Indignarsi non basta

HO sentito il bisogno di sedermi qui e condividere con voi uno scritto importante di Carlo Petrini (presidente di Slow Food, La Repubblica 20 agosto).  Il parallelo  tra Giuseppe Di Vittorio che esattamente cento anni fa organizzava le lotte contadine in Puglia, lui figlio di contadini e autodidatta divenuto in seguito  la più autorevole figura del Sindacato, e un giovane camerounense, Yvan Sagnè,  studente di ingegneria a Torino e raccoglitore di pomodori in Puglia per pagarsi gli studi. Come Di Vittorio, Yvan – subito rispedito a Torino dalle forze dell’ordine per garantirne l’incolumità –  esortando i suoi compagni a scioperare, ha (ri)acceso l’attenzione sulle condizioni inqualificabili dei lavoratori stagionali stranieri e la disumanità fuorilegge del caporalato locale che anno dopo anno anzichè essere debellato si rinvigorisce. 
Il 24 agosto a Nardò, a poca distanza dai luoghi di villeggiatura, vicino a quel mare che molti ricorderanno ‘di sogno’,  ci sarà una manifestazione cui aderirà la Cgil e altre associazioni, nell’ennesimo tentativo di mettere in atto le poche, vitali, regole a tutela di questi lavoratori senza i quali le nostre passate di pomodoro non arricchirebbero  gli  spaghetti di noi, buoni di cuore, che poniamo un velo pietoso su troppi soprusi quotidiani e, a parole ma in buona fede, ci indignamo.
 
Scrive Carlo Petrini :

“Assistiamo a queste forme di sfruttamento e al contempo al disastro dei prezzi. In molte regioni la frutta viene lasciata marcire perché i prezzi pagati ai contadini sono così irrisori che non conviene raccoglierla.
E’ giusto ricordare il monito di Pier Paolo Pasolini:
“Quando contadini e artigiani spariranno sarà la fine della nostra storia.”

Oggi i nostri contadini  sono anche gli africani che raccolgono i nostri pomodori, i macedoni nelle vigne del Barolo, gli indiani che accudiscono le vacche in pianura padana, i magrebini e i polacchi negli alpeggi.
Questa umanità va difesa e tutelata.”
 
 


 

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6 thoughts on “Indignarsi non basta

  1. strangetheblog ha detto:

    Ti do una brutta notizia cara Shera….non sono solo gli extracomunitari ad essere sfruttati e sottopagati e a non essere ingaggiati….qui da noi …
    in Sicilia è quasi la regola…. ormai saranno circa 15/20 anni che nessun proprietario di agrumeto vuole la spesa di mettere in regola l'operaio…
    certo la Regione o chi per essa non aiuta quando per ogni giorno di ingaggiamento pretende dal proprietario del terreno 25 euro al giorno più naturalmente il salario giornaliero…..per cui se vuoi lavorare o ti paghi tu i contributi o lavori in nero……indovina un pò cosa decide il bracciante?? Ciaodaliùdaquarantannimoglieemadrediduebracciantiagricoli !!!

  2. sherazade2005 ha detto:

    Liu,

    la situazione in >Italia nonostante le lotte contadine di un secolo fà è cambiata di poco e peggiorerà ora che c'è penuria di lavoro.
    I 'padroni' saranno sempre più padroni. Per questo bisogna ricominciare a lottare ma serve l'aiuto incodizionato e attento (e la mano forte) del Governo.
    Finche' non si riconosceranno i pieni diritti ai lavoratori stranieri è chiaro che questi saranno sfruttati a discapito sopratutto dei nostri lavoratori.
    Ma purtroppo l'attuale Governo pare abbia a cuore altre priorità in materia legislativa. Il caporalato è un cancro che si rinnova anno dopo anno e di cui tutti gli organi preposti a debellarlo sono ampiamente a conoscenza. 

    Se alla manifestazione di Mardò aderissero anche i lavoratori stagionali (e non) italiani la protesta avrebbe un valore aggiunto.

    sherahceazzardaunabbracioancorchègrondantesudorecomeunafontanella

  3. montipallidi ha detto:

    Dici cose serie, attuali, che spaventano…….così come spaventava quello che mi raccontava mio nonno che ha dovuto emigrare nelle miniere all'estero e dormire in baracche su tavolacci di legno, uno ammassato all'altro, come bestie…… la ruota gira e dopo il benessere torna la povertà, quella che umilia le persone, le rende senza ideali, senza sogni, senza dignità. Bravissima a sollevare i problemi, ma qualcuno ci ascolta? (mi ci metto anch'io dalla tua parte)

  4. sherazade2005 ha detto:

    La nostra Storia di immigrati 'sporchi e cattivi' risale a circa cento anni fà! ma sembra essere stata rimossa nonostante faccia parte di quasi ogni famiglia italiana avere avuto esprienza diretta (nonni, zii, cugini, fratelli) di emigrazione maltrattata. 
    Senza andare all'estero basta leggere certi racconti di "terroni" trasferitisi (emigrati) dalla calabria o dalla sicilia principalmente a Torino dove la Fiat assorbiva molto mano d'opera.
    Quella stessa manovalanza che i legisti oggi rinnegano e che manda avanti le loro fabbriche, gli alti forni, ed è per lo piùcomposta da povera gente che cerca qui di fondare le proprie speranze di un futuro migliore che nei loro paesi dai quali fuggono per povertà e sopratutto per guerre.

    Nei primi del Novecento gli italiani che emigravano in America venivano convogliati e rinchiusi per gli accertamenti a ELLIS ISLAND.

    Una famiglia di emigrati italiani.

    Emigrati in fila a Ellis Island.

    Emigrati. Pasto all'interno della struttura di Ellis Island.

    ===========================================

    A distanza di cento anni NOI trattiamo i nostri immigrati alla stregua di bestie appestate richiuse in una meravigliosa isola che io visitai molti anni fà LAMPEDUSA.
    Oomini, donne e bambini uguali a noil'unica differenza è che oggi le fotografie sono a colori!

    sherabuonanottesenzagioia

  5. KatherineM ha detto:

    Purtroppo pensavamo che il mondo andasse sempre avanti, invece sta tornando indietro, e non so dove riuscirà ad arrestare la sua drammatica corsa. Tanta storia, tanta evoluzione, non hanno insegnato niente. Il ricco soffoca il povero, sempre di più e come sempre.

  6. sherazade2005 ha detto:

    Kathy

    ..già! non cr4ederai quante volte, come una stupida supita mi chiedo che se ne faranno mai di cifre di soldi che neppure si puo' immaginare di spendere neppure in una vita di mille anni.

    shealcaldodelsolebrezzadelmarestàmeravigliosamentebene :=)

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