Chiedimi se sono felice

 

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Dedicato a chi soffre e a chi non sa di soffrire (già).

 

"Coltivare la felicità per noi e tra noi: è un nostro primo dovere democratico".

Così Luce Irigaray iniziò un suo ragionamento nell’ambito di un convegno di filosofia qualche anno fa.

 

“La felicità è fragile, precaria, inprogrammabile, esposta ai contraccolpi della fortuna, vulnerabile sul piano privato e minacciata su quello pubblico” proseguì Remo Bodei quando prese la parola.

 

Dunque la felicità  per esistere deve  estendersi e tendere la mano  all’altro come in un girotondo di bambini.

 

La felicità è un alito di vento da fiutare ad occhi chiusi, senza scordare mai il suo profumo

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Roma, viale Ionio, novembre 2009

 

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