merda"  copiosamente aumentata  con il suo Governo.

    Cio' detto L'immoralità e la disonestà del ceto politico TUTTO è cosa che inquieta perchè è come un grande polipo che si addentra ovunque: non salva nessuno.
    Girano troppi soldi e troppi li maneggiano. 
    Ma non vorrei addentrarmi in disucssioni/soluzioni  che più competenti di me stanno valutando.
    "Io, io speriamo che me la cavo"

    Magnifici ricordi, dell'astigiano. I terreni in questione erano dei miei bisnonni  e mia nonna e suo fratello li dovettero vendere perchè noi 'cittadini' si potesse vivere (riprendere a vivere) in città dopo tanti anni di guerra.

    sheranonminascondochesonofortementelegatallemieorigni 

  5. sherazade2005 ha detto:

    Kathy,

    tre belle villette. Questo è stato il naturale passaggio. Le mucche ora vivono in stabulari al chiuso e gli animali non hanno più dignità di esseri viventi.
    Abbiamo il problema di smaltire il 'reflui' dei maiali negli allevamenti intensivi e la m-e-r-d-a pare invada l'Italia tutta se il nostro Premierr se ne vuole andare.

    Ma i miei bellss ricordi dei giochi estivi, dell'odore forte dell'estate nella bassa padana…che meraviglia.

    sheraunabbraciocaracaramica

  6. Masso57 ha detto:

    Tutto molto bello. Se devo dirti, poi, per noi bambini di città, la campagna era una fonte inesauribile di scoperte. I miei avevano amici nel vicino Veneto, gente tranquilla, campi da arare e mucche da mungere, pochi lussi, una figlia che gravemente malata si era ritirata dalla Svizzera portandosi gli “attrezzi del mestiere”, cioè un pianoforte verticale ed un violino, oltre a casse di spartiti. Lei che si faceva accompagnare sulla sedia a suonare il violino nella stalla, musicoterapia per le mucche ben prima che lo scoprisse la scienza ufficiale….Ma il legame col tuo post è legato al fatto che davanti la casa c’era un meraviglioso ciliegio, dava frutti saporitissimi ed in grande quantità. Poi…poi le generazioni successive, ragazzi inurbati, hanno stabilito che quel ciliegio era di impiccio quando la domenica andavano a trovare i nonni , costringevano ad una manovra in più col gippone e lo hanno abbattuto. Allora ho pensato di loro che fossero gente di m….

    [In quanto al tizio che siede indegnamente e provvisoriamente a Palazzo Chigi, dopo quella affermazione viene da pensare a quei tipi che preparano il discorso allo specchio, ed allora capisci molte cose].

    maxcheeffettivamentetitrovasullasciadicesarepaveseetismacksulla fronte

  7. strangetheblog ha detto:

    Che belli i tuoi ricordi !! Io pur essendo nata in un paesino ,ho avuto i miei nonni in città ,per cui i miei ricordi sono l'opposto dei tuoi ,anzi in campagna non ci sono mai stata a parte a malapena per  la pasquetta…perchè
    mio padre che in campagna ci lavorava e ci andava tutti i santi giorni…
    il giorno di Pasquetta era per lui una tortura perchè avrebbe voluto riposarsi a casa….e non aveva manco torto poverino !!Mi piace ricordare …ma
    mi da anche malinconia perchè penso a tanta gente che ora non c'è più!!
    Ciaosherdaunaliùmalinconica

  8. sherazade2005 ha detto:

    Quella era vita, era sacrificio, era lavoro, era gioia…ben lontana dal "Paese di m…." Ma forse, visto che stiamo toccando il fondo, un giorno riusciremo a risalire…

    Resto ogni volta ammiirata dalla grande pacatezza e dalla fiducia che
    Kathy
    sa mettere in ogni suo ragionamento che non è mai 'lezioso' ma preciso, direi senza sconti. Eppure quello che dice lascia sempre uno spiraglio al buono.
    E' vero le mucche avevano un nome. Animali e uomini vivevano in sintonia. C'ra la morte per loro, per il maiale a dicembre, per le galline i giorni di festa, e via dicendo, ma la loro era una vita rispettata, scandita dalle stagioni.
    Un ciclo vitale che univa tutti uomini, animali, natura "il vivente" ci piace dire oggi quando vogliamo essere generosi!

    sheraunabbracciosignoraMaestrallineatallapartenza 

  9. sherazade2005 ha detto:

    Liù niente malinconie…psssssssssss e non ci sono piu'.

    La campagna per me, cittadina al mille x cento era una grande festa ma ricordo che lo fosse anche per i ragazzi che ci vivevano.
    La libertà che godevano e l'esperienza che facevano a contatto con la natura e il mondo degli adulti che a noi era interdetto, li rendeva più maturi (smaliziati, anche) ognuno con le sue incombenze adatte all'età.

    sherassainterdettadalcaldoafosochenondemorde

  10. sherazade2005 ha detto:

    massimo

    …già! Invece, leggendoci, noi che salvo Kathy  che è leggermente più giovane, abbiamo ricordi così 'perfetti' di un mondo che se un vent'enne leggesse sarebbe portato a credere che noi veniamo dalla preistoria o da un paesaggio alla Heidi.
    Lo snaturamento, lo svuotamento di sentimento e di rispetto per la natura e i suoi tempi, per gli animali, il volere tutto che molti genitori hanno preteso per i loro figli a risarcimento delle loro privazioni, hanno portato al consumismo smodato senza più briglie e dunque eccoci qua, noi, in un Paese di merda
    definito tale proprio da chi su questo liquame ha investito il suo potere.
    Noi, molti e nello stesso tempo pochi,  lo sappiamo ma??

    sheraneldomanneppureasxvìècertezza

  11. crimson74 ha detto:

    trai (pochi) ricordi positivi che ho dei rari periodi passati in campagna da mia nonna, c'è quello di certe battaglie a base di lancio di fichi marci… ;-D

  12. sherazade2005 ha detto:

    Crimson

    pochi e positivi o pochi in senso temporale complessivo?

    certo la battaglia a fichi marchi blahhhh..meglio la cacca secca che si
    sbriciolava all'impatto 

    sheramannaggia'stocaldoappiccicoso

  13. stefanover ha detto:

    anche io son cresciuto in campagna… nel veneto…
    una meraviglia, tra animali e coltivazioni,
    tra i militari americani e l'argine del Monticano…
    a letto presto la sera e sveglia alle sei del mattino,
    colazione col latte appena munto e susine direttamente dall'albero,
    niente bici da bambino ma quella di mia nonna ed a 11 anni la vespa
    dello zio, ma a 14 già la bianchina la sapevo portare, in campagna si cresce in fretta, e se c'era da correre in paese a portare le uova al mercato non si andava tanto per il sottile, avevo a che fare con la vita e con la morte…

  14. sherazade2005 ha detto:

    Ste'

    hai detto bene
    "avevo a che fare con la vita e con la morte": entrambe oggi hanno perso il loro significato ancestrale.

    Grazie per questa riflessione che ne porterebbe molte altre.

    sheramainsomma'stestatec'haifatto?banjochedice?

  15. anonimo ha detto:

    E' la più bella descrizione di merda che abbia letto su un blog!

    Ciao MarcoNE

  16. sherazade2005 ha detto:

    caro Marcone anzi carissimo

    dall'orario del commento direi che hai ripreso il traMtraM alla grande 

    sheradavverogrataperilriconoscimentomerdosoassegnatole

  17. crimson74 ha detto:

    Pochi ne senso che per motivi troppo lunghi da spiegare la campagna la ricollego sostanzialmente  a impressioni negative e momenti poco piacevoli…

  18. Lindadicielo ha detto:

    Sigh, la campagna non è tra i miei ricordi, almeno non vissuta in modo così viscerale; si stava fuori Roma, si giocava all'aperto, ma già le Barbie e Cicciobello avevano sostituito le corse all'aperto  e la caccia alla frutta di cui mi parlava mia madre.
    Belli i tuoi ricordi, vividi e coloratissimi!!! (come te?) 😉

  19. Kaliparthena ha detto:

    Io in campagna ci vivo adesso. E sogno di concedermi una bella vacanza in una metropoli chiassosa…  

    Shera, hai scritto un bellissimo post, molto poetico, con un finale a cui m'associo: non voglio che l'Italia divenga un paese di merda. Forse perchè vivo in campagna tra farfalle, coccinelle e lucciole, sono una sognatrice e non smetto di credere che il futuro possa essere migliore.

    Luigi, mi sembra che la tua considerazione sia solo uno stereotipo. Ho un agriturismo che in estate diventa una piccola torre di Babele e t'assicuro che la maleducazione non ha nazionalità. Esistono Svizzeri e Svedesi cafoni e casinisti, così come esistono italiani educatissimi. Generalizzare è sempre sbagliato. 

  20. luigi7 ha detto:

    @kalipathena
    ..io parlo degli italiani all'estero…da evitare….poi è chiaro che i cafoni sono ovunque, ma chissà perchè, l'italiano all'estero lo riconosci sempre…ci sarà un perchè???

  21. sherazade2005 ha detto:

    vi prego scusate la mia latitanza. Niente di serio ma alcuni impiccetti mi tengono lontana anche fal magico utilizzo dello smart 🙂
    sherabientotetbonneWE

  22. sherazade2005 ha detto:

    Kalippp-ina

    eccoti finalmente sollevare il capino e chinarlo sulla tastiera 
    Hai voglia di città chiassosa? Eccotela servita: Roma è velocemente ritornata al suo ritmo (quasi) frenetico e tu sarai la bienvenida.

    sheracheoraprendesenevalmared'autunno

  23. sherazade2005 ha detto:

    Linda cara

    i miei nonni  e bis che erano piemontesi avevano le terre ed io con mio fratello, quando "le vacanze" non erano 'obbligatorie' andavamo a sgambettare in campagna. Io ho visto il mare la prima volta che avrò avuto sette forse otto anni. Laghi, montagna ma il mare era fuori dalla mentalità nordica piemontese.
    E il mio primo mare fù quello della Normandia, freddo e lunare al quale accedevamo da stretti sentieri scoscesi dalla cima delle falaise

    sherancoraltriricordi 

  24. Kaliparthena ha detto:

    Luigi, ma davvero gli italiani all'estero si comportano diversamente da come abitualmente si comportano in patria? A me sembra strano… se una persona è educata, lo è dovunque si trovi. Se una, invece, è cafona e chiassosa, fa confusione sia nella propria città che agli antipodi.
    Forse riconosci l'italiano all'estero perchè lo senti parlare nella tua stessa lingua?

    Shera, io ADORO Roma. Ci sono stata parecchie volte, ma, se potessi, ci verrei immediatamente. Sono, però, prigioniera del mio agriturismo…

  25. sherazade2005 ha detto:

    Calip-ina cara

    sono felice che tu abbia tanto lavoro e ti invisio il festival della letteratura.
    Ma ti auguro anche un po' di riposo e di svago e dunque….

    sheravantinellacapitalec'èpostoanchealColosseo 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...