se "Dio è una donna"

 
La cantante Gianna Nannini,  54 anni, scrive una lettera alla figlia che nascerà tra qualche mese,  e la pubblica su  un settimanale che in copertina la ritrae, il pancione in bella mostra,   con una t-shirt dal messaggio deciso: “God is a womanovvero  “Dio è una donna”.
 Per quanto io possa essere molto spesso tacciata da femminista sinceramente trovo lei e questa affermazione stupida e fuori luogo vuoi perché non è certo merito nostro ma della natura se siamo noi donne a partorire (certo con tutto l’arricchimento personale che questo – poi  – significa in  rapporto al e  con il ‘maschio’) e soprattutto, per quel che mi riguarda,  sono agnostica e vale il discorso del perché sia inutile bestemmiare o fare riferimenti inesistenti per noi e offensivi per taluni.
  
Last but not least per darmi la zappa sui piedi aggiungo che a 54 anni  una madre  in vitro non dovrebbe diventare madre perché un figlio nei suoi primi anni di vita richiede una energia inesauribile e una salute di ferro  che sono prerogative di  una ‘giovane’ donna e l’andare avanti con gli anni, nella prima giovinezza del figlio/a  come si destreggerà una madre già entrata nell’età anziana per quanto evoluta e in buona salute possa essere?
Sarà, inevitabilmente,  il pargolo a preoccuparsi di non lasciare la mamma sola a casa  quando scoprirà,  per logico percorso di giovinezza,  le ore piccole della notte?
 
Poi ci sono i casi estremi, quelli in cui per essere madri si ingaggia una  guerra ancora più feroce  contro sé stesse,  contro il tempo che passa, sfidando interventi invasivi e ogni pregiudizio. Chapeau ma non capisco.
 
Molto pragmaticamente mi chiedo se non ci sia una ragione per la quale la donna in quanto femmina concluda il suo ciclo di fertilità con la menopausa mediamente verso i 45 anni (con eventuali fortunose gravidanze definite dagli stessi medicia rischio) mentre l’uomo, il maschio, al contrario  sia in grado di generare ab libitum.

 
Allora se “Dio è donna’ (a scadenza naturale) l’uomo come lo definiremmo?
 

L’altra sera  mi è capitato di vedere in una trasmissione che patrocinava, giustamente,  la fecondazione assistita,  proprio mentre un’anziana  signora che portava discretamente  male i suoi dichiarati 82 anni,  inneggiava alla gioia di essere diventata madre a 63 anni.
Oggi  che suo figlio ha 18 anni, diceva, è la sua vita e la sua gioia anche perché quando prese la decisione di generarlo (ovulo da donatrice e sperma del marito) andava a sostituire  – parole sue! –  in tutto e per tutto la dolorosa morte del precedente figlio unico deceduto in un incidente.
Dunque il figlio come cura alla depressione, surrogato di un altro figlio.

 

Sospendo ogni giudizio e vi chiedo due cose.

 
Si è resa conto, la suddetta anziana signora che questo  figlio, con tutta la sua buona volontà ma con tutti i limiti fisici,  non avrà mai avuto una giovinezza spensierata sempre teso ai bisogni di una madre (e padre, ovvio) di cui in brevissimo tempo non potrà che essere il badante?

 
Si ha il diritto di dare la vita per solitudine, per egoismo, per delirio di onnipotenza, forzandone il  corso naturale, e porla a guardiana della propria morte?
 
Se “Dio è una donna” solo attraverso l’esaltazione del potere di generare a dispetto del buon senso e della natura, io credo che non lo sia affatto perché una madre prima di tutto e tutti antepone il bene dei propri figli e spera di ‘chiudere gli occhi’ quando i propri figli, adulti, saranno in grado di camminare da soli.

 

Nonostante tutto il tempo,  nessun figlio per adulto che sia potrà mai cancellare il dolore dell’assenza.