Le vite degli altri

Fuggo correndo a grandi falcate verso la fine come se un treno mi stesse per raggiungere.
Volto l'ultima pagina, poche righe, e si stravolge il percorso: non mi trovo davanti il finale rappacificante che gli ultimi capitoli portavano a credere seppure senza sdolcinature.
Una vita disperata, disadattata di animale ferito che suo malgrado un po' come insegna la volpe al Piccolo Principe, prende conoscenze dell'amicizia, della possibilità dei corpi di toccarsi senza farsi del male, di desiderare il contatto, e poi dall'improvvisa, nella non voluta, coscienza della separazione trovare la forza di darsi un'altra possibilità.

"Girò i tacchi e si avviò dinuovo verso il proprio appartamento fresco di pulizie. Quando passò da Zinkensdamm cominciava a nevicare."
(Dove l'appartament fresco di pulizie è l'anima risanata e la bianca neve una pagina nuova da scrivere, o no?)

Appoggio il libro sulla mensola.
Bevo. Si sono fatte le ore piccole.
Spengo la luce e rimango a fissare attraverso il tepore della camera le perline trasparenti di acqua che scivolano lungo il vetro della finestra illuminata dal chiarore della citta.
Supina raccolgo il viso tra le mani chiuse a preghiera.
Il mio viso minuto, un po' freddo dal quale sfugge un sospiro.

Quanto spesso le vite degli altri entrano prepotenti nei nostri pensieri?