Il mare di Albert Camus (pensando a Ranafatata)

 

 

 

“Sono cresciuto sul mare e la povertà mi è stata fastosa, poi ho perduto il mare, tutti i lussi mi sono sembrati grigi, la miseria intollerabile. Da allora aspetto. Aspetto le navi del ritorno, la casa delle acque, il giorno limpido. A mezzogiorno. sotto un sole assordante, il mare, spossato, si solleva appena. Quando ricade su se stesso, fa sibilare il silenzio. Dopo un'ora di cottura, l'acqua pallida,  grande lacrima di latta orroventata, crepita, fuma e finalmente brucia. Fra un istante si volterà  per offrire al sole la sua faccia umida, adesso nelle onde e nelle tenebre

foto sherazade, estate 2010: Tramonto a Passoscuro

"Alto mare. Il sole scende, viene assorbito dalla bruma assai prima dell'orizzonte. Per un breve istante il mare è rosa da un lato, azzurro dall'altro. Poi le acque si incupiscono. La goletta scivola minuscula sulla superficie di un cerchio perfetto di metallo spesso e smorto. E quando è l'ora della pace maggiore, nella sera che si avvicina, sorgono dalle acque centinaia di marsuini, per un momento ci caracollano incontro, poi fuggono verso l'orizzonte senza uomini. Partiti loro, è il silenzio e l'angoscia delle acque primitive."

 

"velocemente  da nessuna parte" un titolo, un libro che riassumono un po' il mio girovagarmi dentro, tra spiagge e mare,  alla ricerca di un equilibrio da ballerina.

(Resto ancora qualche giorno in questo mio stato altalenante e poi..settembre:  tutto come se..