L'ultimo viaggio (in camper)

 

 

 

 Non è passato un anno dalla fine del lungo calvario che ha visto protagonisti in prima persona Peppino Englaro e in seconda battuta sua figlia Eluana in coma irreversibile da quasi 18 anni.

Questo padre si è battuto perché venisse rispettata la volontà preventiva della figlia a ‘staccare la spina’  qualora – lei incosciente –  si fossero verificati  tutti i parametri scientifici a conferma.

Peppino Englaro pur ottemperando a tutti i passaggi burocratici e legali ha subito denunce e aggressioni mediatiche fino a quando, dopo il definitivo nulla osta della magistratura, in una struttura ‘coraggiosa’  ha esaudito  le volontà della figlia rinunciando anche a quel mucchietto d’ossa che la rappresentavano.

Il nostro Governo,  e  il presidente del consiglio, di quella non-vita hanno fatto un campo di battaglia senza lesinare neppure l’accusa di ‘assassino’ al padre,  sventolando, estrema ratio, la macabra eventualità che quel corpo devastato e privo di vita avrebbe potuto generare un figlio.

A questa sempre troppo tardiva fine privata della dignità  cui ogni essere vivente avrebbe diritto (quantomeno avendo anticipato le proprie personali volontà : testamento biologico) hanno fatto seguito mille proclami di immediata legiferazione sulla materia entro una settimana al massimo per impedire altri delitti.

 

A che punto siamo oggi a distanza di molti mesi?

Un esempio emblematico e schiacciante.

 

Con  poche righe, in ottava pagina,  qualche giorno orsono  veniva riportato lo sconcertante comunicato di un signore, Pietro Crisafulli, che, esasperato,  a nome di tutta la sua famiglia denunciava lo stato di totale abbandono da parte delle istituzioni nell’assistenza del  fratello Salvatore in coma irreversibile da sette anni e dunque, attraverso la carta stampata,  informava di avere affittato un camper per andare in Belgio dove “tutto è pronto per praticare l’eutanasia” e aggiungeva che “Solo l’intervento di Berlusconi e di fatti concreti potrebbero fermarmi”.

 

Nella mia falsa ignoranza provocatoria a suo tempo io mi posi il problema dell’elevato costo di strutture idonee, su chi avrebbe dovuto provvedere alle spese e sulla  natura dell’assistenza da anche psicologica da garantire alle famiglie con un malato (malato?) in stato vegetativo.

Una inconfutabile  risposta violenta ma realista  me l’ha data Pietro Crisafulli con il suo viaggio verso la morte. Ci si libera di un fratello/fardello da soli, oppressi dalla necessità. 

Niente è stato fatto e un ennesimo proclama del fare è finito nel calderone già pieno.


dal film di Luc Besson "Leon" e la sua pianta

 

 

Ps. Mentre scrivo apprendo  a) che Don Benzi della Comunità Papa XXIII si è offerto di accogliere Salvatore Crisafulli nella sua struttura  e  b) che da  parte di un gruppo di parlamentari bipartisan è partito un appello al ministro Fazio  per garantire assistenza alla famiglia Crisafulli.

Questa nostra politica casereccia e tutta ‘core  mi riporta al pragmatismo di mia nonna che gestiva la nostra famiglia affrontando un problema per volta e man mano che si presentavano. 

 

 

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