Casa, dolce casa.

Ha ripreso a piovere fitto. Corro zigzagando tra una goccia e l’altra nel tentativo – inutile – di salvarmi. Loro sono troppe,  colpiscono fredde e senza tregua.
E’ così la guerra?

Finalmente al riparo.
Apro la porta.  Poggio il piede  sull’ultima nemica che silenziosamente era scivolata lungo lo stivale fino a terra… rovinosamente cado battendo una sonora, molto poco elegante, culata.
Negli occhi un firmamento di stelle ferragostane.

Lacrime come goccioloni.
Perchè 
 perdere un’occasione cosi ricca?
Immobile, in quella posa sgangherata, comincio a singhiozzare forte.
Casa dolce casa.